mercoledì 26 gennaio 2011

QUANTI E SEDUZIONE


QUANTI E SEDUZIONE: esistono delle relazioni tra SEDUZIONE E FISICA QUANTISTICA?
La fisica quantistica si è sviluppata a partire dai primi decenni del 900 ad opera di un gruppo di scienziati tra i quali Planck, Pauli, Heisemberg, Schrödinger, Dirac.
La scoperta che diede il la alla teoria fu che la luce (quindi un’onda elettromagnetica) si propaga in “pacchetti”, detti quanti di luce o fotoni.
Il termine “quanto” fu coniato da Planck nel 1900.
 
In sostanza non è possibile avere un “quantità” di luce inferiore al “pacchetto minimo” che è appunto chiamato fotone.
Questa scoperta, supportata sperimentalmente,  porta con se numerose conseguenze che vanno a sconvolgere il modo di pensare e di immaginare il mondo ed in fondo il modo di pensare e di immaginare la vita stessa.
Andiamo per ordine.
Il fatto che anche la luce non possa essere ridotta a quantità infinitamente  piccole , ma esistano dei limiti, costituiti appunto dal fotone, fa si che la luce per certi versi possa essere assimilata alla materia.
Questo concetto è stato peraltro già introdotto da A. Einstein con la sua teoria della relatività e si concretizza  con la famosissima e molto nota formula (E = m C).

Il fatto che la luce possa potenzialmente comportarsi come le particelle materiali sub-atomiche (che nel frattempo si sono scoperte) quali ad esempio l’elettrone comporta anche la possibilità (poi effettivamente dimostrata sperimentalmente) che le particelle materiali sub - atomiche possano comportarsi, in alcune condizioni, come onde elettromagnetiche (luce).
I due esperimenti che dimostrano la dualità onda-particella sono:
 
1) effetto fotoelettrico (dimostra che il fotone può comportarsi da particella)
Bombardando delle sottile lamine con dei fotoni si produce un’emissione elettronica (elettroni lasciano la superficie analogamente a quando il bombardamento viene effettuato con elettroni)
 
2) interferenza elettronica (dimostra che l’elettrone può comportarsi da onda elettromagnetica)
Quando un fascio di elettroni colpisce una lamina con due fessure si producono sullo schermo posizionato a valle della lamina stessa dei fenomeni di luci-ombre (interferenze) analogamente a quando la lamina viene colpita da onde di luce (fotoni).
 
Quello che di interessante emerge da questi due esperimenti è che il modo in cui viene organizzato l’esperimento stesso influisce sul risultato dell’esperimento.
In pratica se organizzo un esperimento volto a dimostrare che la materia si comporta da energia (l’elettrone si comporta come il fotone) ottengo proprio questo risultato.
Viceversa se organizzo un esperimento volto a dimostrare che l’energia si comporta da materia (il fotone si comporta come l’elettrone) ottengo proprio questo risultato.
 
In pratica “il modo in cui osservo i fenomeni influisce sui fenomeni stessi”.
 
Un’interessante conseguenza è che l’oggettività della realtà perde significato.
 
Il principio che da significato alla meccanica quantistica e che più di ogni altro contribuisce ad un passaggio da un universo deterministico (nel quale ad ogni effetto viene correlato una precisa ed univocamente determinabile causa) ad un universo probabilistico (dove il legame tra causa ed effetto è sono probabile) è il principio di Heisemberg.
 
Il principio di Heisemberg afferma che non è possibile determinare con precisione assoluta la traiettoria di una particella (posizione e velocità contemporaneamente) ma solo mantenendo un grado di incertezza e più misuro accuratamente la posizione più sarà elevato il grado di incertezza sulla velocità e viceversa.
 
Questo principio si concretizza nella famosa equazione di Shroedinger sugli orbitali atomici.
Un orbitale è una zona di spazio circostante il nucleo di un atomo dove è probabile trovare un elettrone.
Il concetto di orbitale sostituisce quello deterministico di orbita.
 
Il mondo che ci fa scoprire la meccanica quantistica è un mondo dove non esistono certezze assolute ma solo probabilità.
È un mondo dove niente è sicuro ma tutto è possibile.
 
