martedì 22 marzo 2011

BISOGNO DI AMORE


Il BISOGNO DI AMORE e di affetto hanno radici profonde.
Attraverso l'amore l'essere umano sperimenta il mondo.

Per “bisogno”, intendo la necessità di tappare una falla, che spesso collima con la paura della solitudine, o la non accettazione di essa. Per “amore”, intendo invece qualcosa che esula dal bisogno. Un sentimento superiore se vogliamo, più equilibrato e puro senza ansie da colmare.
Ha senso vivere rapporti logoranti, estemporanei o semplicemente destinati a finire in attesa di altro, anche solo per fare esperienza? Oppure è meglio costruire le proprie basi solidamente e da soli prima di ripartire?
Studi importanti hanno verificato che l'amore aiuta il bambino ad uno sviluppo delle facoltà mentali.
E' per questo che il BISOGNO DI AMORE è una spinta molto forte.

Il cervello ha quindi bisogno dell’amore materno per svilupparsi al meglio.
Seth Pollak e i suoi colleghi, dell’università del Wisconsin hanno effettuato una ricerca (pubblicata sull’ultimo numero di Proceedings of the National Academy of Science) prendendo in esame 39 bambini di 4 anni e mezzo provenienti dagli orfanotrofi della Russia e della Romania (diventati tristemente famosi per l’assenza di cure emotive da parte del personale).
I bambini circondati fin dalla nascita dall’amore di una famiglia tradizionale producevano livelli di ossitocina e di vasopressina molto maggiore rispetto ai loro coetanei trascurati negli istituti. Ossitocina e Vasopressina sono proteine prodotte dalla ghiandola pituaria, situata nel cervello. Esse regolano diverse funzioni corporee e comportamenti sociali che comprendono l’interazione tra gli individui, il legame con la madre e quello sessuale tra uomo e donna.
Nei bambini cresciuti nella famiglia tradizionale i livelli di ossitocina salivano dopo mezz’ora di interazione fisica con la madre. Viceversa nei bimbi venuti dagli orfanotrofi l’importante proteina non saliva nonostante le coccole della madre adottiva.


Oltre a consolidare e connotare il sentimento d’identità, ossia a nutrire e a definire qualitativamente il Sé, l’amore materno e paterno soddisfa contemporaneamente il bisogno di protezione, che nel bambino, per forza di cose, avido e prepotente.
Naturalmente è necessario che si tratti di un amore che sappia affrancare il bambino dal suo rapporto di dipendenza dai genitori.
E non di un amore di tipo simbiotico che, per quanto amorevole possa essere, rischi di congelare l’autonomia affettiva del bambino.
L’amore è un sentimento forte, è il vero motore del mondo, tema inesauribile per canzoni, poesie, romanzi e film, musa privilegiata per tutte le arti, porta d’accesso alla felicità. Dante nella Divina Commedia scrive: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Prima di tutto dobbiamo fare un distinguo, “amore” è un termine ampio.
Quando l’amore fra due esseri umani assume caratteristiche riconducibili al romanticismo (struggimento, comunione, affetto, passione anche fisica), questo viene definito amore romantico, per distinguerlo dal sentimento d’affetto verso i membri di una famiglia o verso altri esseri umani, o anche tra esseri umani e animali domestici”. E noi oggi naturalmente vogliamo parlare dell’amore romantico.

Innamorarsi veramente significa entrare in una dimensione del tutto differente, cambiare pianeta. Significa spostare il baricentro della propria vita e orbitare intorno ad un nuovo punto di riferimento. I riflettori della nostra mente illuminano un’unica immagine: quella di lei (o di lui). Il resto rimane sullo sfondo. Questa immagine si sovrappone a tutte le altre, è presente ovunque, in ogni momento.
Le leggi e le regole dell'amore sono studiate in modo scientifico dall'ingegneria della seduzione.
L'ingegneria della seduzione (IDS) è la metodologia più moderna ed efficace che studia in modo preciso ed “ingegneristico” tutte le strategie e le tecniche di seduzione formalizzandole in modo chiaro e preciso in modo da renderle fruibili da tutti insegnando in modo pragmatico ed immediatamente applicabile metodologie che ci permettereranno di vivere bene e meglio la nostra vita di “relazioni sociali”.

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