sabato 14 maggio 2011

AMARE E TRADIRE


AMARE E TRADIRE sono due termini che "istintivamente" viviamo come negatori l'uno dell'altro. Vedremo in seguito quanto sia falsa questa impressione.
Amare , ma anche tradire implicano sviluppare capacità di SEDUZIONE.
Azzardiamo una "sistematica" che ci permetta di muoverci dialetticamente all'interno di queste due categorie, amore e tradimento, alla ricerca della relazione che esiste tra i due termini e in particolare del loro rapporto di necessità e di interdipendenza.

Alla parola amore il dizionario ci suggerisce:
"dedizione appassionata ed esclusiva, volta a perseguire felicità, benessere e stabilità".

E' una delle definizioni e tutt'altro che soddisfacente anzi riduttiva e semplicistica perchè fa pensare all'amore in termini di turba passionale. Sicuramente è anche questo. Sicuramente non si esaurisce certo in questo.

Non si dà amore senza possibilità di tradimento così come non si dà tradimento se non all´interno di un rapporto d´amore. A tradire infatti non sono i nemici e tantomeno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all´amore come il giorno alla notte.

Proprio questo è il significato etimologico della tradizione: essa è la storia dei tradimenti passati, fin qua consumati e sintetizzati nell'ultima consegna, fino a che essa resta "legalmente" in vigore.
Amore e Tradimento rappresentano quindi i due momenti fondamentali del divenire.
- Il primo privilegierebbe, secondo l'ottica da me abbracciata in questa analisi, l'adattamento, il consolidamento delle determinazioni conseguite.
- Il secondo restituisce la sempre provvisoria solidificazione delle forme alla dinamica evolutiva.

Vorrei introdurre una fondamentale distinzione per evitare che l'attenzione venga portata via verso facili ed inutili distrazioni. Distinguiamo i rapporti umani secondo due fondamentali modi anche se, sappiamo che la vita non separa mia in maniera netta e rigida:

- rapporti d'amore
- rapporti di potere.

Chiamiamo rapporti d'amore quelli che veicolano a costo di sofferenze novità e ricchezza di vita individuale e di rapporto. Chiamiamo rapporti di potere quelli che veicolano solo dinamiche ombrose egoriferite. Va da sè, dunque, che qui non si parla delle piccole e meschine dinamiche tipiche dei rapporti di potere e riassumibili in metafore del tipo "fare le scarpe", "pugnalare alle spalle" in cui in nessun caso sono ravvisabili i segni del vero e spirituale tradimento.

Ma forse ancora più preoccupante del cinismo è il "tradimento di sé", per cui una confessione, una poesia, una lettera d´amore, un progetto fantastico, un segreto, un sogno, insomma i nostri valori emotivi più profondi diventano cose ridicole, da sbeffeggiare sguaiatamente per evitare di vergognarsi di averle un giorno provate. E´ una strana esperienza quella di trovarsi a tradire se stessi e a trattare le proprie esperienze emotive vissute nel tempo dell´amore come esperienze negative e spregevoli.
Ma con la vendetta, la negazione, il cinismo, il tradimento di sé non siamo ancora all´ultimo stadio quando, per proteggerci dall´eventualità di essere nuovamente traditi optiamo per la "scelta paranoide" che, per instaurare un rapporto esente dalla possibilità del tradimento, mette in atto quelle liturgie come le dichiarazioni di fedeltà eterna, le prove di devozione, i giuramenti di mantenere il segreto. Sono questi atteggiamenti che attengono non alla sfera dell´amore, ma alla sfera del potere. Quando infatti un marito, un amante, un discepolo o un amico si sforzano di soddisfare i requisiti di un rapporto paranoide, dando assicurazioni di fedeltà per cancellare la possibilità del tradimento, è garantito che si sta allontanando dall´amore, perché amore e tradimento attingono alla stessa fonte.
Se evitiamo di cadere nei pericoli fin qui descritti e quindi di rimanervi in essi sterilmente fissati, allora l´esperienza del tradimento può rivelare il suo aspetto più creativo ed evolutivo della coscienza che, per Hillman, come del resto per la tradizione cristiana, trova la sua espressione nel "perdono" che, riconoscendo il tradimento e passando oltre, toglie all´amore il suo aspetto più infantile che è l´ingenuità e l´incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d´ombra.
Ma si può davvero perdonare, se è vero che l´io si mantiene vitale solo grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio, al suo senso dell´onore? Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo perché il perdono non viene dall´io. E allora forse, meglio del perdono, che probabilmente è pratica insincera, a me sembra più costruttivo percorrere il sentiero del "reciproco riconoscimento".
Siccome i due sono ancora legati in un rapporto nei nuovi ruoli di traditore e di tradito, i due possono soccorrersi solo se il traditore non attenua la crudeltà del tradimento e, riconoscendolo senza ammorbidirlo con false giustificazioni, consente all´altro di trovare da sé la spiegazione, e così di passare dalla beata innocenza della fiducia originaria, dove mai neanche lontanamente si profilava il male, a quella coscienza adulta che sa che, ogni volta che siamo in relazione con l´altro, mettiamo in atto anche il nostro desiderio di non annullarci nell´altro.
Vogliamo essere con l´altro, ma nello stesso tempo, per salvare la nostra individualità, vogliamo non esserci completamente. Di qui quell´esserci e non-esserci, quel rincorrersi e tradire, che fa parte della relazione amorosa. Perché l´amore è una "relazione", non una "fusione". Se infatti non esistessimo come individualità autonome, non solo non potremmo incontrare l´altro e metterci in relazione, ma non avremmo neppure nulla da raccontare all´altro fuso simbioticamente con noi.

