lunedì 3 ottobre 2011

TRE SAGGI SULLA SESSUALITA' (Sigmund Freud )


TRE SAGGI SULLA SESSUALITA'





LA SEDUZIONE DELLA SESSUALITA' PER FREUD

 
Sigmund Freud
TRE SAGGI SULLA SESSUALITA'
(1905)
Volume 1
   
Primo saggio - LE ABERRAZIONI SESSUALI
Il fatto che esistano dei bisogni sessuali negli esseri umani e negli animali è spiegato in biologia con
l'assunzione di un "istinto sessuale", in analogia con l'istinto di nutrizione (nel caso della fame). Il
linguaggio d'ogni giorno, per quanto
riguarda i bisogni sessuali, non possiede una parola corrispondente a "fame", mentre la scienza fa
uso, a questo proposito, del termine "libido".
 
L'opinione comune ha delle idee ben definite sulla natura e sui caratteri di questo istinto sessuale. Si
è generalmente convenuto che esso sia assente nell'infanzia, che si formi al momento della pubertà
in relazione al processo che conduce alla
maturità, e che si manifesti nelle forme di un'irresistibile attrazione esercitata dall'un sesso sull'altro,
mentre il suo scopo sarebbe l'unione sessuale, o quell'insieme di atti che tendono a questo scopo.
Noi abbiamo ogni ragione di credere,
tuttavia, che questo modo di vedere le cose dà una rappresentazione molto lontana dal vero della
situazione reale. A un esame più approfondito esso mostrerà un gran numero di errori, di inesattezze
e di giudizi affrettati.
 
A questo punto, io desidererei introdurre due termini tecnici.
Chiamiamo, dunque, la persona da cui procede l'attrazione sessuale OGGETTO SESSUALE e l'atto
verso il quale tende l'istinto SCOPO SESSUALE. L'accurata osservazione scientifica mostra che
intervengono numerose deviazioni relative sia all'uno sia
all'altro di essi: sia per l'oggetto che per lo scopo sessuale.
  Bisogna esaminare a fondo i rapporti che esistono fra queste deviazioni e ciò che è ritenuto essere lo
stato normale.
DEVIAZIONI CHE SI RIFERISCONO ALL'OGGETTO SESSUALE
Il modo popolare di vedere circa l'istinto sessuale è meravigliosamente rappresentato nella poetica
leggenda che racconta della divisione degli esseri umani originari in due metà - l'uomo e la donna -
e come queste tendessero sempre a riunirsi
nell'amore. Ecco perché ci desta grande stupore venire a sapere che ci sono degli uomini il cui
oggetto sessuale è un uomo, non una donna, e delle donne il cui oggetto sessuale è ancora un'altra
donna, e non un uomo. Gli individui di questo tipo
sono definiti come aventi delle "pulsioni sessuali contrarie", o meglio, come "invertiti", e il fatto è
indicato come "inversione". Il loro numero è molto elevato, per quanto sia difficile stabilirlo con
esattezza.
 
a. Inversione.
Il comportamento degli invertiti.
Queste persone differiscono molto nel loro comportamento, sotto parecchi aspetti.
1. Può trattarsi di invertiti INTEGRALI. In tale caso i loro oggetti sessuali sono esclusivamente del
loro medesimo sesso. Gli individui del sesso opposto non costituiscono mai per essi l'oggetto del
loro desiderio sessuale, ma li lasciano
indifferenti, o suscitano in essi repulsione. Come conseguenza di questa repulsione gli uomini, se si
tratta di uomini, sono incapaci di compiere l'atto sessuale, o per lo meno non ne ricavano nessun
piacere.
 
2. Può trattarsi di invertiti ANFIGENICI, cioè ermafroditi psicosessuali. In questo caso i loro
oggetti sessuali possono essere, senza distinzione, del loro stesso sesso o di sesso diverso. Questo
tipo di inversione manca, dunque, del carattere
dell'esclusività.
 
3. Ci possono, essere, poi, degli invertiti OCCASIONALI. Si tratta di persone le quali, in
determinate condizioni ambientali - che possono essere spiegate principalmente con l'inaccessibilità
di ogni oggetto sessuale normale e con l'imitazione -
sono capaci di prendere un individuo del loro stesso sesso come oggetto sessuale, e di ricavare
soddisfazione dal rapporto sessuale con lui.
 
Inoltre, gli invertiti si comportano in modo differente per quel che riguarda il concetto che essi
hanno della loro particolarità.
 
Alcuni di essi accettano la loro inversione come qualcosa di perfettamente naturale, proprio come
una persona normale accetta la direzione della PROPRIA libido, e reclamano energicamente per
l'inversione gli stessi diritti della sessualità normale. Altri, invece, vi si ribellano e l'avvertono come una costrizione morbosa. Altre variazioni
intervengono in rapporto al problema del tempo. Il sintomo dell'inversione può, presso alcuni,
datare la sua vera origine fin dal tempo più remoto cui può
arrivare la memoria, presso altri non cominciare a manifestarsi che a un momento determinato,
prima o dopo la pubertà. Esso può persistere attraverso tutta la vita, oppure può sparire
momentaneamente o, al contrario, può costituire un episodio sulla
via dello sviluppo normale; può infine fare la sua prima apparizione tardi dopo un lungo periodo di
attività sessuale normale. E' stata pure rilevata, in alcuni casi, una periodica oscillazione tra un
oggetto sessuale normale e uno invertito.
 
Questi casi offrono un particolare interesse quando la libido si orienta verso un oggetto sessuale
invertito dopo un'esperienza dolorosa con un oggetto sessuale normale.
 
Di regola, questi diversi tipi di variazioni si trovano fianco a fianco reciprocamente indipendenti. Si
può, comunque, ammettere senza difficoltà che la forma più estrema d'inversione tende a
manifestarsi già molto precocemente, e che gli individui
in questione accettano tranquillamente la loro particolarità.
 
Molti autori sarebbero restii a classificare insieme tutti i vari casi che io ho enumerato, e
preferirebbero porre l'accento sulle loro differenze piuttosto che sulle loro somiglianze, secondo i
propri punti di vista sull'inversione. Tuttavia, per
quanto le distinzioni non si possano discutere, è impossibile trascurare l'esistenza di numerosi
esempi intermedi d'ogni tipo, al punto che noi siamo portati a concludere di avere a che fare con una
serie connessa.
 
Natura dell'inversione.
L'inversione fu in un primo momento considerata come il segno di una degenerazione nervosa
congenita. Ciò dipese dal fatto che i medici osservavano il fenomeno su persone che soffrivano, o
sembravano soffrire, di disturbi nervosi. Questa
caratterizzazione dell'inversione comporta due supposizioni, da considerarsi separatamente: che
l'inversione sia congenita, e che sia segno di degenerazione.
 
Degenerazione.
La taccia di degenerazione in questo caso si offre alle obiezioni che può sollevarci contro, in
generale, l'uso indiscriminato del termine. E' venuto di moda guardare ogni manifestazione
patologica che non sia evidentemente dovuta a traumi o a
infezione come un segno di degenerazione. La classificazione dei degenerati di Magnan è, in realtà,
di forma tale da non escludere la possibilità che il concetto di degenerazione possa essere applicato
a sistemi nervosi dall'eccellente funzionamento
generale. Stando così le cose, si può ben chiedere se l'attribuzione di "degenerazione" abbia qualche
valore o aggiunge qualcosa alle nostre conoscenze.
 
Sembra più saggio riferirsi a essa solo quando:
a. Si trovino riunite insieme parecchie deviazioni gravi dal normale.
b. Risulti molto alterata la capacità di prestazione e d'esistenza.
  Un insieme di fatti dimostrano che, nel senso legittimo della parola, degli invertiti non possono
essere considerati dei degenerati, in quanto:
 
1. L'inversione si trova in individui che non mostrano altre gravi deviazioni dal normale.
2. Si trova anche in soggetti la cui efficienza non è affatto menomata, e che appunto si sono distinti
per uno sviluppo intellettuale e un'educazione etica particolarmente elevati.
 
3. Se prescindiamo dai pazienti che incontriamo nella nostra pratica medica e allarghiamo il nostro
sguardo su un orizzonte più vasto, ci imbattiamo in due ordini di fatti che ci vietano di guardare
l'inversione come segno di degenerazione.
 
a. Non bisogna dimenticare che l'inversione era un fenomeno frequente, si potrebbe quasi dire
un'istituzione alla quale si attribuivano importanti funzioni, tra i popoli dell'antichità, nel periodo
più alto del loro incivilimento.
 
b. Essa è notevolmente diffusa tra molte popolazioni selvagge e primitive, mentre il concetto di
degenerazione è abitualmente limitato agli stadi di civiltà evoluta (confronta Bloch); e, perfino tra i
popoli civili d'Europa, il clima e la razza
esercitano l'influenza più determinante sulla frequenza dell'inversione e sull'atteggiamento adottato
nei suoi confronti.
 
Carattere congenito.
Com'è comprensibile, il carattere congenito è attribuito soltanto alla prima, più estrema, classe di
invertiti, quelli integrali, e quest'affermazione trova il proprio fondamento nelle assicurazioni date
da essi stessi che il loro istinto sessuale
non ha mostrato, in nessun periodo della loro vita, alcun segno di prendere una strada diversa. Il
fatto che esistono le altre due categorie, e soprattutto la terza (gli invertiti "occasionali"),
difficilmente può conciliarsi con l'ipotesi di un
carattere congenito dell'inversione. Questo spiega perché quelli che sostengono questo punto di
vista tendano a isolare il gruppo degli invertiti integrali dal resto, rinunciando in questo modo a ogni
tentativo di dare un'interpretazione
dell'inversione che abbia applicazione universale. Secondo il modo di vedere di questi autori
l'inversione è innata in alcuni casi, mentre in altri la sua origine è diversa.
 
Del tutto opposta a questa è la concezione che fa dell'inversione un carattere acquisito dell'istinto
sessuale. Questa seconda tesi è basata sulle seguenti considerazioni: 1. In numerosi invertiti, perfino
presso invertiti integrali, è possibile
rilevare che nella loro vita, molto presto, è intervenuta un'impressione sessuale a lasciare dietro di
sé un effetto permanente sotto forma di una tendenza all'omosessualità.
 
2. Per altri, egualmente numerosi, è possibile indicare nelle loro vite le influenze ambientali,
favorevoli o sfavorevoli, che hanno portato più o meno tardi alla fissazione dell'inversione. (I
rapporti esclusivi con persone dello stesso sesso,
promiscuità in guerra, detenzione nel carcere, timore dei pericoli di un rapporto eterosessuale,
celibato, impotenza sessuale, eccetera).
 
3. L'inversione può essere eliminata dalla suggestione ipnotica, il che apparirebbe stupefacente se si
accettasse il suo carattere congenito.
  Considerando la cosa da questa prospettiva, sarebbe addirittura possibile arrivare a dubitare della
vera esistenza di una inversione congenita. Se ne può dedurre (confronta Havelock Ellis) che,
esaminando più accuratamente i casi d'inversione
cosiddetti congeniti, potrebbe forse balzare in luce un qualche avvenimento della loro prima
infanzia, determinante per la direzione assunta dalla loro libido: un'esperienza scivolata via dalla
memoria conscia del soggetto, ma che potrebbe esservi
nuovamente richiamata con un trattamento adeguato. Secondo questa letteratura, l'inversione
sarebbe soltanto una delle molteplici variazioni dell'istinto sessuale, che può essere determinata da
un certo numero di circostanze esterne nella vita del
soggetto.
 
L'apparente plausibilità di questa conclusione è, comunque, niente affatto confortata dalla
riflessione che molte persone sono state soggette alle stesse influenze sessuali (per esempio alla
seduzione o alla masturbazione reciproca, che possono
accadere nella prima giovinezza) senza per questo diventare invertiti o, almeno, senza essere rimasti
a lungo in questo stato. Noi siamo così indotti a supporre che la scelta tra "congenito" e "acquisito"
non è poi così esclusiva, o non copre tutte
le forme in cui l'inversione si manifesta.
 
Spiegazioni dell'inversione.
La natura dell'inversione non è spiegata né attraverso l'ipotesi che sia congenita né attraverso
l'ipotesi alternativa che sia acquisita. Nel primo dei due casi dobbiamo chiederci qual è l'aspetto che
la definisce congenita, a meno che non
accettiamo la grossolana spiegazione che ognuno è nato col proprio ISTINTO sessuale legato a un
particolare oggetto sessuale. Nel secondo, ci si può invece chiedere se le varie influenze accidentali
sarebbero sufficienti a spiegare il carattere
acquisito dell'inversione senza l'intervento cooperante di qualcosa che è proprio del soggetto. Come
abbiamo già mostrato, l'esistenza di quest'ultimo fattore non può essere negata a priori.
 
Bisessualità.
Una nuova contraddizione al modo di vedere popolare è contenuta nelle teorie che Lydston,
Kiernan e Chevalier hanno presentato, nel tentativo di dare una spiegazione della possibilità
d'inversione sessuale. E' opinione comune che l'essere umano sia
o uomo o donna. La scienza, invece, ci segnala casi nei quali i caratteri sessuali sono scomparsi, e
nei quali, di conseguenza, è difficile determinare il sesso, soprattutto sul piano anatomico.
 
Gli organi sessuali di questi individui hanno insieme le caratteristiche maschili e femminili. (Questo
stato di cose è noto col nome di ermafroditismo.) In casi eccezionali gli organi sessuali dell'uno e
dell'altro sesso coesistono, l'uno al fianco
dell'altro, completamente sviluppati (ermafroditismo vero); più frequentemente lo sviluppo di
ambedue gli organi si trova in condizioni di atrofia.
 
L'importanza di queste anormalità consiste nel fatto inatteso che ci rendono più facile la
comprensione dello sviluppo normale.
Risulta, appunto, che un certo grado di ermafroditismo anatomico è normalmente presente. In tutti
gli individui, sia maschi che femmine, si trovano tracce dell'organo genitale del sesso opposto.
  Queste sussistono senza alcuna funzione come organi rudimentali o si modificano e acquistano una
funzione diversa. Questi fatti di anatomia, noti da gran tempo, ci portarono a supporre che
un'originaria disposizione fisica di tipo bisessuale si sia,
nel corso dell'evoluzione, orientata verso l'omosessualità, lasciandosi dietro solo qualche traccia del
sesso atrofizzatosi.
 
Si estese questa ipotesi alla sfera mentale e si tentò di spiegare l'inversione, in tutte le sue varietà,
come l'espressione di un ermafroditismo psichico. Per risolvere il problema, si sarebbe dovuto
accertare una regolare coincidenza tra
l'inversione e i segni mentali e somatici dell'ermafroditismo.
 
Ma le attese furono deluse. E' impossibile dimostrare così strettamente un rapporto tra l'ipotetico
ermafroditismo psichico e la sua forma anatomica conclamata. Negli invertiti (confronta Havelock
Ellis, 1915) si riscontra una diminuzione
dell'istinto sessuale e una leggera atrofia anatomica degli organi: questo fenomeno è frequente, il
che non vuol dire che sia costante o addirittura comune. Bisogna, dunque, riconoscere che
l'inversione e l'ermafroditismo somatico sono perfettamente
indipendenti tra loro.
 
Si è pure attribuita una grande importanza ai caratteri sessuali cosiddetti secondari o terziari, e alla
grande frequenza con cui quelli del sesso opposto si presentano negli invertiti (confronta Havelock
Ellis, 1915). Ma, se in gran parte ciò è
vero, non bisogna tuttavia dimenticare che in generale i caratteri sessuali secondari e terziari di un
sesso si presentano molto spesso nel sesso opposto. Essi sono indice di ermafroditismo, ma non
comportano alcuno scambio dell'oggetto sessuale nel
senso dell'inversione.
 
La teoria dell'ermafroditismo psichico acquisterebbe più vigore se l'inversione dell'oggetto sessuale
fosse almeno accompagnata da una parallela trasformazione delle altre qualità mentali del soggetto,
dei suoi istinti e dei suoi tratti
caratteriali, in quelli caratteristici del sesso opposto. Ma solo nelle donne invertite si può osservare
con una certa costanza un'inversione del carattere di questo tipo; negli uomini l'inversione può
coesistere con la più completa virilità
mentale. Se si vuole sostenere ancora la teoria dell'ermafroditismo psichico, sarà necessario
aggiungere che le sue manifestazioni nelle diverse sfere mostrano solo deboli segni di essere
reciprocamente condizionate. Altrettanto si può dire
dell'ermafroditismo somatico. Secondo Halban (1903), l'atrofia degli organi in un individuo e la
presenza dei caratteri sessuali secondari sono largamente indipendenti fra loro.
 
La teoria della bisessualità è stata definita nella sua forma più cruda da un apologista degli invertiti
maschili: "un cervello di donna in un corpo di uomo". Ma noi non sappiamo che cosa caratterizzi
"un cervello di donna". Non è necessario, né
riteniamo sia giustificato trasferire il problema dalla psicologia all'anatomia. La spiegazione tentata
da Krafft-Ebing sembra meglio strutturata che quella di Ulrichs, ma non ne differisce per quanto
essenziale. Krafft-Ebing sostiene (1895) che la
disposizione bisessuale conferisce a ogni individuo centri cerebrali maschili o femminili così come
organi somatici del sesso. Questi centri si sviluppano solo al momento della pubertà, per la maggior
parte sotto l'influenza della glandola sessuale,
che nell'ordine originario è indipendente da loro. Ma noi possiamo dire dei "centri" maschile e
femminile quello che è stato già detto per i "cervelli" maschile e femminile; e, tra l'altro, non
possiamo basarci su niente di concreto per affermare che esistano alcune aree cerebrali ("centri") da cui dipendano le funzioni del sesso, come, per
esempio, avviene per il linguaggio.
 
Comunque, due cose emergono da queste discussioni. Primo, nell'inversione è in qualche modo
implicata una disposizione bisessuale, per quanto noi non sappiamo in che cosa quella disposizione
consiste, al di là della struttura anatomica.
 
Secondo, noi abbiamo a che fare con disturbi che modificano l'istinto sessuale nel corso del suo
sviluppo.
Oggetto sessuale degli invertiti.
La teoria dell'ermafroditismo psichico suppone che l'oggetto sessuale degli invertiti sia l'opposto di
quello verso cui si indirizzerebbe una persona normale. Un invertito, si osserva, è, come la donna,
attratto dalle qualità virili del corpo e
dello spirito maschili: si sente proprio come una donna alla ricerca di un uomo.
 
Ma se questo va bene per un buon numero di invertiti, è tuttavia molto lontano dal costituire una
caratteristica universale dell'inversione. Non può esserci alcun dubbio che una gran parte degli
invertiti maschi conservano i caratteri psichici della
virilità, non presentano che relativamente pochi caratteri secondari dell'altro sesso e ciò che, in
definitiva, interessa loro nell'oggetto sessuale sono le caratteristiche psichiche della femminilità.
 
Se così non fosse, come sarebbe possibile spiegare il fatto che i prostituti maschi, i quali si offrono
agli invertiti - oggi proprio come nei tempi più antichi -, imitano la donna in tutte le modalità
esterne degli abiti e del comportamento? Questa
imitazione dovrebbe essere, altrimenti, inevitabilmente in contrasto con il desiderio degli invertiti.
Nella Grecia, dove gli uomini più virili erano enumerati fra gli invertiti, quello che muoveva
l'amore dell'uomo non era il carattere maschile di
un ragazzo ma la sua rassomiglianza fisica con una donna, come anche le sue qualità psichiche
femminili, la sua timidezza, la sua modestia e il suo bisogno di apprendere e di essere protetto. Non
appena il giovinetto diventava adulto, finiva di
essere un oggetto sessuale per uomini e lui stesso, forse, si interessava ad altri giovinetti.
 
In questo caso, come in molti altri, l'oggetto sessuale non è qualcosa che appartenga allo stesso
sesso, ma qualcosa che combina insieme i caratteri dei due sessi: consiste, insomma, in un
compromesso tra due impulsi, quello che si orienta verso un
uomo e quello che inclina verso una donna, mentre rimane fissa la condizione che il corpo
dell'oggetto (cioè i genitali) siano maschili. L'oggetto sessuale è, per così dire, una specie di
immagine riflessa della natura bisessuale propria del
soggetto.
 
Nell'inversione la posizione della donna è meno ambigua. Le invertite attive mostrano con
particolare frequenza caratteristiche maschili, insieme somatiche e psichiche, e quanto agli oggetti
sessuali, si orientano verso quelli maggiormente dotati di
femminilità - sebbene, anche in questo caso, una migliore conoscenza dei fatti potrebbe rivelare una
più grande varietà.
 
Scopo sessuale degli invertiti.
  Fatto importante da tenere a mente è che non si può riconoscere nei casi d'inversione la presenza di
un uniforme scopo sessuale.
 
Tra gli uomini, il coito anale non coincide affatto con l'inversione; spesso e volentieri il loro
esclusivo scopo è la masturbazione, ed è perfino vero che le limitazioni dello scopo sessuale - che
può restringersi alla semplice effusione di
sentimento - sono più frequenti tra loro che negli amori eterosessuali. Così anche tra le donne, gli
scopi sessuali dell'inversione sono i più vari: una particolare preferenza pare si rivolga al contatto
delle mucose orali.
 
Conclusione.
Si sarà notato che noi non siamo in grado di offrire una soddisfacente spiegazione dell'origine
dell'inversione con il materiale di cui ora disponiamo, tuttavia la nostra ricerca ci ha permesso di
raggiungere quella briciola di cognizione che può
dimostrarsi per noi di importanza maggiore della stessa soluzione del problema. Siamo in grado di
accorgerci di aver considerato la connessione tra la pulsione sessuale e l'oggetto sessuale molto più
intima di quanto non fosse in realtà.
L'esperienza dei casi considerati anormali ci ha mostrato che la pulsione sessuale e l'oggetto
sessuale sono, per quel che li riguarda, semplicemente saldati fra loro - fatto questo che avevamo
corso il pericolo di trascurare come conseguenza
dell'uniformità della situazione normale, in cui l'oggetto sembra essere parte integrante della
pulsione. Avvertiamo quindi la necessità di sciogliere il legame che esiste nella nostra mente tra
pulsione e oggetto. Sembra probabile che la pulsione
sessuale, in un primo momento, sia indipendente dall'oggetto, e che la sua origine verosimilmente
non sia dovuta alle eccitazioni che provengono da esso.
 
b. Prepuberi e animali come oggetti sessuali.
Mentre gli invertiti, che scelgono il loro oggetto sessuale fuori dal sesso che normalmente dovrebbe
interessarli, sembrano, a parte le loro particolari deviazioni, essere sotto ogni altro riguardo delle
persone quasi sane, gli individui che
scelgono persone sessualmente immature (bambini) come oggetti sessuali sono giudicati
immediatamente come casi isolati di aberrazione. Solo eccezionalmente i bambini diventano oggetti
sessuali esclusivi; di solito, essi assumono questo ruolo quando
qualche individuo, vile o impotente, li adotta come espedienti, o quando un istinto urgente
(insofferente d'ogni indugio) non può lì per lì ottenere il possesso di nessun oggetto più idoneo.
Nondimeno, contribuisce a chiarire la natura dell'istinto
sessuale, il fatto che esso permetta tante variazioni e una tale degradazione dei suoi oggetti, cosa
che la fame, molto più energicamente legata agli oggetti suoi propri, potrebbe permettere solo nelle
circostanze più estreme. Una simile
considerazione vale anche per il rapporto sessuale con animali, che è più frequente di quanto non si
creda, soprattutto fra i contadini, e nel quale l'attrazione sessuale sembra superare i limiti della
specie.
 
Si desidererebbe, per ragioni estetiche, ascrivere queste e altre gravi deviazioni della pulsione
sessuale alla malattia mentale; ma non è possibile. L'esperienza mostra, appunto, che le
perturbazioni della pulsione sessuale nei malati non sono
affatto differenti da quelle che si presentano nei sani e presso intere razze o ceti sociali. Così, si può
trovare con deprecabile frequenza l'abuso sessuale dei giovinetti presso maestri di scuola e
sorveglianti, semplicemente per l'opportunità che si offre loro in questo senso. Il malato di mente manifesta la stessa deviazione solo a un grado più
intenso; oppure, cosa che è particolarmente interessante, la deviazione può diventare esclusiva e
sostituire completamente il normale
soddisfacimento sessuale.
 
La relazione molto significativa fra le variazioni sessuali e il formarsi della scala che va dalla sanità
mentale fino alla malattia ci offre abbondante materia per riflettere. Io inclino a credere che tanto si
possa spiegare col fatto che gli
impulsi della vita sessuale sono fra quelli che, anche allo stato di normalità, sfuggono al controllo
delle attività psichiche superiori della mente.
 
Dalla mia esperienza risulta che chiunque, in un modo o nell'altro, sia nel campo sociale che nel
campo etico, presenti delle anormalità psichiche, è invariabilmente anormale anche nella sua vita
sessuale. Ma ci sono molte persone anormali nella
loro vita sessuale che per ogni altro riguardo si avvicinano alla media e hanno, accanto al resto,
portato a compimento il processo di sviluppo culturale umano, nel quale la sessualità rimane il
punto debole.
 
Sembra, comunque, che si possa trarre da tutte queste discussioni la seguente generalissima
conclusione: e cioè che, in moltissime circostanze e in un numero sorprendente di individui, la
natura e l'importanza dell'oggetto sessuale regredisce verso
un ruolo secondario. Non è, dunque, esso a costituire l'elemento essenziale e costante dell'istinto
sessuale.
DEVIAZIONI RIFERENTISI ALLO SCOPO SESSUALE
Si considera scopo sessuale normale l'unione degli organi genitali nell'atto noto col nome di coito,
che porta a un rilassamento della tensione sessuale e a una temporanea estinzione della pulsione
sessuale - un soddisfacimento molto simile alla
sazietà nella fame. Tuttavia anche nei processi sessuali più normali possiamo scoprire delle
tendenze che, se si fossero sviluppate, avrebbero portato a deviazioni, definite come "perversioni".
 
Si indugia in certi rapporti intermedi con l'oggetto sessuale che non sono estranei allo sviluppo
d'azione che porta al coito, come certi toccamenti e certe eccitazioni visive, e che sono accettati
come scopi sessuali provvisori. Da una parte questi
atti stessi sono accompagnati da piacere, dall'altra intensificano l'eccitazione, che deve durare fino
alla completa realizzazione dello scopo sessuale. Inoltre il bacio, un contatto particolare di questo
tipo tra le mucose labiali di due individui,
ha acquistato presso molti popoli (e tra questi, i popoli di civiltà più avanzate) un alto valore
sessuale, benché le parti del corpo che vi sono impegnate non facciano parte degli apparati genitali
ma costituiscano l'entrata del tubo digerente.
Abbiamo dunque, qui, dei fatti che ci offrono un punto di contatto tra le perversioni e la vita
sessuale normale e possono servirci anche da base per la loro classificazione. Le perversioni
consistono in attività sessuali che: a. si estendono, in senso anatomico, oltre le regioni del corpo destinate all'unione sessuale, oppure b. si limitano a certi
rapporti intermedi con l'oggetto sessuale che devono normalmente essere superati con rapidità per
giungere allo scopo sessuale definitivo.
 
a. Estensioni anatomiche.
Supervalutazione dell'oggetto sessuale.
Solo in rari casi la valutazione psichica riguardante l'oggetto sessuale, come fonte di
soddisfacimento dell'ISTINTO sessuale, si limita ai suoi genitali: in realtà, essa si estende al suo
intero corpo e mira a impadronirsi di ogni sensazione che da
esso deriva.
 
