sabato 14 luglio 2012

Il mistero della mente umana




la mente umana ha sempre rappresentato un mistero, basti  pensare ad esempio alle esperienze di premorte.
Se ne sono occupati in molti, dai filosofi ai teologi, passando per gli psicologi, i medici, i fisici e gli ingegneri.
Particolarmente interessanti sono i rapporti tra mente e cervello. In questo aiuta la fisica quantistica.

Anche se non sappiamo definire esattamente cosa sia la mente o se gli stessi filosofi della mente hanno punti di vista molto diversi, abbiamo le idee abbastanza chiare sul suo ruolo: la mente è alla base delle nostre percezioni, cioè del modo in cui guardiamo e ci raffiguriamo la realtà circostante, e delle nostre azioni.

La mente, inoltre, ha a che vedere con le emozioni, che gli antichi descrivevano in termini di modifiche del corpo, né più né meno di quanto fa un bambino piccolo che non ha ancora appreso a trattare le emozioni come entità men tali e ci dice che gli tremano le gambe, gli fa male la pancia, si sente le gambe molli.

La mente, infine, include il sé, le caratteristiche del nostro io e dei suoi rapporti con ciò che noi non siamo, vale a dire gli altri o la realtà che non appartiene al nostro corpo: un sé che rispecchia la nostra storia individuale, la nostra unicità biologica e le nostre esperienze.

Per iniziare fate questa semplice esperienza: provate a ripetere la frase «Io ho un cervello». E' un'affermazione banale che certamente non vi stupisce, sappiamo tutti di avere un cervello.

Adesso non pensateci più e sussurratevi queste parole: «Questo cervello ha un io».

Questa seconda affermazione vi suonerà un po'più strana, anche se entrambe le frasi affermano la stessa cosa. Pensare «Io ho un cervello» fa parte dell'esperienza quotidiana di un io narrante in cui c'è una specie di omuncolo, un piccolo «io» nella nostra testa, distinto dal nostro corpo: un io che vede e commenta quanto accade. Pensare invece che il nostro cervello abbia un io suscita perplessità in quanto implica che ci poniamo al di fuori di noi stessi, che ci osserviamo con distacco, e noi siamo invece abituati a non porre in dubbio la centralità del nostro io, il fatto che non esiste un intermediario tra noi e la nostra esperienza... Il cervello, insomma, ci appare come un organo irrilevante in termini di esperienza soggettiva: è lì, funziona, tutto il resto dipende dalla nostra mente, un'entità che sembra dotata di una sua autonomia, specificata dalle esperienze effettuate nel corso della nostra vita, caratterizzata da una sua individualità.

Tutto ciò si verifica però quando stiamo bene, quando il nostro cervello lavora silenziosamente per conto del nostro io, o almeno così riteniamo: quando stiamo un po'male, o molto male, le cose vanno invece in modo diverso. Ad esempio, immaginate di avere un forte mal di testa: qui la mente non c'entra affatto, bisogna prendersi cura del cervello, ingoiare un antidolorifico. A meno che il mal di testa
non derivi dallo stato di tensione in cui magari vi trovate: rilassarvi psichicamente potrebbe far bene al cervello?

Facciamo un passo ulteriore in direzione del cervello, immaginiamo ora quanto può succedere a una persona anziana che ha avuto un ictus: un vaso che irrora il cervello si è chiuso o è stato bloccato da un grumo di sangue e il sistema nervoso ne ha subito un danno. Il danno può interessare il controllo dei movimenti degli arti o qualche aspetto del pensiero, ad esempio la memoria, la capacità di riflettere, di prestare attenzione, di emozionarsi. In questo caso sarete perfettamente d'accordo che il cattivo funzionamento del cervello si riflette in alterazioni del comportamento, che l'io della persona colpita dall'ictus è vittima dei danni nervosi che si sono verificati. Strana dissociazione quella di cui soffriamo tutti noi: se stiamo bene riteniamo che la mente abbia poco a che fare col cervello, se il cervello sta male lo stato della mente dipende invece dal cattivo funzionamento cerebrale, mente e cervello divengono strettamente interdipendenti...

il cervello allora è tutto? Man mano che scopriremo i suoi meccanismi potremo chiarire ogni aspetto delle funzioni mentali, dalla memoria all'emozione, alla stessa coscienza? Ciò che prova il nostro io potrà essere letto con appropriati strumenti che sonderanno ogni aspetto della nostra psiche? Oppure continueranno a esistere due diversi tipi di spiegazione, una soggettiva che si riferisce a ciò che prova la nostra mente, una oggettiva che si riferisce a cosa succede nel nostro cervello?

Provate a fare un altro semplice test per rendervi conto della diversità delle spiegazioni sulla mente. Datevi un pizzico sull'avambraccio. Fate una breve pausa per riflettere sulle vostre sensazioni. Adesso date un pizzico più forte finché il braccio comincia a far male: avete appena provato una sensazione di dolore, in un particolare luogo e momento, e questa sensazione ha suscitato una sia pur blanda

reazione emotiva. Immaginate ora che un neuroscienziato abbia misurato e valutato tutti gli eventi che si sono verificati nel vostro sistema nervoso durante la vostra esperienza: che spiegazioni potrebbe dare? i due tipi di spiegazione, la vostra e quella del neuroscienziato, coinciderebbero o sarebbero molto diverse?

Sembra dunque evidente che mente e cervello siano cose diverse o per lo meno non completamente sovraponibili.

Nessun commento:

Posta un commento