domenica 30 giugno 2013

I principi della PNL (programmazione Neurolinguistica)


La PNL (e le strategie mentali della PNL)si basa sul concetto che quello che noi crediamo (mappa) può non essere
esattamente uguale all'informazione che ci è presentata (territorio). 
La formazione della mappa ha diverse motivazioni, tra le quali l'emulazione del mito genitoriale.
Per questa ragione è molto importante che si sappia come un'altra persona sta ricevendo informazioni e che impatto sembra che queste abbiano su questo individuo.
Pertanto, se voglio comunicare efficacemente devo innanzitutto comprendere qual è la
mappa della realtà che appartiene al mio interlocutore: per capire l'altro è preferibile
incontrarlo sul suo terreno.
Di seguito vengono indicate alcune definizioni sintetiche che riteniamo più significative.

“La PNL esplora la relazione tra come pensiamo (neuro), come comunichiamo sia verbalmente che non verbalmente (linguistica) ed i nostri schemi di comportamento ed emozione (programmi).“
John Grinder, co-creatore PNL, e Carmen Bostic St.Clair, co-sviluppatrice New Code NLP (2001)

La PNL è “lo studio dei fondamentali schemi di eccellenza nella prestazione [performance] umana”
John Grinder, co-creatore PNL, e Carmen Bostic St.Clair, co-sviluppatrice New Code NLP (2001)

La PNL è “lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva”
Richard Bandler e John Grinder (1980)

La PNL è “un atteggiamento ed una metodologia che va oltre uno schema di tecniche”
Richard Bandler e John Grinder (metà anni ‘70)

Essa fornisce pertanto strumenti operativi, tecniche e strategie molto potenti e apprendibili da chiunque, a seguito di adeguata formazione e lavoro personale, per:


— facilitare una comprensione più profonda di sé e degli altri
— sviluppare attitudine empatica e capacità di rapporto
— migliorare le proprie competenze comunicative, verbali e non verbali
— sciogliere blocchi emotivi e cognitivi
— liberarsi dai condizionamenti negativi del passato
— trasformare convinzioni e decisioni limitanti
— definire obiettivi ben formati e costruire il proprio futuro
— acquisire nuove capacità di ristrutturazione e negoziazione
— sviluppare creatività e pieno accesso alle proprie risorse
— sviluppare un contatto più profondo con la propria vera identità e il proprio senso della vita.
La persona mi offrirà una serie notevole di informazioni, quasi del tutto inconsciamente e
lo farà attraverso le parole ma soprattutto attraverso il tono, il timbro e il volume della voce
e attraverso le componenti non verbali (gesti, postura, colorito della pelle, ecc.). La prima
cosa da fare è dunque imparare ad osservare.
Per raccogliere e decodificare le informazioni, quindi per costruire la propria mappa,
l'uomo si serve dei suoi cinque sensi: si guarda in giro, osserva, si crea delle immagini,
ascolta ed discorsi, suoni e rumori, tocca le cose, avverte delle sensazioni dentro di sé,
sente profumi ed odori, gusta dei sapori. Vista, udito, tatto, gusto e olfatto sono i nostri
punti di contatto con l'esterno, le porte della percezione come le definisce Huxley: servono
per ricevere gli innumerevoli segnali dall'esterno ma servono anche per l'elaborazione la
propria esperienza interna e, in un secondo momento, esprimerla.
La PNL ha scoperto il legame stretto tra le modalità di raccolta ed elaborazione da parte
dei sensi, le modalità sensoriali, e il modo in "pensiamo" il mondo. «Ciò che percepiamo
esternamente (consciamente o inconsciamente) - scrive Lankton - lo traduciamo in
rappresentazioni interne che, alternativamente, condizionano il nostro comportamento...
ogni volta che un essere umano interagisce con il mondo circostante, lo fa tramite
rappresentazioni sensoriali.» Sebbene ciascuno utilizzi tutte le modalità a disposizione, ci
sarà un canale che la persona utilizzerà in modo preferenziale a seconda di quanto
richiesto dal contesto (canale auditivo per l'ascolto di un concerto, ad esempio). Invece,
quando pensiamo o rielaboriamo informazioni, tenderemo a preferire uno di questi canali,
senza tener in considerazione l'oggetto del nostro agire o dei nostri pensieri. Possediamo
dunque un sistema rappresentazionale preferenziale (o primario).
Individuare e gestire i sistemi rappresentazionali permette di:
· sintonizzarsi con l'interlocutore e rendere quindi più efficace la
comunicazione, utilizzando consapevolmente il suo sistema
rappresentazionale;
· individuare le strategie di comportamento che la persona utilizza nelle
diverse situazioni (cioè il processo di elaborazione del suo
comportamento attraverso una sequenza ordinata di
rappresentazioni) per riprodurre modelli di comportamento o per
migliorare l'interazione con la persona.
I Sistemi rappresentazionali sono tre:
Visivo
Esterno: osservazione della realtà
Interno: visualizzazione, creazione di immagini interiori
Auditivo
Esterno: ascolto di suoni e rumori
Interno: si creano suoni e discorsi interni
Cenestesico
Esterno: sensazioni tattili
Interno: sensazioni ricordate, emozioni, rapporto con il proprio corpo
Nel cenestesico vengono accorpati anche il gusto e l'olfatto
Ogni persona utilizza, è stato detto, un canale primario. Si serve poi in misura
minore un secondo canale mentre mantiene per lo più inutilizzato il terzo.
Esistono molti elementi che manifestano i sistemi rappresentazionali utilizzati: i movimenti
delle mani, la postura del corpo ed il tono muscolare, i movimenti degli occhi, la respirazione, le caratteristiche della voce, i movimenti del capo.
Spesso poi la persona tocca direttamente gli organi di senso corrispondenti al sistema.
Anche il linguaggio, la scelta delle parole è una fonte importante che fornisce indicazioni chiare.
Tutte queste espressioni sono correlate ai processi di pensiero; nelle prossime lezioni li
analizzeremo dettagliatamente.
Le caratteristiche indicate di seguito sono tipiche dei tipi visivi, o delle persone che accedono al canale VISIVO.
Postura del corpo e tono muscolare
Portamento eretto (testa tra le nuvole). Le spalle sono alzate ed il collo proteso.
Tensione muscolare nelle spalle, nel collo e spesso nell'addome.
Posizione del capo In alto.
Gestualità
Movimenti ampi e lontani dal corpo (gestualità centrifuga) e in genere rivolti verso l'alto.
La persona può toccarsi gli occhi dicendo frasi del tipo «ho notato la tua delusione»
oppure strofinarsi gli occhi e il dorso del naso pronunciando frasi come «fammi un po'
vedere».
Movimenti oculari
Gli occhi si spostano verso l'alto.
Se si spostano verso sinistra, la persona sta visualizzando un'immagine conosciuta o
un'esperienza vissuta nel passato (visivo ricordato). Se si spostano verso destra, sta
costruendo un'immagine mentale (visivo costruito).
Caratteristiche della voce
Tono alto, nasale e/o sforzato. Timbro acuto. Ritmo veloce del discorso. Improvvisi scoppi
di parole.
Tipo di respirazione
Alta (toracica) e poco profonda, di petto. Brevi arresti.
Colorito della pelle
Pallore.
SISTEMA AUDITIVO
Seguono in questa mail le caratteristiche delle persone uditive.
Postura del corpo e tono muscolare
Tendenza a portare il corpo a lato, mentre le spalle vanno indietro, sia pure un po'
incurvate. Tensione muscolare leggera e pressoché uniforme. Movimenti ritmici
Posizione del capo
Movimenti del capo in orizzontale.
Gestualità
Movimenti braccia in orizzontale. Posizione "del telefono" (testa inclinata su un lato) A
volte può esserci un movimento circolare del dito all'interno dell'orecchio, un tamburellare
o mordicchiarsi delle dita, uno schioccare della lingua, un canticchiare o fischiare.
