sabato 5 marzo 2011

LA COPPIA


LA COPPIA è una diade molto instabile.
Il rapporto di coppia non è supportato da meccanismi innati ne di natura filogenetica (di evoluzione della specie) ne di natura ontogenetica (di evoluzione dell'essere umano).
Gestire e mantenere nel tempo un rapporto di coppia implica una attività volontaria che se presa e vissuta nel modo giusto piò essere comunque piacevole. Il rapporto va coltivato alimentato mantenendo sempre attiva la SEDUZIONE all'interno della coppia.
L'essere umano è un animale sociale cioè non può (in condizioni di benessere) vivere in isolamento ma ha bisogno di frequentare e di rapportarsi con altri esseri umani.
La coppia è sicuramente un ambito sociale benchè a due.
Le relazioni però si mantengono se riescono soddisfare, almeno qualcuno dei bisogni fondamentali dell'essere umano (fisiologici, di sicurezza, affettivi, di stima, sociali, autorealizzazione).
Una relazione deve garantire, secondo questo principio sessualità, sicurezza, affetto, socializzazione, dialogo.
I bisogni devono essere soddisfatti ma non al 100%.
in questo caso infatti verrebbe completamente a mancare la componente di desiderio.
Non posso desiderare ed innamorarmi di chi, sempre, soddisfa al 100% tutti i miei bisogni. Potremmo dire che i bisogni vanno soddisfatti al 90% in modo da lasciare sempre un 10% di mancato soddisfacimento che è quella componente che amplifica il desiderio e quindi rende il nostro partner più desiderabile ed attraente. Anche la gelosia non va completamente eliminata, infatti se il nostro partner avrà un piccolo dubbio che noi possiamo essere anche interessati e suscitare interesse in altre persone saremo considerati di valore maggiore.
Perchè ho affermato che la relazione di coppia non si mantiene naturalmente?
Per capirlo dobbiamo pensare all'evoluzione filogenetica dell'essere umano.
L'homo sapiens-sapiens che è il nostro progenitore è apparso (a seguito di evoluzione/mutazione da primati) da circa un milione di anni.
Il rapporto di coppia così come lo conosciamo noi ha cominciato a consolidarsi da circa diecimila anni, da quando cioè gli uomini sono diventati stanziali.
Prima gli esseri umani vivevano in branco.
Il branco veniva gestito da un maschio dominante. Erano presenti anche maschi gregari, che sottostavano al maschio dominante o maschi alfa.
In ogni caso il gruppo era sostanzialmente suddiviso in due parti i maschi e le femmine. Il contatto tra questi due gruppi avveniva essenzialmente per l'accoppiamento. Il maschio alfa dominante aveva la possibilità di scegliere sostanzialmente le femmine in quanto era considerato da queste sessualmente appetibile perchè il migliore del branco e quindi quello che aveva maggiori possibilità di originare una prole migliore ottimizzandone le probabilità di sopravvivenza.
La cosa interessante è che il maschio alfa veniva conteso da tutte le femmine del branco ed aveva solo da scegliersi quelle che lo attraevano maggiormente.
L'istinto lo guidava in questa scelta, infatti, le femmine istintivamente giudicate più attraenti erano quelle che per conformazione fisica, giovinezza e salute erano più portate al “ruolo madre”.
I maschi gregari avevo la possibilità di accoppiarsi con le femmine scartate dal dominante che non avendo la possibilità di accedere la maschio “migliore” si accontentavano della “seconda scelta”.
Credo che questo retaggio filogenetico sia ancora attivo nell'uomo moderno, infatti se analizziamo i rapporti tra i due sessi si scopre che ci sono pochi uomini che sono giudicati estremamente attraenti dalle donne ed hanno possibilità di intrattenere facilmente relazioni sessuali essendo addirittura “corteggiati” dalle donne. La maggior parte degli uomini invece deve “faticare” per riuscire a conquistare e sedurre le donne.
Questo ricalca esattamente quanto succedeva nella vita del branco:
pochi uomini avevano accesso a molte donne e molti uomini avevano accesso poche donne.
La prole veniva accudita da tutte le femmine del branco. Anche questa modalità aveva la funzione di garantire più elevate probabilità di sopravvivenza per la prole.
Il gruppo dei maschi aveva essenzialmente la funzione di procacciare cibo per il branco. Compito del maschio dominate era quello di organizzare il gruppo per la caccia.
È quindi evidente che la coppia come la conosciamo oggi è una creazione molto recente che non ha ovviamente avuto possibilità di sedimentare a livello istintuale.
Possiamo quindi affermare che l'essere umano non è naturalmente monogamo e che la vita di coppia essendo una costruzione piuttosto instabile deve, per essere mantenuta, alimentata attraverso precise metodologie comportamentali.
Dal punto di vista dello sviluppo ontogenetico (cioè di evoluzione individuale) il bambino non è abituato a vivere “in coppia” ma a vivere in “triade” in quanto si relaziona normalmente sia con il padre sia con la madre.
Quindi il rapporto di coppia, se vogliamo, non è un qualcosa che impariamo da bambini. È naturale invece avere un rivale che ci contende il nostro “oggetto del desiderio”.
 
Dobbiamo quindi creare una realtà “virtuale” che chiameremo coppia che deve andare ad acquisire “vita propria”.
La coppia non deve fagocitare i due partner ma deve essere un legame forte tra le due persone.
Se le due persone riescono a creare un'entità che si chiama coppia che è diversa dalla somma dei singoli componenti e può andarsi ad innestare nel meccanismo naturale della triade.
In questo caso la triade diventa: Io, Tu, Coppia (Noi).
Se la coppia non si crea naturalmente tende ad inserirsi un terzo elemento nella triade (ad esempio un'altra persona, cioè un antagonista).
La coppia se si riesce a creare nel modo giusto andrà a creare una barriera “anti-intrusione” di elementi esterni.
 
Come fare a fare tutto questo?
Ci sono tre cose che se non si riescono a gestire e condividere con l'altra persona impediscono la creazione della coppia.
Queste tre cose sono:
1.    i valori
2.    le credenze
3.    i metaprogrammi

condividendo valori, credenze e metaprogrammi di coppia con il partner si crea questa entità definita coppia.

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