lunedì 30 maggio 2011

COME NON ESSERE RIFIUTATI IN AMORE


COME NON ESSERE RIFIUTATI IN AMORE?
E’ capitato a tutti di fare errori, di essere rifiutati in amore, di perdere il lavoro, di non aver superato un esame all’università o di aver preso un brutto voto a scuola. Questi eventi non ci rendono felici e ci fanno soffrire. Colleghiamo questi fallimenti alla nostra persona, un fallimento ci fa sentire dei falliti. Impara a scollegare te stesso dal fallimento. Sbagliare è importante per imparare, per crescere. Quello che è fondamentale è imparare a non soffrire per il fallimento.

Per non ESSERE RIFIUTATI IN AMORE devi imparare a diventare amore e SEDUZIONE.
Ogni persona, uomo o donna che sia, almeno una volta nella vita ha sperimentato cosa vuol dire provare
un forte sentimento non corrisposto con tutto il suo corollario di sofferenza, angoscia, frustrazione e
impotenza.
Questo tipo di esperienza è estremamente frequente nell’adolescenza, fase in cui l’innamoramento è
molto frequente perché è un’esperienza fondamentale, funzionale alla conoscenza di sé. A quell’età, più
spesso di quanto non si creda, nonostante le ostentazioni di seduzione e di aperta conquista, spesso il
giovane non è ancora pronto per “la grande avventura” e quindi, il Sé lo predispone a fare esperienze
particolari, che hanno il solo scopo di confrontarsi con qualcosa del passato, rafforzare il soggetto
all’interno, farlo crescere, di abituarlo gradualmente a sostenere e superare quelle delusioni e frustrazioni
che saranno salutari per il suo divenire adulto. In questo caso, l’investimento amoroso può essere rivolto
verso persone “irraggiungibili” tipo gli insegnanti, o i cantanti,gli attori o personaggi dello spettacolo e dello
sport e, proprio per questo, sono destinati a restare “platonici”, nel senso che restano costruzioni
psicologiche fantastiche che non potranno mai essere portate sul piano reale; in altri casi invece, pur in
presenza della stessa situazione, la scelta va a cadere su coetanei e soggetti che sono alla portata del
soggetto, ma che non contraccambiano il sentimento; a volte, neppure si rendono dell’interesse che
qualcuno ha per loro cosa che, in definitiva, rende questi amori simili a quelli “platonici” in quanto
“impossibili”.

Vi sono però alcune persone che sembrano essersi bloccate dentro a questa fase e che, pertanto,
continuano ad investire su soggetti che rifiutano o che neppure si accorgono di quanto sta accadendo e
che fanno loro sperimentare una notevole quantità di frustrazione.
da un amore che finisce, ma resta l’unica esperienza
possibile poiché l’amore non ha mai neppure avuto la minima possibilità di decollare anche se è scoccato all’interno.
Queste persone che hanno sperimentato il rifiuto e l’abbandono
nell’infanzia e che sono rimasti a questo stadio Si tratta di soggetti che
dubitano del loro diritto di esistere e ancor più di amare ed essere amati e che, pertanto, si relazionano
attraverso questo copione che resta in vigore anche dopo molte esperienze negative.
In questa situazione di blocco, il loro Sé, continua ad attirare “rifiuto” in attesa che possa scattare un’attenzione individuale che porti poi ad un lavoro di risanazione e risoluzione.
La gestione delle emozioni è molto importante per evitare dio essere rifiutati in amore.
L’emozione, soprattutto se intensa, si connette a reazioni fisiologiche che possono essere diversificate ed
anche non volute razionalmente: nella condizione di paura, per esempio, una persona può restare impietrita, oppure scappare o sudare freddo; in caso di rifiuto di una situazione vissuta o di un’affermazione
può, per esempio, esprimere un inconscio desiderio di allontanare da sé quanto ritenuto negativo indietreggiando il corpo, oppure sfregando col dito la punta del proprio naso quale segno di espulsione e
rifiuto, etc.
Non dimentichiamo che l’emotività fa parte di noi: accanto, infatti, all’Io Adulto, alla parte cioè
razionale, nella nostra mente è pure presente la parte istintuale, inconscia, che presenta caratteristiche
proprie, esigenze e linguaggio specifici.
L’emotività, dunque, spesso ci governa, più di quanto possiamo pensare, ed è una componente
fondamentale anche nel processo comunicativo; di fronte a stimolazioni emotive, che possono anche non
essere percepite a livello logico, il nostro inconscio reagisce e l’effetto è visibile in atteggiamenti, posture,
gestualità manifestate conseguentemente dal nostro corpo.

