giovedì 28 luglio 2011

COMUNICAZIONE ANALOGICA

COMUNICAZIONE ANALOGICA




Si definisce COMUNICAZIONE ANALOGICA  quella comunicazione che fa a meno delle parole.
La COMUNICAZIONE ANALOGICA governa processi come l'innamoramento e la  SEDUZIONE.
 Benché in questo campo le definizioni siano ancora tutte da scrivere, per ritardi culturali che solo oggi si stanno superando, si può tentare una sistemazione teorica del seguente tipo. La conoscenza è rappresentazione. Le rappresentazioni si possono affidare a qualcosa che conserva somiglianza con l’oggetto del conoscere (ad esempio: l’immagine) o a qualcosa di più astratto che con l’oggetto del conoscere ha solo un rapporto convenzionale (ad esempio: la parola). Quando la realtà viene indagata con gli strumenti del pensiero mediati dalla parola, il logos, (o da altri strumenti astratti quali i numeri, le formule matematiche, ecc.) entriamo nel territorio controllato dalla “logica”. Viceversa siamo nel territorio dell’analogico.


 Le parole sono segni arbitrari che vengono manipolati secondo la sintassi logica della lingua.
Nella comunicazione analogica si può far riferimento con maggiore facilità alla cosa che si rappresenta. La comunicazione analogica ha le sue radici in periodi molto più arcaici dell’evoluzione e la sua validità è quindi molto più generale del modulo numerico della comunicazione verbale, relativamente recente e assai più astratto.
La comunicazione non verbale non si limita al movimento del corpo, ma include le posizioni del corpo, il ritmo e la cadenza delle parole stesse, e ogni altra espressione non verbale di cui l’organismo sia capace, come pure i segni di comunicazione immancabilmente presenti in ogni contesto in cui ha luogo un’interazione.



La comunicazione analogica riguarda: le posizioni del corpo; i gesti, l’espressione del volto e degli occhi; le inflessioni della voce; la sequenza, il ritmo, la cadenza delle parole; ogni altra espressione di cui il corpo sia capace; i segni di comunicazione o movimenti d’intenzione sempre presenti in ogni contesto comunicativo. Nel rapporto tra persone tutto è comunicazione, non soltanto le parole, ma si comunica con tutto il corpo, quindi non si può non comunicare
L’uomo è il solo organismo che si conosca che usi moduli di comunicazione sia analogici che numerici. Il linguaggio numerico ha un’importanza particolare perché serve a scambiare informazione sugli oggetti e anche perché ha la funzione di trasmettere la conoscenza di epoca in epoca. C’è però tutto un settore in cui facciamo assegnamento quasi esclusivamente sulla comunicazione analogica, spesso discostandoci assai poco dall’eredità che ci hanno trasmesso i nostri antenati mammiferi. E’ questo il settore della relazione. Ciò che capiscono davvero gli animali, non è certo il significato delle parole, ma la ricchezza della comunicazione analogica che s’accompagna al discorso. Infatti ogni volta che la relazione è il problema centrale della comunicazione, il linguaggio numerico è pressoché privo di significato.
In breve, se si ricorda che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, è lecito aspettarsi che i due moduli di comunicazione non soltanto coesistano ma siano reciprocamente complementari in ogni messaggio. E’ pure lecito dedurre che l’aspetto di contenuto ha più probabilità di essere trasmesso con un modulo numerico, mentre in natura il modulo analogico avrà una netta predominanza nella trasmissione dell’aspetto di relazione.

L’aspetto esteriore, quindi, gioca un ruolo rilevante nella comunicazione sociale della vita quotidiana. Gli elementi più importanti che lo caratterizzano sono il volto (nelle sue fartezze e non nella sua capacità espressiva), il fisico, l’abbigliamento, l’acconciatura dei capelli4.
Così, quando ci impegniamo in un’interazione con qualcuno che non conosciamo, offriamo un’immagine di noi stessi e ci creiamo un’immagine dell’altro. Ciò fa si che in base a quella che chiamiamo «sensazione» o «prima impressione», regoliamo il nostro modo di agire, tentando di renderci simpatici, affascinanti, formali, informali, professionali, seri o spiritosi, a seconda dei casi. 



Ogni comunicazione implica un impegno e perciò definisce la relazione. E’ un altro modo per dire che la comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento. Accettando l’impostazione di G. Bateson, si è giunti a considerare queste due operazioni come l’aspetto di “notizia” (report) e di “comando” (command) di ogni comunicazione.
L’aspetto di “notizia” di un messaggio trasmette informazione ed è quindi sinonimo nella comunicazione umana del contenuto del messaggio. L’aspetto di “comando”, d’altra parte, si riferisce al tipo di messaggio che deve essere assunto e perciò, in definitiva, alla relazione tra i comunicanti. 

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