domenica 15 maggio 2011

DISISTIMA


DISISTIMA riduce la capacità di essere amati, la capacità di SEDUZIONE e di benessere esistenzuale.
Troppi confondono l’autostima con la vanità, l'arroganza o egocentrismo. In realtà,
tali caratteristiche indicano la mancanza di una sana autostima. Anche persone
fisicamente attraenti possono avere problemi riguardo all’autostima. Avere
un’autentica autostima significa sentirsi bene riguardo a come ci si vede, come
persone felici di elevato valore personale e capaci di dare un grande contributo, in
grado di produrre un risultato di valore. Le persone che posseggono questa qualità
hanno non solo fiducia in se stesse, ma anche nella loro abilità di influenzare gli altri
in maniera positiva. Agiscono in maniera decisa e mostrano rispetto per gli altri
assumendosi la responsabilità delle loro azioni piuttosto che dare la colpa agli altri,
calcolano i rischi e non temono eventuali fallimenti.
Quando viviamo con un senso di disistima il nostro FOCUS non è orientato alla gestione dei nostri obiettivi, ma alla gestione del nostro senso di incapacità ad interagire.

Siamo presi dalla spirale della disistima quando smettiamo di cercare strategie per appagare le noste esigenze, ma lottiamo con noi stessi per ridurre la sofferenza derivata dalla nostra paura non di farcela

Come esseri umani, siamo tutti magnifici per natura. Possediamo l'abilità di superare
gli ostacoli, compiere imprese significative, tener fede ai nostri valori più importanti,
ottenere la felicità e dare il proprio contributo agli altri con le nostre doti speciali e
uniche. In breve, possiamo assumerci la responsabilità di far andare la nostra vita in
maniera ottimale. Sfortunatamente, mentre affrontiamo le sfide della vita, spesso
perdiamo di vista questi fatti. Dalla nascita e continuando per tutta la nostra vita,
viviamo innumerevoli esperienze che possono accrescere la nostra autostima o
eroderla.
Il processo di diminuzione della nostra autostima inizia con una semplice
osservazione del fatto che in qualche modo non siamo all’altezza. Ci giudichiamo
diversi e carenti in qualche modo, decidiamo di non essere capaci. Da questo punto,
la nostra vita si svolge secondo queste aspettative che ci siamo creati. Queste
convinzioni negative sono direttamente correlate al modo in cui ci sentiamo riguardo
a noi stessi: o siamo degni di tutte le cose buone che la vita può offrire o ci meritiamo
dolore e sofferenza perché non abbiamo valore.
Quando ci giudichiamo duramente, riduciamo radicalmente la nostra abilità di
meritare amore e raggiungere il successo e l’abbondanza che il mondo riserva.
Quando basiamo le nostre azioni sulla convinzione che ci manchi quel che ci vuole
per meritare salute, amore, ricchezza materiale e felicità, non facciamo altro che
attrarre nella nostra vita proprio quelle cose che temiamo di più. Mentre la nostra
autostima continua insidiosamente a diminuire, ci ritroviamo incapaci di dirigere la
nostra vita e le nostre azioni in maniera produttiva.
La rassegnazione si instaura come un tarlo, indebolendo il nostro spirito. Ciò fa sì che
il fatto di considerarsi non meritevoli creerà un circolo vizioso che porterà a risultati
coerenti con questa aspettativa e rafforzerà la nostra convinzione di non valere niente.
E’ come se ci fosse dentro di noi una forza invisibile che fa di tutto per assecondare
questa fissazione di essere dei falliti.
Per la maggioranza degli esseri umani, negli anni subito dopo la nascita la vita va
bene. I nostri genitori soddisfano ogni nostra necessità, dandoci l’amore e la
sicurezza dai quali veniamo a dipendere per svilupparci e diventare individui sicuri di
sé e ben inseriti. Nella vita, impariamo presto ad attribuire un valore all’identità che
ci creiamo.
Ad un certo punto, tra la nascita e l'adolescenza, se si verifica un avvenimento o
qualcuno fa un’osservazione, in qualche modo cominciamo a giudicarci duramente e
decidiamo di non essere all’altezza per qualche ragione. Questo trauma psicologico, o
serie di traumi, può variare in gravità da un’esperienza offensiva ad una semplice
interpretazione erronea.

