martedì 30 agosto 2011

BRAINSTORMING



BRAISTORMING



I campi di utilizzo del metodo del brainstorming sono praticamente illimitati, pure le relazioni sentimentali e la SEDUZIONE.
Certamente interessanti ed utili sono la ricerca di soluzioni innovative al 
problema del raggiungimento e del mantenimento dell’”eccellenza operativa e 
gestionale”; o al problema dell’ottimale smaltimento-ricupero dei rifiuti 
(anche quelli tossici); o al problema della creazione e mantenimento di un 
adeguato “spirito di squadra”; o al problema di come massimizzare la 
percezione nella persona di interesse della buona qualità dei servizi oggettivamente 
erogati; 

Il brainstorming (letteralmente: tempesta cerebrale) è una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. Sinteticamente consiste, dato un problema, nel proporre ciascuno liberamente soluzioni di ogni tipo (anche strampalate o con poco senso apparente) senza che nessuna di esse venga minimamente censurata. La critica ed eventuale selezione interverrà solo in un secondo tempo, quando la seduta di brainstorming è finita.
Il risultato principale di una sessione di brainstorming, che apparentemente sembra un metodo sciocco e quasi infantile, è invece in genere molto produttivo: può consistere in una nuova e completa soluzione del problema, in una lista di idee per un approccio ad una soluzione successiva, o in una lista di idee che si trasformeranno nella stesura di un programma di lavoro per trovare in seguito una soluzione.



Nel brain storming, così come in una grande orchestra affiatata e ben diretta, è 
necessario realizzare una concordia discors, un’armoniosa discordanza, che ci 
faccia scoprire la ricchezza della diversità rispetto al grigiore rassicurante 
della routine



Secondo Edward De Bono, la migliore e più semplice definizione della sua rivoluzionaria 
scoperta nell’ambito del managerial problem solving (il cosiddetto lateral thinking) è riducibile 
a queste semplici parole: il pensiero laterale non  sarebbe altro che un percorso logico, ma 
assolutamente insolito per la grande maggioranza delle persone, in grado di portare il decision 
maker ad una soluzione decisamente originale relativamente ad una qualche questione; 
questione  nei riguardi della quale i normali strumenti della logica, ed il ricorso all’esperienza 
(individuale e del gruppo), non abbiano dato i frutti sperati. 
Partendo dalla domanda se la creatività sia o meno una dote innata (e certamente lo è, 
anche se si tratta di una dote coltivabile, esattamente come tutte le altre abilità manageriali), 
De Bono evidenzia innanzitutto come esistano diversi tipi di creatività; e spiega che, mentre il 
pensiero normale può essere sinteticamente descritto come “verticale”, quello creativo è 
meglio definibile come “laterale”.


Le diverse attribuzioni di valore fatte agli artisti, che portano da una parte a paragonarli a semplici artigiani dall'altra a divini creatori, riflettono e sono in relazione anche alle molteplici spiegazioni che nelle epoche si diedero al sorgere dell'idea[11]. Attualmente, si tende ad attribuire a tutti gli individui la capacità di produrre atti creativi, imprevedibili e originali; ed esistono corsi e pubblicazioni il cui intento formativo è di svilupparli e moltiplicarli. Le tecniche sono molteplici così come lo sono gli approcci e le definizioni; ma la creatività non è più blasfema, o eccezionale, non sfida più la collera divina, anzi è patrimonio molteplice che viene cercato e sviluppato al fine di una miglior economia individuale e sociale.






Uno stile manageriale partecipativo ed una leadership carismatica non hanno difficoltà a 
trovare nelle tecniche creative e di soluzione dei  problemi dei fantastici strumenti di 
realizzazione e di sviluppo di un  team  affiatato e vincente; specialmente se, con l’ausilio di 
adeguati supporti formativi, le dinamiche psicologiche ed operative dei piccoli e dei grandi 
gruppi vengano integrate per costruire, mantenere e motivare la squadra, attraverso i 
processi del forming-storming-norming-performing. 
La cosa più importante di tutte, però, per poter gestire in maniera ottimale tutti i 
problemi posti non tanto dalle risorse materiali (danaro, ambienti, strumenti ecc.) quanto da 
quelle “umane” (soprattutto nella complessa ed anche eticamente difficile realtà sanitaria), è 
imparare a porsi i giusti “perché”, come precondizione per poter trovare le giuste soluzioni.


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