Una medesima supervalutazione si manifesta nella sfera psicologica: il soggetto diventa
intellettualmente infatuato (cioè si indeboliscono i suoi poteri di giudizio) dalle qualità mentali e
dalle perfezioni dell'oggetto sessuale, e si sottomette
docilmente, con credulità, ai suoi giudizi. Così, la credulità provocata dall'amore è una fonte
importante, se non la fonte prima, dell'AUTORITA'.
 
Questa sopravvalutazione sessuale, non potendo accordarsi facilmente con una limitazione dello
scopo sessuale all'unione degli organi genitali propriamente detti, contribuisce a far rientrare tra gli
scopi sessuali attività che sono in relazione con
altre parti del corpo.
 
L'importanza del fattore della sopravvalutazione sessuale può essere meglio studiata nell'uomo
perché solo la sua vita erotica è accessibile alle ricerche; quella delle donne, invece, - in parte a
causa dell'inibito normale sviluppo derivante dalle
loro condizioni di incivilimento e in parte per via della loro riservatezza convenzionale e della loro
insincerità - è ancora avvolta in un fitto velo di oscurità.
 
Uso sessuale delle mucose delle labbra e della bocca.
L'uso della bocca come organo sessuale è considerato una perversione se le labbra o la lingua di una
persona entrano in contatto con gli organi sessuali di un'altra, ma non se le mucose labiali di due
persone entrano in contatto fra di loro. Questa
eccezione costituisce il punto di contatto con la normalità.
 
Quando condanniamo le altre pratiche, che sono state in uso fin dai tempi più antichi, come
perversioni, cediamo a un indubbio senso di disgusto, che ci tiene lontani dall'accettare simili scopi
sessuali. I limiti per questo sentimento di disgusto
sono però, spesso, soltanto convenzionali: un uomo che bacerebbe appassionatamente le labbra di
una bella ragazza, può forse essere disgustato all'idea di usare il suo spazzolino da denti, per quanto
non ci sia alcuna ragione di supporre che la
propria cavità orale, per la quale non prova alcun disgusto, sia più pulita di quella della ragazza.
Qui, poi, noi poniamo l'accento sul fattore del disgusto, che interferisce con la supervalutazione
dell'oggetto sessuale operata dalla libido, ma
può anche esserne sopraffatto. Il disgusto sarebbe una delle forze che contribuiscono a limitare gli
scopi sessuali. L'operato di queste forze, di solito, non si estende agli organi genitali. Non c'è
dubbio, tuttavia, che gli organi genitali
dell'altro sesso possano, come tali, ispirarne, e che questo sia un caratteristico atteggiamento di tutti
gli isterici, particolarmente delle donne.  
Ma la pulsione sessuale, appunto nella sua forza, si compiace di superare tutto questo (confronta
appresso).
 
Uso sessuale dell'orifizio anale.
Ci rendiamo, poi, ancor più chiaramente conto, quando si tratta dell'orifizio anale, che è il disgusto
che esso provoca a marchiare di perversione questo scopo sessuale. Spero, comunque, di non essere
accusato di partigianeria quando sostengo che le
persone che cercano di darsi ragione di questo disgusto col dire che l'organo in questione serve a
una funzione escretoria ed è in contatto con l'escremento - cosa in se stessa disgustosa -, non
abbiano più ragioni delle ragazze isteriche che
spiegano il loro disgusto per i genitali maschili dicendo che servono per la minzione.
 
L'uso sessuale della mucosa anale non è limitato ai rapporti tra uomini, e la preferenza che si abbia
per essa non è una caratteristica determinante dell'inversione. Al contrario, sembra che la
PAEDICATIO con un uomo tragga la propria origine
dall'analogia con l'atto similare normalmente compiuto su una donna; mentre la masturbazione
reciproca è lo scopo sessuale più spesso ricercato nei rapporti tra invertiti.
 
Importanza delle altre parti del corpo.
L'estensione dell'interesse sessuale ad altre regioni del corpo, con tutte le sue variazioni, non ci offre
nulla di essenzialmente nuovo, né aggiunge nulla alla nostra conoscenza dell'istinto sessuale, che
esprime così semplicemente la propria
intenzione di prender possesso dell'oggetto sessuale in ogni direzione possibile.
 
Ma queste estensioni anatomiche ci indicano esistere, al di fuori della supervalutazione sessuale, un
secondo fattore al lavoro, poco noto ai non iniziati. Alcune parti del corpo, come le mucose della
bocca e dell'ano, di cui in queste pratiche si
rivela l'importanza, vengono a essere considerate e trattate come organi genitali. Noi vedremo più
tardi che questa pretesa è giustificata dalla storia dello sviluppo dell'istinto sessuale e che trova
attuazione nella sintomatologia di alcuni stati
patologici.
 
Sostituzioni improprie dell'oggetto sessuale: feticismo.
Ci sono alcuni casi particolarmente interessanti in cui il normale oggetto sessuale è sostituito da un
altro che ha con quello qualche relazione, ma non è per niente appropriato a servire lo scopo
sessuale normale. Dal punto di vista della
classificazione noi avremmo fatto, senza dubbio, meglio a trattare questo gruppo molto interessante
di aberrazioni dell'istinto sessuale tra le deviazioni che riguardano l'oggetto sessuale; tuttavia,
abbiamo posposto il loro studio all'esame del
fattore SUPERVALUTAZIONE, perché da esso dipendono questi fenomeni connessi con un
abbandono dello scopo sessuale.
 
L'equivalente dell'oggetto sessuale consiste in qualche parte del corpo (come il piede o i capelli) che
generalmente non è affatto appropriata per costituire un fine sessuale, o qualche oggetto inanimato
in stretta relazione con la persona che sostituisce, e preferibilmente con la sessualità di quella persona (un pezzo di vestito o di
biancheria). Questi sostituti somigliano veramente ai feticci nei quali i selvaggi credono che i loro
dèi siano materializzati.
 
Il passaggio a queste forme di feticismo in cui lo scopo sessuale, sia normale che pervertito, è
completamente abbandonato, è costituito da altri casi nei quali, se si vorrà raggiungere lo scopo
sessuale, l'oggetto è tenuto a rispondere a una
condizione feticistica - come il possesso di un determinato colore di capelli o di qualche particolare
indumento, oppure addirittura di qualche difetto fisico. Nessun'altra variazione dell'istinto sessuale,
ai confini col patologico, può offrirci un
così alto interesse, appunto grazie alla peculiarità dei fenomeni cui dà luogo.
 
Condizione preliminare necessaria sembra essere in ogni caso un certo grado di diminuzione
dell'impulso verso la meta sessuale normale (una debolezza esecutiva dell'apparato sessuale).
 
Il punto di contatto con la normalità è costituito dall'essenziale supervalutazione psicologica
dell'oggetto sessuale, che si estende inevitabilmente a ogni cosa che sia con esso associata. Ecco
perché un certo grado di feticismo è abitualmente
presente nell'amore normale, specialmente in quei suoi periodi in cui lo scopo sessuale normale non
sembra raggiungibile o la sua realizzazione non sembra vicina.
 
Portami uno scialle dal suo seno una giarrettiera che abbia stretto il suo ginocchio! (Goethe, Faust,
parte 1, scena 7)
 
La situazione diventa patologica solo quando il desiderio del feticcio giunge a essere non solo una
condizione necessaria legata all'oggetto sessuale, ma in effetti PRENDE il posto dello scopo
normale, oppure, ancora di più, quando il feticcio si
stacca da una qualsiasi persona determinata e diventa, per sé solo, l'oggetto sessuale. Queste sono le
condizioni generali sotto le quali si passa dalle pure variazioni dell'istinto sessuale alle aberrazioni
patologiche.
 
Binet (1888) fu il primo a sostenere (cosa che fu poi confermata con grande chiarezza) che la scelta
del feticcio dipende dall'influenza di qualche impressione sessuale, ricevuta, di solito, nella prima
infanzia. (Possiamo meglio capire ciò
ripensando alla proverbiale tenacia del primo amore: "on revient toujours à ses premiers amours").
Quest'origine è particolarmente evidente nei casi in cui l'oggetto sessuale è legato a una condizione
puramente feticistica. Torneremo di nuovo, in
connessione con altri argomenti, sull'importanza delle prime impressioni sessuali.
 
In altri casi, la sostituzione dell'oggetto da parte di un feticcio è determinata da un'associazione, a
carattere simbolico, di idee, della quale non si ha usualmente coscienza. Non è sempre possibile
tracciare con certezza la strada seguita da
queste associazioni. (Il piede, per esempio, è un antichissimo simbolo sessuale che compare perfino
nella mitologia; senza dubbio, la parte che la pelliccia ha come feticcio trae la propria origine da
un'associazione col pelame del "mons Veneris").
Non di meno, neppure questo tipo di simbolismo sembra essere sempre indipendente dalle
esperienze sessuali dell'infanzia.
 
b. Fissazione degli scopi sessuali provvisori.
Formazione di nuovi scopi sessuali.  
Ogni fattore esterno o interno che ostacola o rimanda il raggiungimento dello scopo sessuale
normale (cioè l'impotenza, l'elevato prezzo dell'oggetto sessuale, o la considerazione dei pericoli
dell'atto normale) può evidentemente favorire la
tendenza a soffermarsi sugli atti preparatori, e a trasformarli in nuovi scopi sessuali, pronti a
prendere il posto di quelli normali. Un attento esame mostra sempre che, per quanto strani appaiano
questi nuovi scopi, sono invece già accennati nel
processo sessuale normale.
 
Del toccare e del guardare.
Fino a un certo punto il toccare è indispensabile (in ogni caso presso gli esseri umani) per il
raggiungimento dello scopo sessuale normale. Ognuno, d'altra parte, sa quale fonte di piacere e
insieme quale influsso di fresca eccitazione offrano le
sensazioni di contatto con la pelle dell'oggetto sessuale. Così l'indugiare in questo stadio può
difficilmente essere considerato come una perversione, purché a lungo andare l'atto sessuale venga
portato a compimento. La stessa cosa risulta vera per
il vedere - un'attività che, in ultima analisi, è derivata dal toccare. Le impressioni visive rimangono
il sentiero più frequente lungo il quale viene eccitata la libido; e la selezione naturale appunto, si
serve di questo sentiero, se tale
considerazione teleologica è ammissibile, quando incoraggia lo sviluppo della bellezza nell'oggetto
sessuale. La tendenza progressiva a nascondere il proprio corpo che va di pari passo con lo sviluppo
della civiltà tiene sveglia la curiosità
sessuale. Questa curiosità cerca di ottenere l'oggetto sessuale allo stato puro, spogliando le sue parti
nascoste. Essa può, comunque, essere deviata ("sublimata") verso l'arte, se il suo interesse riesce a
spostarsi dagli organi genitali alla forma
del corpo tutt'intero.
 
La maggior parte delle persone normali si soffermano sino a un certo punto sullo scopo sessuale
intermedio del guardare, sessualmente interessato, che offre loro la possibilità di dirigere una parte
della loro libido verso fini artistici più elevati.
 
Il piacere di guardare (scopofilia) diventa una perversione a. se è esclusivamente limitato agli
organi genitali; b. se oltrepassa il senso di disgusto (come nel caso dei "voyeurs", quelli che stanno
a osservare le funzioni di defecazione); c. se,
invece di costituire una funzione PREPARATORIA del normale scopo sessuale, lo sostituisce. Ciò
è quanto mai vero per gli esibizionisti, i quali, se posso riferirmi a un solo caso che ho osservato,
mostrano i propri genitali per ottenere la stessa
reciproca cosa da parte dell'altra persona.
 
Nel caso di perversioni che sono direttamente in rapporto con il guardare e l'essere guardati,
incontriamo una caratteristica molto importante con cui avremo ancora più intensamente a che fare
nell'aberrazione che considereremo subito dopo: in
queste perversioni lo scopo sessuale assume due forme, una attiva e l'altra passiva.
 
Il PUDORE è l'unica forza che si oppone alla scopofilia (in modo parallelo a quello che abbiamo
già visto nel caso del disgusto), anche se può esserne sopraffatto.
 
Sadismo e masochismo.
  La più comune e la più significativa di tutte le perversioni - il desiderio di far soffrire l'oggetto
sessuale e il suo contrario - ha ricevuto da Krafft-Ebing il nome di "sadismo" e di "masochismo",
rispettivamente per la sua forma attiva e passiva.
 
Altri scrittori (Schrenck-Notzing, 1899) hanno preferito il termine più ristretto di "algolagnia".
Questo rende meglio il piacere della sofferenza, la crudeltà; mentre i nomi scelti da Kraffl-Ebing
sottolineavano il piacere di ogni forma
d'umiliazione o di soggezione.
 
Per quel che riguarda la algolagnia attiva, cioè il sadismo, le radici si possono trovare facilmente
nell'uomo normale. La sessualità di molti esseri umani di sesso maschile contiene un elemento di
AGGRESSIVITA' - un desiderio di dominare, che la
biologia sembra mettere in relazione con la necessità di superare la resistenza dell'oggetto sessuale
con mezzi differenti dalla seduzione. Così il sadismo non sarebbe altro che una componente
aggressiva dell'istinto sessuale diventata indipendente
ed esasperata, e che, spostandosi, ha usurpato la posizione di guida.
 
Nel linguaggio comune il significato di sadismo oscilla tra i casi in cui si presenta caratterizzato
puramente da un atteggiamento attivo o violento nei confronti dell'oggetto sessuale e quelli nei
quali il soddisfacimento è condizionato del tutto
dal suo maltrattamento e dalla sua umiliazione. In senso stretto, solo questi ultimi casi estremi
possono essere definiti come perversione.
 
Così pure, il termine masochismo comprende un certo atteggiamento passivo verso la vita e
l'oggetto sessuale; il caso estremo si ha quando il soddisfacimento dipende da una sofferenza fisica
o mentale ricevuta dall'oggetto sessuale. Il masochismo,
come forma di perversione, sembra essere più lontano dallo scopo sessuale normale di quanto non
lo sia il suo contrario. Ci si può chiedere se esso rappresenti un fenomeno primario o se, al
contrario, non risulti ogni volta da una trasformazione del
sadismo.
 
Si può notare spesso che il masochismo non è altro che un prolungamento del sadismo rivolto sul
soggetto stesso, il quale, in questo modo, prende il posto dell'oggetto sessuale. L'analisi clinica dei
casi estremi di masochismo mostra come esso
derivi da una combinazione di un gran numero di fattori (come il complesso di castrazione e il
senso di colpa) i quali esagerano e fissano l'originario atteggiamento di passività sessuale.
 
Il dolore, che in questi casi si supera, corrisponde appunto al disgusto e al pudore come forza che si
oppone e fa resistenza alla libido.
 
Il sadismo e il masochismo occupano una posizione speciale tra le perversioni, perché il contrasto
tra attività e passività che li caratterizza è tra gli elementi fondamentali della vita sessuale.
 
La storia della civiltà umana mostra, al di fuori d'ogni dubbio, che esiste un intimo rapporto tra la
crudeltà e l'istinto sessuale. Non c'è stato alcun tentativo per spiegare questo rapporto, tranne il
rilievo dato al fattore aggressivo nella
libido. Alcuni autori sostengono che questo elemento aggressivo dell'istinto sessuale è in realtà un
residuo di desideri cannibaleschi; esso deriva dall'apparato disposto per ottenere il dominio, il quale
ha appunto a che fare con l'appagamento
dell'altro dei grandi bisogni istintuali, ontogeneticamente più antico, l'assunzione del cibo. C'è
anche chi sostiene che ogni dolore contiene in sé la possibilità di un sentimento di piacere.  
Noi ci limiteremo a dire che l'interpretazione di questa perversione non è tale da soddisfarci, e che
sembra invece possibile che in essa un certo numero di impulsi mentali si combinino per produrre
un'unica risultante.
 
Ma il tratto più importante di questa perversione è che le sue forme, attiva e passiva, si presentano
abitualmente insieme nello stesso individuo. Una persona che provi piacere a produrre del dolore in
qualche altra durante una relazione sessuale è
anche in grado di avvertire come piacere un dolore che da quel rapporto gli possa derivare. Un
sadico è sempre al tempo stesso un masochista, per quanto l'aspetto attivo o quello passivo della
perversione possa essere in lui più decisamente
sviluppato, al punto da rappresentare la sua attività sessuale predominante.
 
Noi constatiamo, poi, che alcuni tra gli impulsi alla perversione si presentano regolarmente come
coppie di opposti; e questo fatto, messo in rapporto con materiale che sarà esposto più tardi, ha un
elevato significato teoretico. Inoltre è un fatto
suggestivo che l'esistenza della coppia di opposti formata dal sadismo e dal masochismo non possa
essere solo attribuita all'elemento dell'aggressività. Saremmo tentati di mettere in rapporto la
contemporanea presenza di questi opposti con
l'antagonismo maschilità-femminilità combinati nella costituzione bisessuale, un antagonismo che
spesso, in psicoanalisi, deve essere sostituito da quello tra attività e passività.
LE PERVERSIONI IN GENERALE
Variazione e malattia.
E' naturale che i medici che, per primi, studiarono le perversioni in alcuni casi conclamati e sotto
condizioni tutte particolari, siano stati propensi a considerarle, com'era successo per l'inversione,
come segni di degenerazione o di malattia.
 
Tuttavia, rispetto all'inversione, è anche più facile ora confutare questa opinione. L'esperienza
d'ogni giorno ha mostrato che molte di queste deviazioni, o per lo meno le più leggere, raramente
sono assenti dalla vita sessuale della gente sana,
che le considera come non diverse da altri casi della propria vita intima. Se le circostanze sono
favorevoli, può accadere anche a una persona normale di sostituire per un certo tempo una
perversione di questo tipo allo scopo sessuale normale,
oppure di accettarla accanto a questo. Si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non
aggiunga al normale scopo sessuale qualche elemento che si possa chiamare perverso; e
l'universalità di questo fatto basta per sé sola a farci
comprendere quanto sia inappropriato l'uso della parola perversione come termine riprovativo.
Nella sfera della vita sessuale noi abbiamo visto ergersi una caratteristica e, in verità, insolubile
difficoltà non appena si cerchi di tracciare una
linea netta di distinzione tra le pure variazioni che rientrano nei limiti della fisiologia e i sintomi
patologici.
  Ma, in alcune di queste perversioni, il tipo di nuovo scopo sessuale è tale da richiedere un esame
speciale. Alcuni pervertimenti si allontanano tanto dalla normalità che non possiamo far altro che
definirli "patologici". Questo succede soprattutto
quando l'istinto sessuale porta a compiere atti straordinari (come, per esempio, il leccare gli
escrementi o il violentare cadaveri) superando progressivamente le resistenze del pudore, del
disgusto, dell'orrore o del dolore. Ma anche in questi
casi, noi non ci sentiremmo di affermare su due piedi che gli individui che agiscono così siano
malati di mente o soggetti a gravi anormalità di altro tipo. Non ci si può esimere qui dal constatare
che individui dal comportamento per altri versi
normale possono, sotto il dominio del più imperioso degli istinti, rientrare nella categoria dei malati
per la sola sfera della sessualità. Al contrario, quando si ha un comportamento chiaramente
anormale nelle altre attività della vita, si può
invariabilmente rilevare un retroscena di deviazione sessuale.
 
Nella maggioranza dei casi, il carattere patologico di una perversione non sta nel contenuto del
nuovo scopo sessuale, ma nella sua relazione con la normalità. Se una perversione, invece di
manifestarsi puramente A LATO dello scopo e dell'oggetto
sessuali normali, e solo quando le circostanze sono loro sfavorevoli e sono favorevoli per essa,
tende a sostituirli completamente e prende il loro posto in TUTTE le circostanze - se, in breve, una
perversione ha le caratteristiche dell'ESCLUSIVITA'
e della FISSAZIONE - allora, in generale, noi siamo giustificati a considerarla come un sintomo
patologico.
 
Il fattore mentale nelle perversioni.
E' forse proprio in rapporto con le perversioni più ripugnanti che il fattore mentale denuncia
l'amplissima parte che esso gioca nella trasformazione dell'istinto sessuale. Non si può negare che
nel loro caso, per quanto orribile ne sia il
risultato, si è realizzata un'attività psichica corrispondente a un'idealizzazione dell'istinto.
L'onnipotenza dell'amore non è forse mai stata più fortemente provata come in queste aberrazioni.
Ciò che c'è di più alto e di più basso nella sfera
della sessualità sono sempre intimamente legati fra loro: "dal cielo, attraverso la terra, fino
all'inferno".
 
Due conclusioni.
Dai nostri studi sulle perversioni si rileva che l'istinto sessuale deve lottare contro alcune forze
psichiche che si comportano come resistenze, e fra le quali le più importanti sono il pudore e il
disgusto. Possiamo dunque supporre che queste
forze servono a contenere l'istinto nei limiti che si considerano normali; e se esse si sviluppano
nell'individuo prima che l'istinto sessuale abbia raggiunto la sua massima potenza, non c'è dubbio
che esse determineranno il corso del suo sviluppo.
 
In secondo luogo abbiamo trovato che alcune delle perversioni esaminate si rendono comprensibili
solo se accettiamo l'azione concomitante di diversi fattori. Se queste perversioni si prestano a
un'analisi, cioè se possono essere suddivise, esse sono
dunque di natura complessa. Questo può indurci a pensare che lo stesso istinto sessuale forse non
sia qualcosa di semplice, ma si costituisca di diverse componenti che tornano a dissociarsi nelle
perversioni. Stando così le cose, l'osservazione
clinica di queste anormalità ci porta a considerare amalgami che sono stati perduti di vista nel
comportamento uniforme della persona normale.  
L'ISTINTO SESSUALE NEI NEVROTICI
La psicoanalisi.
Una più ampia conoscenza dell'istinto sessuale, in alcuni soggetti che meno si avvicinano alla
normalità, si può ottenere attraverso un metodo di ricerca particolare. Esiste un solo mezzo per
raggiungere delle informazioni esaurienti, tali da non
condurci in errore, intorno alla sessualità degli "psiconevrotici" (cioè i sofferenti di isterismo, di
nevrosi ossessiva, di quella forma che prende erroneamente il nome di nevrastenia, e anche di
demenza precoce e di paranoia).
 
Essi possono essere sottoposti alla ricerca psicoanalitica, che fu usata come metodo terapeutico per
la prima volta da Josef Breuer e da me stesso nel 1893, e che allora chiamavamo "trattamento
catartico".
 
Dirò subito - come ho già affermato in altri scritti - che tutta la mia esperienza porta a considerare
queste psiconevrosi sulla base di forze istintive di natura sessuale. Con questo io non voglio solo
significare che l'energia dell'istinto
sessuale dà un contributo alle forze che sostengono le manifestazioni patologiche (i sintomi). Io
affermo invece espressamente che questa energia è la più importante fonte e l'unica veramente
costante delle nevrosi, e che di conseguenza la
sessualità degli individui in questione è espressa - esclusivamente o in gran parte o parzialmente -
attraverso questi sintomi. Come ho già detto altrove, i sintomi costituiscono l'attività sessuale del
paziente.
 
La prova di quanto affermo è data dal numero sempre crescente di psicoanalisi di isterici e di altri
nevrotici che ho condotto negli ultimi dieci anni, e i cui risultati ho dettagliatamente raccolto (e
continuerò a raccogliere) in altre
pubblicazioni.
 
La risoluzione dei sintomi del paziente isterico attraverso la psicoanalisi parte dal presupposto che
essi costituiscono dei sostituti - come dire, delle trascrizioni - di un certo numero di processi mentali
investiti da affettività, di tendenze e
desideri che, per opera di uno speciale meccanismo psichico (rimozione), sono stati posti
nell'impossibilità di scaricarsi in un'attività psichica accessibile alla coscienza.
 
Questi processi mentali, comunque, trattenuti in una condizione inconscia, tentano di raggiungere
un'espressione al livello della propria importanza emozionale, una specie di scarica. Nel caso
dell'isterismo essi trovano una tale espressione (per
mezzo del processo di "conversione") nei fenomeni somatici, cioè nei sintomi isterici. Riportando
sistematicamente questi sintomi all'origine, cioè (con l'aiuto di una tecnica speciale) alle idee
investite dall'emozione - idee che tendono ora a
diventare coscienti - è possibile avere una conoscenza più accurata della natura e della formazione
di queste strutture psichiche dapprima inconsce.  
Scoperte della psicoanalisi.
Si è potuto in questa maniera rilevare, infatti, che i sintomi rappresentano un sostituto di impulsi la
cui radice affonda nell'istinto sessuale. Quel che noi sappiamo intorno alla natura degli isterici,
prima che diventino tali - e gli isterici
possono essere considerati come degli psiconevrotici -, e intorno alle occasioni che affrettano
l'insorgere della malattia, è in perfetta armonia con questa tesi. Il carattere degli isterici mostra un
grado eccessivo di rimozione sessuale rispetto
alla quantità normale, una intensificazione della resistenza contro l'istinto sessuale (resistenza che
noi abbiamo avuto occasione di incontrare sotto forma di pudore, di disgusto e di moralità), e che
sembra come una naturale avversione da parte
loro verso ogni interesse per i problemi sessuali. Come conseguenza di ciò, in alcuni particolari
casi, i pazienti rimangono nella più completa ignoranza di questioni sessuali fin nel periodo della
maturità sessuale.
 
A un'osservazione superficiale, questo tratto caratteristico dell'isterismo è non raramente
mascherato dall'esistenza di un secondo fattore costituzionale, cioè uno sviluppo eccessivo
dell'istinto sessuale. La psicoanalisi, comunque, può ogni volta
portare in luce il primo di questi fattori e chiarire l'enigmatica contraddizione che presenta l'isteria,
constatando dovunque la dualità d'opposizione che la caratterizza: il bisogno sessuale eccessivo e
l'esagerata avversione sessuale.
 
Un individuo predisposto all'isterismo cade nello stato isterico quando, sia in seguito allo sviluppo
puberale, sia per circostanze esterne della sua vita, si trova di fronte alle esigenze di una situazione
sessuale reale. Tra la pressione
dell'istinto e la resistenza opposta dall'avversione sessuale, la malattia gli offre una via d'uscita.
Essa, però, non risolve affatto la sua situazione conflittuale, ma cerca di evitarla, trasformando gli
impulsi della sua libido in sintomi. Non è
che un'eccezione solo APPARENTE quel caso in cui un isterico - si può trattare di un paziente
maschio - cada malato per qualche emozione comune, qualche conflitto che non implichi alcun
interesse sessuale. In alcuni casi la psicoanalisi è capace di
mostrare che la malattia è stata resa possibile dalla componente sessuale del conflitto, che ha
ostacolato un normale sviluppo dei processi psichici.
 
Nevrosi e perversione.
Gran parte dell'opposizione mossa alle mie tesi è, senza dubbio, dovuta al fatto che la sessualità,
dalla quale io faccio derivare i sintomi psiconevrotici, è confusa con l'istinto sessuale normale. Ora,
gli insegnamenti della psicoanalisi arrivano
molto più in là di questo: essa dimostra che questi sintomi non si sviluppano solo a spese del
cosiddetto istinto sessuale NORMALE - almeno non esclusivamente oppure non in maniera
determinante -, essi offrono una via di espressione (attraverso la
conversione) a istinti che potrebbero essere definiti come perversi, nel senso più vasto della parola,
se avessero potuto esprimersi direttamente in atti fantastici e reali senza essere deviati dalla
coscienza.
 
