venerdì 23 dicembre 2011

ORIGINE DEL NATALE (SOL INVICTUS)



La SEDUZIONE del sole che vince sulle tenebre è all'origine del Natale. 
Differente è l'origine dell'albero (di Natale) nella tradizione Cristiana e Pagana
E' difficile trovare un popolo che non aveva il sole nel proprio culto, tanto questo era diffuso in tutto il mondo e in tutte le civiltà anche le più lontane. Dai Persiani agli Inca, dagli Africani ai Celti, dai Giapponesi agli Indiani d'America, dagli Egiziani agli abitanti dell'Oceania, il culto del sole è di certo il più diffuso. 

Naturalmente in modi e significati del tutto differenti, ma quasi invariabilmente positivi: il Sole è benessere, vita, positività. Gli egiziani e i greci con il loro pensiero articolato non possono che averne anche sottolineato i limiti e l'ambivalenza. Il mito di Dedalo che (andando troppo vicino al sole) fonde le ali di cera e cade non è che un esempio. D'altra parte il culto del sole non di solito adora un dio in perenne agonia (intesa come agone, ovvero lotta) , ovvero il sole non è che una delle parti in lotta (o infinite varianti) per la supremazia, la sopravvivenza del mondo, ecc. Questa è la tesi più comune rispetto a quella minoritaria (es. di stampo plotiniano) in cui vi è un sole, uncentro assoluto che irraggia verso la periferia, e non agonistico come nel classico pensiero orientale.

Parallelamente al culto del sole si può osservare la sua rappresentazione, nelle forme più disparate e che possono divenire tanto formali e lontane da renderle poco riconoscibili. Per un profano difficile pensare al sole sia guardano una croce greca o lo stemma della regione Lombardia.

 Il sole "invitto" indica che il sole ha lottato (contro le tenebre) ed ha vinto. Quindi implica il concetto di dualismo in lotta (bene a male, yig e yang, caldo -il sole- e freddo -il buio- ecc. ecc. ecc. ) caro a molte filosofie orientali. Il sole che ha vinto (invitto) non indica quindi di per sè che sia invincibile, altrimenti difficilmente le tenebre o il male ingaggerebbero una lotta con lui: ed eccol allora (quando il sole vince) la celebrazione di una festa o la considerazione del sole che sorge come un evento lieto.
Il culto del sole/Cristo viene introdotto presso i romani anche attraverso uno specifico culto del sole/Elios, che -al contrario del cristianesimo e del culto di Mitra) viene proposto in modo ufficiale ed anzi favorito di persona da parte di diversi imperatori e a più riprese. A Roma si festeggiava il sol Indiges, ma vi furono vari tentativi di introdurre il culto del sole nella sua forma più orientaleggiante. Settimio Severo prese in moglie Giulia, nata dalla stirpe dei sacerdoti del dio sole, e portò il culto a Roma. Da segnalare anche Eliogabalo e gli interventi anche più concreti e stabili nella loro ufficialità di Aureliano, fino all'assestamento definitivo da parte di Costantino. Eliogabalo regnò troppo poco per imporre il culto del sole, e la sua caduta la si deve anche (ma non solo, come vorrebbero farci credere) a questo suo tentativo. Aureliano (più saldamente sul trono) introdusse la monetazione con la testa a raggera (l'uomo con la testa raggiante è la classica rappresentazione del sol invictus, si veda a lato il disegno tratto dall'Enciclopedia di Diderot e D'Alembert), gli fece costruire un tempio sul Campus Agrippae, istituì la festa del 25 dicembre (l'attuale Natale) eccetera. E' molto curioso notare che la "conversione" al dio sole di Aureliano è sopvrapponibile a quella di Costantino: a csiascuno dei due viene attribuito un sogno premonitore in base al quale in nome del sole avrebbero vinto, e in tali battaglie vinsero. Nel caso di Costantino, l'agiografia cristiana postuma ha trasformato di volta in volta il sogno nel monogramma di Cristo composto da X e P sovrapposte (vedi la voce iconografia) oppure nel segno della croce (che potrebbe essere il simbolo del sole) o -ancora- ha trasformato il privatissimo sogno in una pubblica visione, e così via. Ma a seconda della versione la situazione o è la stessa ho ha delle forti analogie.
Parte della confusione tra il cristianesimo e il culto del sole lo si deve proprio a Costantinoche (adepto al culto del sole) sdoganò il cristianesimo e ne divenne l'anima (favorendolo anche economicamente e combattendo le eresie) ma senza mai rinunciare al culto del sole. Dalla titolatura imperiale romana, e (come altre cose) il culto del sole passa al cristianesimo anche in modo ufficiale (Dionigi Aereopagita attribuisce a Cristo il nome di Sol Justitiae).
La chiesa cristiana scelse la data del 25 dicembre come giorno di nascita del Cristo semplicemente per cristianizzare una festa pagana molto sentita dalle masse popolari. 
E così l’imperatore Costantino (280-337) riunì il culto del sole, di cui egli era il figlio protetto, e il culto al dio Mithra con il cristianesimo. 

E’ sotto il suo regno che appare la festa del Natale. 
Si menziona per la prima volta tale festa cristiana al 25 di dicembre in un calendario liturgico romano del 354. Tuttavia la celebrazione del Natale è già attestata a Roma intorno al 336, dopo che la festa più antica dell'Epifania (manifestazione) era stata trapiantata dall'Oriente in Occidente. Da Roma il Natale si diffonde in Africa, in Spagna e nel Nord Italia. Giovanni Crisostomo ne attesta la celebrazione ad Antiochia come festa separata dall'Epifania. Ma è solo sotto l'imperatore Giustiniano (527- 565 d.C.) che il Natale viene riconosciuto come festa legale per l'Occidente. 

A tale tradizione quindi la celebrazione del Natale ha voluto collegarsi per indicare l’avvento della Luce del Mondo, che giunge a squarciare le Tenebre. È il Bambino, che venendo al mondo, inaugura una nuova vita, e porta la Luce a tutti gli uomini. 
Questa è la storia del Natale, che condizionata negli anni successivi da numerose leggende ha fatto quasi perdere di vista il “vero” significato del Natale, come “giorno della nascita”. 

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