lunedì 21 novembre 2011

SEPARATI IN CASA

SEPARATI IN CASA




Le storie d’amore possono finire, soprattutto se non si mantiene viva la SEDUZIONE nel tempo.


 Poco male quando la cosa succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo. Quando invece si è lasciati, allora non è più un semplice dolore: l’angoscia di essere abbandonati può divenire una vera sofferenza, una frattura che spezza la vita in due (prima e dopo l’abbandono), lasciando svuotati e confusi.


Anche biochimicamente le cose cambiano nell’organismo: durante l’innamoramento si ha un aumento della produzione di endorfine e di feniletilamina (con conseguente senso di benessere, euforia, vitalità e desiderio sessuale); quando la relazione finisce, per contro, si ha un crollo dei livelli di queste sostanze (con conseguente ansia, apatia, senso di frustrazione, irritabilità.


Spesso, i separati di fatto sono “separati in casa”.
A tal riguardo, occorre premettere una distinzione semantica tra convivenza e coabitazione, termini spesso usati come sinonimi nel linguaggio comune, ma che in quello giuridico assumono un’accezione differente: se il termine convivenza significa condivisione di vita e d’intenti con connotazioni emotive ed assistenziali e comprensivo della coabitazione, quest’ultima invece consiste nella condivisione solo fisica dell’abitazione. Tenendo presente le diverse sfumature semantiche tra i due termini, si può ravvisare la separazione in casa solo quando, pur accertando il permanere dei coniugi nello stesso domicilio, sia venuto a mancare l’affectio coniugalis, simbolo di una definitiva frattura dell’unione coniugale.

Solitamente, la cessazione della convivenza e l’inizio della separazione di fatto si attuano con l’abbandono del domicilio familiare. Tuttavia, si è posto il problema se possa configurarsi o meno una separazione di fatto anche quando i coniugi continuino a vivere sotto lo stesso tetto. 



 punto è che identificano la separazione in casa col dormire in camere separate ma non col mettere in atto una certo distacco emotivo rispetto l’altra persona che è, secondo me, ciò che sta alla base dell’ “avere la propria vita” pur in una condizione di convivenza più o meno forzata.Conosco una sola coppia (anziana)che oltre a dormire in camere separate vive questo distacco emotivo non trasformandolo in indifferenza ma in una sorta di collaborazione cameratesca nei momenti del bisogno.Non saprei definire la loro situazione frutto di un nuovo equilibrio ( frequento maggiormente lei che svolge un’intensa attività nel sociale e le lamentele e i mugugni non mancano perché comunque gli aspetti pratici del funzionamento della casa pesano maggiormente sulle sue spalle .. oltre al resto…)..direi che la vita da separati in casa può essere una soluzione ponte, temporanea,ma alla lunga rischia di bloccare le persone in un limbo non meglio definito e quindi diventare essa stessa fonte d’infelicità.

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