Così i sintomi si formano in parte a spese della sessualità ANORMALE: LE NEVROSI SONO,
PER COSI' DIRE, IL NEGATIVO DELLE PERVERSIONI.
  L'istinto sessuale dello psiconevrotico mostra tutte le aberrazioni che noi abbiamo studiato come
variazioni di una vita sessuale normale, e come manifestazioni di una anormale.
 
a. La vita psichica inconscia di tutti i nevrotici (senza eccezione) conosce degli impulsi invertiti,
una fissazione della loro libido su persone del loro stesso sesso. E' impossibile senza un'esauriente
discussione rendersi conto in modo adeguato
dell'importanza di questo fattore nel determinare la forma presa dai sintomi della malattia. Io posso
solo sottolineare che un'inconscia tendenza all'inversione non è mai assente, ed è di particolare
interesse per chiarire i casi di isterismo
nell'uomo.
 
b. Si può trovare nell'inconscio degli psiconevrotici la tendenza verso ogni tipo di estensione
anatomica dell'attività sessuale, e dimostrare che queste tendenze sono determinanti nella
formazione dei sintomi. Fra esse troviamo con particolare
frequenza quelle in cui la mucosa della bocca e dell'ano assumono la funzione di zone genitali.
 
c. Per quel che riguarda la formazione dei sintomi nelle psiconevrosi bisogna riconoscere una
particolare importanza agli istinti componenti, che nella maggior parte si evidenziano come coppie
di opposti e che noi abbiamo già incontrato come
possibili costituenti di nuovi scopi sessuali - l'istinto scopofilico e l'esibizionismo, e le forme attive
e passive dell'istinto di crudeltà. Il contributo offerto dall'ultimo di questi è essenziale alla
comprensione del fatto che questi sintomi
comportano del DOLORE, e ciò determina quasi sempre una parte del comportamento sociale del
paziente. Ed è appunto attraverso il medium di questo rapporto tra libido e crudeltà che si può
realizzare la trasformazione dell'amore in odio, la
trasformazione di impulsi teneri in impulsi ostili, che è caratteristica di un gran numero di casi di
nevrosi, e sembrerebbe, in verità, della paranoia in generale.
 
L'interesse di questi risultati è ancora più accresciuto da alcuni fatti particolari.
a. Quando nell'inconscio esiste un istinto parziale suscettibile d'essere legato in coppia al suo
opposto, quest'ultimo è anch'esso sempre operante. Ogni perversione attiva è dunque accompagnata
dalla sua controparte passiva: chiunque sia nel suo
inconscio un esibizionista è al tempo stesso un VOYEUR; chiunque soffra per i postumi di impulsi
sadici rimossi possederà di sicuro un'altra determinante dei suoi sintomi con radici in inclinazioni
masochistiche. La completa concordanza, che si
rileva qui, con quel che si presenta nelle corrispondenti perversioni "positive", è molto interessante,
per quanto nei sintomi in atto ora l'una ora l'altra delle opposte tendenze abbia la prevalenza.
 
b. Nei casi più marcati di psiconevrosi è strano trovare sviluppato uno solo di questi istinti perversi.
Se ne trovano di solito un numero considerevole e, di regola, tracce di tutti. Il grado di sviluppo di
ciascun istinto particolare è, comunque,
indipendente da quello degli altri, e, per questo, appunto, lo studio delle perversioni "positive" ci
offre un'esatta controparte.
ISTINTI COMPONENTI E ZONE EROGENE
   
Se noi mettiamo insieme ciò che abbiamo appreso attraverso le nostre ricerche sulle perversioni
positive e negative, ci sembra plausibile collegarle a un certo numero di "istinti componenti", che,
comunque, non sono di natura primaria, ma
suscettibili di ulteriori analisi. Per "istinto" si intende provvisoriamente l'equivalente psichico di una
sorgente continua di stimolo endosomatico che distinguiamo dallo "stimolo", che è provocato da
SINGOLE eccitazioni che provengono
dall'ESTERNO. Il concetto di istinto è così proprio uno di quelli che si tracciano al limite tra lo
psichico e il fisico. La più semplice e la più probabile delle assunzioni intorno alla natura degli
istinti sembrerebbe essere che un istinto in sé è
senza qualità, e, per quanto implica la vita psichica, può essere considerato come misura della
reattività mentale. Ciò che distingue gli istinti l'uno dall'altro e li segna di specifiche qualità è la loro
relazione da una parte con le fonti
somatiche, dall'altra con i fini. La fonte di un istinto è un processo di eccitazione che avviene in un
organo e il suo scopo immediato consiste nel soddisfare questo stimolo organico.
 
Un'altra assunzione provvisoria che non può sfuggirci nella teoria degli istinti è che dagli organi
somatici derivano due tipi di eccitazioni basate su differenze di natura chimica. Una di queste
eccitazioni noi la definiamo come specificatamente
sessuale, e l'organo corrispondente come ZONA EROGENA da cui proviene l'istinto sessuale
componente.
 
Il compito delle zone erogene è immediatamente evidente nel caso di quelle perversioni che
riconoscono un significato sessuale agli orifizi anale e orale. Questi si comportano, sotto ogni
aspetto, come una parte dell'apparato genitale.
Nell'isterismo queste parti del corpo e i tratti corrispondenti di mucosa diventano sede di nuove
sensazioni e di modificazioni dell'innervazione - anzi, di processi che possono essere paragonati
all'erezione proprio allo stesso modo degli organi
genitali propriamente detti quando sono eccitati nei processi sessuali normali.
 
L'importanza delle zone erogene come apparati genitali secondari e come sostitutivi dell'apparato
sessuale propriamente detto, tra tutte le psiconevrosi più chiaramente si evidenzia nell'isterismo;
questo, però, non vuol dire che la loro importanza
sia minore nelle altre forme di malattia, solo che in esse è meno riconoscibile, perché in quei casi
(nevrosi ossessiva e paranoia) la formazione dei sintomi avviene in regioni dell'apparato psichico
che sono più lontane dai centri particolari che
riguardano il controllo somatico. Nelle nevrosi ossessive quello che colpisce di più è l'importanza di
quegli impulsi che creano nuovi scopi sessuali e sembrano indipendenti dalle zone erogene.
 
Tuttavia, nella scopofilia e nell'esibizionismo l'occhio diventa una zona erogena; mentre nel caso di
quelle componenti dell'istinto sessuale che comportano dolore e crudeltà lo stesso compito è svolto
dalla pelle - l'epidermide che in alcune parti
del corpo si è differenziata in organo sensoriale o si è modificata in mucosa, ed è così la zona
erogena PAR EXCELLENCE.
  RAGIONI DELLA PREDOMINANZA APPARENTE DEI PERVERTIMENTI SESSUALI
NELLE PSICONEVROSI
Gli argomenti che abbiamo precedentemente discusso possono forse aver messo in falsa luce la
sessualità degli psiconevrotici. Si può aver dato l'impressione che, a causa della loro disposizione,
gli psiconevrotici si avvicinino molto nel
comportamento sessuale ai pervertiti e siano altrettanto lontani dagli individui normali.
 
Siamo in grado di ammettere senz'altro che la disposizione costituzionale di questi pazienti (oltre a
un notevole livello di rimozione sessuale e a un eccesso d'intensità dell'istinto sessuale) comporta
una tendenza tutta speciale alla perversione,
nel senso più lato del termine. Ma lo studio dei casi comparativamente meno gravi dimostra che
quest'ultima assunzione non è sempre necessaria, o, almeno, che per formarsi un giudizio su questi
sviluppi patologici bisogna considerare un fattore che
pesa in un'altra direzione. La maggior parte degli psiconevrotici cade ammalata dopo il periodo
puberale, come conseguenza delle esigenze d'una vita sessuale normale (è particolarmente contro
quest'ultima che è diretta la rimozione).
 
Altre malattie di questo genere si possono manifestare più tardi, quando la libido non riesce ad
ottenere soddisfazione attraverso i canali normali. In entrambi i casi la libido si comporta come un
torrente il cui letto principale sia rimasto
ostruito. Occupa allora i canali collaterali che possano essere rimasti vuoti.
 
Così, nello stesso modo, quella che appare essere la forte tendenza (anche se, in verità, negativa)
degli psiconevrotici alla perversione, può essere collateralmente determinata, e deve, in ogni caso,
essere collateralmente intensificata. La verità
è che dobbiamo porre la rimozione sessuale come un fattore interno accanto a quei fattori esterni
quali la limitazione della libertà, l'inaccessibilità di un normale oggetto sessuale, i pericoli dell'atto
sessuale normale, eccetera, i quali
determinano perversioni in persone che altrimenti sarebbero potute restare normali.
 
Da questo punto di vista, differenti casi di nevrosi possono comportarsi differentemente: in un caso
il fattore preponderante può essere la forza innata della tendenza alla perversione, in un altro invece
l'aumento collaterale di questa tendenza è
dovuto al fatto che la libido è stata deviata da una meta e un oggetto sessuali normali. Sarebbe
errato presentare come opposizione ciò che in realtà è un rapporto cooperativo. La nevrosi produrrà
sempre i suoi effetti maggiori quando la
costituzione e gli eventi operano insieme nella stessa direzione. Dove la costituzione è marcata,
probabilmente non sarà necessario il supporto degli eventi, mentre un forte shock subito nella vita
reale causerà probabilmente una nevrosi anche in
una costituzione media.
 
(Incidentalmente, si deve dire che questa considerazione della relativa importanza etiologica di ciò
che è innato e di ciò di cui si è avuto accidentalmente esperienza, è valida anche in altri campi).
 
Se tuttavia preferiamo supporre che la sviluppatissima tendenza alla perversione costituisca una
delle caratteristiche delle costituzioni psiconevrotiche, abbiamo allora dinanzi la prospettiva di poter
distinguere un certo numero di tali costituzioni a seconda della preponderanza innata di questa o quella zona erogena, di questo o
quell'istinto componente. La questione se esiste una particolare relazione tra la disposizione alla
perversione e la particolare forma di malattia
adottata, non è stata, come molte altre cose in questo campo ancora studiata.
CENNO SUL CARATTERE INFANTILE DELLA SESSUALITA'
Dimostrando la parte avuta dagli impulsi alla perversione nella formazione dei sintomi nelle
psiconevrosi, abbiamo aumentato in maniera abbastanza rilevante il numero di coloro che
potremmo considerare pervertiti. Si deve considerare non solo che i
nevrotici in sé costituiscono una classe numerosissima, ma anche che una catena ininterrotta corre
tra le nevrosi in tutte le loro manifestazioni e la normalità. Dopo tutto, direbbe a ragione Moebius,
siamo un po' tutti degli isterici. Per cui
l'amplissima disseminazione delle perversioni ci obbliga a supporre che la disposizione alle
perversioni non è poi tanto rara, ma deve far parte di ciò che va sotto il nome di costituzione
normale.
 
Come abbiamo visto, non sappiamo se le perversioni risalgano a determinanti innate o sorgano,
come Binet riteneva nel caso del feticismo, a causa delle possibili esperienze. Ci si presenta ora la
conclusione che c'è davvero qualcosa di innato dietro
le perversioni, ma che è qualcosa d'innato in OGNUNO, anche se come disposizione può variare
d'intensità e può essere accresciuto dalle influenze della vita reale. In questione sono pertanto le
radici costituzionali innate dell'istinto sessuale. In
una classe di casi (le perversioni) queste radici possono diventare i veicoli reali dell'attività
sessuale; in altre possono essere sottomesse a un'insufficiente repressione (rimozione) e riuscire
così per via indiretta ad attrarre a sé, come
sintomi, una considerevole porzione di energia sessuale; mentre nei casi più favorevoli, che si
trovano tra questi due estremi, esse, per mezzo di una effettiva restrizione e di altri tipi di
modificazione, possono dar luogo a ciò che chiamiamo vita
sessuale normale.
 
Dobbiamo, comunque, fare ancora una riflessione. La detta costituzione, contenente i germi di tutte
le perversioni, si può dimostrare solo nei BAMBINI, anche se in loro qualsiasi istinto può emergere
solo con gradi modesti di intensità. Una formula
comincia a prendere forma, che stabilisce che la sessualità dei nevrotici è rimasta allo stato
infantile, o vi è stata respinta.
 
Perciò il nostro interesse si volge alla vita sessuale dei bambini, e ora noi procederemo a tracciare il
gioco delle influenze che governano l'evoluzione della sessualità infantile fino al momento in cui
diventa perversione, nevrosi o vita sessuale
normale.
   
NOTA
 Le informazioni contenute in questo primo saggio sono tratte dai ben noti scritti di KRAFFTEBING, MOLL, MOEBIUS, HAVELOCKK ELLIS, SCHRENCK-NOTZING, LOWENFELD,
EULENBURG, BLOCH e HIRSCFELD, e dallo "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen",
pubblicato
sotto la direzione dell'ultimo degli autori nominati. Poiché complete bibliografie della restante
letteratura sull'argomento si troveranno nelle opere di questi scrittori, ho potuto fare a meno di
riportare dettagliati riferimenti. I dati ottenuti
dall'indagine psicoanalitica sugli invertiti si basano sul materiale fornitomi da I. Sadger e sui
risultati delle mie stesse ricerche. L'unico termine appropriato della lingua tedesca, "Lust", è
sfortunatamente ambiguo, ed è usato per denotare sia
l'esperienza del bisogno che quella di appagamento. Su queste difficoltà e sui tentativi fatti per
arrivare a stabilire una percentuale di invertiti, si veda Hirschfeld (1904). La resistenza di un
individuo alla coazione all'inversione può forse
determinare la possibilità, per lo stesso, di essere influenzato dalla suggestione o dalla psicoanalisi.
Molti scrittori hanno insistito a ragione sul fatto che le date fissate dagli stessi invertiti come quelle
in cui è apparsa la loro tendenza
all'inversione non sono degne di fede, dal momento che essi possono aver rimosso dalla memoria la
manifestazione dei sentimenti eterosessuali. Questi sospetti sono stati confermati dalla psicoanalisi
in quei casi d'inversione a cui ha potuto
accedere; essa ha prodotto delle alterazioni decisive nella loro anamnesi colmandone l'amnesia
infantile. MOEBIUS (1900) conferma l'opinione per cui dovremmo andar cauti nel diagnosticare
una degenerazione e che questo ha valore pratico minimo: "Se
osserviamo il vasto campo della degenerazione su cui in queste pagine sono stati gettati pochi
barlumi, apparirà immediatamente chiaro che poco si può ricavare da una diagnosi di
degenerazione". Si deve ammettere che i sostenitori dell' "Uranismo"
hanno buone ragioni di asserire che alcuni degli uomini più illustri di tutta la storia erano invertiti e
forse anche invertiti assoluti. Nello studio dell'inversione lo spunto patologico è stato sostituito da
quello antropologico. Il merito di ciò
va a BLOCH (1902-3), il quale ha anche messo in risalto la presenza dell'inversione tra le civiltà
antiche. Per le più recenti descrizioni dell'ermafroditismo somatico, si veda TARUFFI (1903) e i
numerosi scritti di NEUGEUBAUER nei vari volumi del
"Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen". Il suo scritto comprende una bibliografia dell'argomento.
Sembra (da una bibliografia presentata nel sesto volume del "Jahrbuch für sexuelle
Zwischenstufen") che E. GLEY fosse il primo scrittore a suggerire la
bisessualità per spiegare l'inversione. Già nel gennaio del 1884, egli pubblicò nella "Revue
Philosophique", "Les aberrations de l'instinct sexuel". E', inoltre, degno di nota il fatto che la
maggior parte degli autori che fanno discendere
l'inversione dalla bisessualità sostengono questa tesi non solo nel caso degli invertiti, ma anche per
tutti coloro che sono diventati degli adulti normali; come conseguenza logica tali autori considerano
l'inversione il risultato di un disturbo
nello sviluppo. Già CHEVALIER (1893) si esprime in questo senso. KRAFFT-EBINC (1895, 10)
nota che c'è un gran numero di osservazioni "le quali provano la persistenza almeno virtuale di
questo secondo centro (quello del sesso subordinato)". Un certo
dottor ARDUIN (l900) afferma che "ci sono elementi maschili e femminili in ogni essere umano
(confronta HIRSCHFELD, 1899); ma un gruppo di questi elementi, a seconda del sesso della
persona in questione, è incomparabilmente più sviluppato dell'altro, per quello che riguarda gli individui eterosessuali...". HERMAN (1903) è convinto che "le
caratteristiche e gli elementi maschili sono presenti in ogni donna e quelli femminili in ogni uomo"
eccetera. FLIESS (1906) in seguito rivendicò a
sé l'idea della bisessualità (nel senso di dualità del sesso). E' vero che la psicoanalisi non ha ancora
fornito una spiegazione completa dell'origine dell'inversione; tuttavia, ha scoperto il meccanismo
psichico del suo sviluppo, ed ha arrecato
contributi fondamentali all'esposizione dei problemi in questione. In tutti i casi esaminati abbiamo
stabilito il fatto che i futuri invertiti, nei primissimi anni dell'infanzia, attraversarono una fase di
intensissima ma breve fissazione per una
donna (di solito la madre), e che, dopo averla superata, tendono a identificarsi con lei assumendo se
stessi come oggetto sessuale. Vale a dire, partono da una base narcisistica, e cercano un giovane che
somigli loro e che essi possano amare come la
madre ha amato loro. Inoltre, abbiamo spesso visto che i presunti invertiti non sono stati del tutto
insensibili al fascino femminile, ma hanno sempre trasportato l'eccitazione suscitata da una donna
su un oggetto maschile, in un continuo ripetersi
del meccanismo da cui sorse la loro inversione. Il loro coercitivo desiderio per gli uomini risulta
quindi determinato dalla continua fuga dalle donne. La ricerca psicoanalitica si oppone decisamente
a qualsiasi tentativo di separare gli omosessuali
dal resto dell'umanità come un gruppo dalle caratteristiche particolari. Ma, studiando eccitazioni
sessuali diverse da quelle che si manifestano apertamente, si è visto che tutti gli esseri umani
possono fare una scelta dell'oggetto omosessuale e
infatti ne hanno compiuta una nell'inconscio. Per la verità l'attaccamento libidico alle persone dello
stesso sesso gioca, come fattore della vita mentale normale, un ruolo non minore, e come
determinante della malattia uno maggiore, di quello degli
altri affetti per il sesso opposto. Al contrario, la psicoanalisi considera che la scelta di un oggetto
indipendentemente dal suo sesso - la libertà di scegliere indifferentemente oggetti maschili e
femminili - come accade nell'infanzia, nelle
società primitive e negli antichi periodi storici, sia la base originaria da cui a causa della restrizione
in un senso o nell'altro, discendono sia i tipi normali sia quelli invertiti. Pertanto, dal punto di vista
della psicoanalisi anche
l'interesse sessuale esclusivo che gli uomini provano per le donne è un problema che richiede
chiarimenti e non un fatto ovvio basato su un'attrazione di natura chimica. L'atteggiamento sessuale
definitivo di una persona non si decide fin dopo la
pubertà ed è il risultato di un certo numero di fattori non tutti ancora noti; alcuni sono di natura
costituzionale ma altri sono accidentali. Indubbiamente alcuni di questi fattori possono avere tanto
peso da influenzare il risultato a loro favore.
Ma generalmente la molteplicità di fattori determinanti si riflette nella varietà di atteggiamenti
sessuali manifesti in cui essi trovano il loro sbocco nell'umanità. Negli invertiti, si trova
regolarmente una predominanza di costituzioni arcaiche e
di meccanismi psichici primitivi. Le loro caratteristiche essenziali sono la scelta dell'oggetto in
senso narcisistico e il persistere dell'importanza erotica della zona anale. Non si ottiene nulla
comunque separando dal resto i tipi più estremi
d'inversione sulla base di tali peculiarità costituzionali. Quello che sembra essere una motivazione
sufficiente per questi tipi, può egualmente rintracciarsi, anche se meno accentuato, nella
costituzione dei tipi di transizione e di quelli il cui
atteggiamento manifesto è normale. Le differenze nei prodotti finali possono essere di natura
qualitativa, ma l'analisi dimostra che le differenze tra i loro determinanti sono solo quantitative. Tra
i fattori accidentali che influenzano la scelta
dell'oggetto abbiamo trovato che merita attenzione la frustrazione (l'intimidazione precoce che
inibisce l'attività sessuale) e abbiamo osservato che la presenza dei genitori gioca un ruolo
importante. L'assenza di un padre forte nell'infanzia frequentemente favorisce l'inversione. Infine, si dovrebbe insistere sul fatto che il concetto di
inversione nei riguardi dell'oggetto sessuale debba essere nettamente distinto da quello che
contempla la presenza nel soggetto di caratteri sessuali
misti. Anche nel rapporto tra questi due fattori, esiste chiaramente un certo grado di reciproca
indipendenza. La distinzione più evidente tra la vita erotica dell'antichità e la nostra risiede
certamente nel fatto che gli antichi mettevano
l'accento sull'istinto, mentre noi lo mettiamo sul suo oggetto. Gli antichi esaltavano l'istinto ed erano
pronti per esso a onorare anche un oggetto inferiore; noi invece disprezziamo l'attività dell'istinto in
sé, e la giustifichiamo solo in merito
all'oggetto. A questo proposito non posso non ricordare la cieca sottomissione che il soggetto
ipnotizzato ha per il suo ipnotista. Questo mi fa sospettare che l'essenza dell'ipnosi risieda in una
fissazione inconscia della libido del soggetto sulla
figura dell'ipnotizzatore, mediante le componenti masochistiche dell'ISTINTO sessuale.
FERENCZI (1909) ha messo questa caratteristica della suggestionabilità in rapporto con il
"complesso dei genitori". La scarpa o la pantofola è il simbolo
corrispondente dei genitali femminili. La psicoanalisi ha colmato una delle restanti lacune della
nostra conoscenza del feticismo. Ha dimostrato l'importanza, riguardo alla scelta del feticcio, di un
piacere coprofilico nell'odorare scomparso a
causa della rimozione. Sia i piedi sia i capelli sono oggetti che emanano forti odori e sono stati
idealizzati in feticci dopo che la sensazione olfattiva è diventata sgradevole ed è stata abbandonata.
Di conseguenza, nella perversione
corrispondente al feticismo del piede, solo i piedi sporchi e maleodoranti diventano oggetti sessuali.
Un altro fatto che aiuta a spiegare la preferenza feticistica per il piede è da ricercarsi tra le teorie
sessuali dei bambini: il piede
rappresenta il pene della donna, la mancanza del quale è profondamente sentita. In alcuni casi di
feticismo del piede è stato possibile evidenziare che l'istinto scopofilico, cercando di giungere
all'oggetto (originariamente i genitali) dal basso, a
un certo punto fu fermato dalla proibizione e dalla rimozione. Per tale ragione si attaccò a un
feticcio nella torma di un piede o di una scarpa, i genitali femminili essendo immaginati come quelli
maschili (secondo le aspettative dell'infanzia).
Invece di addurre altre prove a favore di questa affermazione, citerò un passo di HAVELOCK
ELLIS (1913, 119): "Lo studio delle anamnesi di sadismo e di masochismo, anche quelle presentate
da Krafft-Ebing (come in verità hanno già indicato Colin
Scott e Féré), rivelano costantemente nello stesso individuo tracce di entrambi i gruppi di
fenomeni". Breuer scrive a proposito della paziente con la quale usò per la prima volta il metodo
catartico: "In lei il fattore della sessualità era
sorprendentemente basso". Il contenuto delle fantasie chiaramente consce dei pervertiti (che in
circostanze opportune possono trasformarsi in comportamento manifesto), quello delle infondate
paure dei paranoici (che sono proiettate in senso ostile
sugli altri), e quello delle fantasie inconsce degli isterici (che la psicoanalisi rivela dietro i loro
sintomi) coincidono sin nei minimi particolari. Le psiconevrosi sono spessissimo associate
all'inversione manifesta. In tali casi la corrente
eterosessuale ha subìto una completa repressione. E' doveroso dire che l'universalità necessaria della
tendenza all'inversione negli psiconevrotici mi fu fatta notare da Wilhelm Fliess di Berlino, dopo
che io avevo parlato dalla presenza di tale
tendenza in alcuni casi individuali. Questo fatto, che non è stato sufficientemente apprezzato, non
può non avere un'influenza decisiva su qualunque teoria dell'omosessualità. Ci viene in mente
l'analisi di Moll dell'istinto sessuale in un istinto
di "contrectazione" e in un istinto di "detumescenza". Contrectazione significa qui un bisogno di
contatto con la pelle.                                                                                                                       Sigmund Freud
 
Sigmund Freud
TRE SAGGI SULLA SESSUALITA'
(1905)
 Volume 2
Secondo saggio - SESSUALITA' INFANTILE
Trascuratezza del fattore infantile.
Una caratteristica dell'opinione comune circa l'istinto sessuale è che questo sia assente nell'infanzia
e si svegli solo nel periodo della pubertà. Questo, però, non è solo un semplice errore, ma un errore
che ha avuto gravi conseguenze perché è
principalmente a quest'idea che noi dobbiamo la nostra attuale ignoranza delle condizioni
fondamentali della vita sessuale. Uno studio completo delle manifestazioni sessuali dell'infanzia
rivelerebbe probabilmente i caratteri essenziali dell'istinto
sessuale, e ci mostrerebbe il corso del suo sviluppo e il modo in cui le varie fonti lo costruiscono.
 
E' notevole il fatto che autori che s'interessano di spiegare le caratteristiche e le reazioni dell'adulto
abbiano dedicato molta più attenzione al periodo primordiale che include la vita degli antenati
dell'individuo - hanno cioè, attribuito molta
più influenza all'ereditarietà - di quanta non ne abbiano attribuita all'altro periodo primordiale che
rientra nella vita dell'individuo stesso - cioè all'infanzia. Si dovrebbe supporre che l'influenza di
quest'ultimo periodo possa più facilmente
essere capita e abbia il diritto di essere presa in considerazione prima dell'ereditarietà. E' vero che
nella letteratura sull'argomento si incontrano talvolta osservazioni sull'attività sessuale precoce nei
bambini piccoli: erezioni, masturbazioni,
e persino atti che ricordano il coito. Ma questi sono citati solo come eventi eccezionali, singolarità o
esempi impressionanti di depravazione precoce. Per quanto so, non c'è stato un solo autore che
abbia riconosciuto la regolare esistenza di un istinto sessuale nell'infanzia, e negli scritti ormai così numerosi sullo sviluppo dei bambini, il
capitolo sullo "Sviluppo Sessuale" viene di regola omesso (1).
 
Amnesia infantile.
La ragione di questa strana trascuratezza, penso, va cercata in parte in considerazioni di decoro, a
cui gli autori obbediscono in conseguenza della loro stessa educazione, e in parte a un fenomeno
psicologico che non è stato ancora spiegato. Mi
riferisco alla particolare amnesia che, nella maggior parte delle persone, ma non certo in tutte,
nasconde l'arco di vita che va dalla nascita sino ai sei o otto anni. Finora non abbiamo provato
alcuno stupore per questa amnesia, anche se c'erano
ottimi motivi per provarlo, poiché impariamo dagli altri che durante questi anni, di cui
successivamente nella nostra memoria non restano che pochi ricordi frammentari e inintelligibili,
noi reagivamo vivacemente alle impressioni, eravamo capaci di
esprimere gioia e dolore in modo umano, davamo prova d'amore, di gelosia, e di altri sentimenti
passionali da cui eravamo fortemente mossi a quel tempo, e davamo perfino espressione a delle
osservazioni considerate dagli adulti la prova del nostro
intuito e l'inizio della capacità di giudizio.
 
