lunedì 28 novembre 2011

LA VOCE CHE SEDUCE




la voce che seduce è quella che produce emozioni. La seduzione della voce richiede il controllo della paralinguistica.

Stimolazioni uditive: le stimolazioni uditive si mettono in atto prevalentemente attraverso l’utilizzo della paralinguistica (volume e tono della voce, velocità della parlata). Anche la voce è uno strumento di attrazione e può essere valorizzata dalla donna.

1.       tono di voce: il tono di voce al di la delle mille sfumature possibili si può suddividere in due macro categorie, toni duri e toni dolci. Alcuni uomini sono inconsapevolmente attratti dai toni duri, altri dai toni dolci.
Per capire qual è la modalità giusta da utilizzare è necessario in prima istanza allenarsi in modo tale da imparare ad utilizzare entrambe le modalità di vocalizzazione ed, in seconda istanza, provare la modalità prestando attenzione ai segnali di rimando che si ottengono.
In caso di segnali di gradimento analogico proseguire con la stessa modalità tonale, in caso di segnali di rifiuto cambiare modalità.

2.       velocità della parlata: la velocità della parlata va adeguata alle modalità prevalenti di percezione sensoriale utilizzata dall’interlocutore.
Con persone prevalentemente visive utilizzare una parlata veloce, con persone prevalentemente uditive utilizzare una velocità media, con persone prevalentemente cenestesiche utilizzare una parlata lenta.

3.       Volume della voce: in linea di principio volumi elevati vengono giudicati logicamente penalizzanti, volumi di voce bassi vengono giudicati logicamente gratificanti. Pertanto il volume della voce va modulato sulla base degli effetti che si intendono perseguire.
Imparando a gestire il tono di voce ci si renderà conto che in alcune circostanze potremmo ottenere anche dei segnali di gradimento emotivo su volume delle voce alto-penalizzante.
Questo può verificarsi in quanto l’istanza emotiva non distinguendo il piacere dalla sofferenza ma riconoscendo e cercando soltanto la “tensione” emozionale non ha nessuna difficoltà ad agganciarsi in alcuni casi a chi produce tensioni, anche se vogliamo paradossalmente a tensioni riconosciute come negative dalla sfera logico – razionale.

ALLENARSI AL SUCCESSO


ALLENARSI AL SUCCESSO





ALLENARSI AL SUCCESSO significa attuare atti di SEDUZIONE su se stessi.
Come ALLENARSI AL SUCCESSO
farsi le domade giuste:
chiedersi in quali modi posso raggiungere lobiettivo prefissato, sia esso sentimentale,
lavorativo, sociale.
Trovae almeno tre strategie diverse per raggiungere lo stesso risultato.
Sperimentare:
Lo sperimentare costituisce un’alternativa di azione molto utile quando ci si
confronta con l’incertezza in quanto fornisce opportunità significative di
apprendimento reale. Sperimentare significa mettere alla prova in senso tangibile idee
creative generate integralmente in modo originale o, molto più spesso, traendo spunto
o combinando idee provenienti da successi altrui anche in contesti totalmente diversi
rispetto al proprio.
· Utilizzare l’intuizione per guidare decisioni complesse. Una ricerca effettuata su un
gruppo di manager ha messo in evidenza che due terzi di loro considerano l’utilizzo
del proprio intuito un fattore chiave per incrementare l’efficacia delle proprie
decisioni. L’intuizione rende più rapido l’agire, permette di sintetizzare informazioni
e costituisce un riscontro rispetto ad analisi sviluppate solamente sulla base di dati
raccolti spesso in modo asettico o artificiale. Alcuni critici associano l’utilizzo
dell’intuizione nel decidere all’irrazionalità. (Ma cosa pensiamo allora dei numeri
irrazionali? Un tempo questi non erano accettati dai matematici appartenenti al
mondo accademico; ora numeri razionali e irrazionali sono conosciuti e identificati
complessivamente come numeri reali. Riflettere su questo può essere un’utile
lezione). Una precauzione da sottolineare: quando parliamo di intuito non parliamo di
sensazioni che provengono dal niente e che spesso rappresentano una facile scusa per
discreditare fatti oggettivi che contraddicono il proprio pensiero. Infatti, l’intuizione
funziona al meglio quando è radicata nell’esperienza; chiaramente l’intuizione di un
esperto è molto più affidabile rispetto a quella di un non-esperto. Questa è la ragione
per cui imprenditori e manager di successo sono capaci di fare appello al loro intuito
che si è sviluppato nel corso delle loro esperienze professionali e di vita.
· Coltivare e diffondere l’approccio della flessibilità focalizzata. Nel Libro dei
Proverbi Re Salomone ammonisce, “Guardate alla formica, voi pigri; osservate come
agisce e siate saggi” (Libro dei Proverbi 6.6). Non è tanto l’etica lavorativa delle
formiche ad essere interessante, sono le loro dinamiche operative nel lavoro di
gruppo che forniscono profondi spunti di riflessione. Alcuni scienziati e ricercatori
parlano a tal proposito del concetto di “intelligenza dello sciame”. E’ un tipo di
intelligenza che risulta evidente osservando il comportamento collettivo delle
formiche, come ad esempio la gestione di aspetti logistici riguardanti l’identificazione
del percorso più rapido a fonti di cibo. Due scienziati hanno osservato, “lasciando
tracce di feromone lungo il percorso e cercando continuamente nuovi percorsi, le
formiche costituiscono, in un modo apparentemente casuale e naturale, una strategia
pratica per rispondere in modo rapido alle sfide dell’ambiente”. Le formiche sono
molto abili nel dimenticare vecchi sentieri percorsi e scambiare ruoli se questo è
importante per il raggiungimento degli obiettivi dell’intero gruppo. In altre parole, le
formiche mettono in pratica una “flessibilità focalizzata”: si concentrano sui loro
bisogni presenti e al tempo stesso mantengono un livello di flessibilità di azione per
gestire i bisogni futuri.
Alcune aziende iniziano a riconoscere l’efficacia di questo approccio nel confronto
con le incertezze della realtà in cui operano. Due studiosi di strategia aziendale hanno
osservato:
“Imprenditori e manager di aziende di successo riconoscono che le opportunità di
vantaggio competitivo si trovano all’interno di mercati che sono in forte
cambiamento e confusione; per questo loro si buttano in mercati caotici, verificano
opportunità, cercano e sfruttano possibilità di successo adattandosi con flessibilità a
circostanze in continua evoluzione. Essenziale per tutto questo è il divenire
consapevoli che è sufficiente agire sulla base di poche regole di base strategiche e
operative per sopravvivere, anzi prosperare, in ambienti caotici”.
Sembra proprio quello che fanno le formiche! Il focalizzare fornisce la motivazione e
il senso di direzione per concentrare concretamente risorse su obiettivi specifici. La
flessibilità permette di rispondere alle dinamiche di mercato in modo più rapido e al
tempo stesso ridurre i costi di sviluppo. Flessibilità focalizzata può apparire come un
concetto che racchiude due termini in forte contrasto fra loro, in realtà è proprio
questo contrasto che sviluppa la tensione cognitiva ed emotiva necessaria a
catalizzare l’azione nel corso di periodi di incertezza.

SESSO TRA MARITO E MOGLIE


L'anti - seduzione del matrimonio
Alla mia carissima moglie:
durante lo scorso anno ho tentato di fare l'amore con te 365 volte.

Ci sono riuscito 36 volte, che significa una media di una volta ogni dieci giorni.
La seguente e una lista del xchè non ci sono riuscito + spesso:
54 volte le lenzuola erano pulite
17 volte era troppo tardi
49 volte eri troppo stanca
20 volte faceva troppo caldo
15 volte hai fatto finta di essere addormentata
22 volte avevi mal di testa
17 volte avevi paura di svegliare i bambini
12 volte era il periodo sbagliato del mese
19 volte dovevi alzarti presto
9 volte non eri nell'umore giusto
7 volte avevi preso una scottatura solare
6 volte stavi guardando il Costanzo Show
5 volte non volevi rovinare la pettinatura appena fatta
3 volte avevi paura che ci sentissero i vicini
9 volte avevi paura che ci sentisse tua madre

Delle 36 volte che sono riuscito, l'attività non e stata soddisfacente xchè:
6 volte eri sdraiata e non hai partecipato
8 volte mi hai ricordato che avevo una grata in un occhio
4 volte mi hai detto di fare alla svelta
7 volte ho dovuto svegliarti per dirti che avevo finito
1 volta ho avuto paura di averti fatto male xchè mi e parso che tu ti spostassi.

Al mio caro marito:
credo che tu sia un pò confuso.
Queste sono le ragioni per le quali non hai ottenuto niente di +:

5 volte sei tornato a casa ubriaco e hai cercato di scoparti il gatto
36 volte non sei proprio tornato
21 volte non sei venuto
31 volte sei venuto troppo presto
19 volte ti si e ammosciato prima che tu potessi infilarlo
10 volte avevi i crampi alle dita dei piedi
38 volte ci hai provato troppo tardi
29 volte dovevi alzarti presto per andare a giocare a golf
2 volte eri stato coinvolto in una rissa e qualcuno ti aveva colpito nelle palle
6 volte sei venuto nel pigiama mentre ti leggevi un porno
98 volte eri troppo occupato a guardare il calcio in TV

Per le volte che ci siamo riusciti, la ragione per cui io stavo semplicemente sdraiata era che avevi mancato la mira e ti stavi scopando le lenzuola.
Non ho mai parlato di grata nell'occhio, ma ti avevo chiesto se mi preferivi girata o in ginocchio. 
La volta che ti pareva che mi stessi spostando era xchè avevi scoreggiato e stavo semplicemente cercando di respirare ...

PROBLEMI DI COMUNICAZIONE NELLA COPPIA


PROBLEMI DI COMUNICAZIONE NELLA COPPIA


Nella fase di innamoramento e di seduzione sembra che la comunicazione nella coppia scorra fluida, in un secondo tempo possono nascere problemi di comunicazione nella coppia
A volte capita che un partner, dopo svariati tentativi, reputi ormai inutile continuare a cercare uno spazio di confronto con l’altro e si distacchi sempre di più, evitando i momenti di condivisione, sviluppando una sorta di “istinto di sopravvivenza” che lo porta a puntare, suo malgrado, solo sulle proprie forze, sulle proprie risorse, come se l’altro fosse ormai superfluo anzi, solamente fonte di dispiacere in quanto non riesce a comprendere i bisogni di chi gli sta vicino. Ognuno dei due si costruisce una nicchia appartata in cui vive in  solitudine, separato dall’altro ma ancora ufficialmente insieme, senza un vero dialogo, senza uno scambio autentico.
Per superare i problemi di comunicazione nella coppia
1) Individuare il sistema rappresentazionale prevalente del partner. Quando scopri il modo in cui si rappresenta le informazioni, ovvero se il canale prevalente di comunicazione è Visivo, Auditivo o Cinestesico, potrai ricalcarlo e usare anche tu lo stesso canale per esprimere ciò che pensi.
2) Scoprire le tue regole e quelle del partner. Ognuno ha delle regole personali, e infrangerle può essere proprio come mettere un piede su una mina. Scoprire le vostre regole personali vi aiuterà a rispettarvi completamente a vicenda.
3) Appagare i bisogni emotivi del partner. Ogni essere umano ha dei bisogni da soddisfare ed è proprio per questo che quando riesci a soddisfare i bisogni della persona amata non potrà che associare piacere inconscio alla tua persona e al vostro rapporto che si fortificherà progressivamente nel tempo.

SEMINARIO su SEDUZIONE SIMBOLICA ed INNAMORAMENTO TORINO 7 DICEMBRE













Ciao sei invitata/o al corso sulla


SEDUZIONE SIMBOLICA ed EMOZIONALE
(leggi e regole anologiche e subliminali che governano Innamoramento e coinvolgimento)



Conduttore:  

Massimo TARAMASCO (Ideatore del metodo IDS -ingegneria della seduzione-Esperto di  Comunicazione Emozionale Subliminale Love Coach  e Formatore, Motivational Speaker, Life Coach & PNL Master)


Luogo, Data e Orario :
(Per comprensibili motivi logistici (garantire una comoda sistemazione per tutti), é sempre opportuna la prenotazione (telefonica o, preferibilmente,  via e mail, all'indirizzo centrostudicomunicazione@yahoo.it  )


SEDE: TORINO , VIA MAGENTA 49 (SALA CAFFè ROMA)
DATA : MERCOLEDI 7 DICEMBRE 2011 dalle ore 21 alle ore 23,30
COSTO: 20 e 


PROGRAMMA:


La SEDUZIONE  Analogica in chiave interattiva (seduzione e consenso)
La comunicazione interattiva analogica permette di gestire efficacemente una relazione secondo gli obiettivi prefissati per sedurre, persuadere, ottenere il consenso nelle interazioni comunicative all’interno dei rapporti privati (relazioni con la famiglia, con il partner, nella sfera sentimentale) e in quelli professionali (nella vendita, nel management, nelle relazioni all’interno del team di lavoro).
La comunicazione analogica, secondo questa accezione,  è l’uso consapevole dei linguaggi emotivi di
SEDUZIONE non verbale e comunicazione simbolica che, opportunamente utilizzati, permettono di persuadere e coinvolgere emotivamente l’interlocutore.
L’obiettivo è quello di offrire un servizio emotivo in cambio di un servizio oggettivo; il potenziale di persuasione e di seduzione sarà conforme alla qualità e quantità  di servizio emotivo reso dall’operatore al proprio interlocutore.
Comunicazione Integrale (integrazione dei 3 precedenti sistemi)
autocontrollo e gestione dell’emotività.
La SEDUZIONE che si essenzializza con l’utilizzo  della comunicazione non verbale e della comunicazione simbolica permette di conoscere l’origine dei vincoli che imprigionano l’individuo e gli impediscono di raggiungere il benessere, l’armonia e il successo autorealizzativo, trasformando un pensiero, un desiderio o un sogno in azione.


- I sistemi mentali
- Genesi della tipologia distonica
- Genesi della tipologia conflittuale
- Le tipologie genitoriali
- Le tipologie egocentriche
- Genesi delle TRIADI
- Schema dei ruoli ANTAGONISTA od OGGETTO DI DESIDERIO  presunti o reali


Il corso insegna ad identificare il tipo di comportamento opportuno che l'esperto di Comunicazione
Analogica deve adottare nei confronti di ogni singolo interlocutore in qualsiasi tipo di relazione.
Se il segno e il gesto rappresentano il potere dei Linguaggi Emotivi Non Verbali, la Comunicazione
Analogica rappresenta il potere del comportamento
Un seminario teorico e soprattutto pratico che porterà ogni partecipante a sviluppare le tecniche della comunicazione analogica all'interno di ogni ambiente (lavorativo o famigliare) o nei luoghi di aggregazione (con gli amici, con l'altro sesso, con il partner) .


Il seminario la possibilità di capire gli intimi meccanismi della mente umana trovando le corrette chiavi di accesso per favorire gli approcci e la comunicazione interattiva.


