domenica 8 maggio 2011

ESSERE GAY IN IRAN


ESSERE GAY IN IRAN è difficilissimo.
Ancora oggi il codice penale islamico prevede la condanna a morte per i sodomiti, se sani di mente, consenzienti e adulti. Un minorenne può cavarsela con 74 frustate. Se non c'è stata penetrazione, ma solo petting ("tafhiz") o se il tribunale può provare solo che i due uomini stavano "nudi sotto le coperte senza motivo", anche per gli adulti basteranno cento frustate. La stessa pena è prevista per i rapporti lesbici. I recidivi, o le recidive, alla quarta volta saranno lapidati, ma se c'è pentimento il crimine potrebbe anche essere perdonato. La pena, va da sé, si applica anche ai non musulmani.

La lapidazione viene praticata con l'uomo interrato fino alla vita, e la donna fino al petto.
Le persone condannate a morte secondo la Shari'a devono restare più a lungo possibile in vista della gente perché i fedeli sappiano quali conseguenze può avere trasgredire.
Per la lapidazione (tempo di sopravvivenza: fino a 4 ore) il condannato viene sepolto nel terreno quasi fino al collo, o bloccato in altri modi. La morte può essere causata da danni direttamente al cervello, a cui si aggiunge soffocamento, o da una combinazione di gravi ferite. La persona può essere colpita più volte senza riuscire a perdere conoscenza: di conseguenza la morte può essere molto lenta.
Spesso la comunità assiste o partecipa alla lapidazione. Il codice penale iraniano descrive minuziosamente le modalità dell'esecuzione: "le pietre non devono essere così grandi da far morire il condannato col lancio di una o due di esse; non così piccole da non poter essere definite come pietre" e .. dispone che le donne siano seppellite fino alle spalle, gli uomini invece fino alla vita.
Con la decapitazione (tempo di sopravvivenza: 1-2 minuti) la testa del condannato viene staccata dal corpo per mezzo di una spada. Lo shock provocato alla colonna vertebrale dovrebbe provocare l'immediata perdita dei sensi, ma possono rendersi necessari parecchi colpi per provocare il distacco della testa.
Nonostante tutto questo il 15 febbraio 2011
La magistratura svizzera ritiene possibile l’estradizione degli omosessuali nonostante la persecuzione del regime degli ayatollah

Il tribunale amministrativo federale di Berna ha ordinato l’espulsione di un omosessuale iraniano residente nella Confederazione elvetica perchè nel suo paese d’origine non sussisterebbe la persecuzione di coloro i quali amano le persone dello stesso sesso. La magistratura elvetica si è così differenziata dalla più recente giurisprudenza europea, che valuta con grande timore i rischi per i diritti umani sotto il regime di Ahmadinejad.

Il 35enne sulla via dell’espulsione vive da ormai 10 anni in Svizzera e dal 2003 è fidanzato con un cittadino elvetico, con il quale dal 2008 si è unito in una partnership registrata, un’istituto simile ai Pacs francesi o alle civil parntership britanniche. Di solito chi ha un simile status giuridico riceverebbe un permesso di soggiorno, ma gli è stato negato perché lo scorso anno è stato condannato a due anni di prigione per traffico di eroina (70 grammi). Il ministero federale per l’Immigrazione ha di conseguenza chiesto la sua espulsione e un divieto di ingresso a vita nella Svizzera. Il dealer iraniano aveva protestato contro queste decisione, perchè nel suo Paese d’origine gli omosessuali sono perseguitati e giustiziati. Le associazioni dei diritti umani hanno rilevato migliaia di uccisioni all’interno della comunità LGBT iraniana da quando si è insediato il regime islamista degli Ayatollah sciiti. In conseguenza di questo i legali dello spacciatore avevano chiesto un riconoscimento del pericolo di vita che sussiste per chi è gay in Iran. La Svizzera, un quanto firmataria della Convenzione sui diritti umani, si è obbligato costituzionalmente a non estradare nessuna persone che potrebbe essere perseguitata oppure uccisa nel suo Paese di provenienza.
Nonostante questo

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