Lisciarsi il mento oppure portare le mani a contatto con la zona della bocca, del naso e
delle mascelle indica dialogo interno.
SISTEMA CENESTESICO
Il sistema cenestesico è relativo alle emozioni. L'analisi di questo sistema completa
l'analisi dei differenti tipi sensoriali.
Postura del corpo e tono muscolare
Spalle ricurve e testa bassa. Rilassamento generale dei muscoli. Se le sensazioni sono
particolarmente intense ci sarà anche una respirazione addominale molto marcata,
accompagnata da gesti espressivi.
Quando il canale è rivolto all'esterno (tattile/ motorio) le spalle saranno più aperte.
Posizione del capo In basso.
Gestualità
Centripeta e limitata.
Palme rivolte verso l'alto. Braccia piegate e rilassate. Le mani tendono a fermarsi sul piano
mediano del corpo.
Movimenti oculari
A destra in basso.
Caratteristiche della voce
Tono basso, profondo. Timbro pastoso, grave. Ritmo lento con lunghe e frequenti pause.
Volume basso.
Tipo di respirazione Profonda e piena, lenta, con la parte bassa dello stomaco.
Colorito della pelle 
Colorito più evidente, più intenso.
I PREDICATI
La nostra raccolta di informazioni sul mondo, il nostro contatto con la realtà, come
abbiamo visto, passa attraverso i cinque sensi: vista, udito, tatto, gusto, olfatto.
Il linguaggio aderisce ed esprime questa nostra esperienza del mondo. Quando parliamo
scegliamo inconsciamente delle parole che indicano quali sono le parti del mondo
dell'esperienza disponibile, sia interna che esterna, alla quale abbiamo accesso in quel
specifico momento.
I predicati sono l'insieme di sostantivi, verbi, aggettivi ed avverbi attraverso il quale la
persona rispecchia all'esterno il sistema rappresentazionale utilizzato.
Ecco un elenco di possibili esempi. Termini ed espressioni legate al canale gustativo e a
quello olfattivo possono essere riportate alla sfera cenestesica.
CANALE VISIVO
Verbi: vedere, immaginare, apparire, scomparire, sembrare, illuminare, colorare,
arrossire, sbiancare, intravedere, scorgere, adocchiare, nascondere, visualizzare,
rischiarare, focalizzare, ammirare, scrutare, guardare, chiarire, eclissare...
Sostantivi: vista, visione, visuale, panorama, occhio, occhiata, sguardo, luce, luminosità,
oscurità, buio, colore, focalizzazione, tinta, tono, apparizione, immagine, figura, aspetto,
immaginazione, impressione, apparenza, splendore, prospettiva, flash, immaginazione...
Aggettivi: luminoso, scuro, chiaro, brillante, lucente, opaco, colorato, ombreggiato,
ombroso, intravisto, visto, scomparso, ammirato, ammirabile, osservato, pallido, candido,
rigato, abbellito, configurato, trasparente, limpido, dorato, fosco, splendente, roseo,
inimmaginabile...
Avverbi e locuzioni avverbiali: chiaramente, apparentemente, oscuramente,
brillantemente, limpidamente, evidentemente, visibilmente, palesemente, candidamente,
ad occhio, a prima vista...
Espressioni: Vedere tutto rosa, avere un punto di vista, senza ombra di dubbio, un
approccio miope, un progetto nebuloso, vedere allo stesso modo, mettere a fuoco, essere
di umor nero, dare un'occhiata, mettere nero su bianco, condurre una vita grigia,
combinarne di tutti i colori...
CANALE AUDITIVO
Verbi : sentire, ascoltare, udire, bisbigliare, parlare, urlare, chiacchierare, ronzare,
sussurrare, scricchiolare, spettegolare, chiedere, domandare, rispondere, replicare,
interrogare, raccontare, narrare, suonare, amplificare, origliare, divulgare, confidare,
riferire...
Sostantivi: udito, dialogo, ascolto, orecchio, suono, rumore, parola, discorso, musica,
melodia, canto, domanda, risposta, chiacchiericcio, brusio, urlo, relatore, rombo,
rimprovero, grido, botto, sussurro, sviolinata, silenzio, canzone, ritmo, tonalità, nota, eco...
Aggettivi:, ripetuto, detto, affermato, chiesto, ritmato, scandito, parlante, melodioso,
armonico, disarmonico, stonato, silenzioso, rumoroso, armonioso, dissonante,
amplificato...
Avverbi e locuzioni avverbiali: musicalmente, verbalmente, a parole, a orecchio,
silenziosamente, rumorosamente...
Espressioni: mettere la pulce nell'orecchio, fare orecchi da mercante, avere voce in
capitolo, correre voce, fare appello a, parola chiave, prestare orecchio, essere sulla stessa
linea d'onda...
CANALE CENESTESICO
Verbi: toccare, tastare, grattare, afferrare, accarezzare, manipolare, fare, forgiare,
plasmare, usare, impastare, pungere, premere, lisciare, modellare, solleticare, premere,
urtare, muovere, stringere, scaldare...
Sostantivi: concretezza, presa, tocco, manipolazione, spigolosità, ruvidità, morbidezza,
mollezza, pesantezza, brivido, calore, freddo, gelo, pelle, mano, spessore, materia, peso...
Aggettivi: concreto, morbido, spesso, ruvido, caldo, freddo, pesante, leggero, liscio,
vellutato, duro, avvolgente, rimescolato, impastato, baciato, appiccicoso, fresco, levigato,
increspato, indurito, raffreddato, scaldato, palpabile...
Avverbi e locuzioni avverbiali: concretamente, caldamente, gelidamente, freddamente,
impercettibilmente, duramente, sofficemente, ruvidamente, teneramente, pesantemente,
leggermente,
Espressioni: toccare con mano, mettersi in contatto, la pelle d'oca, avere un peso sullo
stomaco, avere i piedi per terra, avere tatto, avere modi ruvidi, fare il duro, afferrare il
concetto...
CANALE GUSTATIVO
Verbi: amareggiare, addolcire, gustare, assaporare, condire, degustare, mangiare,
inasprire, digiunare, dissetare, saziare, pregustare, inacidire, salivare, stuzzicare...
Sostantivi: asprezza, dolcezza, gusto, bontà, delicatezza, acidità, zuccherino, sapore,
amarezza, lingua, palato, saliva, acquolina, appetito, sazietà ...
Aggettivi: dolce, amaro, aspro, salato, amarognolo, acido, stucchevole, stomachevole,
dolciastro, appetibile, disgustoso, nauseante, cremoso, piccante, gustoso, appetitoso,
prelibato, frizzante, insipido, rancido, succoso, appetibile, zuccherato...