Contrariamente alla parte razionale cosciente, che vive le tensioni e le emozioni come aspetti spesso non
controllabili e di conseguenza li rifugge in quanto potenzialmente pericolosi, l’inconscio ne è attratto, anzi si
nutre di esse, quali mezzi attraverso cui può riuscire piacevolmente a colmare le distonie, i divari cioè fra
ciò che si è o si vive realmente e quanto idealizzato come pure il contrasto fra desiderio e possesso.
Concedersi, dunque, ciò che razionalmente spesso ci neghiamo, per timore di trasgredire all’etichetta
sociale o del giudizio altrui, costituisce sicuramente un “spuntino emotivo” importante. É così che la signora
che usualmente si rifiuta di entrare da sola in un bar a bere una bibita, anche se muore di sete, per paura di
essere giudicata male per il proprio comportamento, se oserà varcare la soglia di quel locale pubblico riuscirà a far felice il suo Io Bambino e ne uscirà con maggiore autostima.
Per caricarsi emotivamente non necessariamente occorre lanciarsi con un paracadute o compiere grandi azioni eroiche ed eclatanti: basta agire nella quotidianità, affrontando le nostre “paure” dell’oggi, come, per esempio, entrare in un negozio per provare un abito senza sentirsi poi obbligati di comprarlo per non “fare brutta figura”, salutare un collega che ci sta antipatico anziché evitarne lo sguardo, trovare il coraggio di esprimere un personale parere, discordante o no, pubblicamente in un’assemblea; oppure si può parlare al datore di lavoro o ad un superiore evitando il conflitto; ancora rapportarsi col proprio partner o familiare in modo diverso dal solito, mostrandosi più assertivi rispetto alla tradizionale passività o, al contrario, accettarne le critiche, magari facendosi dire appositamente “no”, superando così il terrore di essere rifiutati.
nell'amore due stadi fondamentali: l'attrazione e l'attaccamento. Mentre nella prima condizione dominano le emozioni finalizzate alla costituzione della coppia (desiderio, piacere, esaltazione, speranza ma anche paura di perdere l'oggetto d'amore, l'attenzione focalizzata, la sensibilità estrema agli atteggiamenti dell'altro fino alla gelosia morbosa ed ingiustificata),
La comunicazione analogica è l’uso consapevole dei linguaggi emotivi di comunicazione non verbale e comunicazione simbolica che opportunamente utilizzati permettono di persuadere e coinvolgere emotivamente l’interlocutore.

L’obiettivo è quello di offrire un servizio emotivo in cambio di un servizio oggettivo; il potenziale di persuasione e di seduzione sarà conforme alla qualità e quantità del servizio emotivo reso all’operatore al proprio interlocutore.
Una salutare “dieta emozionale” implica, certamente, andare oltre, passando dall’atteggiamento passivo
a quello attivo, che ci vede agire ed affrontare il rischio di porci faccia a faccia con i nostri vincoli e paure
(quella dell’abbandono affettivo, i sensi di colpa, la paura del giudizio altrui e la disistima) che volutamente
il dott. Benemeglio ha definito Sigilli, sottolineandone la caratteristica dell’essere segni di rilievo che
impediscono la manomissione ed in quanto tali suggellano la presenza di un’impedita situazione emotiva.
Non dimentichiamo, infatti, che sin dalla primissima infanzia viviamo esigenze, aspettative in relazione alle
situazioni, che implicano necessariamente il compiere delle scelte per soddisfarle o rinunciarvi. In tutti i
casi ci si pone in conflitto direttamente con la figura genitoriale o con chi per noi la rappresenta, sia che si
intenda conseguire a tutti i costi ciò che desideriamo, sia che ci si pieghi a seguire il volere impositivo e
vincolante del genitore “egemone”. Proporzionalmente alla maggior conflittualità si vivono condizioni di
disagio, di sofferenza, che possono sfociare anche in somatizzazioni e in disturbi dell’emotività e del
comportamento

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