E di tutto questo, diventati adulti, non abbiamo alcuna conoscenza diretta! Perché la memoria
dovrebbe restare tanto indietro rispetto alle altre attività della mente? Al contrario, abbiamo buoni
motivi di credere che non esiste nessun periodo in
cui la capacità di ricevere e di riprodurre impressioni è maggiore di quanto non lo sia negli anni
dell'infanzia (2).
 
D'altro canto dobbiamo presumere, o possiamo convincercene mediante un esame psicologico
condotto sugli altri, che quelle stesse impressioni da noi dimenticate hanno nondimeno lasciato
profondissime tracce nella nostra mente e hanno avuto un effetto
determinante sull'intero sviluppo successivo. Non si tratta, quindi, di una vera abolizione delle
impressioni dell'infanzia, ma piuttosto di un'amnesia simile a quella che si riscontra nei nevrotici
per gli eventi successivi, e la cui essenza
consiste in un semplice nascondere queste impressioni alla coscienza, cioè nella loro rimozione. Ma
quali sono le forze che provocano questa rimozione delle impressioni dell'infanzia? Chi riuscisse a
risolvere questo enigma, penso, avrebbe spiegato
anche l'amnesia isterica.
 
Intanto non si deve mancare di osservare che l'esistenza dell'amnesia infantile offre un nuovo punto
di paragone tra gli stati mentali dei bambini e quelli degli psiconevrotici. Abbiamo già incontrato un
altro punto simile nella formula a cui siamo
giunti, secondo la quale la sessualità degli psiconevrotici è rimasta allo stadio infantile, o vi è stata
respinta. Non è possibile, dopo tutto, che anche l'amnesia infantile debba essere messa in relazione
con gli impulsi sessuali dell'infanzia?
Inoltre, il nesso tra l'amnesia infantile e quella isterica è più di un semplice gioco di parole.
L'amnesia isterica, imposta dalla rimozione, si spiega solo col fatto che il soggetto è già in possesso
di un patrimonio di tracce mnestiche che sono
state sottratte alla disposizione conscia, e che ora, mediante un vincolo associativo,
s'impadroniscono del materiale che le forze della rimozione sono impegnate a respingere dalla
coscienza. Si può dire che senza amnesia infantile non ci sarebbe
amnesia isterica.
  Credo, quindi, che l'amnesia infantile, la quale trasforma l'infanzia di ogni individuo in un'epoca
quasi preistorica nascondendogli i primordi della propria vita sessuale, sia responsabile del fatto che
in generale non viene attribuita alcuna
importanza all'infanzia per quel che riguarda lo sviluppo della vita sessuale. Le lacune della nostra
conoscenza rivelatesi in questo modo non possono essere colmate da un solo osservatore. Sin dal
1896 insisto sul significato degli anni
dell'infanzia in merito all'origine di certi importanti fenomeni connessi alla vita sessuale, e da allora
non ho mai cessato di mettere in rilievo la parte avuta dal fattore infantile nella sessualità.
  1. IL PERIODO DI LATENZA SESSUALE NELL'INFANZIA E SUE INTERRUZIONI
Le frequentissime descrizioni di quelli che abbiamo definito impulsi sessuali irregolari ed
eccezionali dell'infanzia, come pure il palesarsi nei nevrotici di quelli che prima erano solo ricordi
inconsci dell'infanzia, ci consentono di delineare gli
eventi sessuali di quel periodo nel modo seguente (3).
 
Non ci sembra dubbio che i germi degli impulsi sessuali siano già presenti nel neonato e che
continuino a svilupparsi per un certo tempo, finché non sopraggiunge un progressivo processo di
repressione; anche questo a sua volta è interrotto da
progressi periodici dello sviluppo sessuale o forse dalle peculiarità individuali. Non si sa nulla di
certo circa la regolarità e la periodicità del corso oscillante di questo sviluppo. Sembra, comunque,
che la vita sessuale dei bambini si presenti
in forma accessibile all'osservazione intorno al terzo o quarto anno di vita (4).
 
Inibizioni sessuali.
E' durante questo periodo di totale o solo parziale latenza che sono costruite le forze mentali, le
quali più tardi contrasteranno il corso dell'istinto sessuale e, come dighe, limiteranno il suo flusso:
disgusto, sentimenti di vergogna e le
rivendicazioni degli ideali morali ed estetici. Dai bambini civili si ricava l'impressione che la
costruzione di queste dighe sia un prodotto dell'educazione, e indubbiamente l'educazione vi
contribuisce molto. Ma in realtà questo sviluppo è
determinato organicamente ed è fissato dall'ereditarietà, e può talora verificarsi senza nessun aiuto
da parte dell'educazione. L'educazione non andrà oltre i limiti della sua sfera se si limita a seguire le
linee che sono state già stabilite
organicamente e a imprimerle più chiaramente e più profondamente.
 
Formazione reattiva e sublimazione.
Che cosa contribuisce alla creazione di queste costruzioni che sono così importanti per lo sviluppo
di un individuo civile e normale? Probabilmente esse emergono a spese degli stessi impulsi sessuali
infantili. Così l'attività di quegli impulsi non
cessa neanche durante questo periodo di latenza, sebbene la loro energia sia deviata, interamente o
in gran parte, dall'uso sessuale e diretta ad altri fini. Gli storici della civiltà sembrano essere
d'accordo nel presumere che potenti componenti siano acquisite per ogni sorta di conquista culturale mediante questa deviazione delle forze sessuali
ISTINTUALI dai fini sessuali e il loro susseguente dirigersi verso fini nuovi - un processo questo al
quale viene dato il nome di "sublimazione". A
questo aggiungeremo, di conseguenza, che lo stesso processo svolge una parte nello sviluppo
dell'individuo e porremo il suo inizio nel periodo di latenza sessuale dell'infanzia (5).
 
E' possibile formarsi qualche idea più precisa del meccanismo di questo processo di sublimazione.
Da un lato, sembrerebbe che gli impulsi sessuali non possano essere utilizzati durante questi anni di
infanzia, poiché le funzioni riproduttive sono
state differite - fatto che costituisce la caratteristica principale del periodo di latenza. D'altro lato,
questi sembrerebbero in se stessi impulsi alla perversione - cioè, sorgerebbero da zone erogene e
deriverebbero la loro attività dagli istinti
che, in considerazione dello sviluppo direzionale del soggetto, possono solo suscitare sensazioni
spiacevoli. Essi conseguentemente evocano forze mentali di opposizione (impulsi reattivi) le quali,
per reprimere efficacemente questo dispiacere,
costruiscono le dighe mentali alle quali mi sono già riferito: disgusto, vergogna e moralità.
 
Interruzioni del periodo di latenza.
Non dobbiamo illuderci circa la natura ipotetica e l'insufficiente chiarezza della nostra conoscenza
riguardo ai processi del periodo infantile di latenza o di differimento; ma saremo su un terreno più
sicuro indicando che tale applicazione della
sessualità infantile rappresenta un ideale educativo da cui lo sviluppo individuale usualmente devia
in qualche punto e spesso in misura considerevole. Di quando in quando può irrompere una
manifestazione frammentaria di sessualità che ha evitato la
sublimazione; o qualche attività sessuale può persistere attraverso l'intera durata del periodo di
latenza finché l'istinto sessuale non emerge con maggiore intensità nella pubertà. Laddove gli
educatori si interessano della sessualità infantile, si
comportano esattamente come se condividessero le nostre opinioni riguardo alla costruzione delle
forze morali difensive a costo della sessualità, e come se sapessero che l'attività sessuale rende un
bambino refrattario all'educazione: poiché essi
stigmatizzano ogni manifestazione sessuale dei bambini come un "vizio", senza saperlo combattere.
Noi, d'altro lato, abbiamo ogni ragione di volgere la nostra attenzione a questi fenomeni tanto
temuti dell'educazione, poiché possiamo aspettarci che
ci aiutino a scoprire l'originaria configurazione degli istinti sessuali.
  2. LE MANIFESTAZIONI DELLA SESSUALITA' INFANTILE
Succhiarsi il pollice.
Per ragioni che vedremo più tardi, io prenderò il succhiarsi il pollice (o la suzione sensuale) come
un esempio delle manifestazioni sessuali dell'infanzia. (Uno studio eccellente su questo argomento è
stato fatto dal pediatra ungherese Lindner,
1879).
  La suzione del pollice appare già nella primissima infanzia e può continuare sino alla maturità, o
durare perfino tutta la vita.
 
Consiste in una ripetizione ritmica di un contatto succhiante ad opera della bocca (o labbra). E' certo
che lo scopo di questo procedimento non è quello di nutrirsi. Una parte delle labbra stesse, la lingua,
o qualsiasi altra parte della pelle a cui
si possa giungere - perfino l'alluce - può essere l'oggetto della suzione. In connessione può apparire
l'istinto di afferrare che può manifestarsi come un simultaneo ritmico tirare il lobo dell'orecchio o
un afferrare un'altra parte di una persona
(di regola l'orecchio) per lo stesso scopo. La suzione sensuale comporta una profonda
concentrazione dell'attenzione e porta o al sonno o perfino a una reazione motoria simile a un
orgasmo (6).
 
Frequentemente ciò si verifica in combinazione con il fregamento di qualche parte sensibile del
corpo come per esempio il seno o i genitali esterni. Molti bambini procedono lungo questa strada
dalla suzione alla masturbazione.
 
Lo stesso Lindner riconosceva chiaramente la natura sessuale di questa attività e la metteva in gran
rilievo senza riserve. Nella culla, il succhiarsi il pollice viene spesso classificato tra gli altri tipi di
"malizia" sessuale dei bambini. Questo
punto di vista è stato decisamente ripudiato da numerosi pediatri e specialisti delle malattie nervose,
benché ciò fosse indubbiamente dovuto in parte alla confusione fatta tra "sessuale" e "genitale".
 
La loro obiezione solleva un difficile problema che non può essere eluso: qual è la caratteristica
generale che ci consente di riconoscere le manifestazioni sessuali dei bambini? La concatenazione
dei fenomeni in cui abbiamo potuto penetrare
mediante l'indagine psicoanalitica ci giustifica, a mio avviso, nel considerare il succhiarsi il pollice
una manifestazione sessuale e nello sceglierla per il nostro studio sulle caratteristiche essenziali
dell'attività sessuale infantile.
 
Autoerotismo.
Sentiamo l'obbligo dii esaminare a fondo questo caso. Si deve insistere sul fatto che la caratteristica
più rilevante di questa attività sessuale è che l'istinto non è diretto verso altri, ma ottiene
soddisfacimento dal corpo stesso del soggetto. E'
un istinto "autoerotico", per indicarlo con un felice termine introdotto da Havelock Ellis (1910).
 
Inoltre, è chiaro che il comportamento del bambino che indulge a succhiarsi il pollice è determinato
dalla ricerca di qualche piacere che ha già provato e che ora ricorda. Nel caso più semplice egli
trova questa soddisfazione succhiando ritmicamente
qualche parte della pelle o della mucosa. E' facile anche indovinare le occasioni in cui il bambino ha
fatto le prime esperienze del piacere che ora si sforza di ripetere. E' stata la prima e più vitale
attività del bambino, il succhiare il seno
della madre, o un suo sostituto, che deve avergli reso familiare questo piacere. Le labbra del
bambino, a parer nostro, si comportano come una zona erogena, e indubbiamente lo stimolo
provocato dal caldo fluire del latte è la causa di questa
piacevole sensazione. Il soddisfacimento della zona erogena è collegato, nel primo caso, al
soddisfacimento del bisogno di nutrimento. Inizialmente, l'attività sessuale si appoggia a funzioni
aventi per scopo la preservazione dell'individuo e diventa indipendente da esse solo più tardi. Chi abbia visto un poppante staccarsi sazio dal seno
materno e cadere addormentato con le guance arrossate e un sorriso beato non può rifiutarsi di
riconoscere che questa immagine è il prototipo
dell'espressione del soddisfacimento sessuale nella vita dell'adulto. Il bisogno di ripetere il
soddisfacimento sessuale si disgiunge ora dal bisogno di nutrirsi, separazione che diventa
inevitabile quando spuntano i denti e il cibo non viene più
preso soltanto poppando, ma anche masticando. Il bambino non ricorre all'uso di un corpo estraneo
per il suo succhiare ma preferisce una parte della propria pelle, perché è più conveniente, perché lo
rende indipendente dal mondo esterno, che non è
ancora in grado di controllare, e perché in tal modo si procura, per così dire, una seconda zona
erogena, anche se di tipo inferiore. L'inferiorità di questa seconda zona è una delle ragioni per cui in
epoca successiva egli cerca la parte
corrispondente - le labbra - di un'altra persona. ("Peccato che non possa baciarmi io stesso", sembra
dire).
 
Non tutti i bambini succhiano in questo modo. Si può presumere che lo facciano quei bambini in cui
c'è un'intensificazione costituzionale d'importanza erogena per la regione labiale. Se questa
importanza dura, questi stessi bambini quando saranno
diventati adulti diventeranno veri epicurei del bacio, avranno inclinazione al baciare perverso o, se
maschi, avranno una forte propensione al fumare e al bere. Se, però, consegue la rimozione, allora
proveranno disgusto del cibo e avranno vomito
isterico. La rimozione si estende all'istinto nutritivo a causa della duplice funzione rappresentata
dalla zona labiale. Molte mie pazienti che soffrono di disturbi del mangiare, "globus hystericus", di
costrizione della gola e di vomito, durante
l'infanzia hanno succhiato con accanimento.
 
Il nostro studio del succhiamento del pollice o suzione sensuale, ci ha già fatto conoscere tre
caratteristiche essenziali di una manifestazione sessuale infantile. All'origine esso si appoggia a una
delle funzioni somatiche vitali; non ha ancora
alcun oggetto sessuale ed è pertanto autoerotico; e il suo scopo sessuale è dominato da una zona
erogena. Si deve anticipare che queste caratteristiche si troveranno egualmente valide per la
maggior parte delle altre attività degli istinti sessuali
infantili.
  3. LO SCOPO SESSUALE DELLA SESSUALITA' INFANTILE
Caratteristiche delle zone erogene.
L'esempio della suzione del pollice ci fa vedere ancora meglio cosa costituisca una zona erogena.
Essa è una parte della pelle o mucosa in cui stimoli di un certo tipo evocano una sensazione di
piacere di una particolare qualità. Indubbiamente gli
stimoli che producono il piacere sono retti da condizioni speciali, quantunque non sappiamo quali
siano. Tra esse deve avere un ruolo il carattere ritmico e perciò si impone alla nostra attenzione
l'analogia col solletico. Sembra invece meno certo che il carattere della sensazione piacevole evocata dallo stimolo possa definirsi "specifico" - una
qualità "specifica" in cui risiederebbe precisamente il fattore sessuale. La psicologia è ancora tanto
al buio sul problema del piacere e del
dispiacere che va raccomandata la massima cautela nel formulare ipotesi. Non è da escludere che
più tardi si possano scoprire delle ragioni a sostegno dell'idea che la sensazione piacevole possiede
in realtà una qualità specifica.
 
Il carattere erogeno si può attribuire ad alcune parti del corpo in modo particolarmente accentuato.
Ci sono zone erogene predestinate, come si è visto dall'esempio della suzione. Lo stesso esempio,
però, ci mostra che qualsiasi altra parte della
pelle o della mucosa può assumere le funzioni di zona erogena, e deve perciò avere qualche
attitudine in tal senso. Pertanto, la qualità dello stimolo è più importante ai fini di produrre la
sensazione piacevole, di quanto non lo sia la natura della
parte del corpo interessata. Il bambino che indulge al succhiamento sensuale esamina il proprio
corpo e ne sceglie la parte da succhiare - e questa parte in seguito la preferirà a tutte per forza
d'abitudine; se gli accade di imbattersi in una delle
regioni predestinate (capezzoli o genitali), indubbiamente essa sarà la regione preferita. Anche nella
sintomatologia dell'isterismo troviamo una tendenza alla sostituzione esattamente analoga a questa.
In tale nevrosi la rimozione riguarda la
maggior parte di tutte le zone genitali reali, le quali trasmettono la propria suscettibilità alla
stimolazione ad altre zone erogene (normalmente trascurate nella vita adulta), che allora si
comportano esattamente come organi genitali. Ma oltre a
questo, proprio come nel caso del succhiare, qualsiasi altra parte del corpo può acquisire la stessa
suscettibilità alla stimolazione che hanno i genitali e può diventare una zona erogena. Le stesse
caratteristiche mostrano le zone erogene e quelle
isterogene.
 
Lo scopo sessuale infantile.
Lo scopo sessuale dell'istinto infantile consiste nell'ottenere soddisfacimento per mezzo di
un'appropriata stimolazione della zona erogena comunque scelta. Questo soddisfacimento può
essere stato provato precedentemente e aver lasciato il bisogno
della sua ripetizione; e noi possiamo credere che la Natura avrà preso delle misure di sicurezza
perché questa esperienza non sia lasciata al caso. Abbiamo già visto quale sia l'espediente che
soddisfa questo scopo nel caso della zona labiale: è la
connessione simultanea che collega questa parte del corpo all'ingerimento del cibo.
 
Incontreremo altri espedienti simili come fonti di sessualità. Lo stato di bisogno della ripetizione del
soddisfacimento si rivela in due modi: con una sensazione di tensione, avente un certo carattere di
dispiacere, e con una sensazione di prurito
o di stimolazione condizionata dal centro e proiettata sulla zona erogena periferica. Possiamo,
perciò, creare uno scopo sessuale in un altro modo: e cioè sostituendo la sensazione della
stimolazione proiettata nella zona erogena con uno stimolo
esterno che elimini quella sensazione producendo un senso di soddisfacimento. Di solito questo
stimolo esterno consisterà in qualche genere di manipolazione analogo al succhiare. Il fatto che il
bisogno possa anche essere evocato perifericamente,
mediante una reale modificazione della zona erogena, si accorda perfettamente con la nostra
conoscenza flsiologica. Questo ci sembra alquanto strano solo perché, per rimuovere uno stimolo,
appare necessario addurne un secondo nello stesso punto.
   
  4. MANIFESTAZIONI SESSUALI MASTURBATORIE (7)
Dev'essere di gran sollievo constatare che una volta compresa la natura dell'istinto che sorge da una
sola delle zone erogene, c'è pochissimo altro da imparare sull'attività sessuale dei bambini.
 
Le distinzioni più chiare tra una zona e un'altra riguardano la natura dell'espediente necessario per
appagare l'istinto; nel caso della zona labiale tale espediente consisteva nel succhiare, e questo
dev'essere sostituito da altre azioni muscolari
a seconda della posizione e della natura delle altre zone.
 
Attività della zona anale.
La zona anale, come la zona labiale, si presta assai bene per la sua posizione ad agire da mezzo
attraverso cui la sessualità può appoggiarsi ad altre funzioni somatiche. E' da ritenere che
l'importanza erogena di questa parte del corpo sia
grandissima sin dall'inizio. Con un certo stupore veniamo a conoscenza, attraverso la psicoanalisi,
delle trasmutazioni normalmente subite dall'eccitazione sessuale che nasce da questa zona e dalla
frequenza con cui essa conserva per tutta la vita
un considerevole grado di suscettibilità alla stimolazione genitale (8).
 
I disturbi intestinali tanto comuni nell'infanzia fanno in modo che la zona non resti priva di
eccitazioni intense. I catarri intestinali in tenerissima età rendono i bambini, come comunemente si
dice, "nervosi", e nei casi di successiva malattia
nevrotica hanno un'influenza determinante sui sintomi in cui si esprime la nevrosi e mettono a sua
disposizione l'intera gamma di disturbi intestinali. Se si pensa all'importanza erogena dello sbocco
del canale intestinale, che persiste, per quanto
in forma modificata, non saremo propensi a farci beffe dell'influenza delle emorroidi, a cui la
vecchia medicina attribuiva tanta importanza nello spiegare le malattie nevrotiche.
 
I bambini che ricorrono alla suscettibilità alla stimolazione erogena della zona anale si tradiscono
perché trattengono le feci finché la loro accumulazione non provoca delle violente contrazioni
muscolari e, quando passano attraverso l'ano, un
potente stimolo della mucosa. In questo le feci devono senza dubbio causare non solo sensazioni
dolorose ma anche sensazioni molto piacevoli. Uno dei segni più chiari della susseguente
eccentricità o nervosità è dato dal bambino che si rifiuta di
svuotare gli intestini quando viene messo sul vaso - quando, cioè, lo vuole la "nurse" - e ritarda la
funzione finché non deciderà lui stesso di compierla. Naturalmente, non si preoccupa di sporcare il
letto, ma solo di non perdere il piacere
accessorio legato alla defecazione. Gli educatori hanno ancora una volta ragione quando
definiscono "cattivi" i bambini che ritardano il processo di defecazione.
 
Il contenuto degli intestini che agisce come massa stimolante sulla parte sessualmente sensibile
della mucosa, si comporta come precursore di un altro organo, destinato a entrare in azione dopo la
fase dell'infanzia. Ma ha pure un altro importante
significato per il bambino, che lo considera, infatti, parte del proprio corpo e rappresenta il suo
primo "dono": liberandolo, il bambino può esprimere la sua attiva acquiescenza al mondo esterno, e
trattenendolo, la sua disobbedienza. Da "dono" esso acquista più tardi il significato di "bambino", perché i bambini, secondo una teoria sessuale dei
fanciulli, si ottengono mangiando e nascono attraverso gli intestini.
 
La ritenzione della massa fecale, che all'inizio è pertanto attuata intenzionalmente dal bambino
perché serva, per così dire, da stimolo masturbatorio sulla zona anale o perché sia usata nei suoi
rapporti con quelli che lo circondano, costituisce
anche una delle cause prime della stitichezza così comune tra i nevropatici.
 
Inoltre, tutta l'importanza della zona anale si riflette nel fatto che si possono trovare pochi nevrotici
che non abbiano le loro particolari pratiche scatologiche, le loro cerimonie, e così via, che però
tengono accuratamente nascoste.
 
La vera stimolazione masturbatoria della zona anale esercitata per mezzo del dito, e provocata da
una sensazione di prurito determinata centralmente o mantenuta perifericamente, non è affatto rara
tra i bambini più grandi.
 
Attività delle zone genitali.
Tra le zone erogene che fanno parte del corpo del bambino ce n'è una che certamente non svolge il
ruolo iniziale, e che non può essere il veicolo degli impulsi sessuali più antichi, ma che è destinata a
grandi cose nel futuro. Nei bambini (maschi e
femmine) è messa in connessione con la minzione (nel glande e nella clitoride) e nei maschi è
racchiusa in una borsa mucosa, sicché non può mancare di essere stimolata dalle secrezioni che
possono dare inizio precoce all'eccitazione sessuale. Le
attività sessuali di questa zona erogena che fa parte degli organi sessuali propriamente detti, sono
l'inizio di quella che più tardi diventerà la vita sessuale normale. La posizione anatomica di questa
regione, le secrezioni in cui è immersa,
l'azione del lavare e dello strofinare a cui è soggetta nel corso della toilette del bambino, come pure
la stimolazione accidentale (quale la migrazione dei vermi intestinali nel caso delle bambine), rende
inevitabile che questa sensazione di
piacere che questa parte del corpo può produrre sia notata dai bambini anche durante la primissima
infanzia, e dia luogo a un bisogno di ripeterla. Se consideriamo tutta la gamma degli espedienti e
ricordiamo che tanto l'imbrattamento quanto le
misure igieniche operano in modo abbastanza simile, è difficile evitare di concludere che le
fondamenta del futuro primato di questa zona erogena sull'attività sessuale siano gettate sin dalla
primissima masturbazione infantile, alla quale
difficilmente qualcuno sfugge. L'azione che dispone dello stimolo e determina il soddisfacimento
consiste in un fregamento esercitato dalla mano o in una pressione esercitata (indubbiamente sulle
tracce di un riflesso preesistente) dalla mano o
stringendo le cosce. Quest'ultimo metodo è di gran lunga il più comune nel caso delle ragazze. La
preferenza che i ragazzi mostrano per la mano costituisce già la prova dell'importante contributo
che l'istinto di dominazione è destinato a dare
all'attività sessuale maschile.
 
A maggior chiarimento diremo immediatamente che nella masturbazione infantile si devono
distinguere tre fasi. La prima appartiene alla prima infanzia, e la seconda alla breve fioritura
dell'attività sessuale intorno al quarto anno di vita; solo la
terza fase corrisponde alla masturbazione puberale, che spesso è il solo tipo preso in considerazione.
 
Seconda fase della masturbazione infantile.
  La masturbazione della prima infanzia sembra scomparire dopo breve tempo; ma può anche
persistere ininterrottamente sino alla pubertà, e ciò costituirebbe la prima grande deviazione dal
corso dello sviluppo stabilito per gli uomini civili. A un
certo punto della fanciullezza dopo la prima infanzia, normalmente prima del quarto anno, l'istinto
sessuale della zona genitale di solito rivive per durare finché non viene ancora una volta represso, o
per continuare senza interruzione. Questa
seconda fase di attività sessuale infantile può assumere una varietà di forme diverse che possono
essere determinate solo da una precisa analisi dei casi individuali. Ma tutti i suoi dettagli lasciano
dietro di sé profondissime (inconsce)
impressioni nella memoria del soggetto, determinandone lo sviluppo del carattere se deve rimanere
sano, e la sintomatologia della nevrosi se egli dovrà ammalarsi dopo la pubertà. In questo secondo
caso troviamo che questo periodo sessuale è stato
dimenticato e che i ricordi consci che potrebbero darne testimonianza sono stati spostati. (Ho già
detto di essere anche propenso a credere che esista una relazione tra l'amnesia infantile sessuale e
questa attività sessuale infantile).
 
L'indagine psicoanalitica ci consente di rendere conscio quanto è stato dimenticato ed eliminare così
la coercizione che nasce dal materiale psichico inconscio.
 
Ritorno della prima masturbazione infantile.
Durante gli anni d'infanzia di cui mi sto occupando ritorna l'eccitazione sessuale del primissimo
periodo infantile, o come uno stimolo stuzzicante determinato centralmente che cerca appagamento
nella masturbazione, o come un processo di emissione
notturna che, come le emissioni notturne degli adulti, raggiunge l'appagamento senza il concorso di
una qualsiasi azione da parte del soggetto. Il secondo è il caso più frequente tra le ragazze e nella
seconda metà dell'infanzia; i suoi determinanti
non sono del tutto chiari e spesso, ma non sempre, si direbbe condizionato da un periodo di
precedente masturbazione ATTIVA. I sintomi di queste manifestazioni sessuali sono scarsi; si
manifestano per la maggior parte a vantaggio dell'apparato
sessuale non ancora sviluppato per mezzo dell'apparato URINARIO, che in tal modo agisce, per
così dire, da fiduciario del primo. La maggior parte dei cosiddetti disturbi della vescica urinaria di
questo periodo sono disturbi sessuali: l'enuresi
notturna, a meno che non rappresenti un attacco epilettico, corrisponde all'emissione notturna.
 
