sabato 11 giugno 2011

TEORIA DEI TIPI LOGICI

La TEORIA DEI TIPI LOGICI si applica a molte situazioni della vita tra cui le relazioni sentimentali e la SEDUZIONE
L’assioma fondamentale della teoria dei tipi logici afferma che
“Qualunque elemento che presupponga tutti gli elementi di un insieme non può essere un
elemento dell’insieme”. (Russel)
Ad esempio il genere umano è l’insieme di tutti gli individui ma non è esso stesso un
individuo.
Qualunque tentativo di trattare l ‘uno nei termini dell’altro è destinato a generare confusione
e paradossi.
Un paradosso famoso è:
“L’insieme di tutti gli insiemi che non sono membr

i di se stesso è membro di se stesso?”
Il paradosso nasce dal fatto che per essere membro di se stesso questo insieme (facendo
parte degli insiemi che non sono membro di se stessi) non deve essere menbro di stesso.
Stessa cosa vale per il paradosso:
“Io mento”
Per mentire devo dire la verità e per dire la verità devo mentire.
La soluzione è quella di considerare a “livelli logici “ diversi:
nel primo caso l’insieme di tutti gli insiemi è ad un livello logico superiore rispetto agli
insiemi che lo compongono( per cui non ha senso chiedere se è o non è menbro di se
stesso), nel secondo caso l’asserzione “io mento” diventa una meta-asserzione che informa
sulla mia abitudine di mentire , ma non ha senso cercare di capire se è essa stessa menzogna
o verità.
La teoria dei tipi logici ci offre una struttura concettuale sul genere di cambiamento che si
può verificare all’interno di un sistema il quale resta invece immutato.
Qualunque cambiamento che si verifica all’interno di un sistema non porta in realtà alcun
cambiamento perchè vengono sempre rispettate le regole dell’insieme.
Si può parlare in realtà di due tipi di cambiamento:
uno che si verifica all’interno di un sistema che resta immutato, l’altro quando si verifica
cambia il sistema stesso.
Ad esempio una persona che ha un incubo può fare diverse cose all’interno del sogno( può
correre, nascondersi, strillare, volare, ecc.) ma nessuno dei cambiamenti da uno di questi
comportamenti ad un altro porrebbe mai fine all’incubo.Questi tipi di cambiamenti li
denomineremo cambiamento1.
L’unico modo per uscire fuori da un sogno impluica il cambiamento dal sognare all’esser
desti.
Questo tipo di cambiamento, che implica il passaggio ad un livello logico superiore lo
denomineremo cambiamento2.
Da un punto di vista teorico è quindi semplice distinguere tra cambiamento1 e
cambiamento2, mentre sul piano della vita pratica può essere più complicato.
Un sistema che può passare attraverso tutti i suoi possibili cambiamenti interni senza
provocare un cambiamento del sistema, cioè un cambiamento2, si dice che è preso in un
gioco senza fine.
Ad esempio certe discussioni, certi copoioni tra marito e moglie tendono a ripetersi sempre
allo stesso modo e tutti i cambiamenti si verificano all’interno del copione stesso per cui
sono tutti cambiamenti1 che non portano a nessuna soluzione.
I cambiamenti veri sono i cambiamenti2.
Non è la stessa cosa se ci consideriamo pedine di un gioco le cui regole chiamiamo realtà
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oppure giocatori del gioco di cui sappiamo che le regole sono reali soltanto nella misura in
cui le abbiamo stabilitre ed accettate , oltre a sapere che possiamo cambiarle.
Un’altro assioma della teoria degli insiemi afferma che
“Ogni elemento dell’insieme deve avere il suo inverso che composto con l’elemento stesso
da l’elemento di identità (es. 5+(-5)=0)”
Dal punto di vista dell’esperienza umana diventa evidente che il mondo è costituito da
coppie di opposti e che qualunque aspetto della realtà trae la propria sostanza dal suo
opposto.
Gli esempi sono ovvi: bene e male, luce ed ombra, immagini e sfondo, passato e futuro.
Tutte queste coppie sono semplicemente i due aspetti complementari di un’unica realtà, di
un solo schema di riferimento, nonostante la loro natura apparentemente incompatibile e
comunque tale da farli escludere a vicenda.
La donna che divorzia da un uomo “debole” per sposarne uno “forte” spesso scopre con
sgomento che mentre il suo secondo matrimonio avrebbe dovuto essere proprio l’opposto
del primo, in realtà le cose non sono poi cambiate molto. Spesso gli estremi sono molto
simili.
Questa strana interdipendenza degli opposti era già nota ad Eraclito, che la definì
enantiodromia.
Il concetto fu ripreso da Jung che vide in esso un meccanismo psichico di fondamentale
importanza: “Ogni estremo psicologico contiene celato in sè il suo opposto o sta in qualche
rapporto intimo ed essenziale con questo, e quanto più estrema è una posizione tanto più
facilmente vi è da attendersi la sua conversione nell’opposto”.

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