sabato 3 settembre 2011

LA SEDUZIONE DI MATHA HARI


LA SEDUZIONE DI MATHA HARI



LA SEDUZIONE DI MATHA HARI è la SEDUZIONE di una seduttrice naturale eccezionale.

E' la donna della SEDUZIONE per eccellenza. Da sempre. Mata Hari ha riempito di intrighi e seduzioni la nostra immaginazione.  Ma chi era veramente ?
vero nome Margaretha Geertruida Zelle, olandese di nascita adottata dal mondo di inizio ‘900, porta con sé una storia sì eccezionale, ma in cui non mancano dolori e solitudine. Dopo un’infanzia difficile, che ha visto la separazione dei genitori a causa di problemi economici, la prematura morte della madre, le molestie da parte del direttore della scuola di Leyden dove lavorava come maestra, a 20 anni rispose a un’inserzione matrimoniale di un ufficiale, il capitano Rudolph Mac Leod (1856-1928), di ritorno dalle Indie. L’anno successivo il loro incontro i due si sposarono. I primi anni furono molto felici, si trasferirono a Giava ed ebbero due figli.

La famiglia venne sconvolta dalla tragedia della morte del piccolo Norman, che il 27 giugno 1899 morì avvelenato. La causa della morte fu una medicina somministrata dalla domestica indigena ai figli della coppia, ma non si hanno prove che costei avesse voluto uccidere i bambini; si sospetta però che ella, moglie di un subalterno del maggiore Mac Leod, fosse stata spinta dal marito a vendicarsi del superiore, che gli aveva inflitto una punizione Rudolph, Margaretha e la piccola Non, per sottrarsi a un luogo di tristi ricordi, ottennero di trasferirsi a Banjoe Biroe, nell'isola di Giava, dove Margaretha si ammalò di tifo. Il maggiore Mac Leod, raggiunta la maturazione della pensione, il 2 ottobre 1900 diede le dimissioni dall'esercito: dopo poco più di un anno passato ancora a Giava, nel villaggio di Sindanglaja, cedendo forse alle richieste della moglie, agli inizi del1902 riportò la famiglia in Olanda.
Decisa a tentare l'avventura della grande città, nel marzo del 1903 Margaretha andò a Parigi, dove pure non conosceva nessuno: cercò di mantenersi facendo la modella presso un pittore e cercando scritture nei teatri ma con risultati alquanto deludenti. Forse giunse anche a prostituirsi per sopravvivere, nella vana attesa del successo. Iniziò comunque la carriera di spia

Non fu certo per caso che il Servizio Segreto tedesco si interessò a lei: alla fitta rete spionistica che la Germania stava allora tessendo in tutta l’Europa occorreva proprio un agente segreto introdotto nel vivo della vita politica e militare della Francia. Fu cosi che Mata Hlari divenne H21. Nel frattempo gli avvenimenti in Europa precipitavano: l’estate del 1914 vide milioni di uomini mobilitati per lo scoppio della prima guerra mondiale.
Spregiudicata, avida di danaro e d’avven­tura, audace e coraggiosa, esperta nel simulare e dotata di eccezionale sangue freddo, Mata Hari possedeva indubbiamente molti dei requisiti che sono necessari a una spia di classe. Ecco perché quando si vide sul punto d’es­sere scoperta, Mata Hari decise di osare fino al limite del possibile.

Quando gia' lavora per i tedeschi le capita di fare la conoscenza del capo dei servizi segreti francesi (i nemici dei tedeschi nella Grande Guerra) e di avere bisogno di lui per raggiungere in un sanatorio un suo amante russo, del quale, per una volta, e' veramente innamorata. In cambio di un permesso di viaggio accetta di lavorare come informatrice dei francesi, i quali pero' pensano bene di pedinarla attentamente per vedere cosa fa.
A un certo punto i servizi segreti francesi la mandano nella neutrale Spagna, dove avvia un periodo di intensa attivita'. La sua agenda e' piena di appuntamenti, diurni e notturni. Le riesce anche qualche bel colpo, come quando identifica un'importante spia tedesca, oppure quando rivela ai francesi i piani di Berlino per il Marocco.
Ciononostante i responsabili dell'intelligence francese non si fidano e quando da Madrid a Berlino si susseguono messaggi riguardanti H21, letti con attenzione a Parigi, e' l'inizio della sua fine. Il 2 gennaio 1917 lascia Madrid per Parigi dove vuole ritirare quello che crede di aver guadagnato, ma viene arrestata.


