martedì 23 luglio 2013

Non puoi non comunicare



Non puoi non comunicare!
E' uno dei postulati della comunicazione che vedremo ha determnato molte scoperte pragmatiche in questo ambito.
A partire dagli anni 50, Chomsky ha sviluppato la grammatica trasformazionale secondo cui ogni uomo è in possesso di un’unica grammatica profonda che a
partire dai primi anni di vita si sviluppa e modifica in seguito alle esperienze individuali diventando una sorta di grammatica superficiale. Questa teoria ha
contribuito a sviluppare lo studio sull’importanza del linguaggio nella interazione tra persone. Il cosiddetto “gruppo di Palo Alto” è stato il precursore di questo
studio e applicando le neonate teorie dei sistemi, della cibernetica e la teoria della comunicazione, ha analizzato i rapporti tra singolo e singolo, tra singolo e famiglia, tra gruppi e ha esplorato in modo geniale, problematiche che fino a
quel momento erano considerate disfunzioni di natura fisica, come la schizofrenia.
Bandler e Grinder agli inizi degli anni 70 hanno portato avanti il lavoro cominciato dal gruppo di Palo Alto integrandolo con altri aspetti della
comunicazione interpersonale e hanno creato la Programmazione Neuro Linguistica. Le tecniche e i metodi proposti dalla PNL sono stati all’inizio usati
per migliorare la comunicazione tra terapeuta e paziente e poi si sono diffusi
anche in ambiti in cui la comunicazione ha un ruolo fondamentale come nella
vendita e nella gestione delle risorse umane all’interno delle aziende.
COSA SIGNIFICA COMUNICAZIONE?
Il termine “comunicazione” deriva dal latino communis – cum (con, insieme) e
munia (doveri, vincoli), ma anche moenia (le mura) e munus (il dono).

Communis significa quindi: essere legati insieme, collegati dall’avere comuni
doveri (munia), dal condividere comuni sorti (le mura che proteggono e accumunano), dall’essersi scambiati un dono. Anche in greco antico comunicare è sinonimo di unire, congiungere mentre in tedesco la parola rinvia a compartecipare, condividere (mit-teilen = spartire, suddividere, tagliare insieme). Comunicare ha la stessa radice di comune, comunità, condivisione e difatti si comunica per “compartecipare”, per “avvicinarsi fino a collegarsi”.
Comunicazione: in etologia, processo per mezzo del quale due o piu animali, quasi sempre della stessa specie, si scambiano informazioni. Il mezzo di
comunicazione può essere un segnale acustico, chimico (feromoni), ottico,ultrasonico; in genere ogni specie ricorre a più tipi di segnali a seconda del tipo di comunicazione.
In linguistica, trasferimento di informazioni che comporta secondo R. Jakobson,
sei elementi fondamentali: emittente (da cui parte il messaggio), ricevente (chi lo riceve), codice (v.), canale (mezzo fisico di trasmissione), contesto (conoscenze comuni a emittente e ricevente), messaggio (sequenza di simboli scelti all’interno di un codice).
La comunicazione costituisce la dimensione primaria della vita e dell’azione sociale dell’uomo, e può essere considerata metaforicamente come il tessuto
connettivo e nervoso della società.
Che lo si voglia o no, dal momento che esistiamo, siamo strutturati per ricevere stimoli da ciò che ci circonda e per influenzare tutto ciò che è intorno a noi, cose avvenimenti, persone.
“Siamo immersi in una realtà fluida, in continuo divenire, dove ogni nostra
percezione è l’innesco per una microtrasformazione interiore e dove ogni nostro
comportamento ci pone in relazione con qualcosa che ne viene trasformato.”
Questo scambio continuo è comunicazione.
Se noi percepiamo qualcosa, proviene da una fonte, se noi esprimiamo qualcosa, da qualche parte arriverà.
In un modo ancora più completo possiamo dire che ogni comportamento è comunicazione, cosi come ogni comunicazione è un comportamento.
L’elemento centrale di ogni processo comunicativo è lo “scambio di un messaggio”. Il primo requisito che un messaggio deve avere per essere
correttamente ricevuto è quello di essere veicolato in modo da risultare accessibile ai sensi del destinatario. 
In assenza di ricezione infatti, ad esempio
a causa di segnali inadeguati (troppo deboli o di natura impropria), non si avrà affatto comunicazione ma solo pura emissione, cosi come, nel caso di ricezione carente o disturbata da interferenze esterne (rumore), potranno verificarsi casi
di cattiva comprensione, con conseguenze inevitabili anche sul piano degli effetti.
Si può dire allora che un segnale (messaggio) tra persone per giungere
validamente a destinazione deve essere:
- compatibile per gli apparati sensori umani.
- avere una intensità tale da essere percepito con sufficiente nitidezza; non essere eccessivamente disturbato da interferenze esterne.
P. Watzlawick, J.H. Beavin e Don D. Jackson hanno fissato alcuni assiomi della comunicazione interpersonale:
NON SI PUO’ NON COMUNICARE
Pensiamo al silenzio dopo un litigio con il proprio partner. Sappiamo quante cose non dette contenga quel silenzio.
IL SIGNIFICATO DI UNA COMUNICAZIONE E’ NELLA RISPOSTA CHE SI RICEVE.
L’essere umano è considerato come sistema cibernetico in cui assume una
grande importanza il feedback.
Il processo di comunicazione è una funzione ricorsiva e non lineare in cui la
risposta influenza la successiva emissione a tal punto che individuare emittente
o ricevente diventa impossibile.

E’ fondamentale assumersi la responsabilità del risultato della propria comunicazione facendo tesoro delle informazioni di ritorno e cioè del feedback.
IN OGNI COMUNICAZIONE ESISTE UN ASPETTO DI CONTENUTO E UN ASPETTO DI RELAZIONE
Il contenuto è l’informazione neutra, il “cosa si comunica”.
La relazione definisce quale rapporto ci sia tra i comunicanti, “come si comunica”. 
Il contenuto è percepito a livello consapevole, la relazione molto spesso è percepita a livello inconsapevole.
E’ difficile scindere contenuto e relazione in una comunicazione. Il contenuto
dipende in un certo senso dal tipo di relazione che abbiamo con l’altra persona.
La relazione in ogni modo è preponderante rispetto al contenuto. Pare che
interessi il 93% dell’atto comunicativo. Quando siamo fortemente attratti da una
persona è facile perdere il senso di quello che sta dicendo e non ricordare le
sue parole, più facile ricordare la qualità della voce, lo sguardo, il suo modo di
fare e le sensazioni che ci suscitava.
LA COMUNICAZIONE AVVIENE A DIVERSI LIVELLI: VERBALE, PARAVERBALE, NON VERBALE.
Il livello verbale è quello delle parole.
Il livello paraverbale è definito dalla qualità della voce: volume, tono timbro,
ritmo velocità.
Il livello non verbale è definito dall’atteggiamento del corpo: la postura, i movimenti, la respirazione, il colorito della pelle.
La comunicazione ha più probabilità di essere efficace quanto più manifesta  una congruenza fra i diversi livelli.
La percezione dei segnali paraverbali avviene per lo più a livello inconsapevole ed è questo uno dei motivi per cui spesso usiamo espressioni del tipo: “non so
perché, ma quella persona non mi piace”.

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