lunedì 18 giugno 2012

Ipnosi, autoipnosi, sofrologia, meditazione




Braid (1843) fu il primo a introdurre la parola ipnotismo, definendolo come uno «stato particolare del sistema nervoso, determinato da manovre artificiali». Successivamente Bernheim giudicò l'ipnotismo come un «grado di suggestibilità esaltata», intendendo per suggestibifità «l'attitudine a essere influenzati da un'idea e a realizzarla». Charcot lo definii come «una nevrosi sperimentale».
Ipnosi e  sogno, sono simili anche se etimologicamente significa sonno.
Altre definizioni sono state date ancora, a seconda delle diverse Scuole e dei modi con cui sono stati interpretati i fenomeni ipnotici. .

Lo stesso Braid ad esempio, avendo successivamente costatato che i soggetti che si «addormentavano» erano una minoranza, uno su dieci tutt'al più, e che polarizzare l'attenzione del pensiero su una sola idea procurava eccellenti risultati terapeutici senza l'intervento del sonno, ripudiava la parola ipnotismo nel 1847 sostituendola col termine di monoideismo per designare la condizione dell'intelletto dominato da una sola idea.

Il termine di ipnosi è cronologicamente posteriore di una trentina d'anni a quello di ipnotismo.

L'ipnosi è un modo di essere dell'organismo e l'ipnotismo quella tecnica che permette di attuare tale condizione. Coáì si dirà che si pratica l'ipnotismo e che nella ipnosi si osservano modificazioni caratteristiche della memoria. Tale distinzione è molto utile in via nosografica e diagnostica ed è opportuno che venga rispettata per evitare confusioni, come in seguito si preciserà.

Prima dell'introduzione del termine ipnotismo (Braid, 1843) si parlò di magnetismo (Mesmer,
1779), e per vari anni i due termini si sovrapposero. Secondo gli storiografi la parola magnetismo deriverebbe dal bovaro Magnet, del Monte Ida, che avrebbe scoperto le prestigiose caratteristiche di un minerale, poi denominato magnetite, o calamita naturale, la quale aveva la proprietà di attirare i chiodi delle sue scarpe. Secondo altri, la parola magnetismo deriverebbe da Magnesia, città dell'Asia Minore, dove sarebbe stato scoperto per la prima volta tale minerale (Daglio).

Da questa costatazione nacque l'idea di particolari fluidi provenienti dal mondo minerale, come si era già pensato a fluidi del mondo animale, tanto che gli antichi egizi e gli indiani curavano con l'imposizione delle mani.

Dato l'alone di diffidenza e di discredito da cui, a volte, fu accompagnato l'ìpnotismo, alcuni cultori di questa disciplina vorrebbero oggi definirla con un altro nome, in modo da procurarle, sotto una nuova etichetta, quella fiducia e stima che essa merita.



Una delle condizioni che più frequentemente si attuano nell'esercizio dell'ipnotismo è quella cosiddetta del sonno ipnotico, 

Perché sia subito respinta l'idea che ipnosi equivalga a sonno, si noterà quello che è già stato rilevato da molti altri autori e cioè che una persona addormentata reagisce solo a stimoli intensi, o partìcolari per lei, mentre un soggetto ipnotizzato può reagire a stimoli disparati, anche se deboli.

Nell'ipnosi non si osserva alcuna alterazione del regime dei riflessi, come nel sonno, dove essi sono diminuiti, o invertiti, quale il plantare cutaneo, con la comparsa a volte, del segno dì Babinski. 
I dinamismi sensorio e intellettivo, quali si osservano durante la trance, non si osservano nel sonno, anche se parziale. Infine, per quanto possa sembrare una contraddizione in termini, e per notare come ipnosi non voglia sempre significare sonno, ricorderemo che esiste un'ipnosi vigile, ìn particolare identificata dall'Autore sin dal 1962, cioè uno stato di veglia, durante il quale possono lo stesso prodursi profonde alterazioni della suggestibilità, della volontà e somato-viscerali 

Il primo ad adoperare il termine di sonno per indicare la condizione ipnotica fu l'abate Faria, che lo definii sonno lucido. Successivamente si è ricorso ai termini di sonno ipnotico, sonno provocato, sonno psicosomatico, nevrosi sperimentale eccetera. . Essa è distinta dalla prevalenza delle funzioni rappresentativo-emotive su quelle critico-intellettive, da fenomeni di ideoplasia controllata e da condizioni fisiologiche di inibizione cerebrale sinistra con esaltazione dell'attività dell'en-iisfero destro, che assicurano il rapporto con l'ipnotista nella ipnosi eteroindotta. L'ipnosi deve essere considerata come un fatto eminentemente dinamico e non statico 
Per autoipnosi si intende un'ipnosi che il soggetto si induce da solo, mediante progressivi esercizi di rilasciamento, o elaborando suggestioni postipnotiche, dategli precedentemente da un operatore.


