giovedì 28 aprile 2011

RELAZIONI INTERPERSONALI


Le RELAZIONI INTERPERSONALI anche nell' AMORE e nella SEDUZIONE dipendono dalla COMUNICAZIONE.

La qualità delle RELAZIONI INTERPERSONALI determina la qualità della vita.

Quel che facciamo nel corso dell'esistenza è determinato dal nostro modo di comunicare. Nel nostro mondo, la qualità della vita è tutt'uno con la qualità delle comunicazioni: da quel che pensiamo e diciamo di noi stessi, dal nostro modo di muoverci e di servirci del nostro corpo dipenderà fino a che punto saremo in grado di servirci di quel che sappiamo.

Quando due persone comunicano non si scambiano solo delle informazioni, ma creano anche un rapporto, una relazione interpersonale, una piattaforma indispensabile perché lo scambio avvenga. In questo scambio si possono verificare dei disturbi che costituiscono le barriere comunicative e nelle RELAZIONI INTERPERSONALI


Tutti noi produciamo due forme di comunicazione: interne (sono le cose che immaginiamo, diciamo e sentiamo interiormente) ed esterne (parole, tonalità della voce, espressioni del viso, azioni fisiche, ...).



Ogni comunicazione è un'azione ed ha una conseguenza per noi e per gli altri. Coloro i quali hanno imparato a servirsi in maniera efficace della comunicazione hanno cambiato la propria esperienza del mondo e l'esperienza che il mondo ha di loro.



Dal livello di padronanza della comunicazione col mondo esterno dipendono le relazioni (affettive, professionali, sociali, ...) positive ed efficaci che instauriamo con gli altri. E ancor più importante , il livello di soddisfazione, di felicità, di "successo" che si prova nella vita è il diretto risultato del nostro modo di comunicare con noi stessi. Come ci sentiamo, non deriva da ciò che ci accade nella vita, ma dalla nostra interpretazione di ciò che accade, da quello che ci diciamo o ci chiediamo ("Non ci riuscirò mai" piuttosto che "Posso provarci"; "Perchè nessuno mi ama?" invece di "Come posso cambiare per essere più amato?).

La maggior parte delle persone considera i propri stati d'animo e i propri pensieri alla stregua di cose che sfuggono al controllo, in realtà noi possiamo essere i maggiori artefici dei nostri stati mentali e dei nostri comportamenti.
L’attenzione all’altro è un atteggiamento affettivo che fa parte di una personalità armonica, solida, libera da condizionamenti, serena, amante di condivisione che vive i rapporti interpersonali senza reprimersi e senza spontaneismi.

La repressione è uno dei classici meccanismi di difesa con cui porre un freno a tutto il mondo in ebollizione dei sentimenti, delle emozioni, delle realtà conflittuali talvolta sgradevoli del nostro cuore. Si cammina paralizzati da una pesante armatura, che si evidenzia con l’ostilità contro se stessi e gli altri.

Lo spontaneismo appare come un fuoco d’artificio, come un fuoco di paglia, senza consistenza; tutto viene espresso senza filtri e senza discrezione, perché animato dall’unico culto della propria libertà, del primato di quanto appare "un bene per me", che si frantuma rovinosamente dinanzi alle difficoltà e agli imprevisti.

Ciò che è di impedimento allo sviluppo di un gruppo può essere identificato nelle situazioni indicate qui di seguito, riconosciuto nella presenza all’interno del gruppo di alcune personalità devianti perché invischiate ancora nel proprio vissuto personale in maniera pregnante:

Una persona incapace di sostenere la stima di sé senza ricercarla continuamente nelle attenzioni da parte degli altri. Vive esigendo tributi e lodi ma una volta ottenuti, subito dopo, diventa annoiato e inquieto.
Una persona dalle relazioni parassitarie e calcolate, spesso mascherate da una facciata di attrazione e simpatia. Manca però la profondità e l’intimità della relazione: c’è il vuoto sotto un grande luccichio emotivo e la tentazione dello sfruttamento è sempre in agguato.
Una persona priva di sentimenti genuini di tristezza, di partecipazione, di commozione. Vive i sentimenti di rabbia e di rancore come momenti di apparente depressione.
Una persona piena di risentimenti e intense forme di gelosia inconscia unita a un profondo sentimento di autosvalutazione. Si comporta da una parte cercando l’approvazione continua degli altri, dall’altra sfrutta, disprezza, degrada ciò che gli altri hanno e lui non ha.
Una persona che vive una girandola di relazioni, ma non è mai soddisfatto da nessuna, per cui si sente sempre frustrato e vuoto.


Per orientare al meglio la nostra mente è indispensabile seguire una serie di passi:

- conoscere e programmare l'obiettivo che si vuole ottenere, cioè definire esattamente ciò che si vuole;

- agire, compiendo quelle azioni che hanno la massima probabilità di produrre l'obiettivo desiderato;

- riconoscere se i risultati raggiunti ci allontanano o ci avvicinano all'obiettivo e, se necessario, cambiare il proprio comportamento finchè non si ottiene ciò che si vuole.



La comunicazione è al centro del nostro cammino conoscitivo e merita una particolare attenzione, dal momento che ci permette di condurre noi stessi e gli altri per la strada della conoscenza e della realizzazione, guidando la nostra esperienza in ogni suo momento esplorativo, cognitivo ed emotivo.

Una comunicazione efficace permette di sviluppare una gestione professionale delle risorse a disposizione, in particolare attraverso la cura dei rapporti interpersonali.

Più che nel nostro consueto modo intuitivo o istintivo, comunicare può voler dire riflettere in modo consapevole e progettuale. Utile, a questo riguardo, è considerare l'individuo in un preciso contesto dove si trovi ad operare in un preciso e riconosciuto ruolo.



Comunicazione è quanto si cambia dopo il coinvolgimento con qualcuno, se non si é cambiati, almeno in parte, non si é avuta comunicazione.



La comunicazione è uno strumento di cambiamento attraverso il coinvolgimento attivo, la buona circolazione delle informazioni, nonché l'integrazione delle forze disponibili.Le responsabilità fondamentali nel processo comunicativo sono quelle di ottenere la comunicazione in tutte le direzioni, e di canalizzarla verso gli obiettivi voluti.

Fondamentale per attivare e canalizzare la comunicazione è conoscere la situazione di riferimento necessaria a portare avanti le proprie mansioni; ad esempio informare in modo preciso sui risultati, gli obiettivi e le strategie da seguire, fornire a ciascuno le informazioni sulle relazioni organizzative necessarie allo sviluppo del proprio lavoro, come ci si deve muovere, cosa si ha a disposizione, in che modo si è liberi di operare, in altre parole, dare i limiti e le possibilità operative per ogni persona; dunque favorire lo sviluppo di comunicazioni dal basso verso l'alto mirando ad una collaborazione reciproca.

Preparare una comunicazione dunque significa studiare un percorso logico attraverso obiettivi, tempi, modalità e tipologie di differenti interlocutori.



E' fondamentale domandarsi quali obiettivi si desiderano o si possono raggiungere piuttosto che domandarsi, prima di parlare, "che cosa devo dire?". Nell'identificare il destinatario di un discorso, è utile che mi chieda a chi mi rivolgo, chi rappresenta, che cosa conosco del suo modello culturale, che linguaggio usa, quale modello del mondo possiede, solo così posso arrivare a concludere e decidere quale reazione desidero attivare in lui, dunque quale obiettivo stabilisco di voler raggiungere.

Nessun commento:

Posta un commento