domenica 29 aprile 2012

Superare i rancori per essere felici





Superare i rancori per essere felici e vivere nel benessere è possibile.
Finchè sono presenti rancori compressi non si può vivere bene, soprattutto nella vita sentimentale ed amorosa e nella seduzione.
Per fare questo bisogna imparare a conoscere le emozioni.

Contrariamente alla parte razionale cosciente, che vive le tensioni e le emozioni come aspetti spesso non controllabili e di conseguenza li rifugge in quanto potenzialmente pericolosi, l’inconscio ne è attratto, anzi si nutre di esse, quali mezzi attraverso cui può riuscire piacevolmente a colmare le distonie, i divari cioè fra ciò che si è o si vive realmente e quanto idealizzato come pure il contrasto fra desiderio e possesso.  
Spesso però succede che un pensiero si trasformi in un’emozione, o meglio ancora, che un’emozione si interpreti come pensiero.
Il rancore, per esempio, è un sentimento che solo la mente riconosce, senza sapere da dove provenga.
Eppure i pensieri di rancore o di risentimento sappiamo con esattezza che ci ledono, ci privano di energia, ci sottopongono ad uno sforzo costate per mantenerli. Sforzo che coinvolge mente e sfera emozionale.
Quando usiamo il termine “perdono” con cosa perdoniamo? Se lo facessimo solo con la mente, permarrebbe nella sfera emozionale un intreccio di difficile soluzione. Se invece lo si facesse con il cuore ecco che quel groviglio formato da pensieri ed emozioni si scioglierebbe.
Quindi occorre essere attenti e come si “perdona”. Cristo lo ha insegnato, ma con l’andare del tempo abbiamo scordato come fare.
Immagina una persona che ritiene di avere subito un grave torto da un’altra. Decide di perdonarla. Lo decide con la mente, ma dentro se stessa continua a sentire che qualcosa è rimasto, qualcosa che, quando pensa a quella persona lo fa stare male. Cosa è successo? Semplicemente che si è illusa di perdonarla, mentre in realtà, interiormente, cova ancora sentimenti di vendetta.
Il fatto è che quel sentimento, non essendo espresso, poiché la mente ha deciso di perdonare, è sempre presente. Ecco come l’energia conflittuale tra mente e cuore si rappresenta come lo “stare male”.
Se ci sentiamo “innamorati” di una persona tutto il nostro essere quando la vede vibra diversamente. Ma anche quando pesiamo a quella persona, pur non essendo presente, la nostra vibrazione muta.
Siamo vibrazioni. Tutto il nostro essere è una costante vibrazione che può variare di intensità, o per dirla in altri termini di ampiezza e frequenza.
Immaginiamo per un momento una vibrazione che ci fa sentire a nostro agio. Stiamo bene, siamo sereni e pacifici. Ma se improvvisamente qualcuno ci parlasse di quella persona che non abbiamo “perdonato” con il cuore, ecco che la nostra vibrazione cambia, l’ampiezza e la frequenza mutano e noi percepiamo questo con un senso di malessere. Potremmo incolpare quell’altro, ma la vibrazione è un fatto personale, l’altro non c’entra nulla. Ed il fatto di “incolparlo” non ci rasserena per niente!
Viviamo allora uno stato di confusione poiché se con la mente lo abbiamo “perdonato”, non ci spieghiamo il motivo per cui il solo sentire parlare di quella persona ci causa sofferenza.


     Concedersi, dunque, ciò che razionalmente spesso ci neghiamo, per timore di trasgredire all’etichetta 
sociale o del giudizio altrui, costituisce sicuramente un “spuntino emotivo” importante. É così che la signora che usualmente si rifiuta di entrare da sola in un bar a bere una bibita, anche se muore di sete, per paura di essere giudicata male per il proprio comportamento, se oserà varcare la soglia di quel locale pubblico riuscirà a far felice la parte emotiva e ne uscirà con maggiore autostima.  
     Per caricarsi emotivamente non necessariamente occorre lanciarsi con un paracadute o compiere grandi azioni eroiche ed eclatanti: basta agire nella quotidianità, affrontando le nostre “paure” dell’oggi, come, per esempio, entrare in un negozio per provare un abito senza sentirsi poi obbligati di comprarlo per non “fare brutta figura”, salutare un collega che ci sta antipatico anziché evitarne lo sguardo, trovare il coraggio di esprimere un personale parere, discordante o no, pubblicamente in un’assemblea; oppure si può parlare al  datore di lavoro o ad un superiore evitando il conflitto; ancora  rapportarsi col proprio partner o familiare in modo diverso dal solito, mostrandosi più assertivi  rispetto alla tradizionale passività o, al contrario, accettarne le critiche, magari facendosi  dire appositamente “no”, superando così il terrore di essere rifiutati. 


 Negoziando, infatti, con la propria emotività si sostiene la motivazione, la persona può pertanto ritrovare questo elemento basilare per giungere all’azione e alla assunzione di responsabilità personale.   
   In tal modo si realizza l’armonizzazione con se stessi, cioè si consegue benessere interiore per poi saper bene comunicare con gli altri ottenendo assenso e consenso e  di conseguenza qualità della vita.  

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