domenica 17 aprile 2011

COMUNICAZIONE ASSERTIVA


La COMUNICAZIONE ASSERTIVA permette di essere centrati e focalizzati sugli obiettivi che si vogliono raggiungere, senza ansie e mantenendo il giusto distacco dal risultato.
Contrariamente ad un luogo comune tuttora molto diffuso, la capacità di essere leader e le capacità di SEDUZIONE e PERSUASIONE non sono una dote naturale innata che c’è o non c’è. Allo stesso modo in cui tutti sono, in misura maggiore o minore, suggestionabili ed influenzabili, così tutti siamo in grado di PERSUADERE, SEDURRE e COINVOLGERE oltre che suggestionare e di influenzare gli altri; oltre che noi stessi, naturalmente.

È impossibile non comunicare, noi comunichiamo in ogni momento a volte bene e a volte male… ma comunichiamo, spesso non facciamo giungere il significato di ciò che vogliamo dire ai nostri interlocutori.. comunichiamo con i gesti con le parole, con il silenzio, ecc…
Nel mondo del lavoro ogni funzione entra in contatto con altre figure operative in azienda, durante le conversazioni tra più funzioni gli stili di comunicazione possono avere vari stili: aggressivo – passivo o assertivo.
L’assertività è lo stile che prende le distanze tra l’aggressività e la passività e chi lo usa sa di avere una prerogativa vincente: “mettere sullo stesso piano il nostro interlocutore” – ascoltandolo e capendolo. Il fine è di raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati attraverso il dialogo collaborativo. Chi utilizza lo stile dell’assertività è onesto e leale ed è capace di assumersi le responsabilità di ciò che dichiara e delle conseguenze annesse.

Capire le proprie modalità di comportamento, analizzare il proprio assetto cognitivo, costruire una buona immagine di sé, superare le inibizioni, comunicare con sicurezza ed efficacia, perfezionare la propria competenza “sociale”, realizzando un comportamento equilibrato e costruttivo nonostante le provocazioni che l’ambiente lavorativo ed umano che lo circonda gli invia continuamente, sono le nuove quotidiane sfide alle quali l’operatore sanitario, quale che sia il suo ruolo istituzionale, deve saper rispondere.
E la risposta deve essere data sempre, o quasi, con tempestività, coerenza, professionalità .
Individuare ed attuare strategie interpersonali calibrate sulle esigenze delle situazioni e degli obbiettivi (propri e del team) è, infatti, una delle caratteristiche fondamentali dei managers naturalmente assertivi, specie se dotati di un forte autocontrollo emotivo: capaci, cioè, di giocare al meglio anche nei contesti di stressante imprevedibilità .
Per questa loro capacità di trasformare gli imprevisti in una sfida che sicuramente vinceranno, le persone dotate della capacità di governare e di sfruttare l’emotività, sia propria che degli altri (pazienti, collaboratori, colleghi, familiari e addirittura superiori gerarchici) vengono spesso considerati dei leaders carismatici o, addirittura, veri “maestri” di vita.
Essenzialmente l’”assertività” può essere definita come la capacità di affermare le proprie opinioni, senza aggressività o disprezzo verso chi non le condivida, impegnandosi contemporaneamente a risolvere, con una atteggiamento positivo e collaborativo, le situazioni ed i problemi della vita di relazione, sia familiare che lavorativa.

E’ uno stile comunicativo che permette all'individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Non esiste una risposta assertiva definibile in modo assoluto, essa deve essere valutata all'interno della situazione sociale ed è un processo continuo di aggiustamento della propria performance comunicativa.

L'assertività è un modo di comunicare che nasce dall'armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità senza necessari

Si struttura in cinque livelli ognuno dei quali ne definisce un aspetto. Il primo livello è costituito dalla capacità di riconoscere le emozioni, il cui obiettivo riguarda l'autonomia emotiva e la percezione delle emozioni senza il coinvolgimento negativo legato alla presenza di altre persone (arrossire, balbettare, vergognarsi, ecc.). Il secondo livello è costituito dalla capacità di comunicare emozioni e sentimenti, anche negativi, attraverso molteplici strumenti comunicativi, riguarda la libertà espressiva, il controllo delle reazioni motorie senza che queste siano alterate o inibite dall'ansia e dalla tensione. Al terzo livello troviamo la consapevolezza dei propri diritti e la capacità di avere rispetto per sé e per gli altri. Ciò ha un ruolo centrale nella teoria dell'assertività in quanto la distinzione tra i comportamenti aggressivi, passivi e assertivi si fonda sui diritti e sul principio di reciprocità. Il quarto livello è rappresentato dalla disponibilità ad apprezzare se stessi e gli altri.

L'ultimo livello è relativo alla capacità di auto-realizzarsi e poter decidere sui fini della propria vita. Per raggiungere tale obiettivo è necessario possedere un'immagine positiva di se stessi, fiducia e sicurezza personale. Il possedere tali caratteristiche comporta una maggiore capacità di autocontrollo, di intervento sulle situazioni e di soluzione dei problemi, un "ambiente interno" rilassante che permette di percepire le difficoltà non come occasioni negative di frustrazione, ma come ostacoli da superare abilmente.

Essere assertivi significa possedere una fondamentale “competenza sociale”: significa, infatti, saper comunicare in maniera efficace e, al tempo stesso, avere una buona stima di sé e dell’altro (“io sono OK e tu sei OK dell’Analisi Transazionale”).
Significa, anche, saper motivare sé stessi ed i propri collaboratori, saper dominare l’ansia propria ed altrui, saper realizzare una leadership partecipativa puntata sul team building ed il problem solving, prevenendo e gestendo adeguatamente i conflitti e creando e mantenendo una larga base di consenso.
Essere assertivi, direbbe Anthony Robbins, vuole anche dire confrontarsi continuamente con la realtà in un modo non solo più soddisfacente per se stessi, ma anche più utile per tutti; tollerando le contraddizioni e le ambiguità della vita senza entrare in crisi, senza subire passivamente ma anche senza risolvere aggressivamente gli inevitabili conflitti interpersonali della vita quotidiana.

