sabato 25 giugno 2011

EMOZIONI E FELICITA'

emozioni e felicità




EMOZIONI E FELICITA' sono collegate dal fatto che senza emozioni e SEDUZIONE non si può essere felici.
Le emozioni non ci possiedono, e non siamo noi a possederle. Possiamo però imparare a gestirle traformandole da possibili antagoniste a sicure alleate Massimo Taramasco
Imparare a gestire le emozioni, ci permette  non averne paura vivendole in modo positivo, infatti soffocare le emozioni infatti è estremamente negativo e furiero di insuccessi.

Senza emozioni la vita sarebbe come una pagina vuota e  tutta grigia. Escludendo gioie , dolori, speranze 
o illusioni, inquietudini o successi l’esperienza umana sarebbe fredda, priva di  colori e di significato. Ciò che connota  i nostri stati emotivi  è proprio il loro essere legati ad una tonalità affettiva dell’esperienza,  sia debole che intensa,  che può così dispiegarsi nell’ambito della piacevolezza o sofferenza, accettazione o rifiuto, dalle soddisfazioni ed esigenze più tenui fino ai bisogni o disagi più profondi.


L'Intelligenza Emotiva riguarda la gestione della parte emozionale in accordo con la parte logica, comunicare meglio con se stessi e con gli altri per raggiungere una piena soddisfazione sia nella vita personale che in quella professionale, conoscere le leve della motivazione e dell'auto-motivazione, saper costruire ed alimentare relazioni di qualità ed essere capaci di risolvere i conflitti.

Le emozioni primarie sono caratterizzate da automatismo, involontarietà e rapidità nello scatenamento, oltre a spontaneità e limitata durata della reazione; queste emozioni sono:

  • la gioia
  • la paura
  • la collera
  • la tristezza
  • il disgusto
  • la sorpresa


Le emozioni secondarie, invece, sono collegate allo sviluppo del linguaggio, della coscienza di sé, all’autovalutazione, più in generale alle elaborazioni cognitive, e perciò tendono ad emergere tardivamente (in genere tra il primo e il quarto anno di vita). Esempi di emozioni secondarie sono:

  • l’invidia
  • il disprezzo
  • la gelosia
  • l’imbarazzo
  • la fierezza
  • la colpevolezza
  • la vergogna



Le persone hanno la capacità di rispondere in modo automatico, innato e geneticamente codificato alle stimolazioni emotive
attraverso l’intero comportamento non verbale espresso dai quattro canali comunicativi:
  1. la prossemica (gestione attuata con il proprio corpo degli spazi comunicativi),
  2. la cinesica (gesti e movimenti di parti del corpo),
  3. la paralinguistica (suoni vocali senza significato specifico logico)
  4. la digitale (toccamenti delle mani e del corpo).
Per stimolazioni emotive s’intendono persone, argomenti, azioni, cose, pensieri, comportamenti che esercitano su di noi un effetto emozionale. Questo effetto può essere di piacere e gradimento, rifiuto e infine di tensione emotiva ancora non connotata, diciamo neutra.
Quando ci troviamo di fronte ad un pubblico e dobbiamo parlare, quando ci troviamo di fronte ad una scelta, quando raccontiamo un viaggio, quando pensiamo alla persona amata etc. il corpo comunica costantemente e in modo inequivocabile quale emozione si sta provando.
L’insieme del comportamento non verbale (gesti, movimenti del corpo, toccamenti, suoni vocali etc.), prodotti come risposta a queste stimolazioni, indicano all’istante che tipo di emozione si è prodotta, scaricata e quindi comunicata attraverso di esso.


Il metodo parte dal presupposto che un'emozione va scaricata, sempre e comunque, ma i modi di scaricarla sono tre: diretto, indiretto e sublimato. Un moto di irritazione scaricato direttamente si traduce in un attacco, fisico o verbale, nei confronti di chi ha causato l'irritazione; se, invece, la scarica è indiretta, l'aggressione sarà rivolta verso terzi, come quando un lavoratore frustrato urla a casa con i figli.
La sublimazione è la forma che lascia più spazio e libertà d'azione, cioè la trasformazione dell'emozione in "forza lavoro" che può essere scaricata in tantissimi modi diversi: correndo, urlando, prendendo a pugni un cuscino, camminare all'aria aperta, parlare con un amico, ballare o scrivendo una lettera con tutti gli insulti e improperi che vorremmo dire (senza però mandarla), e così via.Una salutare “dieta emozionale” implica, certamente, andare oltre, passando dall’atteggiamento passivo 
a quello attivo, che ci vede agire ed affrontare il rischio di porci faccia a faccia con i nostri vincoli e paure 
(quella dell’abbandono affettivo, i sensi di colpa, la paura del giudizio altrui e la disistima)
Imparare a costruire un buon rapporto con le proprie emozioni, cioè dare loro dignità di esistenza e modalità di espressione, ci eviterà i danni dei due possibili estremi, da una parte la repressione, quindi “l’aridità", e dall'altra l'espressione incontrollata, quindi "l’alluvione". le volubili e mutevoli colorazioni del nostro animo si trasformeranno non in una croce da subire, ma in una ricchezza

1 commento:

  1. Articolo davvero interessante, complimenti! Ho seguito un corso sulla gestione delle emozioni: è stata un'esperienza talmente utile per me che, a modo mio, continuo ad approfondire, documentandomi più che posso. A tal proposito vorrei segnalarvi questo blog (http://mentedelcuore.it/) nel quale si trovano notizie altrettanto interessanti!

    Grazie ancora per quello che scrivete!

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