mercoledì 18 luglio 2012

PNL per insegnanti





La PNL aiuta gli insegnanti a svolgere meglio il loro lavoro.
Essere insegnante è oggi uno dei compiti più delicati e complessi, in cui devono essere unite abilità di gestione emotiva, di comprensione e ascolto, di tolleranza e apertura, assieme alla capacità di essere di esempio e guidare con serenità e fiducia la crescita e lo sviluppo dei  ragazzi.
E' importante:
 Catturare e mantenere l’attenzione della classe;
* Variare e integrare modelli di comunicazione verbale e non verbale;
* Impostare il lavoro con studenti e colleghi sulla collaborazione e il confronto;
* Adeguare metodi e contenuti dell’insegnamento agli stili di apprendimento dei singoli allievi e ai loro interessi specifici;
* Incrementare le capacità di concentrazione degli studenti;
* Motivare gli studenti che è più difficile “raggiungere”;
La Programmazione Neuro-Linguistica (PNL),  risponde a questa e a molte delle istanze con cui coloro che insegnano sono chiamati quotidianamente a confrontarsi:
1. come favorire la crescita dei singoli individui garantendo, allo stesso tempo, quella del gruppo?
2. Come cogliere le inclinazioni di ciascun alunno e agevolare, attraverso la loro espressione, lo sviluppo armonico di tutti i compagni?
3. E ancora: fino a che punto è funzionale andare incontro a ogni allievo utilizzando solo i linguaggi e le modalità che predilige, invece di “alzare la sbarra” e invogliarlo a muoversi anche oltre i confini del territorio che gli è noto?



Per diventare competenti in qualcosa, seguiamo un processo ciclico a spirale.
Il “qualcosa” in questione può essere: parlare, camminare, mangiare autonomamente, oppure 
cucinare, guidare l‟auto, svolgere il nostro lavoro, praticare un hobby, studiare una situazione, 
saper leggere o scrivere ortograficamente corretto, imparare il latino, preparare una lezione, 
stendere progetti, gestire incontri con le famiglie,
Può trattarsi di “macrocapacità” (da guidare l‟auto a guidare un‟Università) o di “microcapacità” 
(da sgranocchiare un grissino a riconoscere che questa parola è scritta correttamente).
Ci basti pensare che ogni attività, compreso il lavoro manuale, fa funzionare numerose parti 
del nostro cervello.
La competenza si acquisisce e si consolida attraverso un ciclo composto da quattro fasi:
1. Incompetenza inconscia: Non so niente di una certa capacità, di come si fa, di cosa 
occorre per attuarla e non so nemmeno che questa capacità esiste. Per esempio da 
neonato non so camminare e non so nulla del camminare, delle possibilità che offre, di 
ciò che occorre per farlo né che lo farò. Da bambino piccolo non so che si può scrivere e 
come si scrivono le lettere dell‟alfabeto. E a 10 anni non so nulla del latino,  tranne 100
qualche commento fatto da amici maggiori di me e non mi viene nemmeno in mente che 
non so nulla del latino.
2. Incompetenza conscia: So che esiste una certa capacità,  ma non la so usare, non ne
conosco la pratica, anche se comincio a farmi un‟idea di  ciò che occorre. A 6/10 mesi 
comincio a notare che gli adulti compiono spostamenti, che ho dei piedi, tento delle 
imitazioni  sollevandomi; a 2/3 anni scopro che ci sono dei “segni” che si possono 
scrivere e poi interpretare, mi confronto con libri stampati, chiedo “…e lì cosa c‟è 
scritto?...”, osservo chi legge e chi scrive; a 13 anni sfoglio il mio primo libro di latino, 
pieno di frasi per il momento incomprensibili, so che imparerò un po‟ di quelle cose e 
spero che finalmente capirò cosa significano.
3. Competenza conscia: Sto apprendendo, faccio prove e tentativi, l‟attenzione è vigile, 
mi concentro consapevolmente su ogni aspetto e ogni particolare. A circa un anno provo 
a camminare, muovo i primi passi, con grande determinazione  anche se spesso senza 
grande risultato; sono impegnatissimo a controllare tutte le fasi e le funzioni che mi 
occorrono ma finisco per cadere. Più avanti inizio a scrivere una “a”, oppure è una “o”? 
Devo chiudere il tondo, poi fargli anche un baffo… E un bel giorno: “rosa pulchra est”, 
cerco le desinenze della prima declinazione, tento di assemblare la frase anche col verbo.
Questa è anche definita la  fase della goffaggine, in cui l‟allenamento è determinante  e 
impegnativo ma ancora non consente performances elevate.
4. Competenza inconscia:  La competenza diventa automatica, inconscia. A due anni 
cammino in automatico e coordino con perizia i movimenti degli arti, la posizione del 
baricentro e il tipo di terreno su cui mi sto avventurando. A dodici anni penso alle idee 
che voglio esprimere, perché posso scrivere le parole in automatico in base a quello che penso.


La Programmazione Neurolinguistica è lo studio di come ogni individuo percepisce e interpreta se stesso, gli altri e il mondo che lo circonda. Permette di analizzare ogni comportamento scomponendolo in sequenze di elementi osservabili, riproducibili e modificabili. Può quindi rappresentare un'opportunità per migliorare la comunicazione interpersonale, essenziale nella gestione dei gruppi, e per controllare alcuni processi mentali che, nonostante siano automatici, possono essere riportati alla coscienza e modificati in accordo con i propri obiettivi.