Dal punto di vista degli eventi “fisici” il peso dell’indeterminazione diventa maggiore quanto minore è la massa delle particelle prese in considerazione.
A livello delle particelle sub atomiche il peso dell’indeterminazione è notevolmente maggiore rispetto ad oggetti di massa ordinari.
Per chi ha qualche nozione di matematica ciò è evidente dalla relazione:
 
M x dp x dv = λ
 
Dove:
M = massa
dp = incertezza sulla posizione
dv = incertezza sulla velocità
λ = costante di Plank ( 6,63x10-34 Jxs)      
 
dalla formula viene evidenziato come essendo λ molto piccolo se la massa M è grande (a livello di masse ordinarie non sub atomiche) il livello di incertezza diminuisce.
Questo significa che anche se non è possibile eliminare totalmente in nessuna circostanza possiamo ridurre il grado di incertezza aumentando la massa che prendiamo in considerazione.
In fisica classica non vi sono limitazioni di principio alla misurazione delle caratteristiche di un sistema fisico: per esempio ad ogni istante possiamo misurare la posizione di un certo oggetto in movimento e la sua velocità, e di conseguenza definirne la traiettoria.
Le uniche limitazioni sono legate all’imprecisione degli strumenti con i quali effettuo la misurazione.
È  noto che gli strumenti di misura hanno delle “tolleranze”. Ad esempio il “quadro di bordo” che misura la velocità della nostra auto in realtà ci da una misura “imprecisa” della velocità che realmente percorre la nostra auto per il fatto che la misurazione è affetta da errori dovuti allo strumento stesso che non è in grado di andare oltre un certo livello di precisione.
In linea di principio però, dal punto di vista dell’interpretazione del mondo della fisica classica, se avessi uno strumento ideale con indice di tolleranza nulla, potrei avere delle misure precise al 100% sia di velocità che di posizione di un oggetto. Ad esempio se ipotizzassi di avere un tachimetro (strumento che misura la velocità) ed un localizzatore GPS (strumento che rileva le coordinate e quindi la posizione) ideali (cioè esenti da errori di misura) potrei rilevare con precisione assoluta la traiettoria di un corpo.
Nel mondo definito dalla fisica quantistica invece esistono delle limitazioni “di principio” a poter effettuare misurazioni di traiettoria con precisione assoluta e queste limitazioni sono imposte dal principio di Heisemberg sopra definito.
In sostanza le particelle finchè non effettuo una misurazione si trovano in uno stato definito soltanto al livello probabilistico rappresentabile con equazioni matematiche.
Ad esempio la famosa “equazione d’onda” di Schrödinger rileva la probabilità di trovare un elettrone in una certa zona spaziale.
Questo significa che in sostanza non ho nessuna certezza di dove si trova l’elettrone che di fatto si trova in una zona “indefinita”.
Per avere la certezza di definire la traiettoria dell’elettrone dovrei effettuare una misura (in gergo di dice far “colassare l’equazione d’onda”). Ma la misurazione sarà intrinsecamente limitata dal principio di Heisemberg che sostanzialmente mi impedisce di misurare con precisione assoluta posizione e velocità, più misuro precisamente la velocità più incertezze avrò sulla posizione e viceversa.
Inoltre il modo stesso con cui effettuo la misura influisce sull’oggetto misurato e possono verificarsi anche casi in cui il collasso della funzione d’onda porta effetti con contemplati dalla fisica classica ma non per questo non reali.
Ne è un esempio l’effetto tunnel, fenomeno ampiamente,  sfruttato nella microelettronica, per cui un elettrone può trovarsi in zone energeticamente non pensabili in modo classico. È un po’ come potesse succedere che una palla tirata contro un muro si trovasse poi “magicamente” dalla parte opposta del muro stesso.
Dal punto di vista delle implicazioni sulla vita quotidiana la fisica quantistica  se da un lato ci toglie ogni certezza dall’altro lato ci da la speranza che anche gli eventi più improbabili possano concretizzarsi.
In effetti, e statistica ed esperienza  ce lo insegnano, anche eventi con bassissimo grado di probabilità possono realizzarsi.
Ne è la prova la schedina da 1 euro giocata al super enalotto che con un 6 (che ha 1/620 milioni probabilità di concretizzarsi) rende pluri milionario il fortunato possessore.
 
Le scoperte della fisica quantistica allo stesso tempo rendono non del tutto attendibile (o meglio attendibile in modo probabilistico) il metodo scientifico classico “galileiano” della ripetibilità degli esperimenti.
Secondo questo metodo una teoria è valida se viene dimostrata da un esperimento che deve essere ripetibile e tutto quello che non è ripetibile non è ritenuto valido per dimostrare una certa teoria o pensiero.
 
Il principio di indeterminazione rende intrinsecamente non valido il metodo scientifico galileiano.
Almeno in senso assoluto. Essendo che nessun evento è “sicuro” al 100% non può essere certa al 100% la ripetibilità di un esperimento.
Questo è tanto più vero per le “scienze” di confine, dove la variabilità è molto alta come nel caso di  particelle sub atomiche di massa infinitesimale .
Ad esempio dimostrare che “esperimenti di medianità” o “spiritismo” non hanno senso solo per il fatto che non sono sistematicamente ripetibili è concettualmente (in ottica quantistica) privo di significato.
 
Come  aneddoto voglio ricordare che questi principi all’epoca nascenti non furono accettati da  Einstein, probabilmente per motivazioni filosofico – religioso che disse la frase divenuta celebre : “Dio non gioca a dadi con l’universo”.
 