La riapparizione dell'attività sessuale è determinata da cause interne e da contingenze esterne, che
possono essere desunte nei casi di malattie nevrotiche dalla forma, dai sintomi, e possono essere
scoperte con certezza dall'indagine
psicoanalitica. Dovrò parlare tra poco delle cause interne. Intanto diciamo che in questo periodo di
grande e duratura importanza si collega alle contingenze esterne e accidentali. Primi fra tutti
troviamo gli effetti della seduzione; qui il bambino
è l'oggetto sessuale prematuro, e impara in circostanze altamente emotive come ottenere
soddisfazione dalle zone genitali, soddisfazione che poi è costretto di solito a ripetere più volte
mediante la masturbazione. Un'influenza di questo genere può
aver origine o dagli adulti o da altri bambini. Non credo che nel mio scritto su "L'etiologia
dell'isterismo" (1896) io abbia esagerato la frequenza o l'importanza di tale influenza, benché allora
non sapessi che le persone normali possono aver
avuto nell'infanzia le stesse esperienze, e sebbene, di conseguenza, dessi più peso all'importanza
della seduzione che ai fattori della costituzione sessuale e dello sviluppo (9). Ovviamente non è
necessaria la seduzione per far svegliare la vita
sessuale del bambino, la quale può nascere spontaneamente da cause interne.  
Disposizione polimorfamente perversa.
E' istruttivo dunque il fatto che sotto l'influenza della seduzione i bambini possono diventare
polimorfamente perversi, e possono essere spinti a tutti i possibili tipi di irregolarità sessuale.
Questo mostra che nella loro disposizione è presente
in modo innato un'attitudine a esse. Viene offerta di conseguenza poca resistenza, poiché le dighe
mentali contro gli eccessi sessuali - vergogna, disgusto e moralità - o non sono state ancora affatto
costruite o sono solo in corso di costruzione, a
seconda dell'età del bambino. Sotto questo aspetto i bambini si comportano esattamente come una
donna di tipo medio non istruita, in cui persiste la stessa predisposizione alla perversione polimorfa.
In condizioni normali essa può restare
sessualmente normale, ma se guidata da un astuto seduttore troverà di suo gusto ogni sorta di
perversione, che considererà parte integrante delle proprie attività sessuali. Le prostitute sfruttano la
stessa disposizione polimorfa, cioè infantile, ai
fini della loro professione; e, considerando l'immenso numero di donne che esercitano la
prostituzione - o che dobbiamo supporre in possesso di una tendenza alla prostituzione, senza
tuttavia esercitarla - diventa impossibile non riconoscere che
questa stessa disposizione a perversioni di ogni genere è una caratteristica umana generale e
fondamentale.
 
Pulsioni componenti.
D'altronde, gli effetti della seduzione non aiutano a svelare la storia iniziale dell'istinto sessuale; essi
anzi confondono le nostre idee relative a esso, offrendo prematuramente ai bambini un oggetto
sessuale di cui all'inizio questo istinto non
mostra di aver alcun bisogno. Si deve comunque ammettere che la vita sessuale infantile, malgrado
il primato soverchiante delle zone erogene, mostra componenti che sin dal primo inizio coinvolgono
come oggetti sessuali altre persone. Tali sono gli
istinti di scopofilia, esibizionismo e crudeltà, che appaiono in un certo senso indipendentemente
dalle zone erogene; questi istinti non entrano in intima relazione con la vita genitale se non più
tardi, ma si possono già osservare nell'infanzia
come impulsi indipendenti, distinti in un primo momento dall'attività sessuale erogena. I bambini
piccoli sostanzialmente non hanno vergogna, e in certi periodi dei primissimi anni di vita mostrano
una inconfondibile soddisfazione nell'esporre il
proprio corpo, e particolarmente le parti sessuali. Il complemento di questa supposta inclinazione
alla perversione, la curiosità cioè di vedere i genitali degli altri, probabilmente non si manifesta se
non piuttosto tardi nell'infanzia, quando
l'ostacolo eretto da un senso di vergogna ha già raggiunto un certo grado di sviluppo.
 
Sotto l'influenza della seduzione, la prima forma di perversione, cioè la scopofilia, può assumere
grande importanza nella vita sessuale del bambino. Ma le mie ricerche compiute sui primi anni delle
persone normali, come su quelli dei pazienti
nevrotici, mi portano a concludere che la scopofilia può apparire anche nei bambini come
manifestazione spontanea. I bambini piccoli la cui attenzione sia stata immediatamente attratta - di
norma mediante la masturbazione - dai propri organi
genitali, compiono di solito il successivo passo senza aiuto dall'esterno e sviluppano un vivo
interesse per i genitali dei loro compagni. Poiché le possibilità di soddisfare una curiosità di questo
genere si presentano di solito solo nel corso del soddisfacimento dei due tipi di bisogno dell'escrezione, i bambini di questo genere si trasformano in
VOYEURS, avidi spettatori dei processi di minzione e di defecazione. Quando ha luogo la
rimozione di queste inclinazioni, il desiderio di vedere
gli organi genitali degli altri (sia quelli del proprio sesso, sia quelli dell'altro sesso), persiste come
una tormentosa costrizione che in alcuni casi di nevrosi offre in seguito il motivo più forte alla
formazione dei sintomi.
 
La componente della crudeltà dell'istinto sessuale si sviluppa nei bambini ancora più
indipendentemente dalle attività sessuali legate alle zone erogene. In generale la crudeltà appare
facilmente nei bambini, poiché l'ostacolo che porta l'istinto di
dominio a fermarsi di fronte al dolore di un'altra persona - la capacità cioè di provare pietà - si
sviluppa relativamente tardi.
 
L'analisi psicologica fondamentale di questo istinto, com'è noto, non è stata ancora
soddisfacentemente compiuta. Si può presumere che l'impulso di crudeltà nasca dall'istinto di
dominio e che appaia nel periodo della vita sessuale in cui gli organi
genitali non hanno ancora assunto il ruolo che svolgeranno più tardi. Esso quindi domina una fase
della vita sessuale alla quale in seguito daremo la definizione di organizzazione pregenitale. I
bambini che si distinguono per una particolare
crudeltà verso gli animali e i compagni di giochi, di solito danno luogo a giusti sospetti
dell'esistenza in essi di un'attività sessuale intensa e precoce che nasce dalle zone erogene; e,
sebbene tutti gli istinti sessuali possono dimostrare una
precocità simultanea, l'attività sessuale EROGENA, tuttavia, sembra essere la primaria. L'assenza
della barriera della pietà comporta il pericolo che la connessione tra la crudeltà e gli istinti erogeni
stabilitasi così nell'infanzia possa
dimostrarsi infrangibile nella vita matura.
 
Sin dalle "Confessions" di Jean Jacques Rousseau è ben noto a tutti gli educatori che lo stimolo
doloroso della pelle delle natiche rappresenta una delle radici erogene dell'istinto passivo di crudeltà
(masochismo). Essi sono giunti giustamente a
concludere che la punizione corporale, di solito applicata a questa parte del corpo, non dovrebbe
essere inflitta ai bambini, la cui libido potrebbe essere indirizzata nei canali collaterali dalle
successive esigenze dell'educazione culturale (10).
  5. LE RICERCHE SESSUALI DELL'INFANZIA
La pulsione di conoscenza.
Intorno allo stesso periodo in cui la vita sessuale dei bambini raggiunge il primo apice, fra i tre e
cinque anni, essi cominciano anche a dar segni dell'attività che si può attribuire all'istinto di
conoscenza o di ricerca. Quest'istinto non può
essere classificato tra le componenti istintive elementari, né può essere considerato appartenente
esclusivamente alla sessualità. La sua attività corrisponde da un lato al modo sublimato di ottenere
il dominio, mentre dall'altro fa uso dell'energia
della scopofilia.
  Le sue relazioni con la vita sessuale sono, comunque, di particolare importanza, poiché noi abbiamo
appreso dalla psicoanalisi che l'istinto di conoscenza nei bambini è attratto inaspettatamente presto e
intensamente dai problemi sessuali, ed è
possibile infatti che all'inizio sia svegliato da essi.
 
L'enigma della Sfinge.
Non è per interessi teorici, bensì pratici, che cominciano le attività di ricerca nei bambini. La
minaccia alle basi dell'esistenza del bambino portata dalla scoperta o dal sospetto dell'arrivo di un
altro bambino e la paura, di conseguenza, di non
essere più curato e amato, lo rendono pensieroso e perspicace. E questa storia dell'origine della
pulsione è in linea col fatto che il primo problema che essa affronta non riguarda la distinzione tra i
sessi ma l'enigma della provenienza dei
bambini. (Questo, in forma distorta, ma tuttavia facilmente rettificabile, è lo stesso enigma proposto
dalla Sfinge Tebana). Al contrario, l'esistenza dei due sessi all'inizio non presenta alcuna difficoltà o
dubbio per i bambini. E' ovvio per il
maschio che tutti coloro che conosce hanno organi genitali simili ai suoi, e non può immaginarli
privi di tali organi.
 
Complesso di castrazione e invidia del pene.
Questa convinzione energicamente sostenuta dai ragazzi, e ostinatamente difesa contro le
contraddizioni che presto risultano dall'osservazione, è abbandonata soltanto dopo dure lotte interne
(il complesso di castrazione). I sostituti del pene, di
cui appunto i maschi sospettano prive le donne, svolgono un ruolo molto importante nel
determinare la forma assunta da molte perversioni.
 
Il ritenere che tutti gli esseri umani abbiano lo stesso genere (maschile) di genitali è la prima delle
numerose, sorprendenti e importanti teorie sessuali dei bambini. Serve ben poco al bambino che la
scienza della biologia giustifichi il suo
pregiudizio e sia costretta a riconoscere nella clitoride femminile l'autentico sostituto del pene.
 
Le bambine non ricorrono a una negazione di questo tipo quando vedono che i genitali dei ragazzi
hanno forma differente dai loro.
 
Esse sono pronte a riconoscere tale differenza immediatamente e sono afflitte dall'invidia del pene -
invidia che culmina nel desiderio, importantissimo per le sue conseguenze, di essere anche esse
ragazzi.
 
Teorie della nascita.
Molti ricorderanno chiaramente quale vivo interesse provassero durante il periodo prepuberale per il
problema della provenienza dei bambini. A quel tempo le risposte anatomiche date al problema
erano molto varie: i bambini escono dal petto, o sono
tagliati dal corpo, o l'ombelico si apre per lasciarli uscire. Fuori dell'analisi, molto raramente ci si
ricorda di aver compiuto simili ricerche nei primi anni dell'infanzia. Queste prime ricerche sono
cadute vittime della rimozione già da molto,
ma tutte le loro conclusioni erano di natura uniforme: si hanno i bambini perché si mangia qualcosa
di particolare (come nelle favole) e i bambini nascono dall'intestino, come una scarica di feci.
  Queste teorie infantili ci ricordano condizioni esistenti nel regno animale - e in specie la cloaca di
animali inferiori ai mammiferi.
 
Concezione sadica del rapporto sessuale.
Se in questa prima età i bambini assistono a un rapporto sessuale tra adulti - e tale opportunità può
essere offerta conseguentemente alla convinzione degli adulti secondo cui i bambini piccoli non
possono capire nulla di sessuale -, inevitabilmente
considerano l'atto sessuale come una sorta di maltrattamento o un atto di soggiogamento: essi lo
vedono, cioè, in senso sadico. La psicoanalisi ci mostra anche che un'impressione di questo tipo
nella prima infanzia contribuisce in grande misura alla
predisposizione a una susseguente sostituzione sadica dello scopo sessuale. Ai bambini interessa
molto inoltre conoscere in che cosa consista il rapporto sessuale - o, come essi dicono, l'essere
sposati -, e di solito cercano una soluzione del
mistero in qualche comune attività connessa alla funzione della minzione o della defecazione.
 
Fallimento tipico delle ricerche sessuali infantili.
Delle teorie sessuali dei bambini si può dire che in generale riflettono la loro costituzione sessuale,
e che malgrado i loro grotteschi errori esse mostrino una visione dei processi sessuali più chiara di
quanto non si sarebbe disposti a credere. I
bambini si accorgono anche delle alterazioni che avvengono nella madre a causa della gravidanza e
sanno interpretarle in modo esatto. La favola della cicogna si racconta spesso a un pubblico che
l'accoglie con profonda, anche se silenziosa,
diffidenza. Le ricerche sessuali dei bambini non riescono però a far luce su due elementi: il ruolo
fecondatore del seme e l'esistenza dell'orifizio sessuale femminile - gli stessi elementi, sia detto per
inciso, in cui non è ancora sviluppata
l'organizzazione infantile. Da ciò segue che gli sforzi del piccolo indagatore sono normalmente
infruttuosi, e terminano con una rinuncia che frequentemente lascia un danno permanente nella
pulsione di conoscenza. Le ricerche sessuali di questi
primi anni di vita vengono compiute sempre in solitudine, e costituiscono il primo passo verso un
atteggiamento indipendente nei riguardi del mondo.
 
Implicano altresì un alto grado di alienazione del bambino da quelli che lo circondano, i quali in
precedenza godevano della sua completa fiducia.
  6. LE FASI DELLO SVILUPPO DELL'ORGANIZZAZIONE SESSUALE
I caratteri della vita sessuale infantile su cui ci siamo fin qui soffermati sono rappresentati dai fatti
seguenti: essa è essenzialmente autoerotica (trova il suo oggetto nel corpo stesso del bambino) e le
pulsioni componenti individuali sono nel
complesso staccate e indipendenti tra loro per quanto riguarda la ricerca del piacere. Il risultato
finale dello sviluppo sessuale si trova nella cosiddetta vita sessuale normale dell'adulto, dove il
perseguimento del piacere cade sotto il dominio della funzione riproduttiva e in cui le pulsioni componenti, sotto il primato di una singola zona
erogena, formano una solida organizzazione diretta verso uno scopo sessuale legato a qualche
oggetto sessuale estraneo.
 
Organizzazioni pregenitali.
Lo studio delle inibizioni e dei disturbi di questo processo di sviluppo ci consente, con l'aiuto della
psicoanalisi, di riconoscere i tentativi falliti e gli stadi preliminari di una solida organizzazione degli
istinti componenti come stadi che si
sono essi stessi costituiti in una sorta di regime sessuale.
 
L'organizzazione sessuale normalmente passa senza incontrare intoppi attraverso queste fasi, di cui
si conservano appena delle tracce. Solo nei casi patologici esse diventano attive e riconoscibili a
un'osservazione sia pure superficiale.
 
Chiameremo "pregenitali" le organizzazioni della vita sessuale in cui le zone non hanno ancora
affermato il proprio predominio.
Finora abbiamo identificato due organizzazioni del genere, che sembrano quasi ritornare alle prime
forme animali di vita. La prima è quella orale o, se vogliamo, l'organizzazione sessuale pregenitale
cannibalesca. Qui l'attività sessuale non è
ancora separata dall'ingestione del cibo; né ci sono opposte correnti differenziate entro l'attività. Le
due attività hanno lo stesso oggetto; lo scopo sessuale consiste nell'incorporazione dell'oggetto - il
prototipo di un processo di
identificazione che svolgerà più tardi un ruolo psicologico tanto importante. Un residuo di questa
fase organizzativa fittizia, imposta alla nostra attenzione dalla patologia, possiamo vederlo nella
suzione del pollice, dove l'attività sessuale,
staccata dall'attività nutritiva, ha sostituito all'oggetto estraneo un oggetto situato nel corpo stesso
del soggetto.
 
Una seconda fase pregenitale è quella dell'organizzazione sadico- anale. Qui l'opposizione tra due
correnti, che investe tutta la vita sessuale, è già sviluppata: non possiamo però definirle ancora
rispettivamente "maschile" e "femminile", ma solo
"attiva" e "passiva". L'attività è messa in opera dall'istinto di dominio attraverso il mezzo della
muscolatura somatica; l'organo che più di ogni altro rappresenta lo scopo sessuale passivo è la
mucosa erogena dell'ano. Le due correnti, però, non
hanno oggetti identici. Accanto a questi, altri istinti componenti operano in maniera autoerotica. In
questa fase, quindi, sono già osservabili la polarità sessuale e l'oggetto estraneo, ma sono ancora
assenti l'organizzazione e la subordinazione
alla funzione riproduttiva.
 
Ambivalenza.
Questa forma di organizzazione sessuale può persistere per tutta la vita e può attrarre
permanentemente a sé una gran parte dell'attività sessuale. La predominanza del sadismo e il ruolo
di cloaca svolto dalla zona anale le conferiscono un'impronta
spiccatamente arcaica. E' caratterizzata inoltre dal fatto che in essa le opposte coppie di istinti si
sviluppano in misura approssimativamente eguale; questo stato di cose è stato felicemente definito
da Bleuler col termine di "ambivalenza".
  L'assunzione dell'esistenza di organizzazioni pregenitali della vita sessuale si basa sull'analisi delle
nevrosi, senza una conoscenza delle quali difficilmente può essere giustamente valutata. Inoltre, è
legittimo attendersi che un'ulteriore
indagine analitica ci fornirà molte più informazioni sulla struttura e sullo sviluppo della funzione
sessuale normale.
 
Al fine di completare il nostro quadro della vita sessuale infantile, dobbiamo anche supporre che la
scelta di un oggetto, che abbiamo visto come caratteristica della fase puberale di sviluppo, sia stata
frequentemente o abitualmente effettuata già
durante gli anni dell'infanzia: cioè tutte le correnti sessuali si sono dirette verso una sola persona in
relazione alla quale cercano di raggiungere i loro scopi. Nell'infanzia questa è pertanto
l'approssimazione massima alla forma finale assunta
dalla vita sessuale dopo la pubertà. L'unica differenza sta nel fatto che nell'infanzia la combinazione
degli istinti componenti e la loro subordinazione al primato dei genitali si sono effettuate in modo
molto incompleto o non si sono del tutto
effettuate. Perciò l'instaurarsi di questo primato al servizio della riproduzione è l'ultima fase
attraverso cui passa l'organizzazione della sessualità.
 
Scelta in due fasi dell'oggetto.
Si può considerare tipica la scelta di un oggetto in due fasi: essa, cioè, avviene in due ondate. La
prima ha inizio tra i due e i cinque anni, e si arresta o regredisce nel periodo di latenza, essendo
caratterizzata da scopi sessuali di natura
infantile. La seconda ondata ha inizio con la pubertà e determina il risultato finale della vita
sessuale.
 
Sebbene la scelta dell'oggetto avvenga in due fasi, in sostanza si riduce alla sola operazione del
periodo di latenza ed è della massima importanza riguardo ai disturbi del risultato finale. I risultati
della scelta infantile dell'oggetto li
ritroviamo nel periodo successivo. Durante il periodo della pubertà questi risultati persistono ancora
o vengono rimessi in vigore. Ma a causa della rimozione sviluppatasi tra le due fasi essi si
dimostrano inutilizzabili. I loro scopi sessuali
appaiono mitigati e rappresentano ciò che possiamo definire la "corrente affettiva" della vita
sessuale. Solo l'indagine psicoanalitica può rivelare che dietro l'affetto, l'ammirazione, e il rispetto
si nascondono i vecchi desideri sessuali degli
istinti componenti infantili divenuti ora inutili. La scelta dell'oggetto del periodo puberale non può
più ora rivolgersi agli oggetti dell'infanzia e deve perciò ricominciare come "corrente sensuale". Se
queste due correnti non riescono a
convergere, uno degli ideali della vita sessuale, la concentrazione cioè di tutti i desideri su un
singolo oggetto, non potrà essere raggiunto.
  7. LE FONTI DELLA SESSUALITA' INFANTILE
I tentativi che abbiamo fatto per tracciare le origini dell'istinto sessuale ci hanno fatto vedere finora
che l'eccitazione sessuale nasce a. come riproduzione di un soddisfacimento provato in relazione ad
altri processi organici, b. attraverso l'appropriata stimolazione periferica delle zone erogene e c. come espressione di certi "istinti" (quali
l'istinto di scopofilia e l'istinto di crudeltà), la cui origine non è ancora del tutto chiara. L'indagine
psicoanalitica, che da un tempo
successivo risale all'infanzia, e la contemporanea osservazione dei bambini, ci indicano insieme
altre fonti regolarmente attive di eccitazione sessuale. L'osservazione diretta dei bambini ha lo
svantaggio di operare su dati facilmente
fraintendibili; la psicoanalisi è resa difficile dal fatto di poter giungere ai dati e alle conclusioni solo
dopo lunghi giri.
 
Ma con la cooperazione i due metodi possono giungere a risultati di soddisfacente certezza.
Esaminando le zone erogene, abbiamo già scoperto che queste regioni della pelle mostrano solo una
particolare intensificazione di quella suscettibilità allo stimolo che investe, in un certo grado tutta la
superficie cutanea. Non c'è da sorprendersi
quindi se effetti erogeni ben definiti vengono attribuiti a certi tipi di stimolazione generale della
pelle. Tra questi ricorderemo in particolare gli stimoli termici, la cui importanza ci può aiutare a
capire gli effetti terapeutici dei bagni caldi.
 
Eccitazioni meccaniche.
A questo punto dobbiamo ricordare anche l'eccitazione sessuale prodotta dalla ritmica agitazione
meccanica del corpo. Gli stimoli di questo tipo operano in tre diverse direzioni: sull'apparato
sensorio dei nervi vestibolari, sulla pelle, e sulle
parti più profonde (per esempio i muscoli e le strutture articolari).
 
L'esistenza di queste sensazioni piacevoli - ed è degno di nota il fatto che in questo caso i concetti di
"eccitazione sessuale" e di "appagamento" possono essere usati quasi senza distinzione (questo fatto
cercheremo di spiegarlo in seguito) -
l'esistenza dicevamo, di queste sensazioni piacevoli causate dall'eccitazione meccanica del corpo, è
confermata dal fatto che i bambini amano tanto i giochi di movimento passivo, di cui non si
stancano mai come il dondolio e l'essere lanciati in
aria (11). E' ben noto che i bambini inquieti di solito si addormentano cullandoli. Le vibrazioni della
carrozza e più tardi quelle del treno esercitano un tale fascino sui fanciulli che ogni ragazzo prima o
poi vuole diventare ferroviere o
cocchiere. E' notevole il fatto che i ragazzi provino un interesse così vivo per cose connesse con le
ferrovie, e, nell'età di massima attività fantastica (poco prima della pubertà), usino quelle cose come
il nucleo di un simbolismo spiccatamente
sessuale. Un legame coattivo di questo genere tra il viaggio in treno e la sessualità deriva
chiaramente dal piacere causato dalle sensazioni del movimento. Nell'eventualità della rimozione
che trasforma nel loro contrario tante preferenze
infantili, gli stessi individui, diventati adolescenti o adulti, reagiranno al dondolio con un senso di
nausea, un viaggio in treno li stancherà terribilmente, o saranno soggetti ad attacchi di angoscia
durante il viaggio e si proteggeranno dalla
ripetizione dell'esperienza dolorosa con la paura del viaggio in treno.
 
Dobbiamo qui ricordare di nuovo il fatto, non ancora capito, che la combinazione di paura e
agitazione meccanica produce la grave nevrosi traumatica isteriforme. Quanto meno si può ritenere
che queste influenze, le quali, allorché siano di lieve
intensità diventano fonti di eccitazione sessuale, provocano un profondo disordine nel chimismo o
meccanismo sessuale se agiscono con forza esagerata.
  Attività muscolare.
 
Sappiamo tutti che i bambini hanno bisogno di molti esercizi muscolari attivi da cui ricavano un
piacere straordinario. Se questo piacere abbia un qualsiasi rapporto con la sessualità, se rappresenti
esso stesso un soddisfacimento sessuale o se
possa diventare occasione di eccitazione sessuale, è un problema che lascia luogo ancora a molti
interrogativi, i quali possono anche essere diretti contro quanto sostenuto nei paragrafi precedenti, e
cioè che il piacere derivato dalle sensazioni
del movimento PASSIVO è di natura sessuale o può produrre eccitazione sessuale.
 
E', comunque, un fatto che molti riferiscono di aver avvertito i primi segni di eccitamento nei
genitali mentre facevano giochi violenti o lottavano coi compagni; ora è chiaro che in simili giochi,
a prescindere dall'esercizio muscolare generale,
c'è il contatto con la pelle dell'avversario. Un'inclinazione alle lotte fisiche con una persona
particolare, proprio come succede negli anni successivi con l'inclinazione alle dispute verbali, prova
chiaramente che la scelta dell'oggetto è caduta
su quella. Una delle radici dell'istinto sadico sembrerebbe affondare nell'incoraggiamento
all'eccitazione sessuale da parte dell'attività muscolare. In molte persone la connessione infantile tra
il gioco violento e l'eccitazione sessuale
rappresenta uno dei determinanti della successiva direzione assunta dall'istinto sessuale (12).
 
Processi affettivi.
Le altre fonti dell'eccitazione sessuale nei bambini presentano meno dubbi. E' facile stabilire, sia
con l'osservazione contemporanea sia con la ricerca successiva, che tutti i processi affettivi
relativamente intensi, compresi anche quelli
terrificanti, invadono il campo della sessualità; e questo fatto può incidentalmente esserci d'ausilio
nella spiegazione degli effetti patogeni delle emozioni di questo tipo. Negli scolari la paura
dell'esame o la tensione per un compito difficile
può essere importante non solo nell'influenzare i rapporti del bambino con la scuola ma anche nel
causare un'irruzione di manifestazioni sessuali. Infatti molto spesso in questi casi il bambino può
sentire uno stimolo che lo spinge a toccarsi i
genitali o può verificarsi qualcosa di simile a un'emissione notturna con tutte le sue sconcertanti
conseguenze. A scuola il comportamento del bambino che mette l'insegnante di fronte a una serie di
problemi assai difficili, in generale va posto in
relazione con la sua sessualità sbocciante. L'eccitante effetto sessuale di molte emozioni in sé
spiacevoli, come le sensazioni di apprensione, di paura o di orrore, in molte persone dura per tutta la
vita.
 
Indubbiamente questo spiega perché molti cerchino le sensazioni di questo tipo in un mondo
immaginario, in un libro o in uno spettacolo, dove la gravità del sentimento di dispiacere è ridotta
da evidenti fatti qualificanti.
 
Se si suppone che un simile effetto erogeno sia collegato anche alle sensazioni intensamente
dolorose, specie quando il dolore è lenito o tenuto lontano da condizioni qualificanti, dovremmo
trovare in questo una delle radici principali dell'istinto
sado - masochistico, nelle cui numerose complessità stiamo gradualmente penetrando.
 
Lavoro intellettuale.
  Infine, è un fatto inequivocabile che la concentrazione dell'attenzione su un compito intellettuale e
lo sforzo intellettuale producono in generale un'eccitazione sessuale concomitante in molti giovani e
anche negli adulti. Indubbiamente questa è la
sola base che giustifica ciò che per altri aspetti è assai discutibile: attribuire i disturbi nervosi
all'"affaticamento" intellettuale.
 
Se ora diamo uno sguardo ai suggerimenti da me dati come ipotesi di lavoro sulle fonti
dell'eccitazione sessuale infantile benché non le abbia descritte completamente né enumerate tutte,
possiamo giungere alle seguenti conclusioni più o meno certe.
Sembra che siano state prese tutte le misure per mettere in moto il processo dell'eccitazione
sessuale, la cui natura, dobbiamo confessarlo, ci è assolutamente oscura. Questo processo è messo
in moto anzitutto in maniera più o meno diretta dalle
eccitazioni delle superfici sensorie - la pelle e gli organi del senso - e, soprattutto, dagli stimoli
esercitati su certe aree note come zone erogene.
 