Avverbi: dolcemente, amaramente, saporitamente, aspramente, gustosamente..
Espressioni: scherzi di cattivo gusto, rimanere a bocca asciutta, avere il dente
avvelenato, essere di bocca buona, non avere peli sulla lingua, un conto salato...
CANALE OLFATTIVO
Verbi: odorare, annusare, profumare, puzzare, fiutare, subodorare, aromatizzare...
Sostantivi: naso, fiuto, odore, profumo, fragranza, sentore, esalazioni...
Aggettivi: profumato, acre, inebriante, fragrante, odoroso, speziato, puzzolente,
aromatico, soave, vanigliato, balsamico...
Avverbi e locuzioni avverbiali: profumatamente, a naso, soavemente, a fiuto,
fragrantemente...
Espressioni : avere la puzza sotto il naso, avere buon naso, montare la mosca al naso,
giudicare a naso, avere fiuto, fiutare l'inganno...
Esiste uno stretto legame tra corpo e mente.
Nel corpo riflettiamo i nostri processi mentali attraverso movimenti delle mani, degli occhi e
di tutto noi stessi…
Uno tra gli aspetti più affascinanti delle nuove neuroscienze è la possibilità di comprendere
il comportamento ed i processi mentali di chi ci sta di fronte a partire da indici non verbali
quali movimenti oculari ed altri elementi.
I movimenti delle mani seguono specifici modelli che saranno analizzati più avanti, ed
anche gli occhi riflettono come stiamo pensando.
Osserviamo mentre stiamo parlando con un interlocutore: raramente ci fisserà
continuamente, spesso le sue pupille si muoveranno in varie direzioni. Ancora di più
quando è lui a parlare. Tutti quanti, infatti, quando parliamo, manifestiamo nel corso del
discorso brevi movimenti delle pupille a destra, sinistra in alto ed in altre direzioni senza
apparente correlazione con l’osservazione di un oggetto reale.
Possiamo facilmente renderci conto di tale tipo di comportamento non verbale quando
poniamo una domanda e la persona cerca una risposta: è facile che i suoi occhi guardino
in varie direzioni come a cercare una risposta…la cosa notevole è che in realtà il nostro
interlocutore non sta osservando oggetti reali: sta solo pensando.
Questo succede perché i nostri processi mentali influenzano anche il movimento dei nostri
occhi.
Quindi: Il movimento degli occhi è in relazione con i processi mentali di una persona e
quando parliamo con qualcuno possiamo osservare come questi muove i suoi occhi, e da
questi elementi comprendere il suo tipo di personalità ed il tipo di processi mentali che
hanno luogo nella sua testa.
Secondo tali osservazioni si crea il seguente schema empirico:
· Posizione Alto Sinistro: Vc VISIVO COSTRUITO
· Posizione Alto Destra:Vr VISIVO RICORDATO
· Posizione Destra a livello: Ac UDITIVO COSTRUITO
· Posizione Sinistra a livello: Ar UDITIVO RICORDATO
· Posizione Basso a destra: K CENESTESICO (termine per indicare emozioni e sensazioni)
· Posizione Basso a Sinistra: Di DIALOGO INTERNO
NOTA: E’ probabile avere un sistema sensoriale in tale posizione, ma ovviamente non ne
esiste la certezza, in quanto alla base dei movimenti non sono i sistemi sensoriali, bensì
delle particolari e specifiche attitudini mentali che vedremo successivamente e che
abitualmente implicano l’utilizzo di determinati canali sensoriali.
Potete esercitarvi ad imparare a riconoscere i segnali oculari del vostro interlocutore in
rapporto alle sensorialità probabili da lui utilizzate:
COME UTILIZZARE LO SCHEMA
A seconda della direzione presa dalla pupilla, sapremo che sistema rappresentazionale in
questo momento il nostro interlocutore sta probabilmente utilizzando.
Conoscere tale informazione è utile ad esempio per rapportarci a lui, infatti potremo
entrare a parlare accordandoci con la sua specifica maniera di ragionare.
Facendo leva sull’utilizzo del sistema sensoriale, ci troveremo automaticamente a
comporre frasi che si accordino con le sue attitudini mentali.
Se volete verificare tali movimenti, è necessario porre all’interlocutore una domanda che
presuppone una risposta “secca”. Ad esempio: “Dove sei andato in vacanza l’anno
scorso?”. “In Francia”. Prima della risposta gli occhi guarderanno in una determinata
direzione indicandovi il probabile canale preferenziale. Il cosiddetto Visivo guarda in alto
come se cercasse la risposta in un mondo immaginario sopra la sua testa; il cosiddetto
Auditivo guarda in orizzontale; il cosiddetto Cenestesico rivolge lo sguardo in basso. È
importante cogliere l’attimo prima della risposta in quanto i suoi occhi potrebbero andare in
più direzioni, in quanto ricerca in più canali sensoriali. Dovete prendere in considerazione
l’ultima direzione prima della risposta. In questa maniera otterrete il suo canale
preferenziale o CANALE DI ACCESSO che vi consentirà di entrare in sintonia con il
vostro interlocutore.
Se invece gli sottoponete una domanda che presuppone una riposta più lunga vi fornirà il
secondo canale che utilizza meno frequentemente rispetto a quello di accesso.
Sulla base di queste osservazioni si crea un modello che si basa sui canali sensoriali e
potremo parlare col “visivo” ricordandoci di utilizzare immagini mentali, e col cenestesico
utilizzando sensazioni etc...
Abbiamo messo nei disegni le parole “visivo”, “uditivo, e “cenestesico” tra virgolette, in
quanto questo modello va bene in un primo livello di apprendimento, per semplificare
POSIZIONE COSIDDETTA“VISIVA”
POSIZIONE COSIDDETTA“AUDITIVA”
POSIZIONE COSIDDETTA“CENESTESICA”
l’analisi delle risposte. Per raggiungere la massima efficacia è infatti importante
comprendere che si tratta di un’APPROSSIMAZIONE di una realtà più complessa e varia
utile, in una prima fase di apprendimento e pratica.
Concentrarsi sul concetto di canale sensoriale aiuta ad esempio al praticante a ricordarsi
di creare IMMAGINI MENTALI per chi guarda in alto, anche se poi un’immagine mentale
conterrà al contempo suoni e sensazioni.