La Seduzione EMOZIONALE SIMBOLICA fornisce gli strumenti cognitivi e pragmatici per poter ottenere miglioramenti
considerevoli nella comunicazione con l'oggetto del nostro desiderio, tramite la comprensione delle sue esigenze emotive.


Massimo Taramasco

ideatore del metodo IDS (Ingegneria della Seduzione)
Esperto di  Comunicazione Emozionale Subliminale
Love Coach  e Formatore, Motivational Speaker, Life Coach & PNL Master



Tel: 333-1511703
Mail: centrostudicomunicazione@yahoo.it
SITO: http://seduzionetecniche.blogspot.com


L'ingegneria della seduzione (IDS) è la metodologia più moderna ed efficace che studia in modo preciso ed “ingegneristico” tutte le strategie e le tecniche di seduzione formalizzandole in modo chiaro e preciso in modo da renderle fruibili da tutti insegnando in modo pragmatico ed immediatamente applicabile metodologie che ci permettereranno di vivere bene e meglio la nostra vita di “relazioni sociali”.

Verranno insegnate tecniche di comunicazione e seduzione estremamente efficaci che vi permetteranno di superare molte difficoltà nelle relazioni.


SEMINARIO su SEDUZIONE SIMBOLICA ed INNAMORAMENTO GENOVA 6 DICEMBRE



CORSO DI SEDUZIONE GENOVA



Ciao, sei invitata/o al SEMINARIO su AMORE e  SEDUZIONE: Il seminario la possibilità di capire gli intimi meccanismi della mente umana trovando le corrette chiavi di accesso per favorire gli approcci e la comunicazione interattiva.




Docenti: 

Massimo TARAMASCO (Ingegnere Ideatore del metodo IDS -ingegneria della seduzione-Esperto di Comunicazione Emozionale Subliminale Love Coach e Formatore, Motivational Speaker, Life Coach & PNL Master)


con la collaborazione di DENISE DEMURTAS , counsoller nella relazione d'aiuto



SEDE: GENOVA , VIA DELLA CONSOLAZIONE 1/3R

DATA : MARTEDI' 6 DICEMBRE  ore 21 
COSTO: 20 e 

PRENOTAZIONE VIA MAIL A 
centrostudicomunicazione@yahoo.it


INFORMAZIONI:


dr. MASSIMO TARAMASCO
TEL.:             333 1511703 begin_of_the_skype_highlighting            333 1511703      end_of_the_skype_highlighting      
MAIL: centrostudicomunicazione@yahoo.it 
SITO: http://laseduzione.altervista.org
BLOG:http://seduzionetecniche.blogspot.com
POSSIBILITA' ANCHE DI CONSULTI INDIVIDUALI DI LOVE COACHING

PROGRAMMA DEL SEMINARIO

Le chiavi di accesso emotive: come decodificare in tempo reale le esigenze emozionali profonde

Tipologia comportamentale

Le tipologie simboliche dell’uomo e le sue combinazioni di accesso

Come abbattere la conflittualità ed il rancore
La triade simbolica

Definizione della personalità ideale: muovere i primi passi.

Le tipologie archetipiche emozionali : come entrare in relazione con chi ci interessa decodificando le sue chiavi di accesso.

Affrontare gli altri in qualunque cisrcostanza anche quelle naturalmente tensiogene (persona di cui siamo innamorati, esame, lavoro)

SEDUZIONE ANALOGICA



Come adeguare la strategia comunicazionale alle necessità analogiche dell’interlocutore per ottenere consenso

Gestione del rifiuto Come non abbattersi di fronte ad un rifiuto.



Nella vita non esistono fallimenti, ogni situazione ti fornisce una valida esperienza su cui basare l'azione successiva.


Il Simbolismo permette di identificare la tipologia comportamentale dell'individuo attraverso le strutture simboliche archetipiche che rappresentano le chiavi di accesso all'emotività.
Scoprire la tipologia comportamentale dell’individuo significa trovare la chiave di accesso alla sua
sfera intima , al fine di ottenere un rapido coinvolgimento emozionale e risposte efficaci nell' interazione comunicativa.
Gestire le relazioni e l'approccio comunicativo al fine di conquistare e sedurre l'interlocutore.
Un seminario teorico e soprattutto pratico che porterà ogni partecipante a sviluppare le tecniche della comunicazione analogica all'interno di ogni ambiente (lavorativo o famigliare) o nei luoghi di aggregazione (con gli amici, con l'altro sesso, con il partner) .


Il SEMINARIO DI SEDUZIONE la possibilità di capire gli intimi meccanismi della mente umana trovando le corrette chiavi di accesso per favorire gli approcci e la comunicazione interattiva.


La Seduzione EMOZIONALE SIMBOLICA fornisce gli strumenti cognitivi e pragmatici per poter ottenere miglioramenti
considerevoli nella comunicazione con l'oggetto del nostro desiderio, tramite la comprensione delle sue esigenze emotive.


L'ingegneria della seduzione (IDS) è la metodologia più moderna ed efficace che studia in modo preciso ed “ingegneristico” tutte le strategie e le tecniche di seduzione formalizzandole in modo chiaro e preciso in modo da renderle fruibili da tutti insegnando in modo pragmatico ed immediatamente applicabile metodologie che ci permettereranno di vivere bene e meglio la nostra vita di “relazioni sociali”.

Vi verranno insegnate tecniche innovative ed estremamente efficaci che vi permetteranno di superare molte  difficoltà della vita, come relazionarsi in modo coinvolgente con l’altro sesso, coinvolgere emotivamente il potenziale partner o il partner attuale, relazionarsi efficacemente con superiori, collaboratori e colleghi, superare un esame o riuscire brillantemente ad un colloquio di lavoro

domenica 27 novembre 2011

CONTEMPLAZIONE PER RAGGIUNGERE L'AMORE.(secondo Ignazio di Loyola)






La SEDUZIONE della CONTEMPLAZIONE PER RAGGIUNGERE L'AMORE secondo IGNAZIO DI LOYOLA.
Nota. È necessario premettere due osservazioni. La prima è che l'amore si deve porre 
più nei fatti che nelle parole.
[231] Seconda osservazione: l'amore consiste in un reciproco scambio di beni, cioè 
l'amante dà e comunica all'amato quello che ha o una parte di quello che ha o può, e a 
sua volta l'amato lo dà all'amante; in questo modo, chi ha scienza, onori, ricchezze, li dà 
a chi non li ha, e così reciprocamente.
La solita preghiera preparatoria.
[232] Il primo preludio è la composizione: qui sarà vedere me stesso alla presenza di 
Dio nostro Signore, degli angeli e dei santi che intercedono per me.
[233] Il secondo preludio consiste nel chiedere quello che voglio: qui sarà chiedere 
un'intima conoscenza di tanto bene ricevuto, perché, riconoscendolo interamente, possa 
in tutto amare e servire la divina Maestà.
[234] Primo punto. Nel primo punto richiamo alla memoria i benefici ricevuti: la
creazione, la redenzione, i doni particolari; esamino con molto amore quanto Dio 
nostro Signore ha fatto per me e quanto mi ha dato di quello che ha; poi ancora quanto 
egli desidera darsi a me, in tutto quello che può, secondo la sua divina disposizione. 
Quindi rifletto su me stesso, considerando che cosa è ragionevole e giusto che io, da 
parte mia, offra e doni alla sua divina Maestà, cioè tutte le mie cose e me stesso con 
esse, come chi offre con molto amore e dice:
"Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia 
volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. 
Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua 
grazia, e questo solo mi basta".
[235] Secondo punto. Nel secondo punto osservo come Dio è presente nelle creature: 
negli elementi dando l'esistenza, nelle piante dando la vita, negli animali dando la 
sensibilità, negli uomini dando l'intelligenza; e così è presente in me, dandomi
l'esistenza, la vita, la sensibilità, l'intelligenza; inoltre fa di me un suo tempio, poiché 
sono creato a immagine e somiglianza della sua divina Maestà. Quindi rifletto di
nuovo su me stesso, come è indicato nel primo punto o in un altro modo che mi sembri 
migliore. Lo stesso farò in ciascuno dei punti seguenti.
[236] Terzo punto. Nel terzo punto considero come Dio opera ed è attivo per me in 
tutte le realtà di questo mondo, a somiglianza di uno che lavora: così, per esempio, nei 
cieli, negli elementi, nelle piante, nei frutti, negli armenti, e via dicendo, dando
l'esistenza, la conservazione, la vita, la sensibilità, e così via. Quindi rifletto su me 
stesso.[237] Quarto punto. Nel quarto punto osservo come tutti i beni e i doni discendono 
dall'alto: per esempio, la mia limitata potenza discende da quella somma e infinita di 
lassù, e così la giustizia, la bontà, la pietà, la misericordia, e via dicendo, come i raggi 
discendono dal sole, le acque dalla sorgente, e così via. Termino riflettendo su me 
stesso, nel modo indicato. Alla fine farò un colloquio e dirò un Padre nostro.