L'elemento decisivo di queste fonti dell'eccitazione sessuale è senza dubbio la QUALITA' degli
stimoli, benché il fattore dell'intensità, nel caso del dolore, non sia del tutto cosa trascurabile. Ma
oltre a queste fonti ci sono nell'organismo
apparati che in un gran numero di processi interni consentono all'eccitazione di nascere come
effetto concomitante, appena l'intensità di quei processi abbia superato certi limiti quantitativi. Ciò
che abbiamo chiamato istinti componenti della
sessualità derivano direttamente da queste fonti interne o sono composti di elementi di quelle fonti e
delle zone erogene. Può darsi benissimo che nell'organismo non succeda niente di notevole
importanza senza il contributo di qualche componente
all'eccitazione dell'istinto sessuale.
 
Al presente non mi sembra possibile esporre queste conclusioni generali con maggiore chiarezza o
certezza. Questo ritengo sia dovuto a due fattori: primo, la novità di tutto il metodo di affrontare
l'argomento, e secondo, il fatto che tutta la
natura dell'eccitazione sessuale ci è completamente ignota. Tuttavia, sono tentato di fare due
osservazioni che potranno aprire ampie prospettive per il futuro.
 
Varietà di costituzioni sessuali. a.
Abbiamo visto nelle pagine precedenti che è possibile avere una molteplicità di costituzioni sessuali
innate secondo lo sviluppo delle zone erogene. Qui ora possiamo compiere un tentativo analogo
comprendendo anche le fonti INDIRETTE
dell'eccitazione sessuale.
 
Si può supporre che in tutti i casi vi contribuiscono queste fonti, ma non sempre in eguale misura, e
che possiamo trovare l'ulteriore aiuto alla differenziazione delle costituzioni sessuali nello sviluppo
variante da individuo a individuo delle
fonti dell'eccitazione sessuale.
 
Sentieri di reciproca influenza. b.
Se abbandoniamo il senso figurato usato a proposito delle "fonti" dell'eccitazione sessuale, sorge in
noi il sospetto che tutti i sentieri di collegamento che portano dalle altre funzioni alla sessualità si
possano anche percorrere in senso opposto. Se, per esempio, il possesso della zona labiale che hanno in comune le due funzioni è la ragione per
cui l'appagamento sessuale nasce nell'assumere il cibo, lo stesso fattore ci metterà in condizione di
capire perché ci sarebbero disturbi della
nutrizione se vi sono disturbi nelle funzioni erogene della zona comune. Oppure, se sappiamo che il
concentrare l'attenzione può dar luogo all'eccitazione sessuale, sembra plausibile ritenere che
servendosi della stessa strada, ma in senso
contrario, la condizione dell'eccitazione sessuale può influenzare la possibilità di dirigere
l'attenzione. Una buona parte della sintomatologia delle nevrosi, che io ho fatto risalire ai disturbi
dei processi sessuali, si esprime in disturbi delle
altre funzioni somatiche non sessuali; e questo fatto, finora oscuro, diventa meno problematico se è
solo il completamento delle influenze che causano la produzione dell'eccitazione sessuale.
 
Gli stessi sentieri, lungo cui i disturbi sessuali invadono le altre funzioni somatiche, devono,
comunque, svolgere anche un'altra importante funzione, nello stato normale: devono, cioè, servire
da strade per attrarre le forze istintuali sessuali
verso mete diverse da quelle sessuali, vale a dire, verso la sublimazione della sessualità. Finiamo
confessando che si sa ancora pochissimo con certezza di questi sentieri, sebbene certamente
esistano e possano probabilmente essere percorsi nei due
sensi.
NOTE:
  1. L'asserzione fatta nel testo mi è sembrata tanto audace che in seguito ho voluto provarne la
validità tornando a guardare la letteratura sull'argomento. Il risultato, purtroppo, non mi ha dato
alcuna ragione per mutare la mia precedente
affermazione. L'esame scientifico dei fenomeni fisici e mentali della sessualità nell'infanzia è
ancora agli albori. Uno scrittore, BELL (1902, 327), nota: "Non conosco nessuno scienziato che
abbia svolto un'accurata analisi dell'emozione
nell'adolescente". Le manifestazioni sessuali somatiche del periodo prepuberale hanno attirato
l'attenzione solo in rapporto ai fenomeni di degenerazione e come indicazioni di degenerazione. In
nessuno degli scritti sulla psicologia di questo
periodo di vita da me letti, ho trovato un capitolo dedicato alla vita erotica dei bambini; e questo
vale anche per le notissime opere di PREYER (1882), BALDWIN (1898), PEREZ (1886),
STRÜMPELL (1899), GROOS (1904), HELLER (1904), SULLY (1895) e
altri. Possiamo ottenere l'esatta impressione dello stato di cose in questo campo oggi, leggendo il
periodico "Die Kinderfehler" dal 1896 in poi. Tuttavia abbiamo tratto la convinzione che l'esistenza
dell'amore nell'infanzia non ha nessun bisogno
di essere scoperta. PEREZ (1886, 272) parla a favore della sua esistenza. GROOS (1899, 320) cita
come generalmente riconosciuto il fatto che: "alcuni bambini sonoo già capaci di impulsi sessuali
nella primissima età e sentono il bisogno di avere
contatti col sesso opposto". Il primissimo esempio della comparsa dell'amore sessuale ricordato da
BELL (1902, 330) riguarda un bambino al terzo anno di vita. Su questo punto confronta anche
HAVELOCK ELLIS (1913, Appendice B). Aggiunto nel 1910: Questo giudizio sulla letteratura della sessualità infantile cade dal momento che è apparsa
l'esauriente opera di STANLEY HALL (1904). Nessuna modificazione del genere è resa necessaria
dal recente libro di MOLL (1909). Si veda, d'altro canto,
BLEULER (1908).
  2. Ho tentato di risolvere uno dei problemi collegati ai primissimi ricordi dell'infanzia in uno
scritto sui "Ricordi di copertura" (1899).
  3. Possiamo fare uso della seconda di queste due fonti di materiale poiché abbiamo motivi di
ritenere che i primi anni dei bambini che più tardi diventeranno nevrotici, probabilmente per questo
rispetto non differiscano sostanzialmente da quelli
dei bambini che diverranno adulti normali.
  4. E' possibile che ci sia un'analogia anatomica con ciò che credo sia il corso dello sviluppo della
funzione sessuale infantile nella scoperta di BAYER (1902), dalla quale apprendiamo che gli organi
sessuali interni (per esempio l'utero) sono di
regola più sviluppati nei neonati che nei bambini più grandi. Non si sa, comunque, cosa pensare di
questa involuzione che si verifica dopo la nascita; Halban ha dimostrato che può applicarsi anche
alle altre parti dell'apparato genitale. Secondo
HALBAN (1904) il processo d'involuzione finisce dopo poche settimane di vita extrauterina.
  5. Ho preso in prestito il termine "periodo di latenza sessuale" ancora una volta da Fliess.
  6. Scopriamo così a questo primissimo stadio, una cosa che sarà valida per tutta la vita, e cioè che
il soddisfacimento sessuale è il miglior narcotico. La maggior parte dei casi di insonnia nervosa
risalgono alla mancanza di soddisfacimento
sessuale. E' ben noto che le bambinaie senza scrupoli fanno addormentare i bambini che piangono
carezzandone gli organi genitali.
  7. Confronta la copiosissima letteratura sull'argomento della masturbazione, la quale per la
maggior parte, comunque, ha le idee poco chiare sui problemi principali; confronta per esempio,
ROHLEDER (1899).
  8. Confronta i miei scritti su "Carattere ed erotismo anale" (1908) e "Sulle trasformazioni
pulsionali in particolare nell'erotismo anale" (1917).
  9. Havelock Ellis ha pubblicato alcuni racconti autobiografici scritti da persone rimaste in via
generale normali in età avanzata, e che descrivevano i primi impulsi sessuali della loro infanzia e le
occasioni nelle quali erano insorti. Questi
rapporti naturalmente risentivano dell'omissione del periodo preistorico della vita sessuale di coloro
che scrivevano, velato dall'amnesia infantile, che poteva essere soltanto rivelato dalla psicoanalisi
nei casi individuali nei quali si era
sviluppata una nevrosi. Tuttavia le situazioni erano valutabili da più angolazioni, e furono simili
racconti a produrre la modificazione delle ipotesi etiologiche che ho menzionato nel testo.
  10. Quanto detto sopra sulla sessualità infantile, pubblicato la prima volta nel 1905, era fondato
per la maggior parte sulla ricerca psicoanalitica condotta sugli adulti. A quel tempo era impossibile
servirsi pienamente dell'osservazione diretta
sui bambini: da questa fonte provenivano pochi cenni e solo alcune valide conferme. Dopo è
diventato possibile attingere direttamente alla psicosessualità infantile mediante l'analisi di alcuni
casi di malattia nevrotica durante i primi anni
dell'infanzia. Mi è gradito poter dire che quest'osservazione diretta confermò pienamente le
conclusioni a cui ero giunto con la psicoanalisi - il che, sia detto per inciso, costituisce una valida
prova dell'attendibilità di questo metodo di
ricerca. Oltre a questo, l'"Analisi di una fobia in un bambino di cinque anni" (1909) ci ha insegnato
molte cose nuove a cui la psicoanalisi non ci aveva preparati: per esempio, il fatto che il simbolismo
sessuale - la rappresentazione di ciò che è
sessuale per mezzo di relazioni e oggetti non sessuali - si spinge indietro sino ai primi anni del
possesso della parola. Mi sono reso conto inoltre di una pecca nella relazione data nel testo, dove in
omaggio alla chiarezza si descrive la distinzione concettuale tra le due fasi dell'autoerotismo e dell'amore dell'oggetto, come se fossero
anche separate nel tempo. Ma le analisi che ho appena ricordato come pure le conclusioni di Bell
citate in una nota a pié di pagina all'inizio di
questo capitolo mostrano che i bambini tra i due e i cinque anni sono capaci di una chiarissima
scelta dell'oggetto, accompagnata da forti affetti.
  11. Alcuni ricorderanno di aver provato al contatto dell'aria viva sui genitali un immediato piacere
sessuale.
  12. L'analisi dei casi di abasia nevrotica e di agorafobia elimina ogni dubbio sulla natura sessuale
del piacere del movimento. Com'è noto, l'educazione moderna impegna molto i bambini nei giochi
al fine di distoglierli dall'attività sessuale.
Sarebbe più corretto dire che in questi giovani essa sostituisce il godimento sessuale col piacere del
movimento, facendo regredire l'attività sessuale a uno dei suoi componenti autoerotici.                                                                                                                       Sigmund Freud
 
Sigmund Freud
TRE SAGGI SULLA SESSUALITA'
(1905)
 Volume 3
Terzo saggio - LE TRASFORMAZIONI DELLA PUBERTA'
Col sopraggiungere della pubertà, avvengono trasformazioni destinate a dare alla vita sessuale
infantile la forma normale definitiva. Fin qui l'istinto sessuale è stato prevalentemente autoerotico;
ora trova un oggetto sessuale. La sua attività è
dipesa finora da un certo numero di istinti e di zone erogene separati, che, indipendentemente gli
uni dalle altre, hanno perseguito un certo tipo di piacere come loro unico scopo sessuale. Ora, però,
appare una nuova meta sessuale, e tutti gli
istinti componenti si alleano per raggiungerla, mentre le zone erogene vengono assoggettate al
primato della zona genitale.
 
Poiché la nuova meta sessuale assegna ai due sessi funzioni assai differenti, il loro sviluppo sessuale
diverge ora vistosamente.
 
Quello degli uomini è più chiaro e più comprensibile, mentre quello delle donne subisce addirittura
una specie d'involuzione.
 
Solo l'esatta convergenza delle due correnti dirette verso l'oggetto sessuale e la meta sessuale, ossia
la corrente affettuosa e quella sensuale, assicura una vita sessuale normale.
 
E' come perforare una galleria dalle due parti.
  Negli uomini la nuova meta sessuale consiste nell'emissione dei prodotti sessuali. La meta
precedente, ossia il conseguimento del piacere, non le è affatto estranea; anzi, il culmine del piacere
è connesso a questo atto finale del processo sessuale.
L'istinto sessuale si subordina ora alla funzione riproduttiva, divenendo, per così dire, altruistico.
Perché questa trasformazione riesca è necessario che nel processo si tenga conto delle disposizioni
originarie e di tutte le altre caratteristiche
degli istinti.
 
Anche qui, come in qualunque altra occasione in cui l'organismo dovrebbe a rigore creare nuove
combinazioni e nuovi adattamenti che portano a meccanismi complicati, ci sono possibilità di
disturbi patologici se queste nuove sistemazioni non sono
compiute. Ogni disturbo patologico della vita sessuale dev'essere a ragione considerato
un'inibizione nello sviluppo.
  1. IL PRIMATO DELLE ZONE GENITALI E IL PIACERE PRELIMINARE
Il punto di partenza e lo scopo finale del processo descritto sono chiaramente visibili. Ma i gradini
intermedi ci sono ancora per molti versi oscuri. Dovremo lasciarne irrisolti più di uno.
 
Il più straordinario dei processi della pubertà, di cui costituisce l'essenza, è lo sviluppo manifesto
dei genitali esterni. (Il periodo di latenza dell'infanzia è caratterizzato, d'altro canto, da una relativa
cessazione del loro sviluppo). Nel
frattempo lo sviluppo dei genitali interni ha progredito abbastanza per consentir loro di scaricare i
prodotti sessuali o, secondo il caso, di causare la formazione di un nuovo organismo vivente. Un
apparato complicatissimo è così già pronto e
aspetta il momento di entrare in opera.
 
Questo apparato è mosso dagli stimoli, e l'osservazione ci mostra che gli stimoli possono agire su di
esso da tre direzioni: dal mondo esterno per mezzo dell'eccitazione delle zone erogene che già
conosciamo, dall'interno organico per vie che
dobbiamo ancora esplorare, e dalla vita psichica, che è un magazzino di impressioni esterne e una
stazione ricevente di eccitazioni interne. I tre tipi di stimoli producono tutti lo stesso effetto, cioè
una condizione detta di "eccitamento
sessuale", che si manifesta in due modi: psichico e somatico. Le indicazioni psichiche consistono in
una particolare sensazione di tensione estremamente coattiva, e tra le numerose indicazioni
somatiche troviamo anzitutto alcune trasformazioni dei
genitali, che hanno l'ovvio senso di preparativi dell'atto sessuale: l'erezione dell'organo maschile e la
lubrificazione della vagina.
 
Tensione sessuale.
Il fatto che l'eccitamento sessuale possegga il carattere della tensione fa sorgere un problema la cui
soluzione non è meno difficile che importante per l'aiuto che può darci a capire i processi sessuali.
Nonostante tutte le differenze di opinione che tra gli psicologi regnano sull'argomento, devo insistere sul fatto che una sensazione di tensione
comporta necessariamente dispiacere. A tale convinzione sono stato portato dal fatto che una
sensazione di questo genere è accompagnata da un
impulso a cambiare la situazione psicologica, e che opera in modo pressante, completamente
estraneo alla natura del sentimento che accompagna la sensazione di piacere. Comunque, se la
tensione dell'eccitamento sessuale è considerata una sensazione
spiacevole, ci troviamo immediatamente di fronte al fatto che essa procura indubbiamente anche
piacere. In ogni caso in cui è prodotta da processi sessuali la tensione è accompagnata da piacere;
anche nelle trasformazioni preparatorie dei genitali
si può osservare chiaramente un senso di appagamento di qualche genere. Come conciliare allora la
tensione spiacevole e il senso di piacere? Tutto ciò che si riferisce al problema del piacere e del
dispiacere tocca uno dei punti dolenti della
psicologia moderna.
 
Mi propongo di imparare il più possibile dalle circostanze del caso di cui stiamo parlando, ma
eviterò qualsiasi accostamento al problema nel suo complesso.
Cominciamo intanto col dare uno sguardo al modo in cui le zone erogene si adattano alla nuova
situazione. Esse giocheranno un ruolo importante nell'introdurre l'eccitazione sessuale. L'occhio è
forse la zona più lontana dall'oggetto sessuale, ma è
anche la zona che, durante la corte fatta a un oggetto, è soggetta a essere la più frequentemente
stimolata dalla particolare qualità dell'eccitazione la cui causa, quando nasce da un soggetto
sessuale, noi definiamo "bellezza". (Per la stessa
ragione i meriti di un oggetto sessuale sono definiti "attrazioni"). Questo stimolo da un lato è già
accompagnato dal piacere, mentre dall'altro porta a un aumento dell'eccitamento sessuale o, se
ancora è assente, lo crea. Se l'eccitazione ora si
estende a un'altra zona erogena, per esempio alla mano, attraverso le sensazioni tattili, I'effetto è
identico: da un lato un senso di piacere, rapidamente intensificato dal piacere che sorge dalle
trasformazioni preparatorie (nei genitali), e
dall'altro una aumentata tensione sessuale, che presto si trasforma nel più ovvio dispiacere se non
incontra un ulteriore aumento di piacere. Un altro esempio potrà forse chiarire meglio la cosa. Se in
una persona sessualmente non eccitata, la zona
erogena (per esempio la pelle del seno femminile) è stimolata dal tocco, allora il contatto produce
una sensazione di piacere; ma nello stesso tempo è inteso, più di ogni altra cosa, a svegliare
l'eccitazione sessuale che esiga un aumento di
piacere. Il problema è di vedere come possa un'esperienza di piacere far nascere un bisogno di
piacere maggiore.
 
Il meccanismo del piacere preliminare.
Il ruolo svolto dalle zone erogene nel meccanismo del piacere preliminare è, comunque, chiaro. Ciò
che è vero per una zona è vero per tutte. Tutte le zone erogene servono a procurare un certo
quantitativo di piacere se stimolate nel modo adeguato.
Questo piacere porta ad aumentare la tensione, che a sua volta produce l'energia motoria necessaria
alla conclusione dell'atto sessuale.
 
Il penultimo stadio di quest'atto è ancora una volta costituito dall'adeguato stimolo di una zona
erogena (la zona genitale stessa, nel glande del pene) da parte dell'oggetto appropriato (la mucosa
della vagina); e l'energia motoria ottenuta dal piacere prodotto da questa eccitazione, questa volta per via riflessa, determina l'emissione delle
sostanze sessuali. Quest'ultimo piacere è il più intenso, e il suo meccanismo è diverso da quello del
piacere precedente. Esso è determinato
interamente dall'emissione: è un piacere di completo appagamento e con esso si estingue per il
momento la tensione della libido.
 
Ritengo necessario rendere più concreta, differenziandone la nomenclatura, la distinzione tra il
piacere dovuto all'eccitazione delle zone erogene e quello determinato dall'emissione delle sostanze
sessuali. Il primo possiamo definirlo
appropriatamente "piacere preliminare" per distinguerlo dal "piacere terminale" o piacere
dell'appagamento tratto dall'atto sessuale. Il piacere preliminare pertanto è quel piacere già prodotto,
anche se su scala minore, dall'istinto sessuale
infantile; il piacere terminale è qualcosa di nuovo e perciò probabilmente condizionato dalle
circostanze assenti prima della pubertà. La formula della nuova funzione delle zone erogene è
pertanto la seguente: esse servono a rendere possibile,
attraverso il medium del piacere preliminare che vi si può ricavare (come succedeva durante
l'infanzia), la produzione del maggiore piacere dell'appagamento.
 
Di recente mi è stato possibile gettar luce su un altro caso, in una sfera della vita psichica del tutto
diversa, riguardo a una leggera sensazione di piacere che consente similmente di conseguire un
piacere risultante maggiore, e agisce così da
"premio di seduzione". Contemporaneamente ho potuto approfondire la natura del piacere (1).
 
Pericoli del piacere preliminare.
Il nesso tra il piacere preliminare e la vita sessuale infantile, comunque, è meglio chiarito dal ruolo
patogeno che il primo può giocare. Il conseguimento dello scopo sessuale normale può essere
messo chiaramente in pericolo dal meccanismo del
piacere preliminare. Questo pericolo sorge se a un certo punto dei processi sessuali preparatori il
piacere preliminare appare troppo grande e l'elemento della tensione troppo piccolo. Il motivo di
procedere ulteriormente sulla via del processo
sessuale allora scompare; si verifica così una brusca interruzione e l'atto preparatorio in questione
sostituisce la meta sessuale normale.
 
L'esperienza ha dimostrato che la precondizione di questo evento dannoso è che la zona erogena
interessata o il corrispondente istinto componente abbiano già nell'infanzia dato un insolito
quantitativo di piacere. Se allora entrano in gioco altri
fattori tendenti a determinare una fissazione, può facilmente sorgere successivamente una coazione
che si oppone all'incorporazione in un nuovo contesto di questo particolare piacere preliminare.
Tale è infatti il meccanismo delle numerose
perversioni che consistono in un soffermarsi sugli atti preparatori del processo sessuale.
 
Il fallimento della funzione del meccanismo sessuale dovuto al piacere preliminare è ancor meglio
evitato se anche il primato dei genitali è adombrato nell'infanzia; e invero le cose sembrano in realtà
messe in modo da determinare questo stato nella
seconda metà dell'infanzia (dagli otto anni alla pubertà). Durante questi anni le zone genitali si
comportano già quasi come nella maturità; esse diventano la sede delle sensazioni dell'eccitazione e
delle trasformazioni preparatorie allorché si
ricavi un qualsiasi piacere dell'appagamento di altre zone erogene, sebbene questo risultato non
abbia ancora uno scopo: vale a dire, non contribuisce affatto alla continuazione del processo
sessuale. Già nell'infanzia, quindi, accanto al piacere dell'appagamento esiste una certa tensione sessuale, anche se meno costante e quantitativamente
minore. Possiamo ora capire perché, parlando delle fonti della sessualità, avevamo ugualmente
ragione di dire di un dato processo che era sessualmente
appagante o sessualmente eccitante. Si sarà notato che nel corso della nostra indagine abbiamo
cominciato con l'esagerare la distinzione tra la vita sessuale infantile e quella matura; tuttavia, ora
possiamo vedere che non solo le deviazioni dalla
vita sessuale normale ma anche la forma normale stessa è determinata dalle manifestazioni infantili
della sessualità.
  2. IL PROBLEMA DELL'ECCITAZIONE SESSUALE
Ci sono completamente ignote l'origine e la natura della tensione sessuale che nasce insieme col
piacere quando sono appagate le zone erogene (2). La spiegazione più ovvia, che questa tensione
cioè sorga in qualche modo dal piacere stesso, non solo
è estremamente improbabile in sé, ma diventa addirittura insostenibile quando consideriamo che,
all'atto del massimo dei piaceri, ossia quello che accompagna l'emissione dei prodotti sessuali, non
si produce alcuna tensione, ma anzi ogni tensione è
rimossa. E pertanto il piacere e la tensione sessuale possono collegarsi solo per via indiretta.
 
Parte svolta dalle sostanze sessuali.
A parte il fatto che normalmente solo l'emissione delle sostanze sessuali mette fine all'eccitazione
sessuale, ci sono altri punti di contatto tra la tensione sessuale e i prodotti sessuali. Nel caso di un
uomo che conduca una vita di continenza,
l'apparato sessuale, a vari intervalli che, comunque, sono soggetti a leggi, scarica durante la notte le
sostanze sessuali; e tale emissione è accompagnata da una sensazione di piacere e avviene durante
un sogno che allucina un atto sessuale. E
riguardo a questo processo (emissione notturna) è difficile non concludere che la tensione sessuale,
che riesce a servirsi della scorciatoia dell'allucinazione come surrogativo dell'atto vero e proprio, è
una funzione dell'accumulazione di seme
nelle vescicole contenenti i prodotti sessuali. Ciò viene confermato dall'esperienza che noi abbiamo
dell'esauribilità del meccanismo sessuale. Se le riserve seminali sono esaurite, non solo è
impossibile compiere l'atto sessuale, ma cessa persino
la suscettibilità allo stimolo delle zone erogene, la cui adeguata eccitazione non fa sorgere più alcun
piacere. Apprendiamo così incidentalmente che anche per l'eccitabilità delle zone erogene occorre
un certo grado di tensione sessuale. Questo
sembrerebbe confermare, mi pare, l'ipotesi assai diffusa secondo cui l'accumulazione delle sostanze
sessuali crea e mantiene la tensione sessuale; si direbbe che la pressione di questi prodotti sulle
pareti delle vescicole che li contengono agisca
da stimolo sul centro spinale, la cui condizione sarebbe percepita dai centri superiori, creando nella
coscienza la nota sensazione di tensione. Se l'eccitazione delle zone erogene accresce la tensione
sessuale, questo potrebbe solo far supporre che
le zone in questione siano in una connessione anatomica già stabilita con questi centri, che ne
accrescano il tono dell'eccitazione. Così, se la tensione sessuale è sufficiente, esse mettono in moto
l'atto sessuale, mentre se è insufficiente
stimolano la produzione delle sostanze sessuali.  
Il punto debole di questa teoria, che è accettata, per esempio, da Krafft-Ebing a proposito dei
processi sessuali, sta nel fatto che, essendo stata destinata a spiegare l'attività sessuale dei maschi
adulti, tiene pochissimo conto degli altri tre
gruppi di condizioni che dovrebbe ugualmente saper spiegare. Intendiamo le condizioni nei
bambini, nelle donne, e nei maschi evirati. In nessuno di questi tre casi si può parlare di
accumulazione di prodotti sessuali nel senso inteso per i maschi, e
questo rende difficile una completa applicazione della teoria. Tuttavia possiamo ammettere fin d'ora
che è possibile trovare la maniera di consentire anche in questi casi l'applicazione della teoria. Ad
ogni modo è consigliabile non dare al fattore
dell'accumulazione dei prodotti sessuali più peso di quanto meriti.
 
Importanza degli organi sessuali interni.
Le osservazioni sui maschi castrati sembrano mostrare che l'eccitazione sessuale possa verificarsi in
considerevole misura indipendentemente dalla produzione delle sostanze sessuali. La castrazione
talora può non determinare una limitazione della
libido, sebbene tale limitazione al cui fine si è eseguita l'operazione, sia il risultato normale.
D'altronde, è noto da tempo che malattie che aboliscono la produzione delle cellule sessuali
maschili lasciano intatte la libido e la potenza del
paziente divenuto sterile. Non è quindi sorprendente, secondo quanto ritiene Rieger, il fatto che la
perdita delle ghiandole sessuali maschili nell'adulto possa non aver alcun effetto ulteriore sul suo
comportamento psichico. E' vero che se la
castrazione è eseguita in tenera età, prima della pubertà, essa consegue pressoché totalmente lo
scopo di cancellare i caratteri sessuali; ma anche qui è possibile che il vero problema, a prescindere
naturalmente dalla perdita delle ghiandole
sessuali, sia un'inibizione (connessa a questa perdita) nello sviluppo di altri fattori.
 