giovedì 27 giugno 2013

Raggiungere obiettivi personali e professionali


Raggiungere obiettivi personali e professionali è possibile con le giuste strategie di comunicazione che ci permettono di imparare come essere gratificati al lavoro.

Le stesse strategie di comunicazione "mutatis mutandis" possono essere usate in tutte le aree della nostra vita.
Vediamo alcune applicazioni in campo manageriale e personale


Come può il manager, nella sua concreta unicità, con i suoi punti di forza specifici ma anche con le sue debolezze non sempre eliminabili, confrontarsi con una realtà complessa, fatta di collaboratori spesso molto diversi per età, cultura, competenza tecnica, esigenze esistenziali e, soprattutto , motivazione specifica ? Ecco dunque nascere la necessità, per governare una complessità tipologica umana che potrebbe mettere in imbarazzo anche un grosso computer, di individuare alcune variabili significative, riducibili a modelli operativi, che permettano non solo di prevedere i comportamenti dell’altro, ma addirittura di indirizzarli verso gli obiettivi aziendali (o altri, naturalmente).
Per ottenere ciò si farà leva, sul piano delle strategie motivazionali, proprio sulle diversità individuali, finalmente ridotte a modello operativo: il quale, riducendo complessità e trasformandola addirittura in risorsa, aumenterà predettività e governabilità dei processi che il manager sia chiamato a gestire. La psicologia relazionale e motivazionale diventa così un prezioso alleato per qualunque gestore delle risorse umane, specialmente se sanitario: attraverso la “comunicazione motivante” e l’uso dei “modelli comunicativo-relazionali” il manager potrà finalmente sganciarsi dal criteri “equità” (trattare cioè tutti allo stesso modo), per adotare invece, lucidamente e consapevolmente, il mistico criterio dell’ “uniquique suum” assolutamente più adatto per motivare alla prestazione quello specifico individuo, anche nel caso che faccia parte di un complesso team di collaboratori, ovviamente orientati, almeno in teoria, tutti allo stesso scopo del benessere

Possediamo una strategia per ogni cosa:

amore, attrazione, motivazione, decisione, acquisti, ecc.
Gli “ingredienti” delle strategie sono i 5 sensi:
visivo, uditivo, cenestesico, olfattivo, gustativo.
Le quantità degli ingredienti sono le submodalità.
Le strategie ci dicono di quali quantitativi abbiamo bisogno esattamente (ad esempio con
quanta luminosità dobbiamo rappresentare l’esperienza) e ci dicono inoltre la sintassi, cioè
la sequenza degli ingredienti.
Per assumere a modello uno sciatore esperto si deve studiare la sua tecnica (Ve) compiere
gli stessi movimenti (Ce) finchè non diventano parte integrante (Ci).
Bisogna poi farsi un’immagine interna di un’esperto sciatore (Vi) ed in seguito costruirsi
un’immagine dissociata di noi stessi intenti a sciare (Vi).
Bisogna poi associarsi a tale immagine e sperimentarne le sensazioni (Ci).
Infine si deve ripetere il movimento in realtà (Ce).
La sintassi della strategia è quindi: Ve - Ce - Ci - Vi - Vi - Ci - Ce.
Come scoprire le strategie altrui:
Il segreto per scoprire le strategie altrui consiste nel sapere che le persone sono disposte a
dire tutto ciò che occorre sapere circa le loro strategie. Una strategia non è che uno specifico
ordine di rappresentazioni visive, uditive, cenestesiche, olfattive, gustative che produce un
risultato specifico.). Non occorre far altro che indurre le persone a sperimentare le proprie
strategie e prendere attenta nota di ciò che specificamente fanno per ripeterla.
Prima di scoprire le strategie altrui dobbiamo scoprirne il principale sistema rappresentativo

prestando attenzione ai predicati usati ed ai movimenti oculari.specifico in cui era motivato, innamorato, ecc.. Una volta scoperta la sintassi (movimenti
oculari, predicati, o detta esplicitamente) bisogna scoprire le submodalità (si possono
ottenere con domande specifiche. Su se stessi il lavoro da fare è scoprire le strategie
limitanti (e cioè le strategie che portano a risultati non desiderati) e cambiarle con altre più
idonee.Per estrarre una strategia si deve quindi chiedere al soggetto di pensare di compiere
dettagliatamente quella specifica attività , utilizzando “domande di processo”:
“Cosa hai fatto l’altro ieri sera?” -serve ad estrarre la strategia di ricordo/regressione
“Com’è che hai deciso di andare in vacanza a ...?” - serve ad estrarre la strategia di
motivazione-
“Com’è che hai deciso di acquistare...?”-serve ad estrarre la strategia di acquisto-
“Come mai ti sei innamorata di...? -serve ad estrarre la strategia di innamoramento-
Per qualunque nostra attività abbiamo una strategia.
Scoprire le strategie altrui è importante perchè possiamo ricalcare poi le stesse strategie per
essere persuasivi proponendo ad esempio un prodotto, o noi stessi, ricalcando la strategia di
acquisto o di innamoramento della persona, utilizzando cioè predicati rispondenti agli
accessi nella sequenza giusta; o nell’ipnosi per facilitare certe esperienze, tipo la regressione
ricalcando la strategia che il soggetto normalmente usa per ricordare.


domenica 23 giugno 2013

Scambi di coppia, motivazioni e pericoli



Lo 
scambismo è una modalità sessuale che come fine ha l’appagamento esclusivamente fisico.
Qualche volta rappresenta una manovra estrema per esaudire le proprie fantasie erotiche senza intaccare gli equilibri di coppia. Tale tentativo però, è destinato a rivelarsi fallimentare, in quanto la promiscuità sessuale mette in discussione il primo principio cardine di ogni partner: l’esclusività.


In linea generale, le persone che praticano lo scambismo sono generalmente soggetti problematici e non di rado nella ricostruzione della loro storia esistenziale emergono eventi legati a sensazioni di abbandono che non sanno gestire
Tra voyeurismo ed esibizionismo, lo scambio di coppia è una pratica sessuale molto diffusa (sono oltre due milioni di italiani a praticarlo) che si pone al centro tra il piacere e la trasgressione, per sfuggire alla noia e alla routine sessuale della coppia attraverso esperienze sessuali allargate e consensuali che possono avvenire all’aperto, privatamente, oppure in club privè 

Il primato dello scambismo in Italia, in rapporto al numero di coppie ce l’ha la città di Milano, seguita da Torino e poi da Roma. 