Pochi giorni dopo il colloquio con Ladoux, ella tornò negli uffici del Deuxième Bureau e chiese di essere ricevuta dal ca­po del Servizio Segreto francese. Aveva una proposta da fargli ed era certa che Ladoux l’avrebbe ascoltata. Potrei fare la spia per la Francia! Il mio prestigio in Germania è grande. Sono amica perfino del principe ereditario...
L’uomo non mostrò alcuna meraviglia: in fondo si era aspettato qualcosa di simile e doveva ammettere che Mata Hari gli sarebbe stata più utile così che chiusa in carcere. Quindi accettò la sua proposta. “Va bene, d’accordo”, le rispose, “ma se tradirete la Francia, per voi ci sarà il plotone di esecuzione”. Mata Hari si limitò a rispondere con calma assoluta: “Intesi!”. In realtà la sua decisione era un’altra: con quel patto avrebbe allontanato i sospetti dei Francesi, pur seguitando a servire i Tedeschi. Un doppio gioco assai pericoloso.
Iniziata la frequentazione dei salotti più prestigiosi della Belle Epoque, ben presto diventò famosa come la “danzatrice venuta dall’Oriente”. Il 13 marzo del 1905, in un piccolo e prezioso locale parigino, al cui fondo, nella luce oscillante delle candele, una statua bronzea di Shiva dalle quattro braccia schiaccia col piede un piccolo demone, al suono delle musiche esotiche di un’orchestra nascosta dalle quinte, fra quattro ballerine severamente vestite di nero, nacque Mata Hari, “Occhio dell’alba”, il seno fasciato e ingioiellato, muove sinuosamente le gambe, le braccia e il ventre, finché i veli, uno dopo l’altro, cadono a terra. Arriva il successo da ogni parte d’Europa. Il trionfo fu costruito sulla fantasia, ingenua e torbida, di Paesi sconosciuti e misteriosi. Mata Hari offrì tutto quello che gli spettatori si aspettavano dalla sua danza: fascino proibito dell’erotismo e purezza dell’ascesi:
“Agli occhi di chi guarda veniva mostrato tutto, tutto senza veli e senza pudore. Tranne i seni, coperti da un cache-seins, due piccole coppe ingioiellate create da lei stessa”.
Tra mito e realtà le si attribuirono flirt amorosi, e relazioni spregiudicate con ministri, esponenti politici di primo piano e militari d’alto grado in un crescendo rossiniano di popolarità che fece di lei una vera e propria diva dell’epoca, ma che allo stesso tempo acuì i sospetti intorno alla sua figura leggendaria di “danzatrice unica e sublime”. Sospetti che sembrarono concretizzarsi quando venne accusata di attività di spionaggio per i tedeschi. Attività mai chiarite del tutto nei loro contorni, e alle quali Margaretha si dichiarò sempre totalmente estranea. Non a caso, in questi ultimi anni, sono aumentate le schiere di coloro che chiedono a gran voce una sorta di riabilitazione pubblica di Mata Hari, forse da considerare più una ballerina con relazioni pericolose che una spia assoldata dalle potenze straniere


Il controspionaggio francese decise di met­terla alla prova. Come primo incarico le fornì notizie militari perché le facesse pervenire ai patrioti belgi. Ella avrebbe dovuto imbarcarsi in Spagna su una nave neutrale, raggiungere l’Inghilterra e di qui l’Olanda e il Belgio.
Ma non appena giunse in Spagna, Mata Hari prese contatto con l’Ambasciata tede­sca di Madrid e si incontrò col generale Von Kroon a cui vendette i segreti che aveva avuto dai Francesi. Troppo sicura di sé, non previde che il controspionaggio francese era in grado d’intercettare tutte le comu­nicazioni dell’ambasciata tedesca in Spagna. Infatti quando dalla Spagna i Tedeschi trasmisero a Berlino i segreti venduti da Mata Hari, i Francesi intercettarono il messaggio. La trappola contro Mata Hari era dunque scattata. Il controspionaggio francese ave­va le prove per incriminarla. Pochi giorni dopo il suo ritorno a Parigi, essa fu ar­restata sotto l’accusa di spionaggio a  favore della Germania.


Messa a morte nell'ottobre 1917, dopo un processo in cui viene riconosciuta colpevole, la donna rifiuta la benda sugli occhi e lancia un bacio al plotone d'esecuzione. Dei colpi sparati da 12 soldati schierati a pochi metri, solo 11 pallottole la colpiscono. Qualcuno evita di prenderla di mira.La sua testa viene poi recisa dal corpo e conservata in un museo di anatomia a Parigi.
A Londra invece e' stato conservato per tre quarti di secolo un elenco degli uomini con i quali ha avuto rapporti, tra i quali figurano anche due italiani. Si tratta di una affollatissima schiera di amanti che gli agenti del servizio segreto britannico Mi5 attribuirono a Mata Hari durante gli anni in cui la pedinarono. Il dossier ha 450 pagine ed e' in effetti un continuo via vai di amanti.

Nessun commento:

Posta un commento