Teoria chimica.
Gli esperimenti di asportazione delle ghiandole sessuali (testicoli e ovaie) negli animali, e di
trapianto nei vertebrati di ghiandole sessuali di individui dell'altro sesso, hanno finalmente chiarito
parzialmente l'origine dell'eccitazione sessuale
e hanno allo stesso tempo ridotto ulteriormente l'importanza di una possibile accumulazione dei
prodotti sessuali cellulari. Oggi è possibile in via sperimentale (E. Steinach) trasformare un maschio
in femmina, e per converso una femmina in maschio.
In questo processo il comportamento psicosessuale dell'animale muta secondo e insieme ai caratteri
sessuali somatici. Sembra, comunque, che l'influenza che determina il sesso non sia attribuibile a
quella parte delle ghiandole sessuali che dà
origine alle cellule sessuali specifiche (spermatozoo e uovo), ma al loro tessuto interstiziale, a cui la
letteratura dà particolare rilievo indicandolo come la "ghiandola puberale". E' possibilissimo che
ulteriori studi dimostrino che questa
ghiandola puberale abbia di norma disposizione ermafrodita. Se così fosse, la teoria della
bisessualità degli animali superiori verrebbe ad avere un fondamento anatomico. E' comunque
probabile che la ghiandola puberale non sia l'unico organo
interessato nella produzione dell'eccitazione sessuale e dei caratteri sessuali. Ad ogni modo, ciò che
già conosciamo del ruolo svolto dalla ghiandola tiroide nella sessualità, si accorda con questa nuova
scoperta biologica. Sembra probabile,
dunque, che la parte interstiziale delle ghiandole sessuali produca speciali sostanze chimiche, le
quali vengono assorbite dal flusso sanguigno provocando una tensione sessuale in determinate parti
del sistema nervoso centrale. (Sappiamo già che altre sostanze tossiche introdotte nel corpo dall'esterno possono determinare un'analoga
trasformazione, cioè convertire una condizione tossica in uno stimolo che agisca su un determinato
organo). Il problema di come l'eccitazione sessuale sorga
dallo stimolo delle zone erogene, quando l'apparato centrale è già carico, e il problema di come nel
corso dei processi sessuali sorga l'influsso reciproco tra gli effetti degli stimoli puramente tossici e
di quelli fisiologici, non possono essere
affrontati nemmeno in via ipotetica allo stato attuale della nostra conoscenza. Ci basti attenerci
fedelmente a quanto di essenziale c'è in questa tesi sui processi sessuali: la presunzione, cioè, che
sostanze di tipo particolare derivino dal
metabolismo sessuale. Questa supposizione apparentemente arbitraria è sostenuta da un fatto che ha
ricevuto poca attenzione, ma che merita la più seria considerazione. Le nevrosi che siano dovute
solo a disturbi della vita sessuale, mostrano la più
grande similarità clinica coi fenomeni di intossicazione e di debilitazione fisica che derivano
dall'uso abituale di sostanze tossiche che producono piacere (alcaloidi).
  3. LA TEORIA DELLA LIBIDO
L'impalcatura concettuale che abbiamo eretto perché ci aiuti a trattare le manifestazioni psichiche
della vita sessuale corrisponde perfettamente a queste ipotesi riguardo alla base chimica
dell'eccitazione sessuale. Abbiamo definito il concetto di
libido come una forza quantitativamente variabile che servirebbe da misura dei processi e delle
trasformazioni che si verificano nel campo dell'eccitazione sessuale. Distinguiamo questa libido
rispetto alla sua origine particolare dall'energia che
si suppone stia alla base dei processi mentali in generale, e quindi le attribuiamo anche un carattere
QUALITATIVO. Separando in tal modo le forme libidiche dalle altre forme di energia psichica
presumiamo, in effetti, che i processi sessuali che
avvengono nell'organismo si distinguono dai processi nutritivi per uno speciale chimismo. L'analisi
delle perversioni e delle psiconevrosi ci ha fatto vedere che questa eccitazione sessuale deriva non
dalle cosiddette parti sessuali soltanto, bensì
da tutti gli organi del corpo. Ci formiamo dunque il concetto di una libido determinabile
quantitativamente, alla cui rappresentazione psichica diamo il nome di "libido dell'Io", e la cui
produzione, aumento o diminuzione, distribuzione o
spostamento, ci forniranno la possibilità di spiegare i fenomeni psicosessuali osservati.
 
Allo studio analitico, però, questa libido dell'Io si presta soltanto quando ha trovato un suo impiego
psichico nella carica di oggetti sessuali, ossia quando è diventata libido oggettiva.
 
Possiamo vederla concentrarsi allora su oggetti, fissarsi a essi o abbandonarli, spostarsi da un
oggetto a un altro, e, da qui, dirigere l'attività sessuale del soggetto, che conduce all'appagamento,
cioè all'estinzione parziale e temporanea della
libido stessa. La psicoanalisi delle cosiddette nevrosi di TRANSFERT (isterismo e nevrosi
ossessiva) ci permette oggi di raggiungere una chiara comprensione.
 
Possiamo seguire ora la libido oggettiva attraverso le ulteriori vicissitudini. Ritirata dagli oggetti,
resta in sospeso in particolari condizioni di tensione e ritorna infine nell'Io, ridiventando libido
dell'Io. Di contro alla libido oggettiva, definiamo la libido dell'Io anche libido "narcisistica". Grazie alla psicoanalisi possiamo guardare, al
di là di un confine che non possiamo varcare, nelle attività della libido narcisistica, e possiamo
formarci delle idee del rapporto tra questa e
la libido oggettiva. La libido dell'Io o libido narcisistica sembra essere il grande serbatoio dal quale
fluiscono e al quale poi rifluiscono le cariche oggettive; mentre la carica libidica narcisistica dell'Io
è lo stato primordiale realizzato
nella prima infanzia, che dalle successive emissioni della libido viene soltanto celato, ma che
sostanzialmente si conserva dietro di esse.
 
Spetterebbe a una teoria della libido dei disturbi nevrotici e psicotici esprimere tutti i fenomeni
osservati e i processi da questi dedotti in termini di economia della libido. E' facile indovinare che
sotto questo aspetto, specie quando si tratta
di spiegare i disturbi psicotici più profondi, le vicissitudini della libido dell'Io avranno il ruolo più
importante da giocare. Ci troveremo allora di fronte alla difficoltà che il nostro metodo di ricerca,
cioè la psicoanalisi, per il momento ci
offra informazioni sicure solo sulle trasformazioni che avvengono nella libido oggettiva, ma non sia
in grado di fare un'immediata distinzione tra la libido dell'Io e le altre forme di energia operanti
nell'Io.
 
Oggi come oggi, pertanto, nessun ulteriore sviluppo della teoria della libido è possibile, se non in
linea di congettura.
Significherebbe, comunque, sacrificare quanto ottenuto finora dall'osservazione psicoanalitica, se
seguissimo l'esempio di C.G.
Jung e annacquassimo il significato del concetto della libido stessa equiparandola alla forza istintiva
psichica in generale. La distinzione degli impulsi istintivi sessuali da tutti gli altri e la conseguente
restrizione del concetto di libido ai
primi soltanto, è convalidata da quanto già detto a proposito dell'esistenza di uno speciale chimismo
della funzione sessuale.
  4. LA DIFFERENZIAZIONE TRA UOMINI E DONNE
Com'è a tutti noto, la netta distinzione tra i caratteri maschili e quelli femminili non si delinea fino
alla pubertà. Da quel momento, la formazione della vita umana è influenzata da questo contrasto più
che da qualsiasi altra cosa. E' vero che i
caratteri maschili e femminili sono facilmente riconoscibili già nell'infanzia. Lo sviluppo delle
inibizioni della sessualità (vergogna, disgusto, pietà, eccetera) avviene prima e incontra meno
resistenza nelle ragazze che nei ragazzi; la tendenza
alla rimozione sessuale sembra in esse generalmente maggiore; e, dove appaiono, gli istinti
componenti della sessualità preferiscono la forma passiva. L'attività autoerotica delle zone erogene,
però, è identica in entrambi i sessi, ed è proprio a
causa di questa uniformità che non esiste la possibilità di una distinzione tra i due sessi come quella
che ha luogo dopo la pubertà. Per quanto riguarda le manifestazioni masturbatorie e autoerotiche
della sessualità, potremmo affermare che la sessualità delle ragazze è di carattere interamente maschile. In verità, se noi potessimo dare un
significato più preciso ai concetti di "maschile" e "femminile", sarebbe perfino possibile sostenere
che la libido è invariabilmente e necessariamente
di natura maschile, sia quella degli uomini sia quella delle donne e indipendentemente dal fatto che
un oggetto sia uomo o donna.
 
Da quando ne sono venuto a conoscenza, ho considerato la nozione della bisessualità il fattore
decisivo, e penso che senza tener conto della bisessualità sarebbe pressoché impossibile arrivare a
capire le manifestazioni sessuali che possiamo
osservare negli uomini e nelle donne.
 
Zone dominanti negli uomini e nelle donne.
A quanto detto si deve aggiungere solo questo. La principale zona erogena nelle bambine è
circoscritta alla clitoride, ed è dunque omologa alla zona genitale maschile del pene. Tutta la mia
esperienza ha mostrato che la masturbazione nelle bambine è
sempre in relazione alla clitoride e non alle regioni dei genitali esterni che sono importanti nel
successivo funzionamento sessuale.
 
Dubito perfino che una bambina possa essere spinta dall'influenza della seduzione a qualcosa di
diverso dalla masturbazione clitoridea. Se ciò accade, è del tutto eccezionale. Le emissioni
spontanee dell'eccitamento sessuale che tanto spesso
avvengono proprio nelle ragazze si manifestano con spasmi della clitoride.
 
Le frequenti erezioni di tale organo consentono alle ragazze di formarsi una giusta idea, senza alcun
insegnamento, delle manifestazioni sessuali dell'altro sesso: esse non fanno altro che trasferire sui
ragazzi le sensazioni derivate dai propri
processi sessuali. Se vogliamo capire allora come una ragazza si trasformi in donna dobbiamo
seguire le ulteriori vicende di questa eccitabilità della clitoride. La pubertà, che porta con sé un così
grande aumento di libido nei ragazzi, è
caratterizzata nelle ragazze da una nuova ondata di rimozione, che si abbatte proprio sulla sessualità
clitoridea. Ciò che viene così colpito dalla rimozione è una parte della sessualità maschile.
L'ulteriore pressione del freno sulla sessualità
determinata dalla rimozione puberale nelle donne, negli uomini serve da stimolo alla libido
aumentandone l'attività. Accanto a questo accrescimento di libido c'è anche un aumento della
sopravvalutazione sessuale che appare allora in tutta la sua
forza di fronte alla donna che si trattiene e nega la sua sessualità. Quando infine è permesso l'atto
sessuale, la clitoride eccitata conserva ancora una funzione: il compito, cioè, di trasmettere
l'eccitazione alle adiacenti parti sessuali
femminili, proprio come, per fare un esempio, si deve appiccare il fuoco ai trucioli di pino se si
vuole far ardere un ceppo più duro. Prima che questa traslazione si compia, deve spesso trascorrere
un certo lasso di tempo, durante il quale la
giovane donna è frigida. Tale frigidità può diventare permanente se la zona clitoridea si rifiuta di
abbandonare la sua eccitabilità, e a questa possibilità la strada è spianata proprio da un'intensa
attività di quella zona nell'infanzia. La
frigidità nelle donne, com'è noto, spesso è solo apparente e locale. Esse sono frigide per quanto
concerne l'orifizio vaginale ma non sono affatto incapaci di eccitamento quando nasca dalla
clitoride o anche da altre zone. Accanto a questi
determinanti erogeni della frigidità, dobbiamo porre anche i determinanti psichici i quali sorgono
anch'essi dalla rimozione.
  Quando la donna riesce a trasferire la suscettibilità erogena alla stimolazione dalla clitoride
all'orifizio vaginale, vuol dire che ha scelto una nuova zona principale per gli scopi della sua futura
attività sessuale. La zona principale dell'uomo,
invece, resta immutata dall'infanzia. Il fatto che le donne cambino in tal modo la zona erogena
principale, insieme con l'ondata di rimozione della pubertà, che, per così dire, accantona la loro
mascolinità infantile, sono i determinanti principali
della maggiore propensione delie donne alla nevrosi e particolarmente all'isterismo. Questi
determinanti, quindi, sono intimamente connessi all'essenza della femminilità.
  5. LA SCOPERTA DI UN OGGETTO
In questo modo al momento della pubertà i processi affermano il primato delle zone genitali; e
nell'uomo, il pene, capace ora di erezione, preme insistentemente verso la nuova meta sessuale,
rappresentata dalla penetrazione in una cavità del corpo
che eccita la zona genitale. Simultaneamente sul lato psichico si conclude il processo di ricerca
dell'oggetto, i cui preparativi risalgono alla primissima infanzia. Nel periodo in cui i primordi del
soddisfacimento sessuale sono ancora legati
all'assunzione del cibo, l'istinto sessuale ha un oggetto sessuale esterno al corpo stesso del bambino,
ed è rappresentato dal seno materno. E' solo più tardi che l'istinto perde quell'oggetto, proprio
quando, forse, il bambino è in grado di
formarsi un'idea completa della persona a cui appartiene l'organo che gli procura soddisfazione.
 
Allora l'istinto sessuale diventa di regola autoerotico, e non si ristabilisce l'originale rapporto prima
che sia trascorso il periodo di latenza. Ci sono buoni motivi perché il bambino che sugge il petto
della madre è diventato il prototipo di ogni
rapporto d'amore. Trovare l'oggetto quindi significa in realtà ritrovarlo.
 
L'oggetto sessuale nella prima infanzia.
Ma anche dopo che l'attività sessuale non è più legata all'assunzione del cibo, sopravvive tuttavia
una parte importante di questo primo e più significativo di tutti i rapporti sessuali, che aiuta a
preparare la scelta di un oggetto e così
ristabilire la felicità perduta. Per tutto il periodo di latenza i bambini imparano ad amare quelle
persone che li difendono e soddisfano i loro bisogni; questo amore non è che una continuazione del
rapporto che da lattanti avevano con la madre.
Qualcuno può forse discutere la possibilità di identificare l'affetto e la stima di un bambino per
coloro che si occupano di lui con l'amore sessuale.
 
Io penso, però, che un esame psicologico più attento possa stabilire tale identità al di là di ogni
dubbio. Il rapporto con chiunque si prende cura di lui offre al bambino un'inesauribile fonte di
eccitazione e di soddisfazione sessuale che
scaturisce dalle zone erogene. Ciò è particolarmente vero giacché la persona a cui è affidato, che
peraltro è generalmente la madre, lo considera con sentimenti derivati dalla propria vita sessuale: lo
carezza, lo bacia, lo culla e lo tratta insomma come surrogato di un oggetto sessuale completo (3). Probabilmente una madre sarebbe inorridita se
si rendesse conto che tutte le sue manifestazioni d'affetto destano l'istinto sessuale del bambino
preparandone la successiva intensità. Lei considera
ciò che fa, amore "puro", asessuale, dal momento che, dopo tutto, sta bene attenta a non toccare i
genitali del bambino più dell'indispensabile richiesto dalla sua toilette. Com'è noto, però, l'istinto
sessuale non si desta solo con la diretta
eccitazione della zona genitale. Ciò che chiamiamo affetto un giorno mostrerà immancabilmente i
suoi effetti anche sulle zone genitali. Inoltre, se la madre capisse meglio la grande importanza del
ruolo giocato dagli istinti nella vita mentale nel
suo complesso, cioè in tutti i suoi conseguimenti etici e psichici, si risparmierebbe ogni senso di
colpa anche dopo la spiegazione. Lei sta svolgendo soltanto il compito che le spetta, di insegnare al
bambino ad amare. Si vuole, peraltro, che egli
diventi un uomo forte e capace con vigorosi bisogni sessuali e che compia durante la vita tutte le
cose che gli esseri umani sono spinti dagli istinti a fare. E' vero che l'eccessivo affetto dei genitori è
nocivo, perché causa una precoce maturità
sessuale e anche perché, viziandolo, si rende il bambino incapace in futuro di fare temporaneamente
a meno dell'amore o di accontentarsi di averne in misura minore. Una delle indicazioni più chiare
che il bambino diventerà in seguito nevrotico è
data dalla sua insaziabile domanda di affetto da parte dei genitori. E d'altro canto i genitori
nevropatici, portati in genere a dimostrare eccessivo affetto, sono proprio quelli che più
probabilmente susciteranno con le loro carezze la disposizione
del bambino alle malattie nevrotiche. Diciamo, fra parentesi, che questo esempio mostra l'esistenza
di vie più dirette dell'ereditarietà per cui i genitori nevrotici possono trasmettere le proprie malattie
ai figli.
 
Angoscia infantile.
Gli stessi bambini sin da tenera età si comportano come se la loro dipendenza dalle persone che si
curano di loro contenesse qualcosa di sessuale. Da principio nei bambini l'angoscia non è altro che
un'espressione del fatto che stanno sentendo la
mancanza della persona amata. E per tale ragione hanno paura di ogni estraneo.
 
Hanno paura del buio perché nel buio non possono vedere la persona che amano; e la loro paura si
attenua se nel buio possono tenere la mano di tale persona. Attribuire ai fantasmi e alle storie
agghiaccianti raccontate dalle bambinaie la colpa del
timore dei bambini significa sopravvalutarne l'efficacia. La verità è semplicemente che i bambini
proclivi al timore sono colpiti da storie che non riuscirebbero a produrre un'impressione qualsiasi
sugli altri, e sono solo i bambini con un istinto
sessuale eccessivo e precocemente sviluppatosi o divenuto imperioso a causa dei troppi
sbaciucchiamenti ad aver tendenza al timore. Sotto questo aspetto il bambino, trasformando la sua
libido in angoscia quando non può appagarla, si comporta come un
adulto. Dal canto suo l'adulto diventato nevrotico a causa della sua libido insoddisfatta si comporta
nell'angoscia come un bambino: comincia ad aver paura di star solo, cioè lontano da qualcuno il cui
amore gli dà un senso di sicurezza, e cerca di
calmare questa paura ricorrendo alle misure più infantili (4).
 
La barriera contro l'incesto.
Vediamo, quindi, che l'affetto dei genitori per il loro bambino può svegliarne prematuramente
l'istinto sessuale (cioè prima che compaiano le condizioni somatiche della pubertà) in tal misura che
l'eccitazione mentale irrompe in maniera inconfondibile nel sistema genitale. D'altro canto, se sono abbastanza fortunati per evitare ciò,
allora il loro affetto può assolvere il compito di indirizzare la scelta dell'oggetto sessuale del
bambino che ha raggiunto la maturità. Indubbiamente
la strada più semplice per il bambino sarebbe quella di scegliere come oggetti sessuali le stesse
persone che sin dall'infanzia ha amato con una sorta di libido soffocata. Ma, rinviando la
maturazione sessuale, si è guadagnato tempo perché il
bambino possa erigere, tra gli altri freni sulla sessualità, la barriera contro l'incesto, e poter così far
propri i precetti morali che escludono espressamente dalla sua scelta dell'oggetto, perché
consanguinee, le persone che ha amato
nell'infanzia. Il rispetto per questa barriera è essenzialmente una domanda culturale avanzata dalla
società. La società si deve difendere contro il pericolo che gli interessi di cui ha bisogno per
stabilire le unità sociali superiori possano essere
inghiottiti dalla famiglia; e per questo motivo, nel caso di ogni individuo, e in particolare negli
adolescenti maschi, cerca con ogni mezzo possibile di allentare i legami con la famiglia, legame che
nell'infanzia è l'unico che conti.
 
E' nel mondo delle idee, però, che si compie dapprima la scelta di un oggetto; e la vita sessuale dei
giovani che stanno maturando è limitata quasi unicamente alle fantasie, ossia alle idee destinate a
non essere realizzate.
 
In queste fantasie tornano invariabilmente ad emergere le tendenze infantili, ma questa volta con la
pressione intensificata dalle fonti somatiche. Tra queste tendenze il primo posto è occupato con
uniforme frequenza dagli impulsi sessuali che il
bambino ha verso i suoi genitori; tali impulsi di regola sono già differenziati a causa dell'attrazione
del sesso opposto: il figlio si sente attratto dalla madre e la figlia dal padre (5). Mentre queste
fantasie chiaramente incestuose vengono
superate e ripudiate, si compie uno dei più significanti ma anche dei più dolorosi episodi psichici
del periodo puberale: il distacco dall'autorità dei genitori. Questo è il solo processo che rende
possibile l'opposizione, tanto importante per il
progresso della civiltà, tra la nuova e la vecchia generazione. Ad ogni stadio di sviluppo attraverso
cui dovrebbero passare a rigore tutti gli esseri umani, un certo numero di persone resta indietro; ci
sono quindi alcuni che non hanno vinto
l'autorità dei genitori verso i quali continuano a rivolgere completamente o quasi il proprio affetto.
 
Per la maggior parte si tratta di ragazze che, con gioia dei genitori, hanno conservato tutto il loro
amore infantile ben oltre la pubertà. E' assai istruttivo vedere che proprio queste ragazze da sposate
non avranno la capacità di dare al marito
quanto gli è dovuto; come mogli sono fredde e sessualmente restano frigide.
 
Questo ci insegna che l'amore sessuale e ciò che sembra essere amore non sessuale per i genitori
sono alimentati dalle stesse fonti; il secondo cioè corrisponde semplicemente a una fissazione
infantile della libido.
 
Man mano che ci si avvicina ai disturbi più profondi dello sviluppo psicosessuale, più
inequivocabile emerge l'importanza della scelta dell'oggetto incestuoso. Negli psiconevrotici
l'attività psicosessuale rivolta a trovare l'oggetto resta tutta o
in gran parte nell'inconscio come conseguenza per aver ripudiato la sessualità. Le ragazze con un
esagerato bisogno di affetto e un orrore altrettanto esagerato delle richieste avanzate dalla vita
sessuale sono irresistibilmente tentate da un lato di realizzare nella vita l'ideale dell'amore sessuale, e dall'altro di celare la propria libido dietro un
affetto che possano esprimere senza sentirsi in colpa restando legate per tutta la vita all'affetto
infantile, al quale tornano nella pubertà,
per i genitori, i fratelli o le sorelle. Non è difficile per la psicoanalisi dimostrare a queste persone
che esse sono INBNAMORATE, nel senso comune della parola, dei loro consanguinei; e questo
perché con l'aiuto dei sintomi e delle altre
manifestazioni della malattia, la psicoanalisi rintraccia i pensieri inconsci e li traduce in pensieri
consci. Anche nei casi di persone, precedentemente sane, che si ammalano dopo un'infelice
esperienza d'amore, è possibile dimostrare con certezza
che il meccanismo della loro malattia consiste in un ritorno della libido verso coloro che si è
preferiti nell'infanzia.
 
Postumi della scelta dell'oggetto infantile.
Neppure la persona che sia stata così fortunata da evitare la fissazione incestuosa della sua libido,
riesce a evitarne del tutto l'influenza. Spesso accade che un giovane si innamori seriamente per la
prima volta di una donna matura, o una ragazza
di un uomo anziano che occupi un posto di autorità; si tratta chiaramente di un'eco della fase di
sviluppo di cui abbiamo parlato, dal momento che queste figure possono ridar vita all'immagine
della madre o del padre. E' fuori di dubbio che
qualsiasi scelta dell'oggetto è basata, anche se meno rigidamente, su questi prototipi. In particolare,
l'uomo cerca qualcuno che possa rappresentare l'immagine della madre essendo quella che ha
dominato la sua mente sin dalla primissima infanzia; e
di conseguenza, se è ancora viva, la madre può provare risentimento per questa nuova versione di sé
e accoglierla con ostilità. In considerazione dell'importanza dei rapporti di un bambino coi genitori
nel determinare la successiva scelta
dell'oggetto sessuale, si può facilmente intendere che qualunque turbamento di questi rapporti
produrrà gravissimi effetti sulla sua vita sessuale da adulto. La gelosia nell'innamorato non è mai
priva di una radice infantile, o almeno di un
rafforzamento infantile. Se tra i genitori avvengono liti o se il matrimonio è infelice, per i bambini
sarà preparato il terreno per la più grave predisposizione ai disturbi dello sviluppo sessuale o alle
malattie nevrotiche.
 
L'affetto di un bambino per i propri genitori costituisce indubbiamente la traccia infantile più
importante che, dopo essere ricomparsa nella pubertà, indica la via alla scelta dell'oggetto; ma non è
la sola. Altri punti di partenza aventi la stessa
lontana origine consentono all'uomo di sviluppare più di una linea sessuale, basate anche queste
sull'infanzia, e di stabilire svariatissime condizioni per la scelta dell'oggetto.
 
Prevenzione dell'inversione.
Tra i compiti impliciti, la scelta dell'oggetto ha quello di trovare la strada per il sesso opposto. Ma,
com'è noto, a ciò non si giunge senza un certo numero di armeggiamenti. Abbastanza spesso i primi
impulsi successivi alla pubertà si
smarriscono, anche se senza permanenti conseguenze dannose. Dessoir (1894) ha giustamente
messo in rilievo la regolarità con cui gli adolescenti (ragazzi e ragazze) stringono delle amicizie
sentimentali con gli appartenenti allo stesso sesso. Non
c'è dubbio che la forza più intensa che impedisce l'inversione permanente dell'oggetto sessuale sia
l'attrazione che i caratteri sessuali di un sesso esercitano sul sesso opposto. Non è questa la sede per
chiarire questo punto. Ad ogni modo possiamo dire che questo fattore non è sufficiente da sé a escludere l'inversione; indubbiamente anzi vi
contribuisce una varietà di fattori. Tra questi, il più importante è il divieto autoritario imposto dalla
società. Ove non sia considerata un crimine,
vediamo che l'inversione risponde pienamente alle inclinazioni sessuali di non poche persone. In
secondo luogo si può presumere che, nel caso dell'uomo, il ricordo dell'affetto dimostratogli
nell'infanzia dalla madre e dalle altre donne che si
prendevano cura di lui, contribuisca decisamente a indirizzarne la scelta verso le donne; d'altro
canto, la sua esperienza infantile del rapporto competitivo con il padre, il quale lo ha scoraggiato
anche dall'attività sessuale, lo allontana da
quelli del proprio sesso. Questi due fattori, sono altrettanto validi per le ragazze, la cui attività
sessuale è particolarmente soggetta alla vigile sorveglianza della madre. Esse assumono così un
atteggiamento ostile verso il proprio sesso che
influenza decisamente la scelta dell'oggetto nella cosiddetta direzione normale. L'educazione dei
ragazzi da parte di uomini (gli schiavi, nell'antichità) sembra incoraggi l'omosessualità. La
frequenza dell'inversione tra l'aristocrazia di oggi è
meglio spiegata se si pensa all'impiego dei servitori, come pure al fatto che le madri si prendono
minor cura personale dei figli. Nel caso di alcuni isterici si trova che la perdita prematura (per
morte, divorzio o separazione) di uno dei genitori,
con la conseguenza che il bambino riversa tutto il proprio amore sull'altro genitore, determina il
sesso della persona che in seguito sarà scelta come oggetto sessuale, e può così aprire la via
all'inversione permanente.
CONCLUSIONE
Dobbiamo ora cercare di ricapitolare quanto detto. Siamo partiti dalle aberrazioni dell'istinto
sessuale nei confronti del suo oggetto e della sua meta. Si trattava di vedere se queste aberrazioni
fossero frutto di una disposizione innata o si
acquisissero in conseguenza di esperienze vissute. L'indagine psicoanalitica, facendoci capire il
funzionamento dell'istinto sessuale negli psiconevrotici che costituiscono una classe numerosa di
persone, in verità non distanti dalla cosiddetta
normalità, ci ha consentito di rispondere a questo problema.
 