ESERCIZI SPIRITUALI DI S. IGNAZIO DI LOYOLA




La seduzione degli ESERCIZI SPIRITUALI DI S. IGNAZIO DI LOYOLA 


ANNOTAZIONI PER AVERE UNA QUALCHE COMPRENSIONE DEGLI
ESERCIZI SPIRITUALI CHE SEGUONO, E PER AIUTARE SIA CHI LI DEVE
PROPORRE SIA CHI LI DEVE FARE.
 Prima annotazione. Con il termine di esercizi spirituali si intende ogni forma di 
esame di coscienza, di meditazione, di contemplazione, di preghiera vocale e mentale, 
e di altre attività spirituali, come si dirà più avanti. Infatti, come il passeggiare, il 
camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali i 
diversi modi di preparare e disporre l'anima a liberarsi da tutte le affezioni disordinate 
e, dopo averle eliminate, a cercare e trovare la volontà di Dio nell'organizzazione della 
propria vita in ordine alla salvezza dell'anima.
[2] Seconda annotazione. Chi propone a un altro un metodo o un procedimento per 
meditare o contemplare, deve esporre fedelmente il soggetto della meditazione o della 
contemplazione, limitandosi a toccare i vari punti con una breve e semplice
spiegazione. Così chi contempla afferra subito il vero senso del mistero; poi,
riflettendo e ragionando da sé, scopre qualche aspetto che gliele fa  capire o sentire un 
po' meglio, o con il proprio ragionamento o per una illuminazione divina, In questo 
modo ricava maggior gusto e frutto spirituale di quanto ne avrebbe se chi propone gli 
esercizi avesse spiegato c sviluppato ampiamente il senso del mistero. Infatti non è il 
sapere molto che sazia e soddisfa l'anima, ma il sentire e gustare le cose internamente.
[3] Terza annotazione. In tutti gli esercizi spirituali che seguono ci serviamo degli atti 
dell'intelletto per ragionare e di quelli della volontà per suscitare gli affetti; perciò 
teniamo presente che negli atti della volontà, quando rivolgiamo preghiere vocali o 
mentali a Dio nostro Signore o ai santi, si richiede da parte nostra un maggiore rispetto 
di quando ci serviamo dell'intelletto per ragionare.
[4] Quarta annotazione. Agli esercizi che seguono sono assegnate quattro settimane, 
corrispondenti alle quattro parti in cui si dividono gli esercizi stessi: nella prima si 
considerano e si contemplano i peccati; nella seconda la vita di Cristo nostro Signore 
fino al giorno delle Palme incluso; nella terza la passione di Cristo nostro Signore; nella 
quarta la risurrezione e l'ascensione, aggiungendo i tre modi di pregare. Con questo 
non si intende che ogni settimana debba durare necessariamente sette o otto giorni; 
infatti può accadere che nella prima settimana alcuni siano più lenti nel trovare quello 
che cercano, cioè pentimento, dolore e lacrime per i loro peccati, oppure che alcuni 
siano più diligenti di altri, o più agitati o messi alla prova da diversi spiriti. Perciò 
conviene a volte abbreviare e a volte allungare la settimana; lo stesso vale per le 
settimane successive, cercando di ottenere il frutto corrispondente all'argomento
trattato. In ogni modo gli esercizi si concluderanno più o meno in trenta giorni.
[5] Quinta annotazione. Giova molto che chi fa gli esercizi li intraprenda con animo 
aperto e generoso verso il suo Creatore e Signore, mettendogli a disposizione tutta la 
propria volontà e libertà, in modo che la divina maestà possa disporre di lui e di quanto 
possiede secondo la sua santissima volontà.[6] Sesta annotazione. Chi propone gli esercizi, quando avverte che l'esercitante non 
riceve nell'anima alcuna mozione spirituale, come consolazioni o desolazioni, e
nemmeno è agitato da alcuno spirito, deve informarsi accuratamente se fa gli esercizi 
nei tempi stabiliti e come li fa, e se osserva con diligenza le addizioni, chiedendo conto 
in particolare su ciascuno di questi punti. Si dirà più avanti delle consolazioni e
desolazioni [316-324] e delle addizioni [73-90].
[7] Settima annotazione. Chi propone gli esercizi, se si accorge che l'esercitante è
desolato o tentato, non si mostri con lui rigido e severo, ma affabile e delicato; gli 
infonda coraggio e forza per andare avanti, lo aiuti a scoprire le astuzie del nemico 
della natura umana, e lo disponga ad accogliere la consolazione che in seguito verrà.
[8] Ottava annotazione. Chi propone gli esercizi, secondo le esigenze che avverte
nell'esercitante in fatto di desolazioni e di astuzie del demonio, oppure di
consolazioni, potrà spiegargli le regole della prima e della seconda settimana, che 
servono appunto a conoscere i diversi spiriti [313-327; 328-336].
[9] Nona annotazione. Si deve tener presente che, quando l'esercitante che sta facendo 
gli esercizi della prima settimana non è esperto nella vita spirituale, può essere tentato 
in modo grossolano e palese, per esempio provando diverse difficoltà a progredire nel 
servizio di Dio nostro Signore, come disagio, rispetto umano, ansia per l'onore
mondano, e così via. In questo caso chi propone gli esercizi non gli spieghi le regole 
sui diversi spiriti proprie della seconda settimana; infatti, come gli possono giovare le 
regole della prima settimana, così lo disorienterebbero quelle della seconda, 
trattandosi di materia troppo difficile ed elevata perché possa capirla.
[10] Decima annotazione. Chi propone gli esercizi, quando avverte che l'esercitante è 
combattuto e tentato sotto l'apparenza di bene, proprio allora deve spiegargli le regole 
già accennate della seconda settimana. Di solito, infatti, il nemico della natura umana 
tenta più spesso sotto apparenza di bene uno che si esercita nella vita illuminativa, 
corrispondente agli esercizi della seconda settimana, e non tanto uno che si esercita 
nella vita purgativa, corrispondente agli esercizi della prima settimana.
[11] Undicesima annotazione. Chi sta facendo gli esercizi della prima settimana, è bene 
che non venga informato di quello che dovrà fare nella seconda settimana; si impegni 
invece nella prima, per raggiungere quello che cerca, come se nella seconda non
sperasse di trovare nulla di buono.
[12] Dodicesima annotazione. Chi propone gli esercizi deve far presente all'esercitante 
che ognuna delle cinque meditazioni o contemplazioni assegnate per ogni giorno deve 
durare un'ora; perciò procuri di aver sempre la coscienza tranquilla, con la certezza di 
aver dedicato ad ogni esercizio un'ora intera, e piuttosto di più che di meno. Infatti il 
demonio cerca in tutti i modi di far abbreviare l'ora della contemplazione, meditazione 
o preghiera.
[13] Tredicesima annotazione. Così pure si deve tener presente che nel tempo della consolazione è facile e non gravoso perseverare per un'ora intera; invece nel tempo 
della desolazione è molto difficile arrivare sino alla fine. Perciò l'esercitante, per reagire 
alla desolazione e vincere le tentazioni, deve sempre trattenersi un po' più di un'ora 
intera; così si abitua, non solo a resistere al demonio, ma anche a sconfiggerlo.
[14] Quattordicesima annotazione. Chi propone gli esercizi, se si accorge che
l'esercitante procede con abbondante consolazione e con molto fervore, deve avvertirlo 
di non fare alcuna promessa o voto in modo sconsiderato e impulsivo; e quanto più si 
rende conto che è di temperamento incostante, tanto più lo deve avvertire e ammonire. 
É lecito, infatti, esortare un altro ad entrare in un ordine religioso dove si fa voto di 
obbedienza, povertà e castità; ed è vero che l'opera buona fatta con voto è più meritoria 
di quella fatta senza voto; tuttavia bisogna considerare attentamente la condizione 
particolare della persona e l'aiuto o la difficoltà che potrà trovare nel mantenere
l'impegno che intende assumere.
[15] Quindicesima annotazione. Chi propone gli esercizi non deve esortare l'esercitante 
alla povertà o a farne promessa piuttosto che al contrario, né deve indurlo a uno stato o 
a un modo di vita piuttosto che a un altro. Infatti fuori degli esercizi è lecito e meritorio 
esortare tutti quelli che probabilmente ne hanno le attitudini a scegliere la castità, il 
celibato, la vita consacrata e ogni stato di perfezione evangelica; invece durante gli 
esercizi spirituali, nei quali si ricerca la volontà di Dio, è più opportuno e molto meglio 
che sia lo stesso Creatore e Signore a comunicarsi all'anima devota, abbracciandola nel 
suo amore e alla sua lode, e disponendola alla via nella quale potrà meglio servirlo in 
futuro. Perciò chi propone gli esercizi non si avvicini né propenda all'una o all'altra 
parte, ma resti in equilibrio come il  peso sul braccio di una stadera, e lasci che il 
Creatore agisca direttamente con la creatura, e la creatura con il suo Creatore e Signore.
[16] Sedicesima annotazione. A tale fine, cioè perché il Creatore e Signore possa agire 
più efficacemente nella creatura, se per caso una persona è disordinatamente
affezionata e incline a una cosa, è molto opportuno che si sforzi, impegnando tutte le 
proprie energie, per arrivare al contrario di quello a cui è malamente affezionata. Per 
esempio, se uno tende a cercare  e ad ottenere un incarico o un beneficio ecclesiastico, 
non per l'onore e la gloria di Dio nostro Signore, né per il bene spirituale delle anime, 
ma per proprio vantaggio e per interessi terreni, deve tendere al contrario. Perciò deve 
intensificare la preghiera e le altre pratiche spirituali, chiedendo a Dio nostro Signore il 
contrario, cioè di non volere quell'incarico o quel beneficio o qualunque altra cosa, 
finché la divina Maestà, mettendo ordine nei suoi desideri, non gli avrà fatto mutare 
quella prima affezione. In questo modo, l'unico movente per desiderare o per
conservare questo o quel bene sarà il servizio, l'onore e la gloria della divina Maestà.
[17] Diciassettesima annotazione. Giova molto che chi propone gli esercizi, senza voler 
indagare sui pensieri personali e sui peccati dell'esercitante, sia informato con
precisione delle varie agitazioni e dei pensieri che i diversi spiriti suscitano in lui. In 
questo modo, secondo il suo maggiore o minore profitto, è in grado di proporgli alcuni 
degli esercizi spirituali che sono opportuni e adatti alle necessità della sua anima 
variamente agitata.[18] Diciottesima annotazione. Questi esercizi spirituali si devono adattare alle
condizioni degli esercitanti, ossia alla loro età, cultura o intelligenza. Perciò, se uno è 
semplice o debole di salute, non gli si deve proporre quello che non può facilmente 
sostenere e da cui non può ricavare vantaggio; ma a ciascuno si deve dare secondo la 
disponibilità che dimostra, perché possa ricavarne maggior aiuto e vantaggio. Pertanto, 
se uno vuole essere aiutato per istruirsi e per soddisfare fino a un certo punto la sua 
anima, gli si può proporre l'esame particolare [24-31], poi l'esame generale [32-43] e 
insieme il modo di pregare, per mezz'ora al mattino, sui comandamenti, sui vizi 
capitali, e così via [238]; gli si raccomandi anche di confessare i suoi peccati ogni otto 
giorni e, se può, di ricevere la comunione ogni quindici giorni o, se è ben disposto, 
anche ogni otto giorni. Questo metodo è più adatto alle persone semplici e poco 
istruite: si spieghino loro i singoli comandamenti, i vizi capitali, i precetti della Chiesa, 
i cinque sensi, le opere di misericordia. Ugualmente, se chi propone gli esercizi si 
accorge che l'esercitante ha poca attitudine o poca capacità naturale, e quindi non ci si 
può aspettare da lui molto frutto, è più opportuno proporgli alcuni degli esercizi meno 
impegnativi, finché confessi i suoi peccati. Quindi gli si proporranno alcuni esami di 
coscienza e il modo di confessarsi più diligentemente di quanto era solito, per
conservare quello che ha raggiunto; ma non si procederà oltre a parlare di elezione o di 
altri esercizi che non siano della prima settimana, specialmente quando con altri si può 
ricavare maggior frutto e manca il tempo per arrivare a tutto.
[19] Diciannovesima annotazione. Chi è impegnato in mansioni pubbliche o in
occupazioni importanti, ed è persona di cultura o di ingegno, può dedicare un'ora e 
mezzo agli esercizi. Dopo avergli spiegato per qual fine l'uomo è creato, gli si  può 
proporre per mezz'ora l'esame particolare, poi l'esame generale e il modo di
confessarsi e di comunicarsi. Potrà fare per tre giorni, ogni mattina per un'ora, la
meditazione sul primo, secondo e terzo peccato [45-53]; quindi per altri tre giorni, alla 
stessa ora, la meditazione sui peccati propri [55-61]; nei tre giorni successivi, sempre 
alla stessa ora, la meditazione sulle pene corrispondenti ai peccati [65-72], 
aggiungendo in tutte e tre le meditazioni le dieci addizioni [73-90]. Lo stesso metodo si
seguirà per i misteri di Cristo nostro Signore, come si spiegherà ampiamente più avanti 
negli stessi esercizi.
[20] Ventesima annotazione. Se uno è più libero e desidera ricavare il maggior frutto 
possibile, gli si propongano per intero gli esercizi spirituali nello stesso ordine in cui si 
presentano. Ordinariamente, chi fa questi esercizi ricava tanto più frutto quanto più si 
distacca da amici, conoscenti e da ogni preoccupazione materiale. Per esempio, può 
cambiare la casa in cui dimora e trasferirsi in un'altra casa o in un'altra camera, per 
abitarvi con il maggior raccoglimento possibile; così gli sarà facile partecipare ogni 
giorno alla messa e ai vespri, senza timore di essere disturbato dai conoscenti. Da 
questo isolamento derivano, fra molti altri, tre vantaggi principali. Primo: chi si
distacca da molti amici e conoscenti, e anche da molte occupazioni non bene ordinate, 
per servire e lodare Dio nostro Signore, acquista un grande merito davanti alla divina 
Maestà. Secondo: chi sta così appartato, non avendo la mente distratta da molte cose, 
ma ponendo tutta l'attenzione in una sola, cioè nel servire il Creatore e nel giovare alla propria anima, può impegnare più liberamente le sue facoltà naturali per cercare con 
diligenza quello che tanto desidera. Terzo: quanto più un'anima si trova sola e
appartata, tanto più diventa capace di avvicinarsi e di unirsi al suo Creatore e Signore; 
e quanto più gli si unisce, tanto più si dispone a ricevere grazie e doni dalla somma e 
divina bontà.[21] ESERCIZI SPIRITUALI PER VINCERE SE STESSO E PER METTERE ORDINE 
NELLA PROPRIA VITA SENZA PRENDERE DECISIONI IN BASE AD ALCUNA
AFFEZIONE CHE SIA DISORDINATA.
[22] PRESUPPOSTO. Per maggiore aiuto e vantaggio, sia di chi propone sia di chi fa gli 
esercizi spirituali, è da  presupporre che un buon cristiano deve essere propenso a 
difendere piuttosto che a condannare l'affermazione di un altro. Se non può difenderla, 
cerchi di chiarire in che senso l'altro la intende; se la intende in modo erroneo, lo 
corregga benevolmente; se questo non basta, impieghi tutti i mezzi opportuni perché la 
intenda correttamente, e così possa salvarsi.PRIMA SETTIMANA
[23] PRINCIPIO E FONDAMENTO.
L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la 
salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l'uomo e per aiutarlo a
conseguire il fine per cui è creato. Da questo segue che l'uomo deve servirsene tanto 
quanto lo aiutano per il suo fine, e deve allontanarsene tanto quanto gli sono di
ostacolo. Perciò è necessario renderci indifferenti verso tutte le realtà create (in tutto 
quello che è lasciato alla scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo 