Ipnosi e sofrologia
Molti autori di lingua spagnola, dell'America meridionale, qualche francese e italiano hanno di recente adottato il termine di sofrologia al posto di quello di ipnosi in uso nella Scuola anglosassone, nell'America settentrionale e centrale, in Russia e nei paesi asiatici. Questo termine, suggerito nel 1960 dallo psichiatra colombiano Alfonso Caycedo, docente di psichiatria all'Unìversità di Barcellona, deriva dal greco aCùq = sano; cpp~v = mente; lóyog = discorso, e vuoi conglobare lo studio dei diversi stati di coscienza comunque si presentino e siano provocati, con farmaci o con l'ipnosi autoindotta o eteroindotta, con idee n-iistiche ecc. Precisamente la sofrologia viene definita dal suo fondatore come una «Nueva Escuela Cientifica que estudia las modificaciones de la conciencia humana, producidas mediante diferentes procedimientos (psicológicos, fisiológicos, quí:micos, etc.), para su empleo en la clínica y en la investigación» (Caycedo, 1969).

Secondo Pedro Pons, presidente della Reale Accademia di Barcellona, magia, magnetismo, ipnosi, sofrologia, sarebbero dei termini che tracciano il cammino degli studi sulla coscienza, e la sofrologia aspira, evitando le antiche teorie sull'ipnosi, a elevarsi come una investigazione nuova e originale.

La sofrologia utilizza la sofronizzazione e cioè delle tecniche di rilassamento, associate alla parola, ottenendo nel paziente uno stato speciale psicosomatico denominato stato sofronico. Questo  è uno stato di coscienza normale con le sue qualità e le sue caratteristiche; una di queste sta nelle possibilità di influenzamento della vita vegetativa. Quando lo stato sofronico è suscitato da altri si parla dì accidn eterosofrónica e se invece è prodotta dal medesimo soggetto si parla di acción autosofrónica.



Interpretazioni mistiche e meditazione
Questo primo periodo risale, come abbiamo già detto, agli antichi sacerdoti egizi, greci e romani, che praticavano il sonno nel tempio e si servivano di soggetti in stato ipnotico per avvicinarsi alla divinità e predire l'avvenire. Gli antichi indovini cadevano in trance, ritenendo che ciò conferisse loro poteri divinatori.

I maghi persiani e i fachiri indiani praticavano l'autoipnosi, pretendendo di possedere, in questo stato, poteri curativi soprannaturali.

Gli indiani Chippewa, nelle loro pratiche di iniziazione durante le quali i ragazzi alla pubertà venivano cullati in un sonno magico dalle cantilene dello stregone, di fatto praticavano una ipnosi di gruppo, tanto che in vari soggetti si instaurava fin l'analgesia. In tali condizioni di trance i ragazzi ricevevano dallo stregone tutti gli insegnamenti riguardanti i costumi tribali e cioè delle vere e proprie suggestioni ipnotiche e postipnotiche che portavano gli iniziati a compiere poi atti di valore, con insensibilità per le ferite. Gli indiani, che pur servendosi, come altri popoli, egregiamente dell'ipnotismo ne ignoravano l'esistenza e le leggi che lo regolano, finivano per mettere tutti i successi dell'ipnosi in relazione con il soprannaturale.

Del resto, in Europa, l'interpretazione mistica dei fenomeni ipnotici si ritrova ancora nel 1774 nel medico religioso Gassner, il quale, usando per l'ipnosi un cerimoniale chiesastico e appellandosi a demoni e a Dio, si dimostra nella genesi dell'ipnotismo ancora abbarbicato al Medioevo e ai concetti trascendenti divini.

Nei secoli successivi alcune refigioni hanno ritenuto l'autoipnosi un aiuto spirituale. Verso il 1880 i monaci cristiani del Monte Athos, in Grecia, la praticavano come parte delle loro meditazioni, cosi come gli Indù praticano lo yoga.

L'ipotesi che l'ipnosi rappresenti la regressione a un comportamento di tipo primordiale, atavico, è avanzata da alcuni autori soprattutto anglosassoni e americani, per spiegare i fenomeni ipnotici. L'induzione viene così interpretata come assopimento delle facoltà critiche, con riattivazione di suggestioni latenti; le comunicazioni non verbali che si effettuano in ipnosi rappresenterebbero un ritorno ai mezzi di comunicazione che nell'uomo hanno preceduto l'uso della parola; il sonno, le difese isteroidi, i fenomeni allucinatori, le suggestioni postipnotiche, secondo questa teoria troverebbero la loro spiegazione in comportamenti regressivi atavici.



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