Abbiamo visto che in costoro le tendenze a ogni genere di perversione possono presentarsi come
forze inconsce e tradiscono la propria presenza quali fattori che conducono alla formazione dei
sintomi. E' stato così possibile affermare che la nevrosi
è, per così dire, il negativo della perversione. In considerazione dell'ampia diffusione delle tendenze
alla perversione che abbiamo potuto notare, siamo stati spinti a concludere che la disposizione alle
perversioni è una disposizione originale e
universale dell'istinto sessuale umano, e che il comportamento sessuale normale discende da esso
come risultato delle trasformazioni organiche e delle inibizioni psichiche che avvengono nel corso
della maturazione. Speravamo di poter dimostrare la
presenza nell'infanzia di questa disposizione originale. Tra le forze che limitano la direzione presa
dall'istinto sessuale abbiamo dato rilievo alla vergogna, al disgusto, alla pietà e alle strutture della
moralità e dell'autorità erette dalla
società. Siamo stati così condotti a considerare qualsiasi definitiva aberrazione della sessualità
normale come un esempio di inibizione dello sviluppo e di infantilismo. Benché fosse necessario
mettere in primo piano l'importanza delle variazioni nella disposizione originale, abbiamo dovuto presumere l'esistenza tra quelle e le influenze della
vita reale di un rapporto di cooperazione e non di opposizione. D'altro canto, giacché la
disposizione originale è necessariamente complessa, è
apparso che lo stesso istinto sessuale deve essere un qualcosa formato da vari fattori, e che nelle
perversioni esso si suddivide, per così dire, nelle sue componenti. Abbiamo quindi visto che le
perversioni sono, da un lato, inibizioni, e,
dall'altro, dissociazioni dello sviluppo normale. Abbiamo tenuto presenti questi due aspetti nel
supporre che l'istinto sessuale degli adulti discenda dall'unificazione di un certo numero di impulsi
dell'infanzia, facendone un impulso con un'unica
meta.
 
Dopo aver spiegato la preponderanza negli psiconevrotici delle tendenze alla perversione, vedendo
in essa il riempimento collaterale dei canali sussidiari quando la corrente principale del flusso
istintivo sia stata bloccata dalla "rimozione", siamo
passati alla considerazione della vita sessuale nell'infanzia.
 
Abbiamo ritenuto deplorevole il fatto che sia stata negata l'esistenza dell'istinto sessuale
nell'infanzia, e che le manifestazioni sessuali non raramente osservate nei bambini siano state
definite delle irregolarità. Ci è sembrato, al contrario,
che i bambini venendo al mondo portino con sé germi dell'attività sessuale, che provino già il
soddisfacimento sessuale sin da quando cominciano ad assumere cibo, e che cerchino con
persistenza di ripetere l'esperienza nella nota attività della
"suzione del pollice". L'attività sessuale dei bambini però, non ci è sembrata svilupparsi di pari
passo con le altre funzioni, ma, dopo un breve periodo di fioritura, entra nel cosiddetto periodo di
latenza.
 
Durante questo periodo la produzione di eccitazione sessuale non si arresta affatto, ma continua,
producendo una riserva di energia impiegata in gran misura per scopi diversi da quello sessuale;
cioè, da un lato fornisce le componenti sessuali ai
sentimenti sociali, e dall'altro (attraverso la rimozione e la formazione reattiva) costruisce le
barriere che in seguito si ergeranno contro la sessualità. Secondo questo punto di vista, le forze
destinate a mantenere l'istinto sessuale su certe
linee vengono costruite nell'infanzia a spese soprattutto degli impulsi sessuali perversi e con l'aiuto
dell'educazione. Una certa parte degli impulsi sessuali infantili sembrerebbe eludere tali usi e
riuscire a esprimersi come attività sessuale.
Abbiamo poi trovato che l'eccitazione sessuale nei bambini sorge da una molteplicità di forze.
L'appagamento deriva anzitutto dall'appropriata eccitazione sensoria di quelle che abbiamo definite
zone erogene. Sembra probabile che ogni parte della
pelle e ogni organo sensorio, probabilmente qualsiasi organo, possano funzionare da zona erogena
sebbene ci siano zone erogene particolarmente indicate la cui eccitazione sembrerebbe essere
assicurata sin dall'inizio da certi apparati organici.
Sembra, inoltre, che l'eccitazione sessuale derivi come sottoprodotto, per così dire, da un gran
numero di processi che hanno luogo nell'organismo, appena raggiungono un certo grado di
intensità, e particolarmente da qualunque emozione relativamente
forte, anche se di natura dolorosa. Le eccitazioni che scaturiscono da tutte queste fonti non sono
ancora riunite, ma ciascuna segue separatamente il proprio scopo, il quale è semplicemente iI
raggiungimento di un certo tipo di piacere.
 
Nell'infanzia, quindi, l'istinto sessuale non è unificato e dapprima è senza un oggetto, cioè, è
autoerotico.
  Sembra che la zona erogena dei genitali cominci a manifestare la propria attività anche negli anni
dell'infanzia. Questo può avvenire in due modi: o, come qualsiasi altra zona erogena, essa risponde
con l'appagamento allo stimolo sensoriale
adeguato; o, in modo non del tutto chiaro, quando l'appagamento è derivato da altre fonti, si
produce contemporaneamente un'eccitazione sessuale avente un particolare rapporto con la zona
genitale. Abbiamo dovuto ammettere a malincuore che non
potevamo spiegare in modo soddisfacente la relazione tra l'appagamento sessuale e l'eccitazione
sessuale, né quella tra l'attività della zona genitale e l'attività delle altre fonti della sessualità.
 
Lo studio dei disturbi nevrotici ci ha permesso di osservare che cenni di un'organizzazione delle
componenti sessuali istintuali nella vita sessuale del bambino possono riconoscersi sin dall'inizio di
questa. Nella fase d'esordio, molto precoce,
l'erotismo orale è quello che produce la gran parte delle manifestazioni. La seconda fase di queste
organizzazioni pregenitali è caratterizzata dal predominare del sadismo e dell'erotismo anale. Le
zone genitali vere e proprie intervengono a
determinare la vita sessuale solo in una terza fase, che nel bambino si evolve sino a che venga
stabilita la supremazia del fallo. Ci ha sorpreso notevolmente il rilevare che questa precoce fioritura
della vita sessuale infantile (tra i due e i
cinque anni) promuove anche una scelta oggettuale, con tutta la ricchezza di attività psichiche che
tal processo involve. Sicché, nonostante la mancanza di sintesi tra le diverse componenti istintuali e
l'indeterminatezza dello scopo sessuale, la
fase di sviluppo corrispondente a tale periodo dev'essere considerata come premessa importante e
necessaria alla susseguente e definitiva organizzazione sessuale.
 
Il fatto che, per l'uomo, il manifestarsi iniziale dello sviluppo sessuale abbia luogo in due fasi, cioè
che tale sviluppo sia interrotto da un periodo di latenza, richiede particolare considerazione. Questa
sembra essere una delle condizioni
essenziali per l'attitudine dell'uomo a sviluppare in più alto grado la propria civilizzazione, ma
anche quella che determina la sua tendenza alle nevrosi. Per quanto sappiamo, nulla di simile
avviene per gli animali più affini all'uomo. L'origine
di tale peculiarità umana dovrebbe essere ricercata nella sua preistoria (6).
 
Non è stato possibile dire quanta attività sessuale si possa avere nell'infanzia senza che sia
considerata anormale o pregiudizievole allo sviluppo ulteriore. Si è visto che queste manifestazioni
sessuali sono di natura prevalentemente masturbatoria.
 
L'esperienza, inoltre, ha mostrato che le influenze esterne della seduzione possono provocare delle
interruzioni del periodo di latenza, e persino la sua cessazione, e che a questo riguardo l'istinto
sessuale dei bambini è in realtà polimorfamente
perverso; sembra, infine, che una tale precoce attività diminuisca la possibilità di educare il
bambino.
 
Nonostante le lacune della nostra conoscenza della vita sessuale infantile, abbiamo compiuto il
tentativo di esaminare le alterazioni determinate in essa dal sopraggiungere della pubertà.
 
Ne abbiamo ritenuto decisive due: la subordinazione di tutte le altre fonti dell'eccitazione sessuale
al primato delle zone genitali e il processo della ricerca dell'oggetto. Ambedue si intravedono già
nell'infanzia. La prima si estrinseca
attraverso il meccanismo di utilizzazione del piacere preliminare: quelli che dapprima erano atti
sessuali autonomi accompagnati da piacere ed eccitazione, diventano atti preparatori alla nuova
meta sessuale (l'emissione dei prodotti sessuali), il cui raggiungimento procura intenso godimento e porta a termine l'eccitazione sessuale. A questo
riguardo dobbiamo tener conto della differenziazione della sessualità in: maschile e femminile; e
abbiamo visto che per diventare donna occorre un
ulteriore stadio di rimozione per merito della quale viene abbandonata una parte della mascolinità
infantile e si prepara la sostituzione della zona genitale principale. Circa la scelta dell'oggetto,
abbiamo visto che la direzione ne è data da
accenni infantili (riportati in vita nella pubertà) dell'inclinazione sessuale del bambino verso i
genitori e gli altri a cui egli era affidato. Tale scelta poi subisce una deviazione da queste persone
verso altre che somigliano loro, a causa della
barriera contro l'incesto nel frattempo eretta. Si deve infine aggiungere che durante il periodo di
transizione della pubertà i processi dello sviluppo somatico e di quello psichico procedono per un
certo tempo fianco a fianco, ma indipendentemente,
finché l'irruzione di un intenso impulso erotico psichico verso l'innervazione dei genitali non
determina l'unificazione della funzione erotica necessaria alla normalità.
 
Fattori che interferiscono con lo sviluppo.
Ogni passo su questa lunga strada dello sviluppo può diventare un punto di fissazione; ogni
congiuntura in questa complessa combinazione può essere occasione di dissociazione dell'istinto
sessuale, come già si è visto in numerosi casi. Ci restano
ora da enumerare i vari fattori interni e esterni, che interferiscono con lo sviluppo, e indicare contro
quale punto del meccanismo urta il disturbo derivante da ciascuno di essi. I fattori che enumereremo
non possono evidentemente essere tutti di
eguale importanza, e dobbiamo perciò aspettarci delle difficoltà nell'attribuire a ciascuno il giusto
valore.
 
Costituzione ed ereditarietà.
Prima di tutto dobbiamo menzionare la varietà innata delle costituzioni sessuali, su cui cade
probabilmente il peso principale, ma che si possono dedurre ovviamente solo dalle loro ultime
manifestazioni e pure allora non sempre con molta certezza.
 
Immaginiamo questa varietà come una preponderanza di questa o quella fonte di eccitazione
sessuale, e a nostro parere una differenza del genere nella disposizione troverà sempre espressione
nel risultato finale, anche se tale risultato può non
oltrepassare i limiti del normale. Indubbiamente si possono anche concepire variazioni nella
disposizione originaria tali da dover necessariamente, e senza che vi concorrano altri fattori,
condurre allo sviluppo di una vita sessuale normale. Queste
variazioni, potremmo definirle "degenerative" e considerarle espressione di degenerazione
ereditaria. A tale proposito devo ricordare un fatto notevole. In più della metà dei casi gravi
d'isterismo, di nevrosi ossessiva, eccetera, che ho trattato
psicoterapeuticamente, ho potuto accertare che il padre del paziente era affetto da sifilide prima del
matrimonio, o che c'erano evidenti segni di tare o di paralisi generale, o che l'anamnesi indicava in
qualche modo la presenza della sifilide.
Vorrei mettere completamente in chiaro il fatto che i bambini divenuti in seguito nevrotici non
mostravano alcun segno fisico di sifilide ereditaria, sicché era la loro costituzione sessuale anormale
a dover essere considerata l'ultima eco del
retaggio sifilitico. Per quanto non intenda asserire che la discendenza da genitori sifilitici sia
condizione etiologica invariabile o indispensabile di una costituzione nevropatica, sono tuttavia
dell'opinione che la coincidenza osservata non è né
accidentale né trascurabile.  
Le condizioni ereditarie nel caso dei pervertiti positivi non sono altrettanto note, poiché questi
sanno come eludere l'indagine.
 
Tuttavia ci sono buone ragioni per supporre che quello che vale per le nevrosi valga anche per le
perversioni. Infatti non è raro trovare nella stessa famiglia perversioni e psiconevrosi. Qui
generalmente i membri maschi della famiglia, o uno di
essi, sono pervertiti positivi, mentre le donne, fedeli alla tendenza alla rimozione propria del loro
sesso, sono pervertite negative, ossia isteriche. Ciò costituisce una valida prova delle sostanziali
connessioni esistenti tra le due forme di
perturbamento morboso.
 
Ulteriore modificazione.
D'altro canto, non è possibile condividere l'opinione secondo cui la forma che prenderà la vita
sessuale è decisa inequivocabilmente una volta per tutte, con la nascita delle diverse componenti
della costituzione sessuale. Al contrario, il processo
determinante continua, e sorgono ulteriori possibilità a seconda delle vicissitudini delle correnti di
sessualità tributarie che sorgono dalle loro diverse fonti. E' chiaramente questa ulteriore
modificazione a determinare il risultato decisivo, e
le costituzioni che si potrebbero definire identiche possono però condurre a tre risultati finali
differenti.
 
1. Se il rapporto tra tutte le diverse disposizioni - rapporto che presumeremo anormale - permane e
diventa più forte nella maturità, il risultato non può essere che una perversione della vita sessuale.
L'analisi delle disposizioni
costituzionalmente anormali di questo genere non è stata ancora seriamente intrapresa. Ma
conosciamo già casi facilmente spiegabili su simile base. Quelli che hanno scritto sull'argomento
hanno affermato, per esempio, che la precondizione necessaria
di tutta una quantità di fissazioni perverse consiste in una debolezza congenita dell'istinto sessuale.
Così come viene esposta, la tesi mi sembra insostenibile. E' però valida, se ci si riferisce alla
debolezza costituzionale di un particolare
fattore dell'istinto sessuale, ovvero alla zona genitale la quale si assume il compito di unificare le
diverse attività sessuali ai fini della riproduzione.
 
Infatti se la zona genitale è debole, questa unificazione, che dovrebbe verificarsi alla pubertà, è
condannata a fallire, e la più forte delle altre componenti della sessualità ne continuerà l'attività ma
come perversione.
 
2. Rimozione.
Si giunge invece a un diverso risultato se nel corso dello sviluppo alcune componenti della
disposizione eccessivamente forti sono sottomesse al processo di rimozione (il che, non sarà inutile
ribadirlo, non equivale alla loro abolizione). Se ciò
avviene, l'eccitazione in questione continua a essere generata come prima; ma esse (le componenti)
non riescono a raggiungere la meta a causa dell'ostruzione psichica e vengono deviate negli altri
numerosi canali fino a manifestarsi come sintomi. Si
può avere così una vita sessuale pressoché normale - anche se di solito limitata - ma con una
malattia psiconevrotica. L'indagine psicoanalitica dei nevrotici ci ha reso familiari questi particolari
casi. La loro vita sessuale comincia come quella dei pervertiti e una considerevole parte della loro infanzia è occupata dall'attività sessuale perversa
che talvolta continua anche nella maturità.
 
Abbiamo allora un'inversione dovuta alla rimozione, generata da cause interne (di solito prima della
pubertà, ma a volte anche molto dopo). Da questo momento in poi la nevrosi sostituisce la
perversione, pur senza la scomparsa dei vecchi impulsi. Ci
viene in mente il proverbio "Junge Hure, alte Betschwester" (da giovane puttana, da vecchia
monaca), solo che qui la giovinezza è stata di assai breve durata. Il fatto che nella stessa persona la
perversione possa essere sostituita dalla nevrosi,
come pure il fatto, già ricordato, che la perversione e la nevrosi possono distribuirsi tra i diversi
membri della stessa famiglia, corrisponde alla tesi che la nevrosi è il negativo della perversione.
 
3. Sublimazione.
Il terzo risultato alternativo di una disposizione costituzionale anormale è reso possibile dal
processo di sublimazione. Questa fa in modo che le eccitazioni eccessivamente forti derivanti da
particolari fonti di sessualità trovino uno sbocco e un
impiego in altri campi, sicché da una disposizione in se stessa pericolosa risulta un considerevole
aumento dell'efficienza psichica. Questa è una delle origini dell'attività artistica; e, secondo la
completezza o incompletezza della sublimazione,
l'analisi caratteriologica di un individuo altamente dotato, e in particolare di un individuo avente
una disposizione artistica, può rivelare un misto, in tutte le proporzioni, di efficienza, perversione e
nevrosi. Possiamo trovare una sottospecie
di sublimazione nella repressione dovuta alla formazione reattiva, che, come abbiamo visto,
comincia nel periodo di latenza di un bambino e può durare nei casi favorevoli anche per tutta la
vita.
 
Ciò che abbiamo definito "carattere" di una persona è costruito in misura considerevole col
materiale delle eccitazioni sessuali ed è composto di istinti già fissati sin dall'infanzia, di costruzioni
ottenute per mezzo della sublimazione e di altre
costruzioni impiegate per controllare efficacemente gli impulsi alla perversione riconosciuti
inutilizzabili. La disposizione sessuale alla perversione multiforme dell'infanzia può di conseguenza
considerarsi la fonte di un certo numero delle nostre
virtù, nella misura in cui attraverso la formazione reattiva ne stimola lo sviluppo (7).
 
Esperienze accidentali.
Sul corso dello sviluppo sessuale, nessun'altra influenza può avere un'importanza simile a quella
delle spinte sessuali, sulle ondate della rimozione e delle sublimazioni; di questi ultimi due processi
le cause più profonde ci sono del tutto ignote.
Si potrebbero forse ritenere le rimozioni e le sublimazioni parte della disposizione costituzionale,
considerandole sue manifestazioni nella realtà; e chiunque lo faccia ha ragione di asserire che la
forma definitiva assunta dalla vita sessuale è
innanzitutto il risultato della costituzione congenita. Non si può, comunque, discutere il fatto che un
influsso reciproco dei fattori di questo genere lasci spazio agli effetti modificanti degli avvenimenti
accidentali dell'infanzia e successivi.
Non è facile calcolare nel rapporto reciproco l'efficacia dei fattori costituzionali e accidentali. In
teoria si è sempre propensi a sopravvalutare i primi; la pratica terapeutica invece esalta l'importanza
dei secondi. Non si dovrebbe però per nessun motivo dimenticare che la relazione tra i due è di cooperazione e non di esclusione
reciproca. Il fattore costituzionale deve passare attraverso le esperienze prima che possa aver
effetto; il fattore accidentale a sua volta, perché entri in
funzione, deve avere una base costituzionale. Per comprendere la maggioranza dei casi possiamo
immaginare ciò che abbiamo descritto come una "serie complementare", dove la perdita di intensità
di un fattore è controbilanciata dall'aumento di
intensità dell'altro; non c'è però alcun motivo per negare l'esistenza di casi estremi in testa e in coda
alla serie.
 
Saremo ancora più aderenti alla ricerca psicoanalitica se tra i fattori accidentali daremo un posto di
preferenza alle esperienze della prima infanzia. La singola serie etiologica si divide allora in due
parti, che potremo rispettivamente chiamare
disposizionale e definitiva. Nella prima la costituzione e le esperienze accidentali dell'infanzia
agiscono con azione reciproca così come la predisposizione e le successive esperienze traumatiche
nella seconda. Tutti i fattori che danneggiano lo
sviluppo sessuale presentano i loro effetti determinando una regressione, ossia un ritorno a fasi
anteriori dello sviluppo.
 
Riprendiamo ora il compito di enumerare i fattori che, si è visto, esercitano un'influenza sullo
sviluppo sessuale, siano essi forze operative in se stessi, siano semplicemente manifestazioni di tali
forze.
 
Precocità.
Un fattore simile è la precocità sessuale spontanea. Di esso quanto meno si può dimostrare con
certezza la presenza nell'etiologia delle nevrosi, per quanto, come gli altri fattori, non sia in se stessa
una causa sufficiente. Si manifesta
nell'interruzione, nell'abbreviazione o nella cessazione del periodo di latenza infantile; ed è causa di
disturbi perché provoca manifestazioni sessuali che, a causa delle inibizioni sessuali incomplete da
un lato, e del sistema genitale non
sviluppato dall'altro, sono destinate ad assumere la forma di perversioni. Queste tendenze alla
perversione in seguito possono permanere come tali o, dopo la rimozione, diventare le forze motorie
dei sintomi nevrotici. Comunque sia, la precocità
sessuale rende più difficile il tanto auspicato successivo controllo dell'istinto sessuale da parte delle
forze psichiche superiori, e accresce la qualità impulsiva che, oltre tutto, caratterizza le
rappresentazioni psichiche dell'istinto. Spesso la
precocità sessuale corre parallela allo sviluppo intellettuale precoce e, così legata, si può trovare
nella storia dell'infanzia delle persone di grandissima levatura e capacità; sotto tali condizioni i suoi
effetti non sembrano essere così patogeni
come quando essa appare da sola.
 
Fattori temporali.
Insieme con la precocità meritano attenzione anche altri fattori che potremo definire temporali.
Sembra che l'ordine in cui entrano in attività i vari impulsi istintuali sia determinato
filogeneticamente; e così viene determinato anche l'arco di
tempo durante il quale essi riescono a manifestarsi prima di soccombere agli effetti di qualche
nuovo impulso istintuale o a qualche rimozione tipica. Sembra però che ci siano delle variazioni e
nella successione temporale e nella durata, e che queste variazioni debbano esercitare un'influenza determinante sul risultato finale. Non può essere
una cosa senza importanza se una data corrente compare prima o dopo una corrente che scorre nel
senso opposto, poiché l'effetto di una rimozione non
può essere annullato. Le divergenze nella successione temporale in cui si uniscono le componenti,
danno invariabilmente risultati diversi.
 
Dal canto loro gli impulsi istintuali, particolarmente intensi, spesso hanno corso sorprendentemente
breve, come ad esempio l'attaccamento eterosessuale di persone che più tardi diventeranno
omosessuali manifesti. Non c'è alcuna giustificazione di
temere che le tendenze che si presentano con grande violenza nell'infanzia domineranno in modo
permanente il carattere dell'adulto, anzi, è altrettanto probabile che scompaiano e facciano luogo
alla tendenza opposta ("Gestrenge Herren regieren nicht
lange": "Duro regnante ha breve regno").
 
Non ci è possibile dare più di un cenno delle cause di questi disturbi temporali del processo di
sviluppo. A questo punto si apre davanti a noi la prospettiva di tutta una serie di problemi biologici,
e forse anche storici, che non abbiamo nemmeno
sfiorato.
 
Persistenza delle prime impressioni.
L'importanza di tutte le prime manifestazioni sessuali è accresciuta da un fattore psichico di origine
sconosciuta, che, si deve ammettere, per il momento possiamo solo esporre come un concetto
psicologico provvisorio. Mi riferisco al fatto che, per
spiegare la situazione, è necessario presumere la caratterizzazione di queste prime impressioni
sessuali nel senso di una accresciuta persistenza o suscettibilità alla fissazione, in quelli che in
seguito diverranno nevrotici o pervertiti.
 
Infatti le stesse manifestazioni sessuali precoci, nelle altre persone, non riescono a produrre
un'impressione così profonda; esse non tendono in modo coercitivo alla ripetizione né stabiliscono
la strada che prenderà l'istinto sessuale per tutta la
vita. Questa persistenza delle prime impressioni si può spiegare forse parzialmente con un altro
fattore psichico che non dobbiamo trascurare nella causa delle nevrosi, ossia la preponderanza nella
vita psichica delle tracce mnestiche rispetto alle
impressioni recenti. Questo fattore dipende ovviamente dall'educazione intellettuale e aumenta in
proporzione al grado di cultura dell'individuo. Il selvaggio invece è stato definito "Lo sfortunato
bambino del momento" ("das unglückselige Kind des
Augenblickes) (8). A causa della relazione inversa tra la civiltà e il libero sviluppo della sessualità,
le cui conseguenze si possono scorgere fin nella struttura della nostra esistenza, il corso preso dalla
vita sessuale di un bambino ha poca
importanza per la vita futura là dove il livello sociale o culturale è relativamente basso, ma ne ha
molta dove questo livello è relativamente alto.
 
Fissazione.
Il terreno preparato dai fattori psichici che abbiamo appena elencato, offre una solida base a quegli
stimoli della sessualità infantile esperimentati accidentalmente. Questi ultimi (anzitutto la seduzione
da parte di altri bambini o di adulti)
forniscono il materiale che, con l'aiuto dei primi, potrà fissarsi come disturbo permanente. Una
buona parte delle deviazioni dalla vita sessuale normale, che più tardi si potranno osservare tanto
nei nevrotici quanto nei pervertiti, viene pertanto fissata sin dall'inizio dalle impressioni dell'infanzia, periodo questo considerato privo di sessualità.
Le cause vanno divise tra una costituzione arrendevole, la precocità, la caratteristica dell'aumentata
persistenza delle prime impressioni e lo
stimolo accidentale dell'istinto sessuale da parte di influenze estranee.
 
Da queste indagini circa i disturbi della vita sessuale, si giunge all'insoddisfacente conclusione che
si sa troppo poco dei processi biologici che costituiscono il fondamento della sessualità per poter
costruire, con le nostre informazioni
frammentarie, una teoria atta a capire sia le condizioni patologiche che quelle normali.
NOTE:
  1. Si veda il mio volume "Il motto di spirito" apparso nel 1905. Il "piacere preliminare" conseguito
mediante il lavoro del motto di spirito serve a liberare un piacere maggiore derivato dalla rimozione
delle inibizioni interne.
  2. E' altamente istruttivo il fatto che la lingua tedesca nel suo uso della parola "Lust" tenga conto
del ruolo giocato dalle eccitazioni sessuali preparatorie che, com'è stato spiegato sopra, producono
simultaneamente un elemento di
soddisfacimento e un contributo alla tensione sessuale. "Lust" ha due significati, ed è usata per
indicare la sensazione della tensione sessuale ("Ich habe Lust" = "Vorrei", "Sento un impulso a")
come pure quella del soddisfacimento.
  3. A chi consideri "sacrilego" questo fatto raccomandiamo di leggere quanto detto da Havelock
Ellis sul rapporto tra madre e figlio, e che ci trova completamente d'accordo.
  4. Di questa spiegazione dell'origine dell'angoscia infantile devo ringraziare un bambino di tre anni
che una volta da dentro una stanza buia sentii gridare: "Zia, parlami! Ho paura, c'è tanto buio qui".
La zia gli rispose: "A che servirebbe?
Tanto, non puoi vedermi". "Non c'entra", rispose il bambino, "se qualcuno parla, il buio scompare".
Ciò di cui aveva paura non era il buio dunque, ma l'assenza di qualcuno che amava; ed egli era certo
di non aver più paura, appena avesse sentito la
presenza di quella persona.
  5. Confronta nell'"Interpretazione dei sogni" le mie osservazioni sull'ineluttabilità del Fato nella
leggenda di Edipo.
  6. (Questo capoverso e il precedente sono stati aggiunti da Freud nel 1912).
  7. EMILE ZOLA, acuto osservatore della natura umana, nella "Joie de Vivre" descrive come una
ragazza allegramente e altruisticamente e senza pensare a contropartite, sacrificasse per quelli che
amava tutto quanto possedeva o poteva ottenere, dal
denaro alle speranze. L'infanzia della ragazza era stata dominata da un'insaziabile sete di affetto,
che si era trasformata in crudeltà quando era accaduto che un'altra ragazza fosse favorita al suo
posto.
  8. E' possibile che l'accresciuta persistenza sia anche l'effetto di una manifestazione somatica di
sessualità particolarmente intensa dei primi anni di vita.

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