martedì 25 dicembre 2012

Linguaggio per sedurre e coinvolgere




Il Linguaggio per sedurre e coinvolgere non è logico ma analogico, cioè va oltre la logica.
E' un linguaggio emotivo e non verbale
Per tradizione e cultura, siamo portati a credere che, per vendere o sedurre, dobbiamo prestare attenzione solo al contenuto verbale espresso da chi ci interessa. Pertanto, porre l’accento su un
particolare apparentemente insignificante quale il grattamento di determinate zone del viso e del corpo, può apparire assurdo o, per essere benevoli, almeno divertente.
In realtà riteniamo che saper individuare a colpo d’occhio questi sottili microsegnali sia di importanza assoluta.
Il prurito è un fenomeno fisiologico che si genera sulla pelle per un particolare afflusso di sangue in una determinata zona del corpo a seguito di stimolazioni emotive.

Le emozioni producono dunque delle micro somatizzazioni che si manifestano co un prurito per cui la persona sarà indotta a toccarsi quella determinata parte del suo corpo.
Anche gli individui molto riservati, e apparentemente
impenetrabili alle emozioni, non possono non grattarsi, se taluno esprime dei concetti verbali o delle stimolazioni gestuali per loro tensionali.
Chi vuole entrare nel meraviglioso mondo analogico avrà un solo modo per imparare ad ottimizzare il suo bagaglio di pubbliche relazioni: rivoluzionare il proprio modo di pensare e di porsi.
Istintivamente, siamo portati a parlare del più o del meno con le persone.

Siamo diffidenti.
Il corpo invece parla, non è diffidente, anzi proprio il contrario.
Solo che molte persone non ne conoscono il linguaggio.

Quando ci si lascia andare, o si abbassano le difese, non si presta più attenzione al contenuto verbale e gestuale della comunicazione.
La maggioranza di noi è ancora convinta che la spontaneità e il modo di essere siano valori da difendere e ai quali gli altri si devono assoggettare. “Io sono fatto così. Non posso farci nulla o snaturare me stesso, io sono come sono. Chi vuole si adatta”.
“É un grave errore utilizzare le strategie in amore. Bisogna essere se stessi”.
Tali frasi sono un’assoluta certezza per la maggioranza di noi.
Se ci fate caso, chi le pronuncia guadagna redditi medio bassi e non è mai felice in amore.
Beninteso, il fatto di avere un partner non significa,
necessariamente, essere felici. Per molti, un compagno noioso è un male minore della solitudine.
Chi vuole molto di più dalla vita, ed è assolutamente possibile ottenerlo, ragiona in maniera diametralmente opposta: “Se il mio modo di comunicare non mi dà i risultati sperati, devo
cambiarlo”; “ io sono responsabile dei risultati che ottengo”;
“se un grande impegno mi produce risultati minimi, devo fare qualcosa di diverso o assumere nuove informazioni, cercando chi me le può dare”.
É uno spettacolo desolante assistere al fatto che la maggioranza di noi conduce un’esistenza monotona, mai elevata da grandi passioni o da grandi desideri realizzativi. Tutti i giorni uguali.
Tutti gli anni uguali. Sino a che il tempo, con il suo trascorrere inesorabile, ci darà torto.
Magari darà ragione a persone che avremo pensato essere meno dotate di noi, meno brillanti, apparentemente meno fortunate
ma dotati di credenze e modi di pensare più efficaci.
Per questi motivi l’operatore analogico è un individuo in continua ricerca interiore.
Non pronuncia frasi o concetti tanto per dire qualcosa. Non spreca il suo tempo in cose o persone di poco conto.
Da un lato vivere in questo modo può apparire eccessivo, troppo distaccato.

In realtà, con la pratica e l’esperienza, diventa automaticamente un nuovo modo di essere.
Lo studioso analogico, quando parla con qualcuno, introduce nei dialoghi tutti i punti distonici, per capire chi ha di fronte.
Esprime i simbolismi asta-cerchio-triangolo; decodifica i segnali non verbali; utilizza i quattro pilastri della seduzione che abbiamo menzionato, con scioltezza.
Possiamo assicurare che condurre un dialogo con uno scopo chiaro, attraverso una sequenza di metodologie scientifiche,
costituirà un evento più produttivo e divertente che non lasciare gli eventi della nostra vita al destino, o sperare nell’influsso benefico delle stelle.
Perdere le persone che si amano, non riuscire a conquistare quelle che si vorrebbero amare, vedere gli altri, meno dotati di noi, ottenere risultati brillanti, subire continuamente l’altrui
diffidenza o, peggio, indifferenza, sono fenomeni dolorosi e negativi a cui dobbiamo dire “basta!”, con fermezza, per godere appieno delle gioie della vita. Solo che non basta rifiutarli sdegnosamente.
In realtà, la motivazione, senza un’adeguata metodologia, rischia di diventare fine a se stessa.
Entriamo nello specifico.
I grattamenti, altrimenti detti scarichi tensionali, indicano un livello di tensione emotiva del nostro interlocutore direttamente ricollegabile alla zona del viso o del corpo su cui sono effettuati.
Sin d’ora è opportuno rilevare che i grattamenti, espressi su una parola o su un concetto, di per sé non indicano una valenza di accettazione o di rifiuto dell’argomento stesso.
Sono segnali neutri, indicando solamente che l’operatore ha toccato le giuste corde dell’emotività.

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