L’ASSERTIVITÁ SI PUÒ APPRENDERE

A volte i condizionamenti ambientali, l’educazione ricevuta, le esperienze sociali deludenti o apportatrici di ansia, l’uso ripetuto di modalità comunicative inefficaci e non appaganti o anche un rapporto con se stessi non fondato su una base di solida autostima non hanno permesso di sviluppare un modo di essere assertivo. Esiste però la possibilità di imparare ad essere assertivi e di migliorare, dunque, la qualità del rapporto con se stessi e con gli altri.
rovate a fare un gioco e confrontatevi con le seguenti caratteristiche tipiche di una persona “assertiva”:

Il suo modo di pensare: è importante credere in se stessi, ogni problema può essere affrontato e risolto nel migliore dei modi, ognuno può commettere degli errori, l’importante è avere fiducia nelle persone, ecc;
L’immagine che ha di sé: ha un’immagine positiva. Accetta se stesso ed è pronto a difendere i propri diritti senza calpestare quelli degli altri. Ha fiducia negli altri, sa che ci possono essere dei problemi, ma con buona volontà si possono risolvere, ecc;
Le emozioni che prova: manifesta liberamente le sue emozioni che sono di solito d’interesse, eccitazione, serenità, gioia di vivere, benessere. È ottimista e realista allo stesso tempo, sa essere fiducioso e riflessivo di fronte ai problemi, ha buone capacità di gestire l’ansia, ecc;
Le motivazioni che lo accompagnano: è molto motivato, attivo, tenace, passionale, ama interagire con le altre persone. È motivato al proprio sviluppo personale nonché a correggere i propri errori. È motivato e determinato ad assumersi le proprie responsabilità e a far valere i propri diritti, ama fare progetti, essere attivo e comunicare, ecc;
I comportamenti che adotta: è attivo nell’affrontare i problemi, sa correre dei rischi, sa dire di no con il sorriso sulle labbra, esprime con franchezza il proprio punto di vista e le proprie convinzioni. Interagisce con gli altri, s’impegna nel proprio lavoro, si assume la responsabilità dei propri errori, ecc;
La sua comunicazione verbale: per esempio, “Ho preso questa decisione, Tu cosa ne pensi?” oppure “Mi piacerebbe conoscere anche il Tuo pensiero su questo problema”, ecc;
La sua comunicazione non verbale: guarda negli occhi le persone con cui parla, mostra interesse. Con l’espressione del viso accompagna ciò che dice e fa, i gesti sono fluenti, non è rigido, la postura è di apertura verso l’altro. Il tono della voce è chiaro e congruente al messaggio,

Come sviluppare le abilità assertive

• Essere diretto, chiaro e aperto nel sentire ed esprimere i propri sentimenti, opinioni ed esigenze. Le seguenti dichiarazioni potrebbe contribuire ad esprimersi in modo efficace:

"Io voglio ..."

"io non voglio ..."

"Vuoi ...?"

"Ho un punto di vista diverso ..."

• Non lasciare che i familiari, gli amici, i colleghi, ecc. impongano i propri comportamenti, valori e idee su noi stessi.

Far invece sapere cosa si pensa, si sente e o si desidera, in modo adeguato.

• Provare a dire "no" alle richieste irragionevoli. Solo se si desidera veramente, si può anche spiegare quali siano le personali ragioni per dire "no" .

• Cercare di usare "Io" all’inizio di una discussione e non “Tu” in modo da porre l’attenzione sul comportamento degli altri e non sul giudizio delle persone stesse. In tal modo sarà possibile evidenziare gli effetti dell’atteggiamento altrui su noi stessi, evitando accuse e recriminazioni.

• Chiedere sempre un feedback al proprio interlocutore. "Sono stato chiaro?" "Volevo dire ... ...., Che cosa hai capito?" Come vedi la situazione? "

Per sviluppare al meglio le proprie capacità assertive e di autocontrollo emotivo è fondamentale possedere buone doti di self management: acquisendo e coltivando le necessarie “competenze per competere” aumenterà la sicurezza manageriale e, con essa, la capacità di affrontare in maniera adeguata e senza disagio anche le situazioni di emergenza, sia sul piano medico, o infermieristico o laboratoristico, che organizzativo in generale.
Organizzarsi meglio, per svolgere più lavoro qualitativamente migliore in meno tempo, con maggiore soddisfazione e meno stress è uno degli imperativi per il manager oggi.
Rendersi conto di come e quanto i nostri pensieri influenzino lo stato fisico e viceversa, di come influenzino positivamente o negativamente i nostri rapporti interpersonali è la chiave per capire l’importanza dell’uso, deliberato e tecnicamente valido, delle autosuggestioni “in stato di veglia”, allo scopo di innescare e pilotare il circolo psicosomatico “virtuoso”, cioè fonte di benessere anziché di malessere.
Anche eliminare alla radice situazioni (proprie o dei propri colleghi e collaboratori) di insicurezza, ansia, problemi di concentrazione e di memorizzazione può contribuire a ridurre lo stress nell’ambiente di lavoro: apprendere (invitando anche gli altri a fare altrettanto) mnemotecniche, metodologie di studio e di apprendimento, tecniche di lettura
rapida e sistemi per un parlare in pubblico efficace aiuta a svolgere meglio e con maggiore soddisfazione i propri compiti, producendo il “miracolo” della dilatazione del tempo!

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