lunedì 2 maggio 2011

EMOZIONI E LINGUAGGIO


EMOZIONI E LINGUAGGIO sono strettamente correlati.

EMOZIONI E LINGUAGGIO sono collegati anche a sentimenti come l'AMORE ed è utilissima la loro gestione nella SEDUZIONE.

"Il linguaggio è come una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l'altro. E' come se avessi delle parole a mò di dita o delle dita sulla punta delle mie parole"

(R. Barthes - Frammenti di un discorso amoroso - '79)



"Chiunque sia a contatto con un bambino...continua a spiegargli com'è fatto il mondo, fino al momento in cui è in grado di percepirlo come gli è stato spiegato...Da quel momento egli è un membro (della società). Conosce la descrizione del mondo e raggiunge...la totale appartenenza allorchè è in grado di interpretare tutte le sue percezioni in modo che coincidano con queste descrizioni e ne trovino conferma"

(C. Castaneda - Viaggio a Ixtlan - '73)

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.
In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell'individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.
Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d'animo.

Ciascuno di noi può imparare a descrivere in modo più completo e più ricco la realtà ; se un Maidu, cioè un indiano del Nord California, imparasse l'italiano non userebbe più solo due parole per descrivere i colori, bensì imparerebbe altri nomi di colori e così facendo migliorerebbe le sue percezioni, vedendo cose che fino ad allora non aveva visto perchè non facevano parte della sua descrizione del mondo.

Se noi impariamo e diveniamo più consapevoli del linguaggio del nostro corpo, del linguaggio non verbale appunto, possiamo arricchire la nostra vecchia descrizione del mondo.

Solo una minima percentuale delle impressioni che riceviamo dalle altre persone dipende dalla comunicazione verbale, il maggiore impatto è dato dai messaggi non verbali, eppure pochi capiscono e controllano il linguaggio corporeo, di solito siamo inconsapevoli sia del nostro corpo e dei suoi messaggi che di quello altrui.

Le ricerche fatte in questo campo ci forniscono oramai dei parametri più che attendibili per l'analisi e l'interpretazione del linguaggio n.v.; la conoscenza di questi parametri ed un buon allenamento all'osservazione possono ad esempio permetterci di "sospettare a ragion veduta" se la persona con la quale stiamo comunicando è bugiarda, annoiata, aggressiva, d'accordo o in disaccordo con noi, nervosa, insicura, attratta eroticamente da noi e via dicendo.

Il corpo manda sempre segnali, messaggi, avvisi: siamo noi che a volte non sappiamo rispondergli, perchè non conosciamo il suo linguaggio.

Replicando gli studi compiuti da Charles Darwin nel libro pionieristico "L'espressione delle emozioni negli uomini e negli animali" (1872), lo psicologo canadese Paul Ekman ha confermato che una caratteristica importante delle emozioni fondamentali è data dal fatto che vengono espresse universalmente, cioè da tutti in qualsiasi luogo, tempo e cultura attraverso modalità simili[4]. Come suggerisce il titolo del libro di Darwin, anche gli animali provano emozioni: hanno circuiti neurali simili, hanno reazioni comportamentali simili e le modificazioni psicofisiologiche da essi sperimentate svolgono le stesse funzioni. Allo stato attuale non è possibile affermare che gli animali provino anche i sentimenti, perché ciò richiederebbe che abbiano una forma di coscienza. Ekman, ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad ogni singola emozione interessino gli stessi tipi di muscoli facciali e allo stesso modo, indipendentemente da fattori quali latitudine, cultura e etnia. Tale indagine è stata suffragata da esperimenti condotti anche con soggetti appartenenti a popolazioni che ancora vivono in modo "primitivo", in particolare della Papua Nuova Guinea.
L'emozione ha altresì effetto sugli aspetti cognitivi: può causare diminuzioni o miglioramenti nella capacità di concentrazione, confusione, smarrimento, allerta, e così via. Il volto e il linguaggio verbale possono quindi riflettere all'esterno le emozioni più profonde: una voce tremolante, un tono alterato, un sorriso solare, la fronte corrugata indicano la presenza di uno specifico stato emotivo.

Istintivamente, cioè inconsapevolmente siamo portati a dare più importanza al come viene detta una cosa piuttosto che al contenuto (cioè, ad esempio, con che voce è stata pronunciata e con che espressione del viso), anche se poi a livello cosciente pensiamo che sia il contenuto della frase ad essere la cosa più importante. Come mai il nostro istinto o il nostro inconscio "sa" che i segnali non verbali sono fondamentali per la comprensione di una comunicazione ( e di una persona)?