che non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza 
piuttosto che la povertà, l'onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che 
una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e scegliendo soltanto quello che ci 
può condurre meglio al fine per cui siamo creati.[24] ESAME PARTICOLARE QUOTIDIANO:
COMPRENDE TRE TEMPI E SI FA DUE VOLTE AL GIORNO.
Primo tempo. Al mattino, appena alzati, si deve fare il proposito di evitare con
impegno quel peccato particolare o quel difetto da cui ci si vuole correggere ed
emendare.
[25] Secondo tempo. Dopo il pranzo si chiede a Dio nostro Signore quello che si vuole, 
cioè la grazia di ricordare quante volte si è caduti in quel peccato particolare o in quel 
difetto, e la grazia di emendarsene per l'avvenire. Si fa poi il primo esame, chiedendo 
conto alla propria coscienza di quel punto particolare dal quale ci si vuole correggere 
ed emendare, passando in rassegna ora per ora, o periodo per periodo, da quando ci si 
è alzati fino al momento di questo esame. Sulla prima linea della g = si segnano tanti 
punti quante sono le volte che si è caduti in quel peccato particolare o in quel difetto, e 
si rinnova il proposito di emendarsene fino al secondo esame che si farà.
[26] Terzo tempo. Dopo la cena si fa il secondo esame allo stesso modo, di ora in ora, a 
partire  dal primo esame fino a questo secondo. Sulla seconda linea della stessa g = si 
segnano tanti punti quante sono le volte che si è caduti in quel peccato particolare o in 
quel difetto.
[27] Seguono quattro addizioni per eliminare più facilmente quel peccato particolare o 
quel difetto.
Prima addizione. Ogni volta che si cade in quel peccato particolare o in quel difetto, si 
porti la mano al petto dolendosi di essere caduti; questo gesto si può fare anche in 
presenza di molti, senza che se ne accorgano.
[28] Seconda addizione. Dato che la prima linea della g = indica il primo esame e la 
seconda linea il secondo esame, alla sera si veda se c'è un miglioramento dalla prima 
linea alla seconda, cioè dal primo al secondo esame.
[29] Terza addizione. Si confronti  il secondo giorno con il primo, cioè i due esami di 
questo giorno con i due esami del giorno precedente, e si veda se c'è stato un
miglioramento da un giorno all'altro.
[30] Quarta addizione. Si confronti una settimana con l'altra, e si veda se in questa 
settimana c'è stato un miglioramento rispetto alla precedente.
[31] Nota. Si noti che nel grafico la prima G =, maiuscola, indica la domenica; la 
seconda, minuscola, il lunedì; la terza il martedì, e così di seguito.
[32] ESAME GENERALE DI COSCIENZA PER  PURIFICARSI E PER CONFESSARSI 
MEGLIO.
Presuppongo che esistono in me tre tipi di pensieri, cioè uno mio proprio, che deriva unicamente dalla mia libertà e dalla mia volontà, e gli altri due che provengono
dall'esterno, uno dallo spirito buono e l'altro dallo spirito cattivo.
[33] I PENSIERI.
Ci sono due modi di acquistare merito quando un cattivo pensiero viene dall'esterno.
Primo modo: mi viene, per esempio, il pensiero di commettere un peccato mortale; io 
gli resisto prontamente ed esso resta vinto.
[34] Secondo modo: mi viene quello stesso cattivo pensiero e gli resisto; il pensiero 
ritorna un'altra volta e poi ancora, e sempre resisto, finché esso se ne va, vinto. Questo 
secondo modo è più meritorio del primo.
[35] C'è peccato veniale quando, venendo lo stesso pensiero di commettere un peccato 
mortale, gli si dà ascolto, ci si sofferma per qualche tempo e se ne riceve un certo 
compiacimento sensuale; oppure quando c'è un po' di negligenza nel respingerlo.
[36] C'è peccato mortale in due casi.
Primo  caso: quando si acconsente al cattivo pensiero, per fare in seguito come si è 
acconsentito, o per metterlo in atto subito, se è possibile.
[37] Secondo caso: quando si commette concretamente quel peccato. Questo è più grave 
per tre motivi: per la maggior durata, per la maggiore intensità e per il maggior danno, 
se sono coinvolte due persone.
[38] LE PAROLE.
Non si deve giurare né sul Creatore né sulle creature, se non secondo verità, per 
necessità e con rispetto. Per necessità si intende quando si afferma con giuramento, non 
qualsiasi verità, ma una verità di una certa importanza, a vantaggio dell'anima o del 
corpo o di qualche bene terreno. Per rispetto si intende quando, nel pronunciare il 
nome del proprio Creatore e Signore, se ne ha coscienza e si è attenti a rendergli l'onore 
e la riverenza che gli sono dovuti.
[39] Nel giuramento inutile si pecca più gravemente giurando sul Creatore che
giurando su una creatura; è da notare tuttavia che giurare su una creatura nel modo 
dovuto (cioè secondo verità, per necessità e con rispetto) è più difficile che giurare sul 
Creatore; e questo per tre motivi.
Primo motivo. Quando si vuole giurare su una creatura, nominando appunto la
creatura, non si è così attenti e cauti nel dire la verità o nel confermarla per necessità, 
come quando si nomina il Signore e Creatore di tutte le cose.
Secondo motivo. Quando si giura su una creatura, non è così facile rispettare e onorare 
il Creatore come quando si giura sullo stesso Creatore e Signore nominandolo
direttamente; infatti il nominare Dio nostro Signore comporta maggiore onore e rispetto che non il nominare una cosa creata. Per questo, il giurare su una creatura è consentito 
più a coloro che sono formati che a coloro che sono deboli; infatti le persone formate, 
per la pratica assidua della contemplazione e per l'illuminazione della mente, si
rendono conto più facilmente che Dio nostro Signore è in ogni creatura con la propria 
essenza, presenza e potenza; così, quando giurano su una creatura, sono preparati e 
disposti più degli altri a onorare e rispettare il loro Creatore e Signore.
Terzo motivo.
Giurando frequentemente su una creatura, c'è da temere il pericolo di idolatria più 
nelle persone deboli che in quelle formate.
[40] Non si devono dire parole inutili: si intende, cioè, quelle che non giovano né a sé 
né ad altri, e neppure sono indirizzate a tale scopo. Non è inutile, invece, parlare di 
tutto quello che giova, o ha intenzione di giovare, all'anima propria o degli altri, o al 
corpo o a qualche bene terreno; e neppure parlare di cose in sé estranee al proprio 
stato, come quando un religioso parla di guerre o di commerci. Ma in tutti questi casi 
c'è merito se si parla con retta intenzione, e c'è peccato se si parla con cattiva intenzione 
o inutilmente.
[41] Non si deve diffamare o criticare: infatti, se si rivela un peccato mortale che non sia 
pubblico, c'è peccato mortale; se si rivela un peccato veniale, c'è peccato veniale; se si 
rivela un difetto, si manifesta il proprio difetto. Se l'intenzione è retta, si può parlare di 
un peccato o di una mancanza altrui in due casi.
Primo caso: quando il peccato è pubblico, come quello di prostituzione, o quando si 
tratta di una sentenza emessa in tribunale, o di un errore diffuso che contamina le 
persone che ne sono raggiunte.
Secondo caso: quando si manifesta un peccato occulto a qualcuno perché aiuti chi è in 
peccato a risollevarsi, purché vi siano fondati indizi e buone probabilità che possa 
aiutarlo.
[42] LE AZIONI.
Prendendo come riferimento i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa e le
disposizioni dei superiori, tutto quello che si fa contro qualcuno di questi tre punti è 
peccato più o meno grave, secondo la maggiore o minore importanza. Per disposizioni 
dei superiori si intendono anche le bolle delle crociate ed  altre indulgenze, come 
quelle per le rappacificazioni, che si concedono a coloro che si confessano e si
comunicano. Infatti non è peccato leggero provocare o commettere azioni contrarie a 
così pie esortazioni e disposizioni dei superiori.
[43] MODO DI FARE L'ESAME GENERALE:COMPRENDE CINQUE PUNTI.
Primo punto: ringraziare Dio nostro Signore per i benefici ricevuti.
Secondo punto: chiedere la grazia di conoscere i peccati e di eliminarli.Terzo punto: chiedere conto alla propria coscienza ora per ora, o periodo per periodo, 
da quando ci si è alzati fino al momento di questo esame, prima sui pensieri, poi sulle 
parole e infine sulle azioni, seguendo lo stesso procedimento che è stato indicato 
nell'esame particolare [25].
Quarto punto: chiedere perdono a Dio nostro Signore per le mancanze.
Quinto punto: proporre di emendarsi con la sua grazia. Infine dire un Padre nostro.
[44] CONFESSIONE GENERALE E COMUNIONE.
Chi liberamente vorrà fare la confessione generale, ne ricaverà, fra molti altri, questi tre 
vantaggi.
Primo. Chi si confessa ogni anno non è tenuto a fare la confessione generale; ma se la fa, 
ne ricava maggior frutto e merito, per il maggior dolore attuale di tutti i peccati e di 
tutte le cattiverie dell'intera vita.
Secondo. Durante gli esercizi spirituali, i peccati e la loro malizia si conoscono più a 
fondo che nel tempo in cui non si prendeva tanta cura della vita interiore; perciò se ne 
acquista maggiore consapevolezza e dolore, e si ricava maggior frutto e merito che in 
passato.
Terzo. Per  conseguenza, confessandosi meglio e con migliori disposizioni, si è anche 
più preparati e disposti a ricevere la santa Eucaristia; e questo aiuta, non solo a non 
ricadere in peccato, ma anche a mantenersi e a crescere nella grazia. La confessione 
generale si farà di preferenza subito dopo gli esercizi della prima settimana.[45] PRIMO ESERCIZIO: MEDITAZIONE DA FARE CON LE TRE FACOLTÀ
DELL'ANIMA SUL PRIMO, SECONDO E TERZO PECCATO. DOPO UNA
PREGHIERA PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE TRE PUNTI
PRINCIPALI E UN COLLOQUIO.
[46] La preghiera preparatoria consiste nel chiedere a Dio nostro Signore la grazia che 
tutte le mie intenzioni, le mie attività esterne e le mie operazioni interiori tendano 
unicamente al servizio e alla lode della sua divina Maestà.
[47] Il primo preludio è la composizione vedendo il luogo. Qui è da notare che nella 
contemplazione o meditazione di una realtà sensibile, come è contemplare Cristo
nostro Signore che è visibile, la composizione consisterà nel vedere con
l'immaginazione il  luogo materiale dove si trova quello che voglio contemplare: per 
luogo materiale si intende, ad esempio, il tempio o un monte dove si trova Gesù Cristo 
o nostra Signora, secondo quello che voglio contemplare. Nella contemplazione o
meditazione di una realtà non sensibile, come in questo caso dei peccati, la
composizione consisterà nel vedere con l'immaginazione e nel considerare la mia
anima imprigionata in questo corpo mortale, e tutto l'uomo come esule in questa valle 
fra animali bruti: tutto l'uomo, si intende cioè anima e corpo.
[48] Il secondo preludio consiste nel domandare a Dio nostro Signore quello che voglio 
e desidero. La domanda deve essere conforme all'argomento trattato. Per esempio, se 
contemplo la risurrezione, domanderò gioia con Cristo gioioso; se contemplo la
passione, domanderò dolore, lacrime e sofferenza con Cristo sofferente. Qui sarà
domandare vergogna e umiliazione per me stesso, vedendo quanti si sono dannati per 
un solo peccato mortale, e quante volte io avrei meritato di essere condannato in eterno 
per i miei tanti peccati.
[49] Nota. Prima di tutte le meditazioni o contemplazioni, si devono fare sempre la 
preghiera preparatoria, senza cambiarla, e i due preludi già indicati, variandoli alcune 
volte secondo l'argomento trattato.
[50] Primo punto. Il primo peccato è quello degli angeli: su questo devo esercitare la 
memoria, poi l'intelletto ragionando, infine la volontà. Voglio ricordare e capire tutto 
questo per vergognarmi e umiliarmi sempre più, confrontando l'unico peccato degli 
angeli con i miei tanti peccati: essi sono andati all'inferno per un solo peccato, e io l'ho 
meritato innumerevoli volte per i miei tanti peccati. Devo dunque richiamare alla 
memoria il peccato degli angeli: essi furono creati in grazia, ma non vollero usare la 
libertà per prestare rispetto e obbedienza al loro Creatore e Signore; perciò, divenuti 
superbi, passarono dalla grazia alla perversione e furono precipitati dal cielo
nell'inferno. Devo poi ragionare più in particolare con l'intelletto e suscitare gli affetti 
con la volontà.
[51] Secondo punto. Il secondo peccato è quello di Adamo ed Eva: anche su questo 
devo esercitare le tre facoltà dell'anima. Richiamerò alla memoria che, in seguito a 
questo peccato, essi fecero penitenza per tanto tempo, e fra gli uomini dilagò tanta corruzione, per cui molti andarono all'inferno. Devo dunque richiamare alla memoria il 
secondo peccato, quello dei nostri progenitori: dopo che Adamo fu creato nella regione 
di Damasco e posto nel paradiso terrestre, e dopo che Eva fu formata da una sua 
costola, fu loro proibito di mangiare il frutto dell'albero della scienza; ma essi ne 
mangiarono e così peccarono; perciò, coperti di pelli e scacciati dal paradiso,
trascorsero tutta la vita fra molti travagli e molta penitenza, senza la giustizia originale 
che avevano perduto. Devo poi ragionare più in particolare con l'intelletto ed esercitare 
la volontà nel modo già indicato.
[52] Terzo punto. Devo fare ancora lo stesso sul terzo peccato particolare: è il caso di 
una persona che per un solo peccato mortale è andata all'inferno, e di moltissime altre 
persone che vi sono andate per meno peccati di quanti ne ho fatto io. Devo dunque fare 
lo stesso sul terzo peccato particolare, richiamando alla memoria la gravità e la malizia 
del peccato contro il mio Creatore e Signore. Devo poi ragionare con l'intelletto,
considerando che chi ha peccato e agito contro la bontà infinita, giustamente è stato 
condannato in eterno, e concludere con la volontà nel modo già indicato.
[53] Colloquio. Immaginando Cristo nostro Signore davanti a me e posto in croce, farò 
un colloquio: egli da Creatore è venuto a farsi uomo, e dalla vita eterna è venuto alla 
morte temporale, così da morire per i miei peccati. Farò altrettanto esaminando me 
stesso: che cosa ho fatto per Cristo, che cosa faccio per Cristo, che cosa devo fare per 
Cristo. Infine, vedendolo in quello stato e appeso alla croce, esprimerò quei sentimenti 
che mi si presenteranno.
[54] Il colloquio deve essere spontaneo, come quando un amico parla all'amico, o un 
servitore parla al suo padrone, ora chiedendo un favore, ora accusandosi di una colpa, 
ora manifestando un suo problema e chiedendo consiglio. Alla fine si dice un Padre 
nostro.[55] SECONDO ESERCIZIO: MEDITAZIONE SUI PECCATI. DOPO LA PREGHIERA 
PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE CINQUE PUNTI E UN
COLLOQUIO.
La preghiera preparatoria è la stessa.
Il primo preludio è la stessa composizione.
Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere un 
profondo e intenso dolore e lacrime per i miei peccati.
[56] Primo punto. Il primo punto consiste nel passare in rassegna i miei peccati: devo 
cioè richiamare alla memoria tutti i peccati della mia vita, esaminando anno per anno o 
periodo per periodo. A questo proposito sono utili tre considerazioni: rivedere il luogo 
e la casa dove ho abitato, le relazioni che ho avuto con altri, le attività che ho svolto.
[57] Secondo punto. Valuto i miei peccati, considerando la bruttura e la malizia che 
ogni peccato mortale commesso  ha per sua natura, anche se non si trattasse di cosa 