È interessante notare come secondo recenti teorie il principio di Heisemberg può anche spiegare l’apparente creazione dell’ Universo (ed ovviamente del spazio-tempo) da un ipotetico “nulla”.
 
 
Cercherò ora di creare un collegamento tra i principi della meccanica quantistica (che ovviamente influiscono su qualsiasi evento, di qualunque natura) e le relazioni sentimentali.
 
Le relazioni sentimentali sono particolarmente soggette a fenomeni aleatori, però è possibile riuscire a canalizzare le linee di probabilità in modo tale andare alle radici del principio di indeterminazione eliminando tutte le incertezze dovute.
Questo significa che pur essendo intrinseco un livello di incertezza, questo livello non è una costante ma è soggetto a variabilità.
Questo fenomeno se utilizzato nel modo corretto può essere un enorme vantaggio.
Cercherò di approfondire questo concetto, che è di fondamentale importanza comprendere perché da all’essere umano la possibilità di raggiungere degli obiettivi che non avrebbe mai potuto pensare di raggiungere.
Gli eventi, della fisica come della vita, sono in fondo tutti potenzialmente possibili seppur con livelli di probabilità diversi (a me piace addirittura  pensare che in realtà esistono tutti in una dimensione che l’essere umano non riesce a percepire).
Potremmo dire in un altro modo che tutto ciò che è stato pensato, ma anche quello che non è stato pensato, esiste a livello potenziale.
La nostra coscienza, che si traduce con il concetto di libero arbitrio, e che rappresenta il “modo in cui organizziamo l’esperimento” favorisce il collasso dell’equazione d’onda e quindi il concretizzarsi di un certo evento.
In buona sostanza questo ci consente di diventare, sempre nei limiti intrinseci del principio di indeterminazione, di diventare parte della nostra realtà.
È per questo motivo che il momento delle scelte è determinante:
favorisce il “collasso” della equazione d’onda in un modo piuttosto che in un altro  modo.
 
Farò ora un’affermazione alla quale non si è abituati ma che secondo me se viene assimilato permette veramente di fare un salto evolutivo personale importante e determinante, sempre entro i limiti del principio di indeterminazione:
 
il mondo che viviamo lo viviamo in questo modo perché lo “osserviamo” in questo modo.
Se lo “osservassimo” diversamente lo vivremmo diversamente.
In altre parole è come se avessimo organizzato un esperimento finalizzato a vivere le cose che viviamo nel modo in cui le viviamo.
 

In pratica potremmo riassumere questi concetti con la frase: “la realtà è creata dall’osservatore”.
 
Le scoperte della fisica quantistica, dal mio punto di vista possono essere interpretate in due modi opposti:
 
1)      gli oggetti quantistici si trovano in certi stati che non sono sempre dotati di valore definito delle osservabili prima della misura: infatti è l'osservatore che costringe la natura a rivelarsi in uno dei possibili valori, e questo è determinato dall'osservazione stessa, cioè non esiste prima che avvenga la misurazione. Per introdurre una definizione apparentemente audace, le caratteristiche reali ed oggettive del sistema fisico sono definite solo quando vengono misurate, e quindi sono "create" in parte dall'atto dell'osservazione.                                                                                                            
 
2)      La seconda possibilità è analoga alla precedente con la differenza che le possibilità sono tutte “esistenti” ma è il nostro metodo di osservazione e le decisioni che prendiamo che ce ne fanno vivere una piuttosto  che un’altra. In pratica in una dimensione a-temporale esiste tutto il pensato ed il non pensato, sono le coscienze che ci fanno vivere una realtà piuttosto che un’altra. Potremmo dire che esiste un mondo dove Hitler ha vinto la guerra ed uno dove l’America non è stata colonizzata. Mi rendo certamente conto che questi concetti non sono ne dimostrabile ne di facile comprensione a livello filosofico, ma sono le nuove prospettive che la fisica quantistica ci apre. Come  vedere il mondo da una finestra diversa da quella da cui siamo abituati a vederlo.
Indipendentemente da quale delle due ipotesi ci coinvolge maggiormente la fisica  quantistica introduce due elementi nuovi ed inaspettati rispetto alla fisica classica:
1)      l'influenza dell'osservatore, sulla realtà che viene intesa come risposta al tipo di osservazione/decisione messa in atto dall’osservatore
2)      casualità nella scelta di uno tra i diversi possibili eventi (ognuno con una propria probabilità).
È importante a questo punto introdurre il concetto di  libero arbitrio.
Le scoperte della meccanica quantistica danno un senso al concetto di libero arbitrio.
Il principio di indeterminazione in se è un esempio di “libero arbitrio dell’universo” al quale si aggiunge il libero arbitrio degli esseri viventi che può influire sulla definizione degli eventi.
 
 

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