sabato 18 dicembre 2010

SEDUZIONE SENZA PAROLE


La SEDUZIONE SENZA PAROLE si attua attraverso stimolazioni NON VERBALI con la finalità di produrre nell’interlocutore precisi effetti
microtensionali, allo scopo di rafforzare il servizio analogico reso dai contenuti analogici del discorso.
Per i cultori della comunicazione integrale, essi acquistano il loro pieno significato e cioè quello di
essere lo strumento per la modulazione degli stati tensionali altrui. Tutti gli atti comunicativi possono
essere o gratificanti o penalizzanti con varia intensità. Dal momento che a noi interessano gli effetti
emozionali di tali atti e non le loro varie possibili attribuzioni logiche, ci basterà prevedere prima e
quantificare poi il loro effetto penalizzante o gratificante. La quantificazione dell’effetto soggettivo
prodotto è la loro sola vera misura, ma siccome esistono nel cervello, oltre ai fotogrammi degli eventi
emotivi passati, anche gli strumenti atti al riconoscimento innato di stimoli esterni, si può cercar di dare
un significato univoco a taluni tipi di stimolazione. Siamo ancora agli inizi nello studio che riguarda
queste chiavi interpretative innate. Solo molto recentemente ci si è resi conto che, se si è in grado di
reagire fin dalla nascita in un modo prevedibile alle varie situazioni, è perché deve esistere un codice
interno in ognuno di noi che ci permette di catalogare gesti, espressioni, atteggiamenti ecc. e di
innescare risposte adeguate.
Gli atti comunicativi possono venir espressi tramite i canali della CNV, che abbiamo già avuto modo di
analizzare o essere contenuti naturalmente nell'argomento trattato; sempre però tenendo presente che
sono le implicazioni analogiche ad avere effetti di tipo stimolante ed a poter quindi essere indicate quali
veri atti comunicativi creanti tensione.
Oltre ad avere una funzione induttiva gli Atti Comunicativi svolgono anche un importante ruolo nei
confronti dell'operatore: quello di consentirgli il necessario scarico di tensioni. L'operatore in fase
induttiva non può assolutamente permettere che le proprie tensioni si manifestino inconsapevolmente
attraverso degli atti analogici; il soggetto registrandole non sarebbe più disposto a svolgere il ruolo
passivo ed ogni nostro sforzo risulterebbe vano. Combattere il proprio accumulo tensionale può solo
voler dire prevenirlo con comportamenti consapevolmente insoliti ed appartenenti ad una precisa
strategia. Tutti gli atti comunicativi della fase induttiva esprimono "apertura" da parte dell'operatore e
predisposizione ad accettare positivamente tutte le possibili manifestazioni del soggetto.
Ora vi decodifichiamo i principali atti comunicativi non verbali.

spazio, una distanza che ci avvolge, ci separa e ci protegge dal resto del
mondo.
Lo spazio che sussiste tra noi e gli altri non è neutro, se infatti una persona si avvicina ”troppo” a noi, cominciamo a
sperimentare particolari stati psico-fisici o variazioni emotive come ad esempio “fastidio” o “imbarazzo” e reagiamo
di conseguenza ripristinando le “giuste” distanze, così come, se si allontana “troppo” da noi.
Il più delle volte comunichiamo, agiamo e reagiamo, mettiamo e ripristiniamo distanze, senza esserne consapevoli.
Lo spazio che ci separa dagli altri è uno spazio mentale che esiste nella nostra mappa del mondo ed è chiamato spazio
prossemico o bolla prossemica perché si sviluppa tutta intorno a noi.
Avvicinamento al soggetto (in condizioni di non affollamento dell'ambiente e in assenza di rapporti.

particolarmente confidenziali all'origine) oltre i 50-60 cm. È estremamente penalizzante. Il fatto che sia
molto più penalizzante per il soggetto che per l'operatore (colui che compie consapevolmente l'atto),
dimostra quanto conoscenza e volontarietà garantiscano già un notevole scarico tensionale.
Allontanarsi oltre i due metri equivale al non esser più registrati dal soggetto come unità, ma come
parte dell'ambiente; aumenta enormemente da parte del soggetto la facoltà di dedicare attenzione alle
fonti di stimolo sensoriale che appartengono all'ambiente. Si possono produrre opportune microtensioni
con questo tipo di atti comunicativi, spingendo le penalizzazioni fino al limite tollerato analogicamente.
Non aspettare quindi di ricevere chiari segni di fastidio, ma porre attenzione alle verifiche analogiche
ed usare l'allontanamento quale strumento di riduzione tensionale. Ottenuto il consenso emozionale passare
immediatamente ad un altro tipo di comunicazione, adattandosi però alle nuove distanze critiche
venutesi a creare nel corso dell'induzione.
Costruite la vostra bolla prossemica con l’obiettivo di dare delle misure precise agli spazi che intercorrono tra voi e gli
altri, mettetevi fermi in un punto del pavimento e fatevi avvicinare da una persona (Partner, amico, estraneo), da
davanti, di lato e da dietro, a partire da una distanza di tre metri. Sperimentate tutte le sensazioni e gli stati, quando
sentite fastidio bloccate la persona e scrivete su un foglio la distanza corrispondente. Prima da davanti, poi di lato ed
infine da dietro. Avrete costruito il vostro spazio relazionale, o bolla prossemica, con quella particolare persona, e
potrete sperimentare come quelle siano proprio le distanze che “normalmente” tenete con quella persona e verificate
poi come quegli spazi siano dipendenti dal rapporto che avete con quella persona, ad esempio se siete in sintonia, le
distanze tenderanno a diminuire, viceversa ad aumentare.
Ma ancora più interessante è rendersi conto che un istante prima di avvertire consapevolmente variazioni emotive, alle
variazioni di distanza, in noi o negli altri, per le invasioni o abbandoni della bolla prossemica, il nostro corpo e/o
quello degli altri, le comunica attraverso modificazioni non-verbali, come irrigidimenti muscolari, modificazioni di
postura, variazione della respirazione e altre.

Nell'ambito della gestualità sono vari i tipi di comportamenti
efficaci, possiamo distinguere:


· Movimenti spaziali, tipici dei religiosi ed in generale di chi sta gestendo un potenziale nei
confronti delle masse; sono movimenti ampi, spesso eseguiti con maggior lentezza rispetto ai
gesti di scarico tensionale; vengono eseguiti con una o entrambi le braccia ed eventuali
spostamenti del tronco, il viso del trasmittente si mantiene generalmente rivolto un poco al di
sopra della fascia cui appartengono gli occhi degli interlocutori. Questi gesti caricano di
emotività il messaggio verbale concomitante; tra i loro risvolti penalizzanti sicuramente
importante è il fatto che si proiettino in uno spazio estendentesi al di là dell'interlocutore e che
lo comprende.
· Espressioni eco-posturali ripetizione degli atti analogici di scarico tensionale dell'interlocutore.
Questo comportamento ha l'effetto di bloccare tale scarico, determinando così un forte stato
tensionale nell'altro. Potete facilmente verificare che in analogo stato può trovarsi l'interlocutore
se gli parlate con uno specchio alle spalle, in modo che possa vedervisi riflesso.

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