mercoledì 12 giugno 2013

Fascino e seduzione per coinvolgere




Fascino e seduzione per coinvolgere devono essere utilizzati insieme.
Avere fascino significa essere in grado di sedurre se stessi.
Per acquisire fascino si può utilizzare efficacemente la tecnica degli ancoraggi emozionali

Fascino, mistero, ambiguità: ecco gli elementi di cui si nutre Seduzione, questa dea capricciosa che detta legge sui sentimenti di noi umani . Non esiste seduzione laddove esiste chiarezza, razionalità, esplicita affermazione . Il fascino si compone del non detto, dell'intesa segreta tra i corpi e le menti, del semplice sfioramento tra capelli e lembi di vestiti…

I segnali della Seduzione sono i suoi piccoli Alleati: una schiera di maliziosi puttini al suo servizio . Segnali imprecisi, illeggibili, non sempre comprensibili, ma per questo più insinuanti, più attraenti, irresistibili . Seduzione non conosce Regole, ma solo una certezza: il flusso di corrente emotiva che si nutre di se stessa e vuole prescindere da una reale comprensione dell'Altro… L'Altro, infatti, diviene non soggetto da conoscere, ma deposito di un segreto inconsciamente condiviso… E Seduzione gioca a soffiare e sospingere il Desiderio, ma intanto lo deride e lo raggira per racchiuderlo in un gioco a volte inatteso, inaspettato, inconsapevole . Capita, infatti, che si seduca non volendo, che si resti sedotti senza saperlo… Ed è del non detto che si nutre Seduzione . 'L’essere seduttrice (e seduttore) per antonomasia è rappresentato, fin dai primordi della letteratura occidentale, dalla Sirena.
L’origine di queste creature mostruose è attribuita a vicende diverse e, addirittura, la loro
fisionomia e il loro carattere muta nel tempo. In tutte le tradizioni i loro nomi richiamano il
canto e la seduzione e, in generale, il loro nome deriverebbe da una radice sanscrita
(svar=cielo) legata al significato di “splendore”(e quindi “attrazione”) oppure, secondo altri
etimologi dalla base semitica “sjr”, che vuol dire cantare.
Omero descrive le Sirene nell’episodio del libro XII, 165-200, anticipato dall’avvertimento
che Circe dà ad Odisseo: il Laerziade ordina ai suoi uomini, una volta giunti presso l’isola
delle Sirene, di tapparsi le orecchie con la cera e di legarlo a un albero della nave, cosicché
possa ascoltare il loro dolce canto, vietando di slegarlo, qualunque supplica avesse loro
rivolto. Le Sirene sono descritte come creature marine che, sedute su un prato, ammaliano e
stregano i marinai con il loro canto e la loro bellezza affinché naufraghino.
Anche Giasone, nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, sei secoli dopo Odisseo, deve
affrontare le insidiose creature: gli Argonauti passarono vicino alla loro isola, Antemoessa, e
stavano per fermarsi ad ascoltare il melodioso canto dei mostri appostati su una rupe ma
Orfeo cantò tanto melodiosamente, che i marinai della nave “Argo”non ebbero voglia di
ascoltarle. Solo Bute si lanciò in mare, ma fu salvato da Afrodite. Apollonio Rodio, a
differenza di Omero, nel quarto libro del suo poema, ai versi 889-921, descrive le Sirene
come mostri simili nel corpo in parte ad uccelli e in parte a fanciulle che con il loro soave
canto facevano struggere i marinai che non sarebbero più tornati alle loro case. Mentre Omero
non fornisce informazioni sull’origine di queste creature, il poeta ellenistico, che pratica l’arte
allusiva e pone l’attenzione a tutti i dettagli della sua narrazione, racconta che questi mostri
nacquero dalla musa Tersicoro e dall’Acheloo e che erano state precedentemente ancelle della
potente figlia di Deò, glossa per Demetra.
La tradizione delle Sirene passò anche nella letteratura latina, ne descrive le possibili origini
Ovidio nelle Metamorfosi, con una connotazione ancora malvagia mentre, dal Medioevo in
poi (descrizione nel “Liber monstrum”) esse acquistano le sembianze di affascinanti creature
a metà tra una fanciulla e un pesce e diventano buone, dolci e leggiadre. Questa ambigua
figura, tuttavia, sarà ripresa in tutta la tradizione successiva sia nei suoi aspetti benigni (la
favola di Andersen “La sirenetta”), sia in quelli maligni (il “Fregio di Beethoven”di Klimt).