Ormai sta diventando una pratica corrente,soprattutto nelle grandi città,anche nelle
coppie sopra i 25 anni,fino a 45-60 annI costumi sessuali sono lo specchio di come una società declina le relazioni e le interazioni erotiche. Perché un’azione assuma significato, deve esserci qualcuno che la legittimi. Nel mondo occidentale i club privè nascono a macchia d’olio indice di una domanda sempre maggiore di luoghi dediti a pratiche sessuali allargate consensuali, al di fuori di un routinario rapporto di coppia tra le mura domestiche.  La coppia scambista appare, ad occhi profani, emancipata, liberata da schemi tradizionalisti, scevra da tabù e costrizioni monogame. 
Di fatto ciò che appare non è, e ciò che è non appare.
Molto spesso è solo uno della coppia a insistere nel volere aprire il rapporto all’esterno, mentre l’altro si ritrova riluttante ad accettare, per poter mantenere la relazione, ma soprattutto il controllo nella relazione. Poiché nello scambismo vi sono regole ferree, codici comportamentali precisi e un contratto fatto col partner su cosa e quanto sia lecito. Si fa sesso, si gioca con altri, ma come e quando lo decidiamo insieme. Queste tensioni psichiche sono nascoste nell'animo umano. Quando i freni inibitori si allentano esse vengono fuori e piacciono alla grande. 
Trasgredire è andare contro le regole: è un gioco che già è presente nei bambini, trasgredire alla regole di comportamento. 
Per la coppia scambista il piacere non stà semplicemente nell’avere un rapporto sessuale con una terza persona, ma anche nel vedere il partner abbandonarsi al piacere superando i limiti e le inibizioni imposti dalla società, nonché nel fatto che questa trasgressione viene condivisa dalla coppia nello stesso momento in cui viene praticata, avendo in questo modo la possibilità di approfondire la conoscenza e la complicità con il proprio partner.

Lo scambismo i tenderebbe a complicare il vostro rapporto, e questa potrebbe essere l’ultima spiaggia. Risolvete le cose prima di provare l’esperienza dello scambio.
Lo stile di vita libertino può offrire solo una forte scossa al vostro matrimonio ma non risolverà mai i problemi già esistenti.
A volte deve fare i conti con la sua coscienza.
Altre volte esce da questi incontri appagata e contenta. Ciò significa che spesso si riesce a far tacere le remore e le proibizioni per avventurarsi nel mondo dei balocchi.

Come Pinocchio.
Lo scambio di coppie  rappresenta in realtà un “ adulterio codificato ”, praticamente i partners di comune accordo, pattuiscono la possibilità di concedersi vicendevolmente ad altri partners ludici, in situazioni precedentemente codificate
Nella sessualità a tre, la presenza di un terzo elemento all'interno di una sessualità stabile e rodata, può in un primo momento fungere da antidoto alla noia coniugale, da pusher di emozioni nuove, ma alla lunga la possibile presenza di "paragoni erotici", di gelosie cocenti e destruenti, di continui incidenti sessuali, rappresentano un sabotaggio al legame, creando un terreno fertile ad un'insoddisfazione coniugale importante
Lo scambio di coppia è un’arma a doppio taglio e per questo prima di intraprendere questa strada è importante che sia l’uomo che la donna siano d’accordo, siano mossi da motivazioni analoghe e non solo dal desiderio di accontentare il partner. È bene tenere presente che la sessualità è solamente uno degli aspetti che forma una coppia; infatti potendo essere slegata dal sentimento, può paradossalmente allontanare due persone. A lungo andare l’amore può subire un’anestesia e le emozioni che solitamente scaturiscono dal sentimento sono sostituite dall’eccitazione di vedere il partner nelle braccia di un’altra persona. Tutto ciò dà alla coppia una forte scarica adrenalinica, ma può anche lasciare un grande senso di vuoto. Provare a ripercorrere le tappe che hanno portato la coppia a scegliere di provare lo scambismo è un passo importante: quali motivi sottostanno a tale scelta? Una sessualità annoiata, voglia di trasgressione oppure altri motivi più profondi?

