venerdì 1 luglio 2011

ARMONIA E BENESSERE





ARMONIA E BENESSERE nelle relazioni sentimentali passano anche attraverso le capacità di SEDUZIONE.Che cos'è la capacità di SEDUZIONE?
L'aspetto è veramente un fattore determinante per avere successo nelle relazioni?
Per alcuni la capacità di conquistare è un fatto naturale, altri rimangono soli anche per lunghi periodi.
Quali sono le cause dell'insuccesso in amore?"



Quando l'inconscio ci mette i bastoni tra le ruote in tutte le iniziative che intraprendiamo, nel lavoro, nelle relazioni, nei nostri sogni, è ora di capire come farselo amico.
Qual'è il potere che vive in questa importante
parte di noi stessi?
. 




I nostri turbamenti, i vincoli che ci imponiamo, sono vere e proprie catene che non ci lasciano realizzare i nostri sogni. Proviamo a riconoscere e a vincere questi vincoli ben nascosti dentro di noi. Facciamo in modo che l'inconscio diventi il nostro migliore alleato.
ARMONIA E BENESSERE passano anche attraverso la capacità di costruire realtà felici.
L'affermazione di una realtà unica, indiscutibile e inconfutabile è, da sempre, l'espressione degli assolutismi.
L'illusione di essere portatori di una verità esclusiva è sintomo di una visione della realtà molto più distorta di quanto si possa immaginare. Le correnti di pensiero più aperto e meno aggiogato ai vincoli culturali classici, vedono invece nella verità una percezione soggettiva, e quindi multipla.
L'espressione "non esiste una verità ma molte verità", lascia perplessi ad una prima lettura. Bisogna abituarsi, prima di accettare questa affermazione, a riconoscere la relatività del pensiero.
Ogni pensiero, e quindi ogni percezione di realtà, è frutto di una posizione particolare del soggetto che la interpreta. Quindi "vera" in quelle condizioni e solo in quelle. L'entrata in scena di altre variabili non smentisce la realtà precedente ma ne produce un'altra, non meno "vera".

Perché accettare un concetto così trasgressivo per il nostro modo di vedere il mondo che ci circonda? Un albero è un albero per chiunque lo guardi! Certamente, ma esiste solo dal momento in cui lo percepiamo.
Siccome ciascuno di noi lo percepisce in modo diverso, perché alla vista ne ricava emozioni originali e del tutto personali, l'albero diventa una realtà diversa a seconda di come lo percepiamo.
Qual è dunque l'albero più vero? Quale percezione può permettersi di prevalere su un'altra? Chi può affermare lecitamente che una realtà sia più vera di altre? Ecco ora che affermare "non esiste una verità ma molte verità", assume un significato più accettabile.

Questo principio è ancora più applicabile al mondo delle emozioni, dove la percezione è l'oggetto stesso e non ha bisogno di materializzarsi. L'emozione è uno stato puro che scaturisce da noi stessi in funzione dei nostri turbamenti, del nostro vissuto.
Condizionata dai nostri conflitti e dalle nostre distonie, la nostra meravigliosa mente, con quell'organo virtuale che è la nostra intelligenza emotiva, crea e ci fa riconoscere una realtà del tutto personale.
Attenzione a non cadere nella trappola di cercare di individuare, in una visione competitiva, quale realtà sia autenticamente "reale". Solo in presenza di una patologia possiamo permetterci il lusso di criticare, eventualmente, la capacità percettiva di un individuo, e quindi la sua realtà.
Soffermiamoci invece sullo straordinario fatto che la nostra realtà, in quanto frutto di nostre personali emozioni, esiste veramente. Ogni realtà è quindi vera, tangibile e inconfutabile. Se accettiamo la relatività della realtà, ci rendiamo subito conto di essere in presenza di un altro importante concetto: che la realtà esiste perché in noi si è sviluppata non solo la capacità di percepirla attraverso le emozioni ma anche la capacità di crearla.


Esiste, però, un tratto di fondo che spesso pare accomunare queste persone: nutrirsi delle briciole della Vita. Se, da una parte, questo denota la grande capacità di valorizzare quel che essa offre, di cogliere le piccole sfumature, di farsi riempire e sfamare da esse, dall’altra, portato all’estremo, questo atteggiamento sottende uno scarso moto vitale, una incapacità e/o impossibilità di occupare in modo netto, deciso e consistente un posto nel mondo. E allora, nutrirsi di briciole, di quel che avanza è il simbolo del banchettare con i frammenti della Vita, con quel che gli altri scartano o possiedono in sovrabbondanza. Come se per noi non ci fosse la possibilità di un pasto pieno e completo. La Vita, in questo caso, non esplode, non fiorisce, non fluisce, non riesce a scorrere in abbondanza e pienezza, in genere perché non gliene offriamo la possibilità. Un forte vissuto d’indegnità aleggia in tale situazione. 


Se non esiste una realtà esterna, oggettiva e comune a tutti, allora essa è soggettiva, frutto della nostra intelligenza emotiva ed è in questa realtà che noi viviamo, parallelamente alla realtà personale dei nostri simili.
La realtà non esiste, sono le nostre emozioni a creare il mondo che ci circonda!

Non gli oggetti, non lo spazio, non il tempo ma la percezione di questi componenti è la realtà. In equilibrio su una sottile linea che separa l'immagine reale (tangibile e attuale, il qui e ora) e l'immagine ideale (le nostre proiezioni), la vita si svolge nel continuo confronto tra questi due mondi. Perché lo spazio che separa le due immagini è una fonte inesauribile di emotività.


E’ sempre appassionante osservare i comportamenti estremi, a partire dai quali si può cercare di rinvenire una sorta di equilibrio dinamico, da ridefinire costantemente nell’arco della propria esistenza. La sfera alimentare, senza dubbio, è una delle più dinamiche che esista, specchio di una vita interiore in continua evoluzione e riassetto.


Ciò che siamo e ciò che vorremmo essere modificano continuamente il teatro della nostra esistenza, ci fanno scegliere attori e comparse, ci fanno muovere sul palcoscenico della vita. Tesi tra un copione da seguire e lo scopo di ottenere una recensione favorevole, assumiamo di volta in volta ruoli diversi, interpretiamo creativamente le nostre giornate per produrre emozioni degne di essere vissute.
Spinti dalla coazione a ripetere quei passaggi che ci hanno tanto emozionato nella nostra infanzia, facciamo entrare in scena gli attori, replichiamo comportamenti e costruiamo scenografie capaci di creare il pathos necessario a rivivere le emozioni.
Qui si svolge la nostra vita: nel complesso mondo personale che costruiamo con le nostre percezioni emotive.

Quando uno stimolo attiva la nostra parte emotiva, questa inizia a ricamarci sopra (produce proiezioni) fino a far divenire l'oggetto stimolante tanto più appagante quanto più sarà in grado di avvicinarsi all'immagine ideale che abbiamo creato nella nostra mente.
Così come sarà tanto più fonte di disarmonia (punti distonici) quanto più ci farà percepire la nostra immagine reale come una situazione vincolante e frustrante perché troppo lontana dai nostri sogni.

Se l'immagine reale è frutto delle nostre emozioni, cioè esiste perché noi così la percepiamo, è altrettanto vero che possiamo agire per cambiarla.
Non con la logica e la "forza di volontà " ma cercando di ridurre il conflitto che è in noi.


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