Tecnica dell'ancoraggio emozionale per il fascino
Le “ancore“ sono degli stimoli sensoriali (visivi, uditivi, cenestesici)
collegati a stati d’animo, ricordi, oppure altri stimoli sensoriali. Ogni volta
che si presenta l’ancora si richiama lo stato d’animo o il ricordo o un altro stimolo. Ad esempio vedere la bandiera può far scatenare sentimenti patriottici. Uno degli elementi che influiscono sul potere di un’ancora è l’intensità dello stato d’animo originario. Si può imparare a controllare il
processo di ancoramento in modo da introdurre in se stessi ancore positive in sostituzione di quelle negative. Un uomo politico che si avvolge nella
bandiera istituisce un’ancora, un collegamento tra se stesso e le emozioni positive che alla bandiera sono connesse.
Se si è in uno stato d’animo intenso, positivo o negativo che sia quando si
entra in contatto con un particolare stimolo è probabile che questo si ancori
allo stimolo.
L’ancoraggio può essere utilizzato nel quadro di un processo di evoluzione
personale e in quello della comunicazione con l’altro.
1) Personalmente permetterà di accedere ad una risorsa interna per gestire
delle difficoltà ed essere al massimo delle prestazioni, oppure di memorizzare un compito.
Ad esempio se bisogna ricordare di restituire un libro la mattina dopo nel momento in cui si pensa di restituire il libro si può fare più volte il gesto di
aprire la porta d’ingresso, così quando la mattina dopo si aprirà la porta
d’ingresso si penserà automaticamente che si deve restituire il libro.
2) Nella comunicazione con gli altri si devono ancorare gli stati emozionali positivi degli altri in modo che quando ci sarà utile, per
ottenere il consenso più facilmente, avremo uno strumento per farlo entrare velocemente in uno stato d’animo positivo.
Chiavi di ancoraggio:
1) Intensità dello stimolo

2) Scelta del momento (culmine dell’esperienza, cioè quando lo stato
d’animo o l’emozione raggiungono la massima intensità)
3) Unicità dello stimolo (in modo da inviare al cervello un segnale chiaro ed inconfondibile)
4) Ripetizione dello stimolo
Esercizio per raggiungere istantaneamente uno stato d’animo positivo:
Pensare ad un momento della propria vita in cui si era in uno stato d’animo
positivo (ad esempio di totale fiducia in se stessi).Mettersi nelle stesse
condizioni emotive e fisiologiche di quello stato ed al culmine dell’esperienza stringere il pugno e dire “Si!!”.
Ripetere alcune volte. Se non si è mai avuta un’esperienza del genere pensare a come ci si sentirebbe avendone una. Ben presto ci si accorgerà
che basterà gettare l’ancora per sentire a volontà lo stato d’animo
desiderato.)
Si possono ancorare più stati d’animo produttivi, ad esempio uno ad ogni nocca che si preme.
Tecniche per trasformare ancore negative in positive:
1) Gettare contemporaneamente ancore di segno opposto
2) Trovarsi un’ancora positiva e metterla nella mano destra. Rendersi conto di tutte le submodalità dell’esperienza.
Aprire la mano sinistra e metterci un’esperienza negativa, frustrante,
facendo però in modo di dissociarsene.
A questo punto prendere tutte le submodalità che costituiscono le
esperienze positive e trasferirle dalla mano destra a quella sinistra.Unire le due mani e notare, dopo alcune ripetizioni di tutto ciò, come appare
l’esperienza negativa. Dovrebbe essere diventata positiva o al più neutra.

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