proibita.
[58] Terzo punto. Considero chi sono io, ridimensionando me stesso mediante
confronti.
Primo: che cosa sono io rispetto a tutti gli uomini;
secondo: che cosa sono gli uomini rispetto a tutti gli angeli e i santi del paradiso;
terzo: considero che cos'è tutto l'universo rispetto a Dio; allora, io da solo che cosa 
posso essere?;
quarto: considero tutta la corruzione e la bruttura della mia persona;
quinto: mi considero come una piaga e un ascesso, da cui sono usciti tanti peccati, tante 
cattiverie e così nauseante veleno.
[59] Quarto punto. Considero chi è Dio contro il quale ho peccato, confrontando i suoi 
attributi con i rispettivi contrari che sono in me: la sua sapienza con la mia ignoranza, la 
sua onnipotenza con la mia fragilità, la sua giustizia con la mia iniquità, la sua bontà 
con la mia cattiveria.
[60] Quinto punto. Un grido di stupore con profonda commozione, considerando che 
tutte le creature mi hanno lasciato in vita e conservato in essa: gli angeli, che sono la 
spada della giustizia divina, mi hanno sopportato e custodito e hanno pregato per me; 
i santi hanno continuato a intercedere e a pregare per me; e il cielo, il sole, la luna, le 
stelle e gli elementi, i frutti, gli uccelli, i pesci e gli altri animali... ; e la terra non si è 
aperta per inghiottirmi, creando nuovi inferni per essere tormentato in essi in eterno.
[61] Colloquio. Alla fine farò un colloquio riflettendo sulla misericordia divina,
ringraziando Dio nostro Signore  che mi ha conservato in vita fino ad ora, e facendo il 
proposito di emendarmi con la sua grazia per l'avvenire. Terminerò dicendo un Padre 
nostro.[62] TERZO ESERCIZIO: RIPETIZIONE DEL PRIMO E DEL SECONDO ESERCIZIO 
CON TRE COLLOQUI.
Dopo la preghiera preparatoria e i due preludi, ripeto il primo e il secondo esercizio, 
fermando l'attenzione e trattenendomi più a lungo sui punti nei quali ho sentito
maggior consolazione o desolazione o maggior sentimento spirituale. Dopo questo 
farò tre colloqui nel modo seguente.
[63] Il primo colloquio con nostra Signora, perché mi ottenga da suo Figlio tre grazie: la 
prima, che io acquisti un'intima conoscenza dei miei peccati e li detesti; la seconda, che 
io senta il disordine delle mie azioni, e così, detestandole, possa emendarmi e mettere 
ordine in me stesso; la terza, che io prenda conoscenza del mondo, e così,
detestandolo, possa tenermi lontano dalle vanità terrene. Qui dirò un'Ave Maria.
Il secondo colloquio, nello stesso modo, con il Figlio, perché mi ottenga queste grazie 
dal Padre. Qui dirò la preghiera "Anima di Cristo".
Il terzo colloquio, nello stesso modo, con il Padre, perché l'eterno Signore me le
conceda. Qui dirò un Padre nostro.
[64] QUARTO ESERCIZIO: RIPRESA DEL TERZO ESERCIZIO.
La ripresa consiste nel ricordare sinteticamente le verità contemplate negli esercizi 
precedenti e nel riflettere a lungo su queste con l'intelletto senza divagazioni. Alla fine 
si fanno gli stessi tre colloqui.
[65] QUINTO ESERCIZIO: MEDITAZIONE SULL'INFERNO. DOPO UNA PREGHIERA 
PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE CINQUE PUNTI E UN
COLLOQUIO.
La preghiera preparatoria è la solita.
Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con l'immaginazione 
l'inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità.
Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere
un'intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie colpe
dovessi dimenticarmi dell'amore dell'eterno Signore, almeno il timore delle pene mi 
aiuti a non cadere in peccato.
[66] Primo punto: vedo con l'immaginazione le grandi fiamme dell'inferno e le anime 
come in corpi incandescenti.
[67] Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida, le bestemmie 
contro nostro Signore e contro tutti i santi.
[68] Terzo punto: odoro con l'olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il putridume.
[69] Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la tristezza e il rimorso della coscienza.
[70] Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono e bruciano le 
anime.
[71] Colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore, richiamerò alla
memoria le anime che sono all'inferno: alcune perché non credettero alla sua venuta; 
altre perché, pur credendoci, non agirono  secondo i suoi comandamenti. Distinguerò 
tre categorie:
La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita.
La terza, dopo la sua vita in questo mondo.
Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna delle tre 
categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora ha sempre avuto 
per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre nostro.
[72] Nota. Il primo esercizio si fa a mezzanotte; il secondo al mattino appena alzati, il 
terzo prima o dopo la messa, ma comunque prima del pranzo; il quarto all'ora dei 
vespri; il quinto un'ora prima della cena. Questa distribuzione del tempo va osservata 
generalmente in tutte le quattro settimane; però può essere modificata, secondo che 
l'età, la disposizione e il temperamento dell'esercitante gli consentano di fare i cinque 
esercizi o di farne meno.[73] ADDIZIONI PER FARE MEGLIO GLI ESERCIZI E PER TROVARE PIÙ
FACILMENTE QUELLO CHE SI DESIDERA.
Prima addizione. Dopo essermi coricato, sul punto di addormentarmi, per la durata di 
un'Ave Maria, penserò a che ora devo alzarmi e a che scopo, e richiamerò
sinteticamente l'esercizio che devo fare.
[74] Seconda addizione. Appena sveglio, senza distrarmi con altri pensieri, rivolgerò 
subito l'attenzione a quello che devo contemplare nel primo esercizio della
mezzanotte. Mi sforzerò di provare vergogna per i miei tanti peccati, proponendomi 
qualche esempio, come quello di un cavaliere che si trova alla presenza del re e di tutta 
la sua corte, pieno di vergogna e di umiliazione per averlo offeso gravemente, pur 
avendo prima ricevuto da lui molti doni e molti favori. Così pure, nel secondo
esercizio mi immaginerò come un grande peccatore incatenato, sul punto di comparire, 
stretto in catene, davanti al  sommo ed eterno Giudice; mi proporrò l'esempio dei 
carcerati che, incatenati e ormai degni di morte, compaiono davanti al giudice terreno. 
Mi vestirò trattenendomi in questi o in altri pensieri, secondo l'argomento della
meditazione.
[75] Terza addizione. Per la durata di un Padre nostro, starò in piedi a un passo o due 
dal posto dove sto per contemplare o meditare: volgendo in alto la mente e pensando 
che Dio nostro Signore mi guarda e cose simili, farò un atto di riverenza o di umiltà.
[76] Quarta addizione. Incomincerò la contemplazione o in ginocchio, o prostrato per 
terra, o disteso con il volto verso l'alto, o seduto, o in piedi, cercando sempre quello 
che voglio. Terrò presenti due cose: la prima che, se trovo quello che voglio stando in 
ginocchio, non cambierò posizione; lo stesso se lo trovo stando prostrato, e così via; la 
seconda che, dove troverò quello che voglio, lì mi fermerò, senza aver fretta di passare 
oltre, finché non ne sia pienamente soddisfatto.
[77] Quinta addizione. Dopo aver finito l'esercizio, per un quarto d'ora, stando seduto o 
passeggiando, esaminerò come mi è andata la contemplazione o la meditazione: se è 
andata male, cercherò la causa da cui questo deriva e, dopo averla individuata, me ne 
pentirò per emendarmi in avvenire; se è andata bene, ringrazierò Dio nostro Signore e 
un'altra volta farò allo stesso modo.
[78] Sesta addizione. Eviterò di pensare a cose piacevoli o liete, come il paradiso o la 
risurrezione, perché ogni pensiero di gioia o di letizia impedisce di sentire  pena, 
dolore e lacrime per i peccati. Mi ricorderò invece che voglio sentire dolore e pena, 
pensando piuttosto alla morte e al giudizio.
[79] Settima addizione. Mi priverò totalmente della luce, chiudendo le imposte e le 
porte mentre sono in camera, tranne che per recitare l'ufficio divino, leggere e
mangiare.
[80] Ottava addizione. Eviterò di ridere e di dire cosa alcuna che provochi il riso.[81] Nona addizione. Terrò gli occhi bassi, tranne che nel ricevere la persona con cui 
devo parlare e nel congedarla.
[82] Decima addizione. Riguarda la penitenza, che si divide in interna ed esterna. La 
penitenza interna consiste nel dolersi dei propri peccati, con il fermo proposito di non 
commettere più né questi né altri. La penitenza esterna, che è frutto della prima, 
consiste nel castigarsi dei peccati commessi e si pratica soprattutto in tre modi.
[83] Primo modo: riguarda il vitto. Si noti che togliere il superfluo non è penitenza ma 
temperanza; penitenza è togliere dal conveniente: quanto più tanto meglio, purché la 
persona non si indebolisca e non ne consegua una seria infermità.
[84] Secondo modo: riguarda il sonno. Anche qui non è penitenza togliere il superfluo, 
cioè quanto sa di raffinatezza e di mollezza; penitenza è togliere dal conveniente: 
quanto  più tanto meglio, purché la persona non si indebolisca e non ne consegua una 
seria infermità. Non si deve neanche togliere niente dal sonno conveniente, a meno che 
non serva per raggiungere il giusto mezzo, se si avesse la cattiva abitudine di dormire 
troppo.
[85] Terzo modo: riguarda il castigo del corpo, infliggendogli un dolore sensibile; 
questo si ottiene portando sulle membra cilici o cordicelle o catenelle di ferro,
flagellandosi o ferendosi, o con altre forme di austerità.
[86] Nota bene. Il modo migliore e più sicuro di fare penitenza sembra questo: che il 
dolore si senta all'esterno e non penetri all'interno, così da procurare sofferenza ma non 
infermità. Perciò sembra più opportuno flagellarsi con cordicelle sottili che fanno male 
all'esterno, piuttosto che in un altro modo che possa causare all'interno una seria
infermità.
[87] Prima nota. Le penitenze esteriori si fanno soprattutto per tre scopi: il primo, per 
riparare i peccati commessi; il secondo, per vincere se stesso, cioè perché l'istinto
obbedisca alla ragione, e le facoltà sensitive siano sottomesse a quelle spirituali, il 
terzo, per cercare e ottenere qualche grazia o dono che si vuole e si desidera: per 
esempio, se uno desidera ottenere un'intima contrizione dei propri peccati, oppure  il 
dono di piangere molto su questi o sulle pene e i dolori che Cristo nostro Signore ha 
sofferto nella passione; o ancora per sciogliere qualche dubbio in cui si trova.
[88] Seconda nota. Si noti che la prima e la seconda addizione si devono applicare per 
gli esercizi della mezzanotte e dell'alba, non per quelli che si fanno in altre ore. La 
quarta addizione non si applicherà mai in chiesa davanti ad altri, ma in privato, per 
esempio in casa propria.
[89] Terza nota. Quando l'esercitante non trova ancora quello che desidera, come 
lacrime o consolazioni e così via, spesso giova fare qualche cambiamento nel vitto, nel 
sonno e negli altri modi di fare penitenza, e così variare, facendo penitenza per due o tre giorni, e per altri due o tre no. Infatti per alcuni è opportuno fare più penitenza e 
per altri meno; spesso, inoltre, si tralascia di fare penitenza per amore dei propri sensi 
o perché si crede erroneamente di non poterla sopportare senza una seria infermità; 
altre volte, invece, si fa troppa penitenza pensando che il corpo possa sopportarla. Dio 
nostro Signore, che conosce perfettamente la nostra natura, spesso in questi
cambiamenti fa sentire a ciascuno quello che per lui è opportuno.
[90] Quarta nota. L'esame particolare si farà per eliminare difetti e negligenze negli 
esercizi e nelle addizioni. Lo stesso vale per la seconda, terza e quarta settimana.SECONDA SETTIMANA
[91] LA CHIAMATA DEL RE TERRENO AIUTA A CONTEMPLARE LA VITA DEL RE 
ETERNO.
La preghiera preparatoria è la solita [46].
Il primo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere con
l'immaginazione le sinagoghe, le città e i paesi attraverso i quali Cristo nostro Signore 
predicava.
Il secondo preludio consiste nel domandare la grazia che voglio: qui sarà chiedere a 
nostro Signore la grazia di non essere sordo alla sua chiamata, ma pronto e sollecito 
nell'adempiere la sua santissima volontà.
[92] Primo punto. Immagino di avere davanti a me un re terreno, designato
direttamente da Dio nostro Signore, a cui portano rispetto e obbedienza tutti i principi 
e tutti i cristiani.
[93] Secondo punto. Osservo come questo re parla a tutti i suoi e dice: «È mia volontà 
sottomettere al mio potere tutto il territorio degli infedeli; perciò chi vuole venire con 
me deve accontentarsi di mangiare come me, e così bere, vestire e tutto il resto. Inoltre 
deve faticare con me di giorno, vegliare di notte e via dicendo; così alla fine avrà parte 
con me nella vittoria, come l'avrà avuta nelle fatiche».
[94] Terzo punto. Penso che cosa devono  rispondere i sudditi fedeli a un re così 
generoso e così umano, e quindi come sarebbe degno di essere disprezzato da tutti e 
considerato un vile cavaliere chi non accettasse la proposta di un tale re.
[95]La seconda parte di questo esercizio consiste nell'applicare l'esempio precedente 
del re terreno a Cristo nostro Signore, seguendo gli stessi tre punti.
Primo punto. Se l'appello del re terreno ai suoi sudditi merita attenzione, quanto più 
degno di considerazione è vedere nostro Signore, re eterno, che ha davanti a sé tutti gli 
uomini del mondo, e chiama ciascuno in particolare dicendo: "È mia volontà
sottomettere al mio potere tutto il mondo e tutti gli avversari, e così entrare nella gloria 
del Padre mio; perciò chi vuole venire con me deve faticare con me, perché,
seguendomi nella sofferenza, mi segua anche nella gloria".
[96] Secondo punto. Penso che tutte le persone ragionevoli e di buon senso si offriranno 
senza riserve alla fatica.
[97] Terzo punto. Quelli che vorranno impegnarsi (afectarse) di più e distinguersi in 
ogni servizio del loro re eterno e signore universale, non soltanto si offriranno alla 
fatica, ma, andando anche contro le propria sensualità, le affezioni disordinate (amor 
carnal) e le vanità mondane, faranno una offerta di maggior valore e di maggiore 
importanza dicendo:[98] "Eterno Signore di tutte le cose, con il tuo favore e il tuo aiuto io faccio la mia 
offerta davanti alla tua infinita bontà, davanti alla tua gloriosa Madre e a tutti i santi e le 
sante della corte celeste: io voglio e desidero ed è mia ferma decisione, purché sia per 
tuo maggior servizio e lode, imitarti nel sopportare ogni ingiuria e disprezzo e ogni 
povertà, sia materiale che spirituale, se la tua santissima Maestà vorrà scegliermi e 
ricevermi in questo genere di vita".
[99] Prima nota. Questo esercizio si farà due volte al giorno, cioè al mattino appena 
alzati e un'ora prima del pranzo o della cena.
[100] Seconda nota. Nella seconda settimana, e così anche in seguito, giova molto 
leggere ogni tanto passi dell'Imitazione di Cristo o dei Vangeli e delle vite dei santi.[101] PRIMO GIORNO, PRIMA CONTEMPLAZIONE: L'INCARNAZIONE.
COMPRENDE LA PREGHIERA PREPARATORIA, TRE PRELUDI, TRE PUNTI E UN 
COLLOQUIO.
La solita preghiera preparatoria.
[102] Il primo preludio consiste nel richiamare il soggetto  (historia) della
contemplazione: le tre Persone divine osservano tutta la superficie ricurva del mondo 
popolato di uomini; vedendo che tutti vanno all'inferno, stabiliscono da tutta l'eternità 
