mercoledì 31 luglio 2013

Parlarsi non significa capirsi


Parlarsi non significa capirsi, almeno , non sempre.
Il codice principale e peculiare della comunicazione umana è il linguaggio parlato e scritto. Uno dei modi per cui ci distinguiamo dagli altri animali è l’uso
del linguaggio. Con le parole ci serviamo per rappresentare la nostra esperienza. Ragioniamo, pensiamo, fantastichiamo e raccontiamo attraverso il
linguaggio, creando perciò delle rappresentazioni linguistiche della percezione
del mondo. Comunichiamo con il linguaggio il nostro modello del mondo e lo facciamo parlando, discutendo, cantando o tenendo lezione. Però le
rappresentazioni linguistiche sono soggette a tre procedimenti: la generalizzazione, la cancellazione e la deformazione. Questi tre procedimenti
che avvengono nel linguaggio sono inconsapevoli. Non ci rendiamo quasi mai conto di come ordiniamo e strutturiamo le parole che