giovedì 28 giugno 2012

La ricetta della felicità




Qual è la ricetta della felicità? 
Si tratta in prima istanza di usare la comunicazione emotiva per migliorare le relazioni.
La ricetta della felicità vivere secondo le esigenze della parte logica senza le maligne interferenze della parte inconscia. Perché il nucleo profondo del disagio emotivo o  dei problemi relazionali sono le emozioni compresse e non espresse, o meglio che si esprimono in modo nascosto.
 Sono un  un po’ come il Diavolo, di cui Papa
Paolo VI ha rivelato al mondo la subdola strategia, e cioè quella di negare al mondo la sua
esistenza per poter indisturbato lavorare nel sottofondo a rovina dell’umanità.
Allo stesso modo se l’imprinting emotivo resta nascosto sepolto nelle profondità
dell’inconscio può continuare ad agire indisturbato e noi saremo consapevoli solo del fallimento relazionale che ci provoca.
La vera felicità, il vero successo sta nell’unione nel sinolo tra mente cosciente e mente inconscia.
Possiamo paragonare la mente cosciente al generale e la mente inconscia all’esercito: il
generale ha tutte le strategie per vincere la guerra, ma se non ha un esercito che gli
obbedisce sarà sconfitto, non è che da solo può pilotare gli aerei guidare i carri armati, ha
le strategie ma non sa che farsene, d’altra parte anche un esercito fortissimo senza un
generale perderà la guerra, ha la forza ma senza le strategie non sa che farsene, è allo
sbando.
Questi meccanismi emozionali importantissimo conoscerli per usarli sia per difenderci, sia
per usarli per migliorare le nostre relazioni Cioè nella nostra vita come professionisti, come genitori, come figli, come educatori, come
amanti, mogli, mariti, dobbiamo imparare a fare come il bravo contadino.


Il bravo contadino quand’è che semina?
Il contadino non semina solo perchè oggi non ha nient’altro da fare, ma semina nella
stagione adatta, quindi cerca prima di cogliere il segno dei tempi.
Poi che fa il contadino?
Solo perchè è la stagione giusta semina?
Prima prepara il terreno, ara, zappa.
Quindi solo dopo aver preparato il terreno nella stagione adatta il contadino semina, butta
il messaggio diremmo noi.
Che fa ancora il contadino?
Irrora il terreno, cioè lo bagna, gli da l’acqua, rinforza il messaggio diremmo noi, poi il
terreno deve essere concimato.
Aro il terreno per tirare fuori per portare alla luce le zolle fertili, la terra grassa.
Nell’ambito della comunicazione cosa vuol dire questo?
Il comunicatore prima di dare il messaggio cerca di fare emergere l’inconscio
dell’interlocutore, non la mente cosciente, che fa 70.000 verifiche, fa venire fuori la mente
inconscia, quella parte di noi che tutto sommato può accettare il messaggio. e che latro fa
il contadino?
Aspettare, non deve fare nient’altro. Perchè se butta troppa acqua il seme marcisce, se
butta troppo concime il seme brucia, viene corroso, troppi fosfati, troppe sostanze chimiche.
E d’altra parte se il contadino andasse ogni giorno ad aprire la terra per vedere se il semino cresce, crescerà mai questo seme?
Il seme così esposto all’aria ed alla luce si distrugge.
Cosa significa questo nell’ambito della comunicazione efficace?
Significa che per interagire efficacemente con le persone bisogna entrare in contatto con
la parte emozionale e bisogna cogliere la stagione giusta, cioè capire, dall’analisi della
comunicazione non verbale quando e su quali eventi la parte emotiva del nostro
interlocutore si coinvolge con noi o con il nostro comportamento ed essere in grado di
modificarlo fino a quando otteniamo il coinvolgimento
Il seme della suggestione entra dentro e cresce solo se lo si lascia in pace nelle profondità
dell’inconscio.
Cioè tu lo hai seminato in quella parte dove non ci sono resistenze, dove tutto possa
attecchire.............e attecchirà.
Il contadino deve seminare quando è la stagione giusta! Ma non sempre è la stagione
giusta quindi dobbiamo imparare delle tecniche che ci permettano di sparare alle nuvole e
di far piovere non quando pioverebbero loro ma quando serve a noi.
Queste tecniche comunicative servono ogni volta che incontriamo qualcuno che ci
interessa per preparare la stagione, il terreno,per concimare, per innaffiare.
Queste tecniche di comunicazione efficace sono suddivise in due grandi gruppi, da un lato
risono quelle derivate dalla PNL e dall’altro quelle derivate dalla Comunicazione Analogica
La CNV ad esempio  permette di cogliere quelle che sono le esigenze emotive del nostro
interlocutore, ed in particolare di capire se emotivamente il nostro interlocutore è coinvolto positivamente, è neutro o ci sta rifiutando.
Ciò è possibile perché questa parte possiede un linguaggio, comprensibile
ovviamente da chi è in grado di decodificarlo a livello logico.
Esistono cioè dei segnali di CNV positivi che ci dicono, semaforo verde,
continua così, sei sulla strada giusta, stai coinvolgendo e dei segnali di CNV
negativi che ci dicono semaforo rosso, cambia strada, se continui così verrai
rifiutato, non stai coinvolgendo.


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