Perchè "sa" che il corpo difficilmente può mentire, il linguaggio del corpo è più autentico e dunque più affidabile del linguaggio verbale; neanche un attore consumato può riuscire a controllare certi segnali corporei perchè questi sono per lo più automatici e involontari (come la dilatazione della pupilla, ad esempio).

Questo non vuol dire che il linguaggio verbale sia da sottovalutare: così come l'osservazione del linguaggio di un nostro interlocutore contiene molte informazioni sulla sua struttura mentale, anche le posizioni, i movimenti e le tensioni del corpo rivelano la persona che vi sta dentro.

Già Alexander Lowen ('58) diceva che l'atteggiamento corporeo diventa la seconda natura dell'individuo, entra cioè a far parte del suo carattere: "dimmi come ti muovi e ti dirò chi sei"; quando la struttura muscolare si fissa (perchè mantenuta per la maggior parte del tempo) in determinate posizioni (spalle curve o dritte e rilassate, capo reclinato od eretto, labbra contratte o morbide..), diventa un segnale anche della personalità di un individuo.

CONTENUTO E RELAZIONE

Nella "Pragmatica della comunicazione umana "('71) Watzlawick affermò che ogni comunicazione avviene contemporaneamente su due livelli: quello analogico o non verbale (diretto, figurato o che rappresenta un'analogia) e quello digitale o verbale (simbolico, astratto, specificamente umano). Il primo livello è detto della relazione, l'altro del contenuto.

I segnali non verbali si accompagnano sempre alle parole e danno informazioni supplementari sul senso che chi parla intende dare a ciò che dice (serietà, scherzo, rabbia...)



I segnali di contenuto danno informazioni, i segnali di relazione danno informazioni sulle informazioni.



Se la relazione è vissuta a livello emotivamente negativo (per paura, rancore, ira), diventano più importanti i segnali n.v.: sentiamo solo la collera e non più il contenuto delle parole.

I segnali di contenuto si possono comprendere tanto meglio quanto più è positiva la relazione tra gli interlocutori.

Spesso è solo dai segnali n.v. che deduciamo che il nostro interlocutore sta dicendo il contrario di quello che pensa, ma può anche succedere che chi parla si "tradisca", ossia che intenda trasmettere una certa impressione ma che non ci riesca, perchè i suoi segnali n.v. lo tradiscono.



La comprensione del linguaggio del corpo



Chi è in gradi di rivolgere consapevolmente la propria attenzione ai segnali non verbali ha almeno due vantaggi:

primo, può riconoscere sin dall'inizio eventuali segni di deterioramento della relazione e porvi rimedio. Infatti, quando l'interlocutore alza la voce anche l'inesperto sa che "è andato fuori dai gangheri", mentre l'esperto è in grado di cogliere subito i primi segnali di malumore e di intervenire. I vantaggi di questa capacità nella vita professionale come in quella privata sono più che evidenti.

Secondo, l'esperto può anche verificare le osservazioni che ha consapevolmente registrato, dal momento che sa che i segnali n.v. non sono sempre univoci (si può infatti piangere di dolore o di gioia, sorridere con presunzione o per imbarazzo, tacere perchè si riflette o ci si rifiuta di dire qualcosa o perchè si è insicuri,...).

E' facile fraintendere i segnali corporei, soprattutto se non si è allenati e consapevoli; anche l'intuito a volte può sbagliare, perciò forse non c'è da meravigliarsi se tanti individui inibiti e timidi sono ritenuti arroganti!

Senza una verifica, ad esempio, possiamo interpretare come negativo un segnale solo perchè siamo noi ad avere uno stato d'animo negativo!

Il corpo parla attraverso vari segnali:



segnali della voce (urlare, bisbigliare, voce acuta, parlare velocemente, ...) cioè il PARAVERBALE
segnali del viso (bocca serrata, sopracciglia aggrottate, sorriso, ...) cioè la MIMICA
segnali del busto (spalle curve, impettito, busto proteso in avanti, ...) e segnali delle gambe e dei piedi (accavallare le gambe, pestare i piedi, stare a gambe divaricate, camminare, ...) cioè la POSTURA
segnali delle braccia e delle mani (braccia conserte, mani a pugno, grattarsi,...) cioè la GESTUALITA'
segnali di distanza dagli altri (stare appiccicato, stare alla larga, ...) cioè la PROSSEMICA
- segnali sociali (abbigliamento, cosmesi)
- segnali della pelle (morbidezza o ruvidezza, calore o freddezza, peluria)
- segnali di malattia (somatizzazioni come emicrania, ulcera, psoriasi,...)
- segnali automatici (arrossire, impallidire, sudare, accellerazione del battito cardiaco o del ritmo respiratorio, dilatazione della pupilla,...)

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