  • La pulsione di fuga dal rapporto monogamo è insita nella natura umana, ma viene negata o non dichiarata poiché come direbbe Freud, da un lato c’è un forte bisogno di sicurezza che spinge a cercare in una coppia stabile la protezione, dall’altra le pulsioni sessuali verso più oggetti vengono represse e obbligatoriamente contenute. A questo hanno contribuito due sistemi: lo stato e la chiesa. La coppia monogama e la famiglia nucleare sono facilmente gestibili, monitorabili. Inoltre la rappresentazione poetica e artistica dell’amore romantico unico cui essere fedeli per tutta la vita è un valore della società capitalistica occidentale.
  • Chi tuttavia si ritrova combattuto se obbedire agli ideali sociali,culturali e religiosi del tempo da un lato e le proprie fantasie sessuali con partner multipli dall’altra, trova nello scambismo un compromesso che può evitare la nevrosi.
  • I cambiamenti nei costumi non avvengono quasi mai senza traumi o strappi grossi. E a pagarne il peso è una parte della coppia, in genere la donna, che per accontentare lui, si presta a diventare bisex, anche sesoft. Si ritrovano qui meccanismi di dipendenza, detto con un altro linguaggio,‘faccio tutto per te, purché tu non mi abbandoni’. ‘L’idea di perderti mi terrorizza al punto che insceno consenziente il tuo tradimento, ti spingo a farlo per poterlo controllare e giustficare. Questo avviene più spesso per il cuckold, l’uomo che offre la moglie per osservarla passivamente mentre ha un rapporto con un altro uomo.
  • Esibizionismo e voyeurismo sono due elementi forti in questo tipo di giochi. Ma si sa che chi ha bisogno di guardare ha avuto ‘le porte del sesso chiuse’, non ha mai respirato in casa una sessualità sana, vissuta con naturalezza. O si è trovato testimone turbato e involontario di un atto sessuale. E chi sente il forte bisogno di essere guardato non si è mai sentito davvero visto.
  • Il fascino del proibito stimola un pensiero eccitante, il timore di venire scoperti alletta e fa ricercare situazioni al limite della legge,esibendosi in luoghi pubblici o all’aperto col rischio di venire sorpresi. Tutto questo procura un picco di adrenalina da cui si può diventare dipendenti e creare un punto di non ritorno, con dosi di rischio sempre maggiori, per raggiungere una fase di eccitazione.
  • Se queste coppie siano felicemente appagate da questo tipo di sessualità al momento, qui, non è dato saperlo, in quanto queste sono solo prime considerazioni senza nessuna pretesa scientifica né sociologica.
 

venerdì 21 giugno 2013

Sedurre con le Emozioni (1 lezione)

Questo video è la prima lezione del Corso SEDURRE CON LE EMOZIONI, secondo il metodo dell' INGEGNERIA DELLA SEDUZIONE. Si insegna come utilizzare le emozioni e la comunicazione emotiva per sedurre e coinvolgere gli altri e per viver in armonia con se stessi. sito di riferimento: http://www.seduzionevip.com




giovedì 20 giugno 2013

Comunicazione Dinamica Non verbale



La Comunicazione Dinamica Non verbale permette di acquisire potenziale di seduzione.
Avete mai riflettuto su cosa determina in voi un certo sentimento di simpatia piuttosto che di antipatia? A volte, una persona ci risulta simpatica a pelle.
Senza conoscerla scatta dentro di noi un sentimento positivo che, ci rende disponibili all’ascolto e a proseguire così l’interazione. Perché?
La risposta "sta" nell'emozione. L’emozione è parte integrante del processo di socializzazione.
Ognuno di noi preferisce relazionarsi con chi trova più simile a se stesso, con chi non giudica, con chi dimostra una mente aperta.
Sono impressioni che ci creiamo a livello emotivo e percettivo e spesso, non ne siamo nemmeno consapevoli. Ma sono così forti che andranno a influenzare il corso dell’interazione successiva.
La influenzano perché sulla base di queste percezioni ci formiamo delle credenze molto forti, che saranno difficili poi da modificare.L’abilità principale dell’operatore analogico è quella di saper
creare le corrette, ed opportune, tensioni emotive.
Se non sappiamo emozionare la gente, abbiamo fallito in partenza.
Siccome abbiamo la consapevolezza di operare all’interno di un campo, quello delle emozioni, estremamente delicato, dobbiamo prestare la massima attenzione a non generare delle tensioni eccessive, all’interno del sistema mentale del soggetto, al fine di  non interrompere il rapporto comunicativo che si è instaurato.
Il simbolo stimolatore gratificante serve proprio a questo scopo:
ridurre una tensione eccessiva.
A tal proposito, Leyens (1985 - studioso e ricercatore sulla comunicazione non verbale) sostiene che quando ci siamo formati una prima impressione su una data persona, tendiamo ad andare alla ricerca di elementi che la confermano, piuttosto che la smentiscano.
Diamo vita ad una profezia che si autoavvera, cioè una supposizione che, per il solo fatto di essere stata formulata, fa realizzare l’avvenimento presunto o aspettato, confermando così la sua veridicità.
Possiamo, quindi, sfruttare a nostro vantaggio l’effetto della prima impressione, solo però se fin da subito proponiamo un’immagine in grado di affascinare e catturare l’interlocutore.
Ma a questo punto sorge spontanea la domanda: su cosa si basa la prima impressione?
Un gruppo di ricercatori del settore (Le Bon, Tarde, Ekman e Al.) hanno dimostrato che la prima impressione si forma da elementi non verbali prevalentemente visivi.
Li hanno divisi in due categorie, la comunicazione non verbale statica e la comunicazione non verbale dinamica. 
1. Comunicazione non verbale statica: fattori strettamente legati al nostro apparire estetico.
L’aspetto statico è il più controllabile da ciascuno di noi, perché lo possiamo calibrare in modo consapevole secondo gli specifici obiettivi,
adattandolo al contesto di interazione specifico e alle persone che vi sono coinvolte.
Ma attenzione! Ricordiamo che spesso il terreno frana in dirittura di arrivo!
A volte capita che non sortiamo negli altri l’effetto da noi sperato. Va così a cadere il nostro controllo, perché l’immagine che pensiamo di dare, in realtà non è quella che viene percepita.
Siamo così visti in modo completamente diverso da quelle che erano le nostre intenzioni iniziali. Diventa fondamentale il feedback che ci proviene dagli altri, ossia la capacità di osservare noi stessi attraverso il filtro degli occhi altrui.
Nella cura del look stiamo attenti a non mostrare un rigore eccessivo, perché può irrigidire e suscitare diffidenza. L’altro non si sente a suo agio se, noi non gli comunichiamo cordialità attraverso il nostro abbigliamento.
Personalmente quando entro in un’aula di formazione nuova curo il mio aspetto in modo tale che non sia troppo rigoroso, ma che rifletta la mia personalità aperta. Tendo ad evitare abiti classici perché m’irrigidiscono.
Un bravo comunicatore deve essere sciolto nei movimenti e per ottenere questo deve sentirsi a proprio agio con gli abiti che indossa.
Avete mai fatto caso come si nota subito una persona che non è abituata ad indossare la giacca? Il busto è rigido e le braccia tendono a cadere lungo il corpo in posizione innaturale.
Al contrario, piccoli contrasti sono in grado di suscitare attenzione e fascino, senza cadere però nell’eccesso della moda vistosa!
2. Comunicazione non verbale dinamica: sguardo, gestione dello spazio
prossemico, postura, gestualità, mimica del volto, aspetti paralinguistici della voce (timbro, volume, tono) simbolismi comunicazionali.
Ad esempio:
· Mettere in soggezione
Spostiamo l’asse del nostro sguardo di qualche millimetro verso l’interno o l’esterno delle pupille dell'altro. Sottoposto a questo sguardo l’interlocutore non riesce a capire dove noi stiamo guardando. Sarà così costretto a inseguire i nostri occhi per capire cosa guardare, sperimentando così una forte sensazione di soggezione psicologica.
· Dominare/Sfidare con lo sguardo
Guardare senza tregua l’interlocutore negli occhi. Così facendo lo immobilizziamo, avendo su di lui un totale controllo.
I simbolismi sono innanzitutto atti di comunicazione non verbale; si esprimono con gesti e toccamenti.
Tutti possediamo i tre simbolismi, nel nostro sistema mentale, ma ognuno di noi ne utilizzerà prevalentemente uno, nel comportamento, vale a dire il proprio simbolo alimentatore 
Ognuno di noi, in base alla sua tipologia caratteriale, è prevalentemente asta, cerchio oppure triangolo.
Inevitabilmente, le nostre modalità di comportamento, e relazionali, con  il mondo esterno, saranno sempre caratterizzate da questa nostra attitudine caratteriale e simbolica.
Questa raffigurazione simbolica non è altro che l’aspetto della triade, asta-cerchio-triangolo, che rappresenta la tipologia conflittuale dell’individuo.
La persona conflittuale padre stimolata a cerchio, il nostro esempio base è un individuo asta, e tale figura rappresenta proprio l’alimentatore: ciò che egli è. Alimenta la sua conflittualità genitoriale.
Getta benzina sul fuoco dei disagi della persona.
L’asta, infatti, rappresenta il padre.
La persona conflittuale padre manifesta un carattere
impositivo.
È poco portato alle sfumature, preferendo distinguere il mondo in buoni e cattivi. Così come preferisce distinguere nettamente in nero dal bianco, il bene dal male.
Non è portato alla speculazione dialettica, alla ricerca del particolare.
Per il genitoriale, o si è dentro o si è fuori.
Costui ama entrare in diretto contatto con le cose, le situazioni, le persone che gli interessano, mentre la tipologia ego, ad esempio,
ama gli intermediari.
Un genitoriale, ove voglia acquistare una casa, cercherà di entrare in rapporto diretto con il proprietario.

