mercoledì 25 aprile 2012

Vivere le emozioni positivamente

vivere le emozioni positivamente




Vivere le emozioni positivamente, vivere positivamente l'amore e la seduzione rende la vita più bella.


Io ho  fiducia nelle Emozioni e credo che prestar loro maggior attenzione trasmettendole a chi ci sta vicino, aiuti a costruire un mondo migliore dove vivere.
Io credo  che scambiarsi delle Emozioni fà di noi tutti persone più piacevoli e capaci di relazionarsi positivamente con gli altri. 



Fai cose per gli altri. È un bene per loro, ma anche per se stessi, perché fare del bene fa bene: rende più sani e felici. E non è una questione di soldi, si possono donare tempo, energia e idee.
Relazionati con le persone. Avere relazioni strette con familiari o amici ci regala amore, gioia, ci sostiene e accresce i nostri sentimenti di autostima. Le persone con relazioni sociali estese sono più felici, sane e longeve e vedono rafforzato il proprio senso di appartenenza.La vita senza emozioni è grigia, dice la cultura popolare, ecco perché cerchiamo di mantenere le condizioni piacevoli, facendo in modo che si possano ripetere. La felicità come la gioia, il pia-cere è l'amore sono stati emotivi positivi che infondono fiducia ed entusiasmo. Sono esperienze soggettive, che variano di inten-sità, devono essere libere di seguire il proprio corso e accre-scono l'interesse per la vita e per tutto ciò che di bello ci può portare. E' difficile comunque disegnare dei confini tra i diversi stati emozionali positivi perché si intrecciano fra loro e i sentimenti che nascono sono pieni di sfumature. Queste emozioni sono la conseguenza di una azione, di una percezione, di un pensiero e le motivazioni che le inducono possono essere molte e di-verse
Per educare le emozioni dobbiamo anche allenarci alla competizione.



La maggioranza delle persone nelle relazioni sociali spesso oscilla, con il proprio comportamento, fra due estremi: alcune pensano che tutto va bene, non si mettono mai in discussione, assumono un comportamento tranquillo ed evitano il confronto e il conflitto a tutti costi; altre assumono una eccessiva aggressività intimorendo gli altri, mettendoli in soggezione, lamentandosi se qualcosa non va anche in modo scorbutico o addirittura violento.
 

Questo è lo scopo educativo delle competizioni, poiché soltanto in questi frangenti di importanti esami e confronti con se stesso scattano le forti emozioni che, traducendosi in stati di eccitazione, esaltano la funzionalità di tutti i processi che enfatizzano le capacità   prestative, qualora, contemporaneamente, si esalti la fredda e lucida capacità di gestirle.
Me se malauguratamente quelle emozioni portano la persona  ad uno stato di inibizione conseguente ad un eventuale rapporto conflittuale con la competizione, allora è impossibile non cadere in comportamenti del valore men che mediocre.
Ecco, quindi, la competizione, evento importante ed impegnativo che riassume quanto vissuto con convinta partecipazione e responsabilità in allenamento, fungere da cartina di tornasole degli umori caratteriali e temperamentali, da essa stimolati, da un lato, e che essa esaltano o deprimono dall’altro a seconda di come il complesso -umorale del soggetto  è stato predisposto.



Suggerimenti:

1. Bisogna coltivare ciò che di positivo ci offre la vita.
2. La gioia di vivere allontana e cancella gli effetti delle emozioni negative.
3. Un po' di sano ottimismo non solo riduce stress e tensione, ma aumenta l'autostima, aiuta ad affrontare con serenità dolori e sacrifici e mantiene attivi ed efficienti.
4. Il vero ottimista non è né un irresponsabile né un illuso, ma ha fiducia, coraggio, è curioso, creativo e soprattutto comunica allegria.



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