lunedì 25 aprile 2011

SENTIRSI SOLI


SENTIRSI SOLI e senza L'AMORE è una situazione spiacevole che tutti qualche volta nella vita hanno sperimentato.

Noi animali della specie uomo (come tanti altri mammiferi) abbiamo il naturale bisogno di far parte di un gruppo, di stare con gli altri, di confrontarci con gli altri, di affermarci a livello sociale.

Pertanto SENTIRSI SOLI viene percepita come esperienza negativa.

Molto spesso quella che si chiama infelicità è generata da una discrepanza tra quello che vorremmo essere e il confronto con la realtà che viviamo.

Imparare la SEDUZIONE è un modo per superare il SENTIRSI SOLI in quanto consente di interagire e coinvolgere positivamente gli altri.
Capire la solitudine può aiutare a capire che cosa ci aspettiamo dagli altri e dai nostri rapporti con loro, e può offrire una prospettiva nuova da cui guardare all'intimità, all'amicizia, all'amore.

Chi impara ad amare se stesso non sarà mai solo.

Il vostro cattivo amore per voi stessi fa della vostra solitudine una prigione" (F. Nietzsche, Also Sprach Zarathustra).

Quando sei solo, non è che sei solo, è che ti senti isolato - ed esiste un'incredibile differenza tra l'essere soli e il sentirsi isolati. Quando ti senti isolato, pensi all'altro, ne senti la mancanza: si tratta di una condizione negativa.

Hai la sensazione che le cose andrebbero meglio, se l'altro fosse presente - un amico, la moglie, la madre, la persona amata, il marito. Sarebbe meglio se l'altro fosse presente, ma l'altro non c'è. Sentirsi isolati è frutto dell'assenza dell'altro.

Quando siamo soli dobbiamo quindi sforzarci di essere pienamente presenti a noi stessi. È questa la condizione essenziale per una feconda vita sociale.

Dovunque ci troviamo, in qualunque momento, possiamo gioire della luce del sole, della compagnia degli altri, della sensazione del nostro respiro.

L’uomo è, dunque, colui che ha capacità di scelta, che si concretizza in un compito, in una missione quotidiana con tutte le sue conseguenze etiche ed esistenziali: la vita come dubbio, come continua rimessa in discussione dei dati acquisiti, come impegno, sforzo, faticosa conquista.

La solitudine, come introspezione, scavo interiore, duro lavoro di dissodamento dell’anima, viene a delinearsi, in ultima analisi, come continua riapertura degli occhi, come “dilatazione delle pupille” su ciò che si deve fare e si deve essere.

Insomma, la solitudine non è affatto fuga dalla realtà, ma una forma di isolamento positivo, un ricrearsi un proprio spazio interiore, un ri-spalancare gli occhi su se stessi per riflettere, al di là delle abitudini, delle opinioni che presupponiamo consolidate, sugli interrogativi di fondo dell’esistenza, per poi riaprirsi al mondo carichi di energie positive.

Al di là della mera illusione che induce a identificarsi complessivamente con le proprie realizzazioni dimenticandone l'origine, noi stessi, la nostra ingegnosa e prolifica mente. In realtà, i desideri non si estinguono mai per scelte deliberate o costrizioni coercitive.


La capacità di essere soli è la capacità di amare. Potrà sembrarti paradossale, ma non lo è. È una verità esistenziale, solo le persone in grado di essere sole sono capaci di amare, di condividere, di immergersi nell’essenza più intima dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendente dall’altro, senza ridurlo a un oggetto, e senza esserne assuefatto.

Se non avete risolto definitivamente il senso di solitudine, tutti i vostri rapporti non saranno che fughe e finiranno nella corruzione, nel dolore.

Perché hai paura della solitudine? Bisogna capire cosa provoca il senso di solitudine in noi; e a quel punto esso scompare.

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