domenica 22 luglio 2012

Il segreto della giovinezza




Qual è Il segreto della giovinezza?
Per rispondere dobbiamo capire meglio che cosa è il tempo.
E se il tempo altro non fosse che il frutto di una condizione mentale?Un concetto inserito in qualche modo nella mente umana affinché questa, creatrice
della materia e, di conseguenza, anche potenzialmente distruttrice della stessa,
attivasse da sola, per mezzo della concezione temporale, un processo d’invecchiamento e di autodistruzione.
Ne conseguirebbe che, se nessuno credesse all’esistenza del tempo, diverremmo immortali.”
E’ evidente che, allo stato delle nostre conoscenze, è un’ipotesi che può sembrare assurda. Ipotizza che il tempo altro non sia che qualcosa di immaginario, inserito artificialmente nella mente dell’uomo (e forse di tutto il regno animale), con modalità
e meccanismi che sfuggono alla nostra comprensione, così come è ancora lontana da noi la comprensione dell’uomo stesso, della vita e delle sue origini. Se ciò fosse vero, sarebbe proprio questa immaginazione, attraverso un processo di psicosomatismo, ad innescare un meccanismo degenerativo e, di conseguenza, autodistruttivo. Da qui, quindi, il processo d’invecchiamento, la malattia e la morte.
Ne conseguirebbe che il segreto dell’immortalità starebbe proprio in una “non credenza” dell’esistere del tempo.
Questa ipotesi può in effetti apparire come un concetto demenziale, in quanto non
verificabile. Ci troviamo infatti a vivere un’oggettività regolata da orologi, calendari, mutare delle stagioni, continuo alternarsi del giorno e della notte, e, soprattutto, in cui assistiamo ad un perenne processo di nascita, crescita, invecchiamento ed estinzione;
oggettività all’interno della quale è senz’altro impossibile convalidare un’ipotesi del
genere; ipotesi che comporterebbe anche il capire in che periodo della vita questo processo degenerativo attivi il suo timer.

Per cogliere il segreto della giovinezza (ma anche del meccanismo per il successo)è importante riflettere sul concetto di impulso vitale, o forza interiore o “energia mentale”,
un’energia non derivata fisiologicamente dal nutrimento, bensì un impulso che opera
attraverso di noi, ma che non siamo noi a produrre. Questa forza, teorizza, declina nel
soggetto nevrastenico e fluisce, invece, nell’uomo Questa  forza vitale si potrebbe  chiamare “energia di adattamento” in quanto,  nel corso della nostra vita, dalla culla alla tomba, siamo chiamati ad “adattarci” alle condizioni di tensione; anche lo stesso processo di vivere costituisce una sollecitazione, o un adattamento continuo. Col termine
“sollecitazione” si comprende qualsiasi cosa che richieda adattamento o inserimento, comprendendo le tensioni emotive, il logorio e il dolore della vita o il cosiddetto “processo di invecchiamento”



I pensieri portano mutamenti organici e funzionali
come dimostrato dall’effetto placebo di quei farmaci che, pur contenendo ingredienti inerti, contribuiscono ad influenzare il meccanismo risanatore del corpo
con l’attivazione di un effetto unicamente mentale: la Suggestione. Il paziente si attende dal farmaco, dopo averlo ingerito, un miglioramento; si forma quindi nella sua mente una immagine-scopo di salute. Il meccanismo creativo opera quindi attraverso il meccanismo risanatore per arrivare allo scopo.
Un procedimento analogo, ma inverso, si innesca quando inconsciamente “ci aspettiamo di invecchiare” ad una certa età.
L’idea tradizionale, che sostiene che un 
individuo diventa vecchio e inutile intorno ai settanta anni, è la causa responsabile dell’invecchiamento della maggior parte di coloro che sono ‘vecchi’ a tale età, e che in un più illuminato futuro potremo considerare i 70 anni come mezza età.
Si può comunemente osservare che alcuni individui fra i 40 e i 50 anni
cominciano a sembrare e ad agire come dei ‘vecchi’ mentre altri agiscono e sembrano ‘giovani’.
 Gli ‘anziani’ di 45 anni si considerano individui di mezza età, non più nel fiore degli anni, già in declino ,mentre i ‘giovani’ di 45 anni si vedono ancora lontani dal traguardo della mezza età.
Vi sono almeno due motivi che suggeriscono la ragione per cui arriviamo a considerarci già anziani. Aspettandoci di diventare ‘vecchi’ ad una data età,
possiamo inconsciamente stabilire una immagine-scopo negativa che il nostro
meccanismo creativo dovrebbe realizzare; oppure aspettandoci la ‘vecchiaia’ e temendo i suoi acciacchi possiamo, senza volere, fare ciò che aiuta a provocarla”.
“Quando decidiamo di ridurre la nostra attività mentale e sociale, togliamo valore a noi stessi, ci ‘fossilizziamo’ nel nostro modo di fare, ci annoiamo e
abbandoniamo qualsiasi ‘aspettativa’.
Non dubito che voi possiate rendere ‘vecchio’ nel giro di cinque anni un uomo di trenta in perfetta salute, convincendolo di essere ‘vecchio’ già adesso, che ogni
attività fisica è pericolosa e ogni attività mentale futile. Se voi lo inducete a sedere tutto il giorno su una sedia a dondolo, ad abbandonare tutti i suoi sogni sul futuro, ogni interesse in nuove idee e a considerare se stesso come un individuo ‘inaridito’,
‘senza valore o importanza’ e improduttivo. Sono sicuro che sarete in grado di creare  sperimentalmente un uomo vecchio”


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