domenica 22 maggio 2011

LA RICERCA DELLA FELICITA'


LA RICERCA DELLA FELICITA' permette di andare verso ed oltre il puro benessere, di vivere una vita all'insegna delle emozioni positive e della SEDUZIONE.

Se ci guardiamo intorno vediamo che la gente si dà molto da fare
per conseguire un obiettivo o un altro obiettivo, che ritengono possa dar
loro la felicità.
Uno studente, per esempio, lavora molto per laurearsi, per
conseguire il suo diploma pensando che questo gli possa dare la felicità;
un uomo d'affari si darà da fare per far funzionare la sua impresa
pensando che, una volta che questa si sarà affermata, lui potrà avere la
felicità; l'impiegato di un ufficio avrà l'ambizione di far carriera, di
diventare a sua volta un direttore: pensa che questo gli darà la
felicità; un uomo di religione prende dei voti e segue delle pratiche
pensando che per questa via la sua mente diventerà una mente religiosa e
questo gli darà felicità; un docente universitario, un ricercatore,
lavora sodo alla sua costruzione teorica per scrivere i suoi libri,
pensando che una volta che avrà fatto questo allora sarà felice.
E il povero cerca di diventare ricco perché pensa che dopo, così,
sarà felice.
A guardarle dall'esterno queste persone sembrano molto diverse
l'una dall'altra...però hanno una cosa in comune; considerano la felicità
un qualche cosa che sta là fuori, che sta nel futuro e che quindi deve
essere raggiunto.
Ma se situiamo la felicità nel futuro allora questo vuol dire che
non siamo felici nel momento presente e che vogliamo diventare felici nel
futuro.
E quindi, nel momento presente, si agisce perché ci si trova in uno
stato di insoddisfazione...per conseguire la soddisfazione, ritenendo che
questa ci darà la felicità.
Ogni essere umano si ritrova su una linea di confine, un confine
che separa le cose che gli danno piacere e a cui ha accesso da quelle
invece a cui non ha accesso e che desidera.
Questa linea di confine è situata per ciascuno di noi in un posto
diverso, però per tutti vale questo: ciascuno di noi ha alcune cose ma ce
ne sono altre che invece non ha.
E quando dico: "cose che si hanno e che non si hanno" non mi
riferisco soltanto a oggetti materiali ma anche a obiettivi di carattere
spirituale.
Quindi questa è una cosa che hanno in comune tanto un povero
dell'India che si dà da fare per riuscire a comprarsi una bicicletta
quanto la regina d'Inghilterra che vuole invece procurarsi un'isola per
sé.
Psicologicamente ci troviamo tutti nello stesso stato: inappagati
con quello che c'è da questa parte della linea di confine, quel che si ha
1e impegnati a spostare più in là questa linea di confine per avere di
più.
E ci diamo da fare, ci diamo da fare per spostare questa linea
sempre più in là e, quando siamo riusciti a spostarla, una parte delle
cose che prima erano al di là, cose a cui prima non avevamo accesso, ora
sono passate da questa parte della linea, ce le abbiamo!
Temporaneamente questo ci dà un senso di appagamento, di
soddisfazione, perché abbiamo conseguito qualcosa di nuovo.
Però c'è sempre qualcosa d'altro che è al di fuori della nuova
linea di confine.
Per cui si finisce con l'annoiarsi con quello che si ha in questo
nuovo stato, così come ci si era annoiati con quello che si aveva prima.
Sorge quindi un nuovo desiderio per qualcosa che non abbiamo
adesso; questo desiderio crea insoddisfazione e ci spinge a muoverci di
nuovo per ottenere altre cose che non abbiamo ancora.
Fin quando viviamo nel campo della mente, ci saranno sempre complicazioni e problemi; questo è tutto ciò che sappiamo. La mente è sensazione, è il risultato dell’accumularsi delle sensazioni e delle reazioni, e qualunque cosa essa sfiori, è destinata a creare infelicità e confusione, una sequenza incessante di problemi. La mente è la vera causa dei nostri problemi, la mente che lavora meccanicamente notte e giorno, consciamente e inconsciamente. La mente è qualcosa di estremamente superficiale, ma per generazioni e generazioni noi abbiamo dedicato le nostre vite – e continuiamo a dedicarle – a coltivare la mente, rendendola sempre più intelligente, più sottile, più astuta, più disonesta e imbrogliona, come è evidente in ogni nostra attività.

La natura della mente consiste proprio nell’essere disonesta, imbrogliona, incapace di affrontare la realtà, ed è questo che crea i problemi, anzi, questo è il problema.

Cosa intendiamo per “problema del sesso”? E’ l’atto, o il pensare all’atto? Di certo non è l’atto. L’atto sessuale non è un problema per voi, non più di quanto lo sia mangiare; ma, se voi pensate a mangiare, o a qualunque altra cosa per tutto il giorno, perché non avete nient’altro a cui pensare, allora diventa un problema. Il problema è, dunque, l’atto sessuale, o il fatto di pensare all’atto? Perché ci pensate? Perché date tanto peso al sesso, come evidentemente state facendo? I film, le riviste, i racconti, il modo in cui le donne si vestono, tutto contribuisce a rendere sempre più centrale il pensiero del sesso.