che la seconda Persona si faccia uomo, per salvare il genere umano; così, giunto il 
tempo prefissato, inviano l'angelo san Gabriele a nostra Signora [262].
[103] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere la grande 
estensione ricurva del mondo, dove vivono tanti e così diversi popoli; vedere in 
particolare la casa e le stanze di nostra Signora a Nazaret, nella provincia di Galilea.
[104] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà domandare di 
conoscere intimamente il Signore che per me si è fatto uomo, perché più lo ami e lo 
segua.
[105] Nota. Qui è bene notare che, in questa settimana e nelle seguenti, bisogna fare la 
stessa preghiera preparatoria senza cambiarla, come si è detto all'inizio, e gli stessi tre 
preludi, variando la forma secondo l'argomento trattato.
[106] Primo punto: vedo le persone, le une e le altre. Primo, vedo gli abitanti della 
terra, così diversi sia nelle vesti sia negli atteggiamenti: alcuni bianchi e altri neri, 
alcuni in pace e altri in guerra, alcuni che piangono e altri che ridono, alcuni sani e altri 
malati, alcuni che nascono e altri che muoiono, e così via.
Secondo, vedo e considero le tre Persone divine nella loro sede regale o sul trono della 
loro divina Maestà: esse osservano la superficie ricurva della terra e gli uomini di tutte 
le razze, che vivono come ciechi e quando muoiono vanno all'inferno.
Terzo, vedo nostra Signora e l'angelo che la saluta, e rifletto per ricavare frutto da 
questa vista.
[107] Secondo punto: ascolto quello che dicono gli uomini sulla terra, cioè come
parlano tra loro, giurano, bestemmiano e via dicendo; così pure ascolto quello che 
dicono le Persone divine, cioè: «Facciamo la redenzione del genere umano»; ascolto poi 
quello che dicono l'angelo e nostra Signora; infine  rifletto per ricavare frutto dalle loro 
parole.
[108] Terzo punto: osservo quello che fanno gli uomini sulla terra; per esempio,
feriscono, uccidono, vanno all'inferno, e via dicendo; così pure guardo quello che 
fanno le Persone divine, cioè compiono l'opera della santissima Incarnazione; e ancora 
guardo quello che fanno l'angelo e nostra Signora, cioè l'angelo compie la sua missione 
di messaggero e nostra Signora con un atto di umiltà ringrazia la divina Maestà; infine 
rifletto per ricavare qualche frutto da ciascuna di queste considerazioni.[109] Colloquio. Alla fine farò un colloquio pensando a quello che devo dire alle tre 
Persone divine o al Verbo incarnato o alla Madre e Signora nostra: secondo quello che 
sentirò in me, chiederò l'aiuto per seguire  e imitare meglio nostro Signore, come se si 
fosse ora incarnato. Dirò un Padre nostro.[110] SECONDA CONTEMPLAZIONE: LA NATIVITÀ.
La solita preghiera preparatoria.
[111] Il primo preludio è il soggetto della contemplazione: nostra Signora, che era 
incinta di quasi nove mesi, seduta in groppa a un'asina (come si può piamente
pensare), san Giuseppe e una domestica partirono da Nazaret conducendo con sé un 
bue, per andare a Betlemme a pagare il tributo che Cesare aveva imposto a tutte quelle 
regioni [264].
[112] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere con 
l'immaginazione la strada da Nazaret a Betlemme, considerando quanto è lunga e 
larga, e se corre in pianura o per valli o per alture; così pure vedere la grotta della 
natività, osservando se è grande o piccola, bassa o alta, e che cosa contiene.
[113] Il terzo preludio sarà lo stesso della contemplazione precedente e si farà allo 
stesso modo.
[114] Primo punto: vedo le persone, cioè nostra Signora, san Giuseppe, la domestica e il 
bambino Gesù appena nato; mi faccio come un piccolo e indegno servitorello
guardandoli, contemplandoli e servendoli nelle loro necessità, come se mi trovassi lì 
presente, con tutto il rispetto e la riverenza possibili. Infine rifletterò su me stesso per 
ricavare qualche frutto.
[115] Secondo punto: osservo, noto e contemplo quello che dicono; e, riflettendo su me 
stesso, cerco di ricavare qualche frutto.
[116] Terzo punto: osservo e considero quello che fanno; per esempio, camminano e si 
danno da  fare perché il Signore nasca in un'estrema povertà, per poi morire sulla croce, 
dopo aver tanto sofferto la fame e la sete, gli insulti e le offese: e tutto questo per me; 
infine, riflettendo, cerco di ricavare qualche frutto spirituale.
[117] Colloquio.  Alla fine farò un colloquio, come nella contemplazione precedente, e 
dirò un Padre nostro. [118] TERZA CONTEMPLAZIONE: RIPETIZIONE DEL PRIMO E DEL SECONDO 
ESERCIZIO.
Dopo la preghiera preparatoria e i tre preludi, si farà la ripetizione del primo e del
secondo esercizio, fermandosi sempre su alcuni punti più importanti, dove si era
sentita qualche illuminazione o consolazione o desolazione. Alla fine si farà un
colloquio e si dirà un Padre nostro.
[119] Nota. In questa ripetizione e in tutte le seguenti si seguirà lo stesso procedimento 
già seguito nelle ripetizioni della prima settimana, variando l'argomento e conservando 
la forma.
[120] QUARTA CONTEMPLAZIONE: RIPETIZIONE DELLA PRIMA E DELLA
SECONDA CONTEMPLAZIONE, COME SI È FATTO NELLA RIPETIZIONE
PRECEDENTE.
[121] QUINTA CONTEMPLAZIONE: APPLICAZIONE DEI SENSI SULLA PRIMA E 
LA SECONDA CONTEMPLAZIONE.
Dopo la preghiera preparatoria e i tre preludi, giova ripercorrere con i cinque sensi 
dell'immaginazione la prima e la seconda contemplazione nel modo seguente.
[122] Primo punto: vedo con la vista dell'immaginazione le persone, meditando e
contemplando nei particolari le circostanze che le riguardano, e ricavando qualche 
frutto dalla loro vista.
[123] Secondo punto: ascolto con l'udito quello che dicono o potrebbero dire; e,
riflettendo su me stesso, cerco di ricavarne qualche frutto.
[124] Terzo punto: odoro e assaporo, con l'olfatto e con il gusto, l'infinita soavità e 
dolcezza della divinità, dell'anima e delle sue virtù, e di tutto il resto, a seconda della 
persona che contemplo; e, riflettendo su me stesso, cerco di ricavarne qualche frutto.
[125] Quarto punto: sento con il tatto, per esempio accarezzo e bacio i luoghi dove 
queste persone camminano e siedono; e sempre cerco di ricavarne frutto.
[126] Colloquio. Alla fine farò un colloquio, come nella prima e nella seconda
contemplazione, [109, 117] e dirò un Padre nostro.
[127] Prima nota. È da notare che, per tutta questa settimana e nelle altre che seguono, 
devo leggere soltanto il mistero relativo alla contemplazione che sto per fare. Per il 
momento, dunque, non leggerò alcun mistero che non debba contemplare in quel 
giorno o a quell'ora; e questo perché la considerazione di un mistero non disturbi 
quella di un altro.
[128] Seconda nota. Il primo esercizio sull'Incarnazione si farà a mezzanotte, il secondo all'alba, il terzo all'ora della messa, il quarto all'ora dei vespri e il quinto prima dell'ora 
di cena. A ciascuno dei cinque esercizi si dedicherà un'ora; lo stesso procedimento si 
seguirà anche in seguito.
[129] Terza nota. Se l'esercitante è anziano o debole, o se, benché forte, è uscito un po' 
indebolito dalla prima settimana, è meglio che in questa seconda settimana, almeno 
qualche volta, non si alzi a mezzanotte; farà invece una contemplazione al mattino, 
un'altra all'ora della messa, una terza prima del pranzo, una ripetizione delle stesse 
contemplazioni all'ora dei vespri e l'applicazione dei sensi prima della cena.
[130] Quarta nota. In questa seconda settimana, fra le dieci addizioni indicate nella 
prima settimana, bisogna modificare la seconda, la sesta, la settima e la decima [74, 78, 
79, 82].
La seconda: appena sveglio, mi metterò davanti la contemplazione che sto per fare, con 
il desiderio di conoscere meglio il Verbo incarnato, per servirlo e seguirlo sempre 
meglio.
La sesta: richiamerò frequentemente alla memoria la vita e i misteri di Cristo nostro 
Signore, cominciando dalla sua Incarnazione fino al punto o mistero che sto
contemplando.
La settima: l'esercitante avrà cura  di mantenere l'oscurità o la luce, di valersi delle 
diverse opportunità della stagione, in quanto sentirà che gli può giovare ed essere utile 
per trovare quello che desidera.
La decima: l'esercitante si regolerà secondo i misteri che contempla, perché alcuni 
richiedono penitenza e altri no. Tutte le dieci addizioni si devono dunque osservare 
con molta cura.
[131] Quinta nota. In tutti gli esercizi, tranne quelli della mezzanotte e del mattino, si 
farà l'equivalente della seconda addizione, in questo modo: quando mi accorgerò che è 
l'ora di fare l'esercizio, prima di andare rifletterò dove vado e davanti a chi; quindi, 
richiamato sinteticamente l'esercizio che sto per fare ed eseguita la terza addizione, 
incomincerò l'esercizio.
[132] SECONDO GIORNO.
Come prima e seconda contemplazione si scelgono la presentazione al tempio [268] e la 
fuga in Egitto, come in esilio [269]. Di queste due contemplazioni si faranno due
ripetizioni e l'applicazione dei sensi, come si è fatto il giorno prima.
[133] Nota. A volte, anche se l'esercitante è resistente e ben disposto, da questo secondo 
giorno fino al quarto compreso giova variare, per trovare meglio quello che si desidera: 
fare, cioè, la prima contemplazione all'alba e un'altra all'ora della messa, poi fare la 
ripetizione di queste contemplazioni all'ora dei vespri e l'applicazione dei sensi prima 
della cena.[134] TERZO GIORNO.
Si contempla come Gesù a Nazaret era obbediente ai suoi genitori [271], e come poi lo 
trovarono nel tempio [272]. Si fanno poi le due ripetizioni e l'applicazione dei cinque 
sensi.
[135] PREMESSA ALLA CONSIDERAZIONE SUGLI STATI DI VITA.
Abbiamo considerato l'esempio che ci ha dato nostro Signore per il primo stato di vita 
comune, che consiste nell'osservare i comandamenti, e per quello di  perfezione 
evangelica: il primo, quando obbediva ai suoi genitori; il secondo, quando si allontanò 
dal padre putativo e dalla madre terrena, e rimase nel tempio per dedicarsi unicamente 
al servizio del suo eterno Padre. Ora continueremo a contemplare i misteri della sua 
vita, cominciando al tempo stesso a ricercare e a domandarci in quale stato di vita la 
divina Maestà vuole servirsi di noi. Come introduzione, nel primo esercizio che segue 
considereremo quale fine si propone Cristo nostro Signore e quale, al contrario, il 
nemico della natura umana; quindi vedremo quale deve essere la nostra disposizione 
per giungere alla perfezione in quello stato di vita che Dio nostro Signore ci proporrà di 
eleggere.
[136] QUARTO GIORNO. MEDITAZIONE SU DUE BANDIERE, L'UNA  DI CRISTO, 
NOSTRO SOMMO CAPITANO E SIGNORE, L'ALTRA DI LUCIFERO, NEMICO
MORTALE DELLA NOSTRA NATURA UMANA
La solita preghiera preparatoria.
[137] Il primo preludio è il soggetto della meditazione: come Cristo chiami tutti gli 
uomini e li vuole sotto la sua bandiera, mentre Lucifero li vuole sotto la sua.
[138] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere un 
grande campo nella regione di Gerusalemme, dove Cristo nostro Signore è il capo 
supremo dei buoni, e un altro campo nella regione di Babilonia, dove Lucifero è il capo 
degli avversari.
[139] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui chiederò di
conoscere gli inganni del malvagio capo, e l'aiuto per difendermi da essi; e di
conoscere la vera vita che il supremo e vero capitano mostra, e la grazia di imitarlo.
[140] Primo punto. Immagino nel vasto campo di Babilonia il capo degli avversari, che 
siede su un grande seggio di fuoco e di fumo, orribile e spaventoso nell'aspetto.
[141] Secondo punto. Considero che egli chiama a raccolta innumerevoli demoni e poi 
li sparge, chi in una città chi in un'altra, per tutto il mondo, senza tralasciare alcuna 
regione o luogo o stato di vita, né alcuna persona in particolare.[142] Terzo punto. Considero il discorso che egli rivolge loro, incitandoli a gettare agli 
uomini reti e catene; come di solito avviene, cominceranno ad attirarli con l'avidità 
delle ricchezze; così essi giungeranno più facilmente alla ricerca del vano onore del 
mondo, e infine a un'immensa superbia. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la
ricchezza, il secondo il vano onore, il terzo la superbia; da questi tre scalini egli spinge 
gli uomini a tutti gli altri vizi.
[143] Tutto al contrario si deve immaginare il sommo e vero capitano che è Cristo 
nostro Signore.
[144] Primo punto. Considero Cristo nostro Signore, in un vasto campo nella regione di 
Gerusalemme, in luogo umile, bello e gradevole (gracioso).
[145] Secondo punto. Considero il Signore di tutto il mondo, che sceglie tante persone 
apostoli, discepoli ed altri e le invia in tutto il mondo per diffondere la sua santa 
dottrina tra gli uomini di ogni stato e condizione.
[146] Terzo punto. Considero il discorso che Cristo nostro Signore rivolge a tutti i suoi 
servi e amici, che invia a questa missione (jornada), raccomandando loro che cerchino di 
aiutare tutti gli uomini: li condurranno anzitutto a una somma povertà spirituale e, se 
la divina Maestà così vorrà e intenderà sceglierli, anche alla povertà materiale; poi al 
desiderio di ricevere  umiliazioni e disprezzi, perché da questi nasce l'umiltà. Vi sono 
perciò tre scalini: il primo è la povertà opposta alla ricchezza, il secondo l'umiliazione e 
il disprezzo opposti al vano onore del mondo, il terzo l'umiltà opposta alla superbia; 
da questi tre scalini li guideranno a tutte le altre virtù.
[147] Primo colloquio. Farò un colloquio con nostra Signora, perché mi ottenga dal suo 
Figlio e Signore la grazia di essere accolto sotto la sua bandiera, anzitutto in somma 
povertà spirituale e, se la divina Maestà così vorrà e intenderà scegliermi e accogliermi, 
anche nella povertà materiale;poi sopportando umiliazioni e insulti, per meglio
imitarlo in questi, purché possa sopportarli senza peccato di alcuna persona e senza 
offesa alla divina Maestà. Qui dirò un'Ave Maria.
Secondo colloquio. Chiederò lo stesso al Figlio, perché me l'ottenga dal Padre. Qui dirò 
la preghiera «Anima di Cristo».
Terzo colloquio. Chiederò lo stesso al Padre, perché me lo conceda. Qui dirò un Padre 
nostro.
[148] Nota. Questo esercizio si farà a mezzanotte, poi una altra volta al mattino; dello 
stesso esercizio si faranno due ripetizioni, all'ora della messa e all'ora dei vespri,
terminando sempre con i tre colloqui con nostra Signora, con il Figlio e con il Padre. 
L'esercizio seguente dei tre tipi di uomini si farà un'ora prima della cena.
[149] LO STESSO QUARTO GIORNO.
MEDITAZIONE SU TRE TIPI DI UOMINI PER ABBRACCIARE IL MIGLIORE.La solita preghiera preparatoria.
[150] Il primo preludio è il soggetto della meditazione: vi sono tre tipi di uomini, 
ciascuno dei quali ha guadagnato diecimila ducati, ma non in modo limpido né
debitamente per amor di Dio; tutti vogliono salvarsi e trovar pace in Dio nostro
Signore, togliendosi il peso e l'ostacolo che viene loro dall'affezione al denaro
guadagnato.
[151] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere me 
stesso alla presenza di Dio nostro Signore e di tutti i santi, per desiderare e conoscere 
quello che è più gradito alla sua divina Bontà.
[152] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui chiederò la grazia 
di scegliere quello che è più utile per la gloria della divina Maestà e per la salvezza 
della mia anima.