E' quindi uno strumento molto efficace nell'insegnamento in quanto oltre a favorire l'apprendimento attraverso la sintonizzazione sule modalità di apprendimento dell'allievo ci consente di destrutturare le credenze limitanti.



Quando ci troviamo di fronte a convinzioni che limitano le possibilità di apprendimento e di 
relazione a scuola (“non sono portato per questa materia”, “quell‟insegnante ce l‟ha su con mio 
figlio”, “quel collega vuol mettersi in mostra”, ecc….) possiamo reagire contrastando le 
affermazioni “non è vero che non sei portato!”, “niente affatto, la colpa è di suo figlio che…!”, 
“non è vero! Vuole solo lavorare bene!”.
In questo modo è come se dicessimo al nostro interlocutore non solo che sbaglia, ma che i suoi 
processi di pensiero non funzionano, che non sa formarsi delle convinzioni utili. E ci 
meravigliamo se veniamo a nostra volta trattati bruscamente e smentiti? Certo, magari noi 
abbiamo usato una forma soft, per controbattere, ma il messaggio, anche se edulcorato, resta 
svalutante nel suo significato.

In certe circostanze i problemi sorgono perchè si è tentato in modo erroneo di cambiare una
diffiicoltàesistente o, il che è anche più assurdo, una difficoltà inesistente.
Le forme di intervento errato sono sostanzialmente tre:
a) Si tenta una soluzione negando che il problema è un problema, bisognerebbe agire ma
non si agisce.
In apparenza può sembrare improbabile che possa venire in mente di affrontare situazioni
difficili negando che un problema è un problema, si tratta però di un meccanismo piuttosto diffuso.
Un meccanismo tipico degli esseri umani (ma si riscontra anche negli animali) è quello di
continuare a ripetere la medesima soluzione anche quando le circostanze sono drasticamente
mutate.
I genitori che non capiscono di non poter trattare il figlio diciottenne come quando aveva
otto anni sono destinati a creare problemi enormi con la loro”soluzione del problema”.
b) Si tenta di cambiare una difficoltà che, atutti i fini pratici, è immutabile( il divario
generazionale, ecc.) o inesistente, si agisce quando non si dovrebbe.
Attraverso le metodologie della PNL si può far vedere in modo più adeguato la realtà evitando ad esempio di confondere la soluzione con il problema.

In certe circostanze i problemi sorgono perchè si è tentato in modo erroneo di cambiare una
diffiicoltà esistente o, il che è anche più assurdo, una difficoltà inesistente.
Le forme di intervento errato sono sostanzialmente tre:

Se uno è convinto di avere in mano la soluzione giusta è logico che cerchi di metterla in atto.
Definiamo sindrome di utopia il comportamento che una simile convinzione comporta.
tra le forme possibili che tale comportamento può assumere le principali sono tre:
1) La prima forma potemmo definirla introiettiva . le sue conseguenze portano ad una forma
di depressione che deriva dall’essersi posti un obiettivo irragiungibile e quindi si genera un
sentimento di impotenza.
2) La seconda possibile conseguenza è molto meno dannosa della prima e ed il suo motto è
il noto aforisma di Stevenson”è meglio viaggiare pieni di speranza che arrivare”
Piuttosto che lamentarsi del fatto che non si è riusciti ad effettuare un cambiamento
utipistico , il soggetto adotta la tecnica del rinvio.
poichè la meta è lontana il viaggio sarà lungo, ed in fondo quello che conta è il viaggio e non l’arrivo.
È come l’innamorato che dopo un lungo assedio conquista la sua bella ardentemente
desiderata e non appena l’ha conquistata si rende conto che larealtà è molto inferiore al sogno.
Ci sono due tragedie nella vita : la prima è non ottenere quel che si desidera, la seconda è
riuscire ad ottenerlo.
3) La terza variante della sindrome di utopia è sostanzialmente proiettiva , la sua
componente fondamentale è un atteggiamento morale basato sulla convinzione di aver
trovato la verità e sostenuto dal conseguente senso di responsabilità necessario ad un’azione
tesa a cambiare il mondo.
Se le cose non funzionano si proietta sull’esterno la colpa: la natura mi ha fatto buono e
felice,se non lo sono la colpa è della società.



Vediamo quindi che attraverso la PNL possiamo ristrutturare le credenze.


Ristrutturare significa accettare quello che l‟interlocutore afferma, offrendogli la possibilità di 
attribuire anche altri significati e ulteriori collegamenti, insomma, di “allargare” o “ampliare” le 
sue convinzioni, aggiungendone di nuove e più proficue per lui in quella situazione.
Per esempio “se non mi guardano quando spiego, significa che non mi ascoltano” può diventare:
- non è che non mi guardano, è che stanno riflettendo su quello che dico
- si può ascoltare anche senza guardare
- non è il non guardare chi parla, ma il pensare ai fatti propri che comporta il non ascoltare 
(e "i fatti propri" degli alunni potrebbero anche essere fatti di importanza vitale!)
- la questione non è il modo in cui mi ascoltano, ma quanto interessa loro ciò che dico
- se riduciamo la lezione a chi guarda e chi no…
- solo chi non sa ascoltare supplisce guardando fissamente
- l‟importante è capire, più che ascoltare o guardare
- i musicisti quando suonano chiudono spesso gli occhi proprio per ascoltare meglio!
In questo modo abbiamo allargato la sfera delle riflessioni e dei possibili significati

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