Per alcuni, potrebbe includere un abuso sessuale o fisico o l’esperienza di essere
abbandonati o terrorizzati; potrebbe iniziare con una semplice sculacciata o con un
rimprovero in pubblico. Succede in pratica qualcosa che instilla l’idea di non essere
degni di ricevere amore. Non è necessario che l'avvenimento appaia gravemente
traumatico per chiunque altro, per essere dannoso basta semplicemente che turbi la
pace interiore e l'identità della persona che lo vive.
In ogni caso, il risultato è lo stesso. Iniziamo a confrontare la parte essenziale di noi
con gli altri e a sentirci male con noi stessi in quel confronto. Questa opinione
negativa di noi inizia a distorcere la nostra relazione con gli altri: ci vediamo
inadeguati, ora rispondiamo in maniera diversa alle situazioni quotidiane, i nostri
risultati corrispondono all’immagine distorta che abbiamo di noi. Questo rafforza le
nostre impressioni e di non essere degni, fornendoci la prova concreta per
giustificarle.
In breve, abbiamo creato una profezia che si realizza perché annunciata. L’etichetta
che appiccichiamo per descrivere la nostra condizione aggrava ulteriormente la nostra
impressione di inadeguatezza. La nostra autostima ne risente ancora maggiormente e,
in men che non si dica, abbiamo accettato come filosofia di vita il fatto che non siamo
bravi abbastanza e che siamo certamente indegni di amore, abbondanza e felicità.
Questo giudicare se stessi porta con sé un’enorme sofferenza. Poiché la nostra natura
umana ci fa istintivamente ricercare il piacere ed evitare il dolore, modifichiamo il
nostro comportamento nello sforzo di evitare un’ulteriore emarginazione.
Tempestando le nostre conversazioni interiori di critiche continue e previsioni
spaventose, ci proteggiamo da relazioni potenzialmente dolorose ed evitiamo la
comunicazione, l'interazione e i rischi.
Rinunciamo ai nostri sogni e diminuiamo le nostre aspettative per paura di essere
feriti. Ci accontentiamo di meno e quindi giustifichiamo le nostre azioni per
proteggerci da ulteriore danno. Dall’opinione di noi stessi che sta peggiorando,
deriverà inevitabilmente la rassegnazione e la lenta, impercettibile morte del nostro
spirito, con la conseguente perdita di vitalità.
La perdita di autostima può infiltrarsi e pervadere ogni aspetto della vita oppure può
essere limitata ad alcune situazioni o circostanze particolari. Questa ultima situazione
si verifica quando decidi di essere inadeguato in certi campi ma non in altri. Magari
potresti sentirti bene riguardo a faccende di lavoro, ma soffri di una scarsa immagine
di te dal punto di vista fisico, pensando di non essere attraente.
Forse ti rendi conto di essere molto bravo negli sport, ma hai poca fiducia in te a
livello sociale. Tutti abbiamo i nostri punti di forza e punti deboli; aree nelle quali ci
sentiamo sicuri ed altre nelle quali abbiamo la sensazione che ci manchi quel che ci
vuole per inserirsi e andar bene. Questo tipo limitato di ridotta autostima, relegata ad

uno o ad alcuni campi specifici, è molto più facile da gestire e da affrontare. In
contrasto, la perdita di autostima che racchiude tutto, per cui ci sentiamo indegni di
felicità e non bravi abbastanza in confronto con gli altri nella maggioranza delle aree
della vita è molto più devastante.
Questa generale perdita di autostima può spingerci a creare profezie
catastrofiche che si avverano puntualmente in quanto, per paura di venire
smentiti, siamo noi stessi a fare di tutto per assecondarle e realizzarle.
Ci paragoniamo agli altri e troviamo innumerevoli modi in cui non siamo all’altezza.
Giudicandoci inferiori, ci diamo la colpa per tutto ciò che va male, ci sforziamo
sempre di più di raggiungere la perfezione, ma non riusciamo a toglierci di dosso la
sensazione distruttiva che tutto ciò che facciamo sia inadeguato.
Esageriamo continuamente i nostri punti deboli e ci etichettiamo come stupidi, brutti,
falliti, delle frane e poco amabili. Il nostro più piccolo sbaglio o svista viene
ingrandito ai nostri occhi fino al punto in cui perdiamo la fiducia nelle nostre abilità
di comunicare, avere buoni rapporti ed operare in maniera efficace. Cadiamo nella
trappola di pensare che tutto il mondo ci veda così patetici come ci vediamo noi. Ciò
ci fa fraintendere parole e azioni generalmente innocue delle persone, pensando che
ci stiano facendo notare quanto siamo penosi in realtà.
Reagiamo continuamente in modo eccessivo a situazioni e affermazioni, perché tutto
sembra un attacco personale alle nostre inadeguatezze. Allora gli altri ci trovano
strani e notano che la nostra energia è fuori posto; la loro reazione rafforza le nostre
paure, danneggiamo le nostre relazioni e ci allontaniamo ulteriormente. Questo ci
dimostra che abbiamo ragione riguardo al modo in cui ci vediamo in primo luogo e
erode ulteriormente la nostra capacità di legare con gli altri. Più ricorre
l’autosabotaggio, meno siamo in grado di interagire in maniera efficace.
Non disperare, è possibile invertire questa spirale negativa. Identificando in che modo
abbiamo perso la fiducia in noi stessi, possiamo fermare l’erosione dell’immagine
che abbiamo di noi. Fare ciò, ci consentirà di concentrarci sul ristabilire la
magnificenza che è la nostra vera natura intrinseca. Presto seguiranno il recupero
della fiducia in noi stessi e nella nostra abilità di ottenere la felicità e di attingere
all’abbondanza che c’è nel mondo.

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