Perché la mente alimenta costantemente questo pensiero, perché non può fare a meno, in assoluto, di pensare al sesso? Perché? Perché il sesso è diventato un aspetto centrale della vita? Ci sono così tante cose che richiedono, che esigono la vostra attenzione, e voi siete interamente occupati dal pensiero del sesso. Cosa succede, perché le vostre menti ne sono così ossessionate?

Forse perché il sesso rappresenta un’estrema via di fuga, non è così? Un modo per dimenticare completamente se stessi. Per un momento, o meglio, in quel momento, è possibile dimenticare se stessi – e non esiste altro modo per farlo. Ogni altra cosa che fate nella vita mette l’accento sull’”io”, sul se’. Il lavoro, la religione, gli dei, i leader, le attività politiche ed economiche, gli svaghi, le attività sociali, l’iscriversi a un partito e il combatterne un altro – tutto ciò mette l’accento sull’”io” e lo rafforza. In altri termini, esiste un unico atto in cui l’accento non è posto sull’”io”, e così esso diventa un problema.


E la vita si svolge così, in questo circolo vizioso.
E credo sia stato Oscar Wilde a definire questa condizione umana
con il suo stile umoristico: "Ci sono due tragedie nella vita, due
drammi che noi viviamo: uno, quello di non avere ciò che desideriamo;
l'altro, di aver soddisfatto il nostro desiderio!"
Oggi sul pianeta esiste un evidente conflitto tra coloro che ricercano la pace, la tranquillità della mente, la serenità e coloro che vogliono distruggere ogni armonia. Non cercate di sfuggire a questa situazione, non pensate che il rifugio in una grotta sull’Himalaya possa isolarvi dal mondo, anche l’Himalaya non ha più luoghi solitari e potrebbe essere chiamata
“computerlaya”. Non lasciatevi fuorviare dall’illusione, oggi la pace e la serenità potranno nascere solo dall’integrazione di questi due elementi, la saggezza del passato e la tecnologia moderna, la scienza.
Dunque, un futuro mondo armonioso e pacifico si realizzerà quando i più importanti scienziati diverranno anche buoni meditatori, al momento però i tempi non sono maturi e, se pur si inizia ad intravedere qualche inversione di tendenza in alcuni scienziati che si stanno interrogando circa la possibilità di integrazione dei due mondi, per molti di loro è difficile accettare l’aspetto spirituale della realtà, così come per le persone spirituali è difficile
accettare le scoperte scientifiche tendenti ad una spiegazione solo razionale e materialistica.
Perché è assolutamente fondamentale oggi tenere unite queste due realtà?
Se ci si allontana dalla situazione sociale in cui si è inseriti, rifugiandosi esclusivamente nella lettura degli importantissimi testi di antichi maestri, si perde la visione della vita quotidiana, degli aspetti fondamentali che la compongono, e questo rende assolutamente impossibile ogni meditazione, perché ci si ritrova in una situazione di totale dissociazione.
E’ dunque importante non scindere mai questi due aspetti fondamentali nell’esistenza umana;
è indispensabile utilizzare le tecnologie, quanto la scienza offre e, contemporaneamente, ricordare gli insegnamenti dei saggi e cercare i luoghi più adatti alla spiritualità e alla meditazione.
Lasciarsi sempre uno spazio di sogno in libertà
Se pretendiamo di portare a termine ogni idea, disperdiamo le nostre energie in troppe direzioni senza riuscire a “portare a casa il risultato”. Ma dal momento che non possiamo ridurre le connessioni cerebrali (a parte che con un buon uso di droghe leggere e pesanti, questione di scelte) e quindi fino all’ultimo dei nostri giorni il cervello produrrà una valanga di idee, sogni e progetti, dobbiamo diventare abili ad accogliere questa importante “produzione” con serenità. Senza sensi di colpa perché non concludiamo tutto, perché siamo dei sognatori. Sappiamo che questo ha uno scopo: selezionare.
Quindi dobbiamo chiederci: come mai non siamo soddisfatti di quel
che abbiamo ora e abbiamo sempre bisogno di cercare qualcosa di nuovo?
E se ci poniamo questa domanda ci accorgiamo che, siccome ci
proiettiamo verso un nuovo desiderio per ottenere qualcosa che ancora non
abbiamo, diventiamo insensibili, non percepiamo quello che invece
abbiamo.
Quindi sono annoiato, sono insoddisfatto di ciò che ho perché non
vi presto attenzione e concentro invece il mio sforzo su quello che non
ho e cerco quel che non ho perché sono stufo, sono annoiato di quel che
ho.

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