L’emancipazione della donna e la sua nuova posizione nella società, non più ombra dell’uomo, ma indipendente e libera, l’ha resa come lui: infedele, ma forse meno colpevole per questo, di quanto poteva essere nel passato.
In una coppia in cui si verifica un tradimento i sentimenti che ne scaturiscono sono molteplici e non si hanno ne’ vincitori ne’ vinti: entrambi i partners infatti hanno perso qualcosa.
E’ come se ci fosse un patto segreto, un’intesa per cui i membri della coppia agiscono stabilendo dei ruoli: il cattivo (il traditore) e il buono (il tradito).
Analizzando più in profondità il problema però, si può notare che, a volte, è proprio il 'tradito' ad incoraggiare il partner al tradimento, attraverso la sua apatia, la sua mancanza di coinvolgimento, la sua ostilità...
La situazione che si viene a creare è costruita da entrambi, anche se spesso è difficile rendersene realmente conto. In questo senso l'infedeltà è solo l'espressione più evidente di una condizione di coppia squilibrata.
I partners, sopraffatti da problemi irrisolti e di cui non discutono mai, iniziano ad allontanarsi l’uno dall’altro, fino a quando il distacco è tale da non poter essere più colmato.

Amore e tradimento sono due termini apparentemente reciprocamente escludentisi.
In realtà ad un’analisi più attenta risulta che tra questi due termini vi sia una relazione di necessità e di interdipendenza.
L’Amore è, soprattutto, un termine difficile da definire. Parliamo sempre d’amore: amore per Dio, amore per gli animali, amore per il denaro, amore per il cibo, amore per la patria, amore materno. Amor proprio e “amor che a nullo amato amar perdona” l’amore che ci prende e ci coinvolge, che ci sconvolge e ci spinge verso un altro essere umano con la definizione di Dante che ne mostra la crudezza.
L’amore è anche crudele. Ma sempre e in ogni caso quando parliamo d’amore facciamo riferimento ad uno speciale investimento energetico, libidico e vitale verso l’oggetto d’amore. Del tradimento invece cogliamo più facilmente una maggiore specificità in quanto esso definisce l’azione con la quale l’amore si trasforma e si trasferisce da un oggetto ad un altro. Anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione. Non sempre, tuttavia, le emozioni negative ad esso legate sono dovute al comportamento del partner traditore. Spesso, infatti, il tradito ce l’ha con se stesso: per non essere abbastanza amabile, per essersi lasciato ingannare, per non aver capito, per non aver dato abbastanza e per mille altri motivi. E forse non ha tutti i torti. Qualcuno ha detto: ” se in una coppia uno dei due partner tradisce probabilmente è “malato” ma il virus sta nell’altro”.
Non è vero sempre… ma spesso!!


Tradire vuol dire travisare, falsare, ingannare, ma può anche avere il significato opposto di svelare, far conoscere, palesare. Si può forse ravvisare un minimo comune denominatore in questi due significati antitetici se si pensa che ogni traditore vive in uno stato di ambivalenza, di indecisione.
L'esperienza del tradimento permea la nostra esistenza, come connotato naturale del vivere e dell’evolversi, ed è un evento che tutti continuamente sperimentiamo, sia perpetrandolo, sia subendolo. Ci accompagna sin dal momento della nostra nascita, quando nostra madre, che fino a un momento prima ci aveva protetti nel suo grembo ovattato, ci espelle nel caos del mondo.

Tradire un amore, tradire un amico, tradire un´idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa svincolarsi da un´appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera. Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventar noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: "Non sono come tu mi vuoi".
C´è infatti in ogni amore, da quello dei genitori a quello dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all´interno di quel recinto che è l´amore che non dobbiamo tradire. Ma in ogni amore che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c´è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d´ombra.
Eppure senza profilo d´ombra, quella che puerilmente chiamiamo amore, c´è l´incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero addio. E in ogni addio c´è lo stigma del tradimento e insieme dell´emancipazione. C´è il lato oscuro dell´amore che però è anche ciò che gli conferisce il suo significato e che lo rende possibile.
Amore e tradimento devono infatti l´un l´altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l´un l´altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per amore. Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita.
Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non esser più amato dall´altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo dell´amore, la sua identità era solo un dono dell´altro. Tradendolo, l´altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi.
Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un´area protetta, dove il camuffamento dei nomi fa chiamare amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.

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