sabato 15 giugno 2013

Travestitismo e travestiti


La pulsione a travestirsi a femmina si manifesta generalmente piuttosto presto e dura per tutta la vita.Il travestitismo comprende un vasto ambito di condizioni che vanno dall’indossare occasionalmente biancheria intima femmirule fino alTindossare costantemente indumenti femminili in pubblico e all’intenso coinvolgimento negli ambienti dei travestiti.
Per alcuni individui, il travestitismo è un mezzo per alleviare l’ansia; per altri, fornisce un’eccitazione sessuale.
Talvolta il travestitismo sfocia nel transessualismo.

Con la parola transessuale si indica generalmente una persona che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico.
Questo senso di distonia e disforia nei confronti del proprio sesso di nascita può svilupparsi già nei primi anni di vita, durante l'adolescenza o, più raramente, in età adulta.

La persona transessuale, per la scienza medica odierna, soffre di "disturbo dell'identità di genere" (DIG), patologia psichiatrica secondo il DSM IVedizione, ovvero il Manuale di Classificazione dei Disturbi Mentali, redatto dall'Associazione Americana degli Psichiatri, ed anche secondo l'ICD 10 edizione a cura dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in questo caso sotto il nome di "Disforia di Genere".Il movimento transessuale mondiale rifiuta l'inquadramento psichiatrico della propria condizione pur essendo consapevole del fatto che la propria condizione richiede l'intervento della medicina per trasformare la "disforia" in "euforia" o comunque in una stabilizzazione accettabile della qualità di vita.La maggior parte dei travestiti è rappresentata da bisessuali che hanno una relazione sessuale con un partner di sesso femminile e con uno di sesso maschile.

ll travestitismo, come tutte le diversità della sfera sessuale, esiste da sempre. Da sempre è riportato in tutte le culture e società umane (le cronache dell'epoca riportano il piacere di Giulio Cesare a travestirsi!); rare volte accettato attraverso mediazioni sacre o teatrali (gli Onnagata in Giappone, gli Hijras in India), più spesso biasimato come nel mondo classico romano, spessissimo represso anche con violenza come nelle culture cristiane. Il travestitismo era visto con assoluta dignità,dalla Grecia classica, alle rappresentazioni medievali, al teatro elisabettiano,e ancora oggi nel teatro orientale Noh e kabuki, fino al cambio di opinione che dall'Illuminismo a oggi ci pone il concetto del travestitismo come qualcosa da associare ad una deviazione sessuale negativa e deplorevole.

A dispetto di ciò, da sempre una piccola minoranza di uomini - per lo più del tutto normalmente funzionanti nelle loro altre manifestazioni sociali - hanno amato, e continuano ad amare, la pratica di indossare abiti femminili pur essendo e restando indubitabilmente uomini.

 

Escludendo dal conto il travestitismo praticato da molte donne transessuali lungo una parte del loro percorso di riconoscimento della loro transessualità, il travestitismo maschile viene rubricato fra le "parafilie sessuali" (DSM - IV) e a dire il vero si trova spesso in associazione ad altre parafilie come il sadismo, il masochismo, l'esibizionismo e talvolta il voyeurismo.

Tuttavia, il travestitismo appare avere connotazioni peculiari rispetto alle altre parafilie, tanto che in alcuni casi (quelli catalogati come travestitismo feticistico con disforia) ci sarebbe da dubitare dell'effettiva origine parafiliaca del travestitismo.

Secondo il punto di vista della psicoanalisi le cause del travestitismo possono essere molteplici, tra le quali si possono individuare maggiormente:

  • un mancato superamento del Complesso di Edipo;
  • esperienze infantili di travestimento da donna (che hanno portato a uno sviluppo del concetto di "vestito" differente dalla norma);
  • semplice curiosità di indossare abiti da donna.

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