[153] Il primo uomo vorrebbe togliere l'affetto al denaro guadagnato, per trovarsi in 
pace con Dio nostro Signore e potersi salvare, ma non usa i mezzi fino al momento 
della morte.
[154] Il secondo uomo vuole togliere quell'affetto, ma conservare il guadagno, in modo 
che sia Dio a venire verso di lui; e non si decide a lasciare quel denaro per andare verso 
Dio, anche se questa fosse per lui la migliore condizione di vita.
[155] Il terzo uomo vuole togliere l'affetto e al tempo stesso vuole rimanere indifferente 
(no tener afección) se possedere o no il denaro guadagnato; infatti vuole conservarlo o 
non conservarlo secondo quello che Dio nostro Signore gli ispirerà (pondrá en voluntad) e 
che egli giudicherà più utile per il servizio e la lode della divina Maestà. Intanto si 
considera completamente distaccato, sforzandosi di non volere quel bene né alcun 
altro, se non spinto unicamente dal servizio di Dio nostro Signore; sarà così il desiderio 
di poter meglio servire Dio nostro Signore, che lo spingerà a prendere o a lasciare quel 
denaro.
[156] Colloqui. Si fanno gli stessi tre colloqui che si sono fatti nella precedente
contemplazione delle due bandiere [147].
[157] Nota. È da notare che, quando sentiamo inclinazione o ripugnanza verso la
povertà materiale, non essendo indifferenti alla povertà o alla ricchezza, per liberarci da 
questa inclinazione disordinata giova molto chiedere nei colloqui sebbene sia contro la 
sensibilità che il Signore ci scelga per la povertà materiale; vogliamo, chiediamo e 
imploriamo questo, purché sia per servizio e lode della sua divina bontà.
[158] QUINTO GIORNO.
Contemplazione sulla partenza di Cristo nostro Signore da Nazaret per il fiume
Giordano, e sul suo battesimo [273].[159] Prima nota. Questa contemplazione si farà la prima volta a mezzanotte, poi
un'altra volta al mattino; della stessa contemplazione si faranno due ripetizioni, all'ora 
della messa e all'ora dei vespri, e si farà l'applicazione dei cinque sensi prima della 
cena. Ciascuno di questi cinque esercizi si comincerà con la solita preghiera
preparatoria e i tre preludi com'è indicato nella contemplazione dell'Incarnazione [102] 
e in quella della Natività [111]; e si concluderà con i tre colloqui della meditazione dei 
tre tipi di uomini [147], o secondo la nota che segue a questa meditazione [157].
[160] Seconda nota. L'esame particolare, dopo il pranzo e dopo la cena, si farà sulle 
mancanze e le negligenze relative agli esercizi e alle addizioni di questo giorno. Lo 
stesso vale per i giorni seguenti.
[161] SESTO GIORNO.
Contemplazione: Cristo nostro Signore va dal fiume Giordano al deserto, incluso. Si 
segue in tutto lo stesso metodo del quinto giorno [274].
SETTIMO GIORNO.
Sant'Andrea e altri seguono Cristo nostro Signore [275].
OTTAVO GIORNO.
Il discorso della montagna con le otto beatitudini [278].
NONO GIORNO,
Cristo nostro Signore appare ai discepoli sulle onde del lago [280].
DECIMO GIORNO.
Il Signore predica nel tempio [288].
UNDICESIMO GIORNO.
La risurrezione di Lazzaro [285].
DODICESIMO GIORNO.
Il giorno delle Palme [287].
[162] Prima nota. In questa seconda settimana le contemplazioni si possono allungare o 
abbreviare, secondo il tempo che ciascuno vuole impiegare o secondo il frutto che ne 
ricava. Se si vogliono allungare, si possono considerare altri misteri: la visita di nostra 
Signora a santa Elisabetta, i pastori, la circoncisione di Gesù bambino, i magi, e così via. Se si vogliono abbreviare, si possono lasciare alcuni dei misteri proposti. Infatti qui 
si vuole offrire soltanto un'indicazione e un metodo, per poter contemplare meglio e 
più compiutamente in seguito.
[163] Seconda nota. La materia dell'elezione (o scelta di vita) si affronterà a partire dalla 
contemplazione del quinto giorno, da Nazaret al Giordano, nel modo che sarà spiegato 
dopo [169].
[164] Terza nota. Prima di addentrarsi nell'elezione, per  affezionarsi alla vera dottrina 
di Cristo nostro Signore, giova molto considerare e tenere presenti i seguenti tre modi 
di umiltà, ripensandoci a tratti durante il giorno e facendo i colloqui, come si dirà più 
avanti [168].
TRE MODI DI UMILTÀ.
[165] Il  primo modo di umiltà è necessario per la salvezza eterna e consiste
nell'abbassarmi e umiliarmi, quanto mi è possibile, per obbedire in tutto alla legge di 
Dio nostro Signore; di modo che io non decida mai di trasgredire alcun comandamento 
divino o umano che mi obblighi sotto pena di peccato mortale, anche se fossi fatto 
signor di tutte le cose create, o anche a costo della mia vita terrena.
[166] Il secondo modo di umiltà è più perfetto e consiste in questo, che io mi trovi in 
una disposizione tale da non volere né affezionarmi ad avere la ricchezza piuttosto che 
la povertà, a cercare l'onore piuttosto che il disonore, a desiderare una vita lunga 
piuttosto che una vita breve, purché sia uguale il servizio di Dio nostro Signore e la 
salvezza della mia anima; e inoltre che non decida mai di commettere un peccato 
veniale, neppure in cambio di tutte le cose create né a costo di perdere la vita.
[167] Il terzo modo di umiltà è il più perfetto e consiste in questo: includendo il primo e 
il secondo modo, e posto che sia uguale la lode e la gloria della divina Maestà, io, per 
imitare più concretamente Cristo nostro Signore ed essergli più simile, voglio e scelgo 
la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le umiliazioni con Cristo
umiliato piuttosto che gli onori; inoltre desidero di più essere considerato stolto e 
pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, piuttosto che saggio e accorto secondo 
il giudizio del mondo.
[168] Nota. A chi desidera raggiungere questo terzo modo di umiltà, giova molto fare i 
tre colloqui già indicati nella meditazione dei tre tipi di uomini [147, 156], chiedendo 
che nostro Signore voglia sceglierlo per questa maggiore e più perfetta umiltà, per 
meglio imitarlo e servirlo, purché sia uguale o maggiore il servizio e la lode della 
divina Maestà.[169] PREAMBOLO PER FARE L'ELEZIONE.
Per fare una buona elezione, in quanto dipende da me, bisogna che l'occhio della mia 
intenzione sia semplice e indirizzato soltanto al fine per cui sono creato, cioè la lode di 
Dio nostro Signore e la salvezza della mia anima. Perciò, qualunque sia la mia scelta, 
deve essere tale da aiutarmi a raggiungere il fine per cui sono creato, non
subordinando o piegando il fine al mezzo, ma il mezzo al fine. Infatti accade che molti 
prima scelgono di sposarsi e poi di servire Dio nel matrimonio, mentre lo sposarsi è un 
mezzo e servire Dio è il fine; così pure vi sono altri che prima desiderano ottenere 
benefici ecclesiastici e poi servire Dio in essi. In questo modo essi non vanno
direttamente a Dio, ma vogliono che Dio venga direttamente incontro alle loro affezioni 
disordinate; così fanno del fine un mezzo e del mezzo un fine, e quello che dovrebbero 
mettere per primo, lo mettono per ultimo. Perciò devo propormi prima di tutto il voler 
servire Dio, che è il fine, e poi, se è più conveniente, di ricevere un beneficio o di 
sposarmi, che sono mezzi per il fine. Nulla dunque deve spingermi a prendere questi 
mezzi o a rinunciarvi, se non unicamente il servizio e la lode di Dio nostro Signore e la 
salvezza eterna della mia anima.
[170] CONSIDERAZIONE PER CONOSCERE SU CHE COSA SI DEVE FARE
L'ELEZIONE: COMPRENDE QUATTRO PUNTI E UNA NOTA.
Primo punto. È necessario che tutto quello su cui vogliamo fare l'elezione sia
indifferente o buono in se stesso, e che sia approvato dalla santa madre Chiesa
gerarchica, e non cattivo o in contrasto con essa.
[171] Secondo punto. Alcune cose sono soggette ad elezione immutabile, come il
sacerdozio e il matrimonio; altre sono soggette ad elezione mutabile, come accettare 
benefici ecclesiastici o rinunciarvi, accettare beni terreni o rifiutarli.
[172] Terzo punto. Una volta fatta una elezione immutabile, questa non si può
annullare; perciò non c'è più niente da scegliere: così è, per esempio, per il matrimonio 
e il sacerdozio. Si noti soltanto che, se questa elezione non è stata fatta correttamente e 
nel modo dovuto, cioè senza alcuna affezione disordinata, bisogna pentirsi e
impegnarsi a condurre una vita onesta in quella condizione scelta. Non sembra che una 
tale elezione sia una vocazione divina, perché è disordinata e distorta; perciò sbagliano 
molti che considerano una elezione distorta e cattiva come una vocazione divina; infatti 
ogni vocazione divina è sempre pura e limpida, senza mescolarvi ricerca di benessere 
(carne) o alcuna altra affezione disordinata.
[173] Quarto punto. Se qualcuno ha fatto un'elezione mutabile correttamente e nel 
modo dovuto, cioè senza mire terrene o mondane, non c'è motivo che faccia di nuovo 
l'elezione, ma si perfezioni quanto può nella scelta fatta.
[174] Nota. Quando l'elezione mutabile non è stata fatta con sincerità e nel modo
dovuto, giova rifarla correttamente, se si desidera ricavarne frutti abbondanti e molto 
graditi a Dio nostro Signore.[175] TRE TEMPI PER FARE, IN CIASCUNO DI ESSI,  UNA SANA E BUONA
ELEZIONE.
Il primo tempo è quando Dio nostro Signore muove e attira la volontà, in modo che la 
persona fedele compie quello che le viene proposto senza alcuna incertezza o
possibilità di incertezza, come fecero san Paolo e san Matteo seguendo Cristo nostro 
Signore.
[176] Il secondo tempo è quando si acquista sufficiente chiarezza e conoscenza,
attraverso l'esperienza delle consolazioni e desolazioni e del discernimento dei diversi 
spiriti.
[177] Il terzo tempo è un tempo tranquillo: è quando si considera anzitutto per qual fine 
l'uomo è nato, cioè per lodare Dio nostro Signore e per salvare la propria anima; e 
quindi, desiderando questo fine, si sceglie come mezzo una vita o stato entro i limiti 
della Chiesa, per essere aiutati a servire il Signore e a salvare la propria anima. Si 
intende per tempo tranquillo quello in cui l'anima non è agitata da diversi spiriti ed 
esercita le sue facoltà naturali liberamente e tranquillamente.
[178] Se l'elezione non si fa nel primo o nel secondo tempo,  si propongono due modi 
per farla in questo terzo tempo.
PRIMO MODO DI FARE UNA SANA E BUONA ELEZIONE: COMPRENDE SEI
PUNTI.
Primo punto. Devo mettermi davanti quello su cui voglio fare l'elezione, per esempio 
un ufficio o un beneficio da accettare o da rifiutare, o qualsiasi altra cosa che sia 
soggetta ad elezione mutabile.
[179] Secondo punto. Devo tener presente il fine per cui sono creato, che è lodare Dio 
nostro Signore e salvare la mia anima; e insieme devo rimanere indifferente, senza 
alcuna affezione disordinata, in modo che non sia propenso o affezionato ad accettare 
la cosa proposta piuttosto che a rifiutarla o a rifiutarla piuttosto che ad accettarla, ma 
mi tenga in equilibrio come il peso sul braccio di una stadera, per seguire quello che 
sentirò più utile per la gloria e la lode di Dio nostro Signore e per la salvezza della mia 
anima.
[180] Terzo punto. Devo chiedere a Dio nostro Signore di muovere la mia volontà e di 
farmi capire quello che devo fare circa la cosa proposta, perché sia per sua  maggiore 
lode e gloria; e insieme devo riflettere bene e sinceramente con il mio intelletto, e fare 
l'elezione secondo la sua santissima e benevola volontà.
[181] Quarto punto. Devo considerare, ragionando, quali vantaggi o utilità ci siano, 
unicamente in ordine alla lode di Dio e alla salvezza della mia anima, nell'avere
l'incarico o il beneficio proposto; e viceversa considerare quali svantaggi e pericoli vi siano nell'averli. Devo fare lo stesso nella seconda parte, cioè considerare vantaggi e 
utilità nel non averli, e viceversa svantaggi e pericoli nel non averli.
[182] Quinto punto. Dopo avere così esaminato e valutato da ogni punto di vista la 
cosa proposta, devo osservare da quale parte propende di più la ragione, e decidere 
sulla cosa in questione seguendo il maggiore stimolo della ragione senza alcun
influsso della sensualità.
[183] Sesto punto. La persona che ha fatto tale elezione o deliberazione, deve andare 
con molta diligenza a pregare davanti a Dio nostro Signore e ad offrirgli la sua
elezione, perché la divina Maestà voglia accettarla e confermarla, se è per suo maggiore 
servizio e lode.
[184] SECONDO MODO DI FARE UNA SANA E BUONA ELEZIONE: COMPRENDE 
QUATTRO REGOLE E UNA NOTA.
Prima regola. La prima cosa è che l'amore che mi muove e mi induce a scegliere una 
determinata cosa discenda dall'alto, cioè dall'amore di Dio, così che io senta prima di 
tutto che l'amore più o meno grande per la cosa che scelgo è soltanto amore per il 
Creatore e Signore.
[185] Seconda regola. Immagino una persona che non ho mai visto né conosciuto e, 
desiderando per lei tutta la sua perfezione, considerare quello che le direi di fare e di 
scegliere per la maggior gloria di Dio nostro Signore e per la maggior perfezione della 
sua anima; farò quindi lo stesso, osservando la norma che propongo all'altro.
[186] Terza regola. Devo considerare, come se fossi in punto di morte, il criterio e la 
misura che allora vorrei aver tenuto nella presente elezione; e così regolandomi,
prenderò fermamente la mia decisione.
[187] Quarta regola. Devo immaginare e considerare come mi troverò nel giorno del 
giudizio, pensando come allora vorrei aver deciso circa la cosa presente, e osserverò 
ora la norma che allora vorrei aver seguito, per averne allora piena soddisfazione e 
gioia.
[188] Nota. Dopo aver osservato le regole precedenti, per la mia eterna salvezza e pace, 
farò la mia elezione e la mia offerta a Dio nostro Signore, secondo il sesto punto del 
primo modo di fare elezione [183].
[189] PER EMENDARE E RIFORMARE IL PROPRIO STATO DI VITA.
Un'avvertenza per coloro che sono legati a una dignità ecclesiastica o al matrimonio, sia 
che abbiano molti beni terreni, sia che non ne abbiano. Se non hanno la possibilità o la 
risoluta volontà di fare l'elezione su cose soggette ad elezione mutabile, giova molto, 
invece di proporre loro l'elezione, presentare un metodo per emendare e riformare lo 
stato di vita proprio di ciascuno, indirizzando la loro esistenza e il loro stato di vita alla 
gloria e lode di Dio nostro Signore e alla salvezza della propria anima. Per raggiungere e conseguire questo fine, chi si trova in tale condizione deve ruminare, attraverso gli 
esercizi e i modi di fare l'elezione già spiegati [175-188], quale genere di casa e di 
servitù deve avere, come dirigerla e governarla, come educarla con la parola e con 
l'esempio; così anche riguardo ai suoi averi, quanto destinare per la famiglia e la casa e 
quanto per essere distribuito ai poveri o in altre opere pie, senza volere o cercare, in 
tutto e per tutto, nient'altro che la maggior lode e gloria di Dio nostro Signore.
Ciascuno, infatti, deve pensare che tanto progredirà nella vita spirituale, quanto si 
libererà dell'amore di sé, della propria volontà e del proprio interesse.TERZA SETTIMANA
[190] PRIMO GIORNO.
PRIMA CONTEMPLAZIONE, A MEZZANOTTE: COME CRISTO NOSTRO SIGNORE 
FU DA BETANIA A GERUSALEMME, SINO ALL'ULTIMA CENA INCLUSA [289].
COMPRENDE LA PREGHIERA PREPARATORIA, TRE PRELUDI, SEI PUNTI E UN 
COLLOQUIO.
La solita preghiera preparatoria.
[191] Il primo preludio consiste nel richiamare il soggetto della contemplazione: come 
Cristo nostro Signore invia due discepoli da Betania a Gerusalemme per preparare la 
cena, poi arriva anche lui con gli altri discepoli; come dopo aver mangiato l'agnello 
pasquale e aver cenato, lava i piedi ai discepoli e offre loro il suo santissimo Corpo e il 
suo prezioso Sangue; infine, uscito Giuda per andare a vendere il suo Signore, rivolge 
loro un discorso.
[192] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà considerare la 
strada da Betania a Gerusalemme, se è larga, stretta, piana, e via dicendo; così pure il 
luogo della cena, se è grande, piccolo, fatto in un modo o in un altro.
[193] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere 
dolore, afflizione e vergogna, perché il Signore va incontro alla passione per i miei 
peccati.
[194] Primo punto: vedo le persone presenti alla cena e, riflettendo su me stesso, cerco 
di ricavarne qualche frutto.
Secondo punto: ascolto quello che dicono e, allo stesso modo, cerco di ricavarne 
qualche frutto.
Terzo punto: osservo quello che fanno e cerco di ricavare qualche frutto.
[195] Quarto punto: considero quello che Cristo nostro Signore soffre o vuole soffrire 
nella sua umanità, secondo il passo che sto contemplando; qui comincerò con molta 
energia a suscitare in me il dolore, la tristezza e il pianto; e farò lo stesso negli altri 
punti che seguono.
[196] Quinto punto: considero come la divinità si nasconde; infatti potrebbe annientare i 
suoi nemici e non lo fa, e lascia che la santissima umanità soffra tanto
crudelissimamente.
[197] Sesto punto: considero come egli soffre tutto questo per i miei peccati, e che cosa 
devo fare e soffrire io per lui.[198] Colloquio. Alla fine farò un colloquio con Cristo nostro Signore e dirò un Padre 
nostro.
[199] Nota. È da notare, come in parte si è detto sopra [54], che nei colloqui devo 
ragionare e chiedere secondo l'argomento trattato, vale a dire secondo che mi trovo 
tentato o consolato, secondo che desideri una virtù  o un'altra, secondo che intenda 
disporre di me in un senso o in un altro, secondo che voglia addolorarmi o gioire per 
quello che contemplo; alla fine chiederò quello che più intensamente desidero su
qualche punto particolare. In questo modo posso fare un solo colloquio con Cristo 
nostro Signore; oppure, se l'argomento o la devozione lo consentono (conmueve), posso 
fare tre colloqui, uno con la Madre, un altro con il Figlio e un terzo con il Padre, nella 
stessa forma indicata nella seconda settimana, nella meditazione dei tre tipi di uomini 
[156] con la nota che segue ad essa [157].
[200] SECONDA CONTEMPLAZIONE, AL MATTINO: DAL CENACOLO ALL'ORTO 
DEGLI ULIVI INCLUSO.
La solita preghiera preparatoria.
[201] Il primo preludio è il soggetto della contemplazione: come Cristo nostro Signore 
con i suoi undici discepoli discende dal monte Sion, dove ha fatto la cena, verso la 
valle di Giosafat; lascia otto di loro in un punto della valle e gli altri tre in un punto 
dell'orto; mettendosi a pregare, suda con un sudore simile a gocce di sangue; dopo 
aver pregato a tre riprese il Padre, sveglia i tre discepoli; con la sua voce fa cadere a 
terra i nemici e riceve da Giuda il bacio di pace; dopo che san Pietro ha tagliato a Malco 
un orecchio, lo rimette al suo posto; arrestato come un malfattore, viene portato giù per 
la valle e poi su per il pendio fino alla casa di Anna.
[202] Il secondo preludio consiste nel vedere il luogo: qui sarà considerare la strada dal 
monte Sion alla valle di Giosafat, e così pure l'orto, se è largo, lungo, fatto in un modo 
o in un altro.
[203] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: quello che è da
chiedere propriamente nella passione è dolore con Cristo addolorato, afflizione con 
Cristo afflitto, lacrime e pena interna per tanta pena che Cristo ha sofferto per me.
[204] Prima nota. In questa seconda contemplazione, dopo aver fatto la preghiera
preparatoria e i tre preludi già indicati, si procederà con i punti e il colloquio come 
nella prima contemplazione sull'ultima cena; all'ora della messa e a quella dei vespri si 
faranno due ripetizioni sulla prima e la seconda contemplazione; poi, prima della cena, 
si farà l'applicazione dei sensi sulle stesse contemplazioni; si premetteranno sempre la 
preghiera preparatoria e i tre  preludi, secondo l'argomento trattato, con lo stesso
procedimento indicato e spiegato nella seconda settimana [119, 159; cfr. 72].
[205] Seconda nota. L'esercitante farà ogni giorno i cinque esercizi o meno, secondo che 
l'età, la disposizione e il temperamento glielo consentono.[206] Terza nota. In questa terza settimana si modificheranno in parte la seconda e la 
sesta addizione. La seconda: appena sveglio, mi ricorderò dove vado e a che scopo, e 
richiamerò sinteticamente la contemplazione che intendo fare, secondo il mistero;
mentre mi alzo e mi vesto, mi sforzerò di rattristarmi e di addolorarmi per tanto dolore 
e tanta sofferenza di Cristo nostro Signore. La sesta addizione si modificherà cercando 
di non richiamare pensieri lieti, anche se buoni e santi, come quelli della risurrezione e 
del paradiso, ma piuttosto stimolandomi a dolore, pena e angoscia, richiamando
spesso alla memoria i travagli, le fatiche e i dolori che Cristo nostro Signore sopportò 
dalla nascita fino al mistero della passione nel quale mi trovo in quel momento.
[207] Quarta nota. L'esame particolare, sugli esercizi e su queste addizioni, si farà come 
nella settimana precedente [160].
[208] SECONDO GIORNO.
A mezzanotte: contemplazione dall'orto degli ulivi alla casa di Anna inclusa [291]; al 
mattino: dalla casa di Anna alla casa di Caifa inclusa [292]; poi le due ripetizioni e 
l'applicazione dei sensi, come si è già indicato [204].
TERZO GIORNO.
A mezzanotte: dalla casa di Caifa a Pilato incluso [293]: al mattino da Pilato a Erode 
incluso. [294]; poi le ripetizioni e l'applicazione dei sensi, con lo stesso procedimento 
già indicato.
QUARTO GIORNO.
A mezzanotte: da Erode a Pilato [295], considerando e contemplando fino a metà dei 
misteri della casa di Pilato; nell'esercizio del mattino: gli altri misteri che rimangono 
della stessa casa; poi le ripetizioni e l'applicazione dei sensi, come si è indicato [204].
QUINTO GIORNO.
A mezzanotte: dalla casa di Pilato fino alla crocifissione [296]; al mattino: da quando fu 
innalzato sulla croce fino a quando spirò [297]; poi le due ripetizioni e l'applicazione 
dei sensi [204].
SESTO GIORNO.
A mezzanotte: dalla deposizione dalla croce fino al sepolcro escluso; al mattino: dal 
sepolcro incluso [298] fino alla casa dove si recò nostra Signora dopo la sepoltura del 
Figlio.SETTIMO GIORNO.
Nell'esercizio della mezzanotte e in quello del mattino, contemplazione di tutta intera 
la passione; al posto delle due ripetizioni e dell'applicazione dei sensi, per tutto quel 
giorno si consideri, quanto più spesso si potrà, come il corpo santissimo di Cristo 
nostro Signore rimase sciolto e separato dall'anima, e dove e come fu sepolto; così 
pure si consideri la solitudine di nostra Signora colma di tanto dolore e angoscia; poi, a 
parte, la solitudine dei discepoli.
[209] Nota. È da notare che chi vuole trattenersi più a lungo sulla passione deve 
considerare in ogni contemplazione meno misteri: per esempio, nella prima
contemplazione soltanto l'ultima cena, nella seconda la lavanda dei piedi, nella terza il 
dono dell'Eucarestia, nella quarta il discorso che Cristo rivolse ai discepoli; e così per 
le contemplazioni sugli altri misteri.
Così pure, terminata la passione, si può riprendere per un giorno intero metà della 
passione, il secondo giorno l'altra metà e il terzo giorno di nuovo tutta la passione.
Invece, chi desidera dedicare meno tempo alla passione può considerare a mezzanotte 
l'ultima cena, al mattino l'orto degli ulivi, all'ora della messa la casa di Anna, all'ora dei 
vespri la casa di Caifa e nell'ora prima della cena la casa di Pilato. In questo modo, non 
facendo le ripetizioni né l'applicazione dei sensi, si faranno ogni giorno cinque diversi 
esercizi, con un mistero diverso di Cristo nostro Signore per ciascun esercizio.
Terminata così tutta la passione, si può riprendere in un altro giorno la passione tutta 
intera, in un solo esercizio o in diversi, come sembrerà meglio per ricavarne frutto.[210] REGOLE PER ORDINARSI IN AVVENIRE NEL VITTO.
Prima regola. Dal pane conviene meno astenersi,  perché di solito per questo cibo 
l'appetito non è disordinato e la tentazione non è forte come per gli altri cibi.
[211] Seconda regola. Dal bere sembra che convenga astenersi più che dal mangiare il 
pane; perciò bisogna considerare bene quanto è utile (hace provecho) per farne uso, e 
quanto è dannoso per eliminarlo (lanzar).
[212] Terza regola. Riguardo ai cibi si deve applicare la maggiore e più completa 
astinenza, perché in questo campo è più facile che l'appetito sia disordinato e la
tentazione sia forte; perciò, per evitare disordini, l'astinenza nei cibi si può praticare in 
due modi: o mangiando abitualmente cibi ordinari, o, se sono raffinati, mangiandone in 
piccola quantità.
[213] Quarta regola. Facendo attenzione a non cadere in qualche infermità, quanto più 
si toglierà dal conveniente, tanto più rapidamente si raggiungerà la giusta misura che si 
deve tenere nel mangiare e nel bere, e questo per due motivi. Il primo: aiutandosi e 
disponendosi così, spesso si potranno sentire meglio le interne comunicazioni, 
consolazioni e divine ispirazioni, che indicheranno la giusta misura conveniente. Il 
secondo: se uno si accorge che con questa astinenza ha poca forza fisica e poca
disposizione per fare gli esercizi spirituali, arriverà facilmente a giudicare quello che è 
più conveniente per il suo sostentamento.
[214] Quinta regola. Mentre si mangia, si immagini di vedere Cristo nostro Signore che 
mangia con gli apostoli, osservando come beve, come guarda e come parla, e
procurando di imitarlo. In questo modo la parte principale della mente sarà più rivolta 
alla considerazione di nostro Signore e meno al sostentamento del corpo; e la mente 
così occupata acquisterà maggiore armonia e ordine nel modo di agire e di
comportarsi.
[215] Sesta regola. Un'altra volta, mentre si mangia, si possono fare altre considerazioni, 
o sulla vita dei santi, o su una pia contemplazione, o su qualche attività spirituale che 
si deve fare; così, rivolgendo a questo l'attenzione, si prenderà meno diletto e
soddisfazione nell'atto del mangiare.
[216] Settima regola. Soprattutto si deve fare attenzione a non fissare la mente
unicamente sul cibo, e a non mangiare in fretta a causa dell'appetito; bisogna invece 
conservare il dominio di sé, sia nel modo di mangiare, sia nella quantità del cibo.
[217] Ottava regola. Per eliminare ogni disordine, giova molto, dopo il pranzo o dopo 
la cena, o in altro momento in cui non si ha voglia di mangiare, stabilire dentro di sé la 
quantità conveniente di cibo per il pranzo o la cena successiva, e così di seguito ogni 
giorno. Questa quantità non si deve superare né per appetito né per tentazione; anzi, 
per vincere meglio l'appetito disordinato e la tentazione del demonio, se si è tentati di 
mangiare di più, si mangi di meno.QUARTA SETTIMANA
[218] PRIMA CONTEMPLAZIONE: CRISTO NOSTRO SIGNORE APPARE A NOSTRA 
SIGNORA [299].
La solita preghiera preparatoria.
[219] Il primo preludio è il soggetto della contemplazione: come dopo che Cristo spirò 
sulla croce e il corpo rimase separato dall'anima, ma sempre unito con la divinità, la 
sua anima beata discese agli inferi, ugualmente unita con la divinità; liberò di là le 
anime giuste e, ritornato al sepolcro e resuscitato, apparve in corpo e anima alla sua 
Madre benedetta.
[220] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere la 
disposizione del santo sepolcro e l'ambiente o la casa di nostra Signora, osservando le 
sue parti in particolare, per esempio la stanza, il posto di preghiera, e così via.
[221] Il terzo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere la 
grazia di allietarmi e gioire intensamente per la grande gloria e gioia di Cristo nostro 
Signore.
[222] Primo, secondo e terzo punto: sono gli stessi che si sono considerati nell'ultima 
cena di Cristo nostro Signore [194].
[223] Quarto punto: considero come la divinità, che nella passione sembrava
nascondersi, ora appare e si manifesta così miracolosamente nella santissima
risurrezione, attraverso i suoi veri e santissimi effetti.
[224] Quinto punto: considero la funzione di consolatore che Cristo nostro Signore 
esercita, paragonandola al modo solito di consolarsi fra amici.
[225] Colloquio. Alla fine farò un colloquio o più colloqui, secondo l'argomento
trattato, e dirò un Padre nostro.
[226] Prima nota.
Nelle contemplazioni seguenti si continua con tutti i misteri dalla risurrezione fino 
all'ascensione inclusa, nel modo indicato più avanti [227]; per il resto, in tutta la
settimana della risurrezione, si seguono e si mantengono la stessa forma e lo stesso 
metodo seguiti in tutta la settimana della passione [204]. Così, per questa prima
contemplazione sulla risurrezione, quanto ai preludi ci si regola secondo l'argomento 
trattato; i cinque punti sono gli stessi, e anche le addizioni che vengono più avanti sono 
le stesse [229]; per tutto il resto cioè per le ripetizioni, l'applicazione dei cinque sensi, 
l'allungare o abbreviare i misteri, e così via ci si può regolare con il metodo della 
settimana della passione [204, 205].[227] Seconda nota. Ordinariamente in questa quarta settimana è opportuno, più che 
nelle tre precedenti, fare quattro esercizi e non cinque: il primo al mattino appena 
alzati; il secondo all'ora della messa o prima del pranzo, invece della prima ripetizione; 
il terzo all'ora dei vespri, invece della seconda ripetizione; il quarto prima della cena, 
facendo l'applicazione dei cinque sensi sui tre esercizi di quel giorno, fermando
l'attenzione e trattenendosi più a lungo sui punti più importanti e dove ciascuno ha 
sentito maggiori mozioni e gusti spirituali.
[228] Terza nota. In tutte le contemplazioni è stato proposto un determinato numero di 
punti (di solito tre o cinque); tuttavia colui che contempla può fissarne un numero 
maggiore o minore, come meglio si trova disposto; perciò, prima di incominciare la 
contemplazione, giova molto prevedere e stabilire un numero determinato di punti da 
meditare.
[229] Quarta nota. In questa quarta settimana, fra le dieci addizioni, si devono
modificare la seconda, la sesta, la settima e la decima.
La seconda: appena sveglio, mi ricorderò la contemplazione che sto per fare, volendo 
gioire e allietarmi per la grande gioia e letizia di Cristo nostro Signore [221].
La sesta: richiamerò alla memoria e penserò cose che suscitano piacere, letizia e gioia 
spirituale, come per esempio il paradiso.
La settima: procurerò di valermi della luce o delle opportunità della stagione, come il 
fresco d'estate e il sole e il riscaldamento d'inverno, in quanto penso o prevedo che mi 
può essere utile per gioire nel mio Creatore e Redentore.
La decima: invece della penitenza, osserverò la temperanza e il giusto mezzo, a meno 
che non vi sia obbligo di digiuno o di astinenza comandati dalla Chiesa; questi infatti si 
devono sempre osservare, se non c'è un legittimo impedimento.[230]