lunedì 18 aprile 2011

LEADERSHIP EMOZIONALE


LEADERSHIP EMOZIONALE consente di attivare una SEDUZIONE profonda in tutti gli ambiti relazionali.

Leader = Creatore di Emozione Positiva
nell’organizzazione
1. Infonde Orgoglio nei collaboratori
2. Sensibile all’emozione dei collaboratori
3. Coerenza tra le promesse e fatti
4. Non si focalizza solo sui risultati ma
anche sulla comprensione della circostanza
5. Scopre e Stimola i Desideri latenti dei collaborato

Per avere successo nella vita in genere e nell'ambito lavorativo in particolare, non è sufficiente disporre di un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale; occorre anche poter disporre di quella che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva o LEADERSHIP EMOZIONALE.

L'intelligenza emotiva, che alcuni dividono in interpersonale ed intrapersonale, è un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di provare emozioni, riconoscerle e viverle in modo consapevole. L'intelligenza emotiva permette di spiegare il successo di persone non dotate di spiccate capacità logico-matematiche, ma caratterizzate da forti potenzialità emotive e di trascinamento delle masse.

Ogni essere umano crea inconsapevolmente attorno a sé e fortifica giorno per giorno una dura corazza per difendersi dalle aggressioni provenienti dall’esterno, ma questa “protezione” diventa una barriera sempre piú coriacea anche per le emozioni e i sentimenti. È come se per non subire gli effetti delle contaminazioni batteriche o radioattive si scegliesse di vivere la vita intera in un bunker: l’ambiente sarebbe sí “puro”, ma la libertà, tra qualche batterio e un po’ di radiazioni, è mille volte preferibile alla galera, ancorché sterile e a prova di bomba.
Per far breccia in questa sorta di carapace umano, talvolta serve un “pugno allo stomaco”, un’emozione dirompente che fa vacillare, abbassa il livello di guardia e permette a un agente esterno di penetrare là dove da tempo nessun segnale riusciva a giungere.

L' aspetto emotivo-affettivo del rapporto capo-dipendente, una volta considerato non solo irrilevante bensì irrisorio è oggi rivalutato da tutti gli approcci al management. Un capo che sappia motivare e convincere più che non «comandare», in grado di considerare le persone a lui affidate in tutti i loro aspetti emotivo-affettivi, è oggi sempre più proposto quale «allenatore» della propria squadra. Dimensioni di questo genere passano anche attraverso una nuova capacità di riconoscere, sottolineare, rinforzare.

Per comprendere queste dinamiche è necessario guardare la realtà su due livelli differenti: uno razionale fatto di comportamenti osservabili e l'altro emozionale, fonte di tali comportamenti.
La motivazione
E' data dall'insieme delle tendenze emotive che guidano, sostengono o facilitano il raggiungimento di obiettivi. La motivazione comporta sia la spinta alla realizzazione personale - connessa al cercare la propria soddisfazione proponendosi obiettivi stimolanti, orientandosi al risultato, e coltivando l'impulso a migliorare le proprie prestazioni - sia l'impegno nel dare senso e sostegno anche ad un eventuale lavoro d'équipe. La motivazione è sorretta da uno spirito di iniziativa che consiste in una tensione all'obiettivo, al di là di quanto viene prescritto e degli impedimenti burocratici, e nella prontezza a cogliere le opportunità.
L’azienda è il luogo nel quale convivono per lungo tempo persone diverse con diversi ruoli e compiti. La convivenza significa anche incontro di personalità e caratteri spesso dissimili ed il manifestarsi di emozioni e stati d’animo diversificati: collaborazione, amicizia, collera, fiducia/sfiducia, curiosità e molto altro. Compito del manager, oltre all’assegnazione dei compiti e al coordinamento delle attività produttive è, non meno impegnativo, il miglioramento delle relazioni con i collaboratori e tra i collaboratori e la ricomposizione di eventuali conflitti che, inevitabilmente, possono sorgere nel tempo all’interno di un team.


FOCALIZZARE I NOSTRI OBIETTIVI E LA VISIONE DEGLI
STESSI . COSA VOGLIAMO VERAMENTE?
Che cosa vogliamo veramente?
Che cosa vogliono le persone che amiamo e alle quali ci interessiamo?
Qual è la nostra visione del nostro futuro personale e lavorativo?
Per farlo con metodo si parte dall’atteggiamento mentale ponendoci
domande appropriate e risposte possibilmente costruttive.
1. Indichiamo il vostro obiettivo in termini positivi.
2. Che aspetto, suono, consistenza ha il nostro obiettivo? Impieghiamo i
nostri sensi nella descrizione del risultato cui aspiriamo. Fissate inoltre
una data.
3. Elaboriamo una procedura di verifica. Dobbiamo sapere che aspetto
avremo, come ci sentiremo e ascolteremo nel nostro mondo esterno,
una volta raggiunto il nostro obiettivo.
4. Il risultato che perseguiamo deve essere di nostra precisa
responsabilità. Accertiamoci di essere proprio noi a voler realizzare la
nostra meta.

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