· Creare un clima emotivo positivo
Intervallare il contatto oculare, effettuare una continua fluttuazione che permetta un clima disteso e armonico.
Per quanto riguarda la mimica facciale mi soffermo sul sorriso.
Vero che il sorriso abbassa le difese, ma va saputo dosare e calibrare. Bisogna scegliere il momento adatto.
È bene che esso non sia rigido e non sia esagerato. Altrimenti, invece di creare
vicinanza, crea resistenza e rifiuto.Durante questa fase l'operatore si avvale di due verifiche:
• Verifiche analogiche
Sono espresse dagli atti analogici di scarico tensionale, dalle verifiche subliminali,dai messaggi iconici che l'interlocutore esprime.
• Verifiche logiche
Sono espresse dall'interlocutore in funzione della scelta comportamentale, che può
essere di tipo competitivo (verifica negativa) o complementare (verifica positiva) nei confronti di affermazioni o giudizi che l'operatore avrà espresso nei confronti dei simboli alimentatori.
Tale verifica ha una duplice finalità:
- verifica comparativa
valuta il grado di potenziale ipnotico riconosciuto dal simbolo egemone
all'operatore.
• verifica sostitutiva
l'operatore ponendosi lui stesso in contrapposizione con il simbolo alimentatore, potrà se avrà provveduto lui stesso alle necessità di alimentazione già soddisfatte dal simbolo alimentatore, prendergli il posto, relegando il vecchio simbolo alimentatore a simbolo stimolante ed acquisendo un potenziale elevatissimo.
E' buona regola manifestare un sorriso solo dopo aver creato una prima alleanza con i nostri interlocutori, per suggellare questo primo accordo creatosi grazie ai segnali fin qui descritti.
Ciò che aiuta a raggiungere i nostri obiettivi è la coerenza tra il nostro uso
del linguaggio e come utilizziamo il corpo, mentre lo accompagniamo.
Serve consapevolezza per imparare a riconoscere i segnali che ci lanciano i nostri interlocutori come risposta al nostro comportamento verbale e non verbale.