giovedì 12 gennaio 2012

TIMORE DELL'ABBANDONO






Il timore dell'abbandono condiziona spesso le scelte di molte persone che per evitare questa 
sanzione spesso restano legati ad amori che danno più sofferenza che piacere.
Gestirla da una marcia in più nella SEDUZIONE degli altri e nella SEDUZIONE di se stessi.
La paura dell'abbandono accompagna la vita di tutti: da bambini temiamo
l'abbandono dei genitori, ma anche da adulti continuiamo a temere che le persone che
amiamo ci lascino. Come affrontare questa paura? e come reagire in seguito ad un
abbandono o ad un distacco? Il cucciolo dell'uomo rimane dipendente dalla mamma
molto più dei cuccioli di altri animali; un neonato, per sopravvivere, ha bisogno
dell'aiuto di un adulto per molto tempo. Quindi è possibile che dietro la paura
dell'abbandono ci sia un'impronta biologica. Ma dietro questa paura c'è soprattutto un'
impronta psicologica: il rapporto del bambino con la mamma è la sintesi di tutte le
sensazioni di benessere o malessere che si provano nei primi mesi di vita. La fonte
della nostra sicurezza è qualcosa che ci portiamo dentro per sempre.
In alcuni casi la paura dell'abbandono è talmente forte che si comincia a non volere
più nessuno accanto, per evitare di essere abbandonati. Si definiscono queste persone
"anticipatori di distacco"; si tratta di persone talmente terrorizzate all'idea di essere
abbandonate e di trovarsi incapaci di governare le emozioni, che preferiscono
anticiparle. Se sono loro stesse a provocare il distacco, cioè, hanno la sensazione di
poterlo governare meglio. Quindi, ad esempio, ci sono soggetti che, per non subire la
frustrazione e il dolore di essere lasciati, preferiscono lasciare per primi, anche se nel
rapporto che stanno vivendo non c'è alcuna avvisaglia di qualcosa che non va.
Dietro la paura dell'abbandono c'è la paura della solitudine, ma anche qualcosa di più
profondo: la paura di non esistere. Quando siamo amati da qualcuno abbiamo anche
la conferma della nostra esistenza: la persona che ci ama ci fa sentire importanti ed
amati, ma prima di tutto ci fa sentire che ci siamo. Nel momento in cui questo amore
viene a mancare ci sentiamo smarriti e proviamo un senso di vuoto. Non è così per
tutti, ma per alcuni la perdita dell'amato ha a che fare con la perdita di se stessi.
Per riuscire a vincere questa paura il primo passo è quello di ammetterla e
riconoscerla.
Quando ci innamoriamo sopravvalutiamo l'altro, che ci sembra perfetto. In realtà
trasferiamo sull'altro tutte le qualità che vorremmo avere noi. Ci costruiamo nell'altro
un "noi stessi" perfetto. Nel momento in cui un rapporto finisce ci ritroviamo piccoli
e di poco valore, ci sembra di non esistere o di non valere.
Il consiglio che ci dà la nostra ospite per riuscire a vincere questa paura è quello di
cercare di costruire noi stessi, di non riversare sugli altri le cose che non abbiamo e
24
che vorremmo avere, ma di cercare piuttosto di costruircele dentro.
Il distacco, se ci ripensiamo a distanza, porta con sé anche aspetti positivi. E' in realtà
anche
una fonte importante di riflessione. Quando lasciamo passare il tempo necessario
perché la ferita si rimargini ci accorgiamo che il distacco è stata una ricchezza, che ci
ha fatto crescere, ci ha fatto capire più cose, ci ha fatto vedere il mondo con altri
occhi, ci ha offerto più opportunità.
Può quindi rappresentare uno stimolo verso situazioni nuove, di cui non dobbiamo
avere paura.
L'attaccamento e la paura dell'abbandono sono le due facce della stessa medaglia.
Abbiamo paura di essere abbandonati soprattutto quando si è instaurato un legame
affettivo nei confronti di una persona che riteniamo essere importante per la nostra
vita.
La parola "attaccamento" è sempre più usata nel campo della psicologia. Questo
termine, nel linguaggio comune spesso e volentieri ha delle connotazioni negative,
infatti si parla spesso di "attaccamento eccessivo" o di "attaccamento morboso" per
indicare una persona che dipende emozionalmente dagli atri e prova disagio nel stare
da sola.
L'attaccamento alla madre e ad altri famigliari è assolutamente normale per un
bambino. Molte persone ritengono auspicabile che questa condizione di dipendenza
con il tempo venga superata, permettendo al soggetto di arrivare all'autonomia che
un individuo maturo dovrebbe avere.
Non tutti però condividono l'idea che una persona legata affettivamente ad altri sia,
per così dire, un individuo poco maturo o addirittura non autonomo. Anzi l'uomo è un
essere sociale che ha bisogno di legami nella vita, legami che ovviamente possono
essere più o meno forti.
Nonostante le diverse interpretazioni che si possono dare, forse si può affermare, che
sia la capacità di instaurare relazioni, sia l'ansia che si prova quando una relazione
termina, hanno origine dal tipo di rapporto che c'è stato con i propri genitori e
soprattutto con la propria madre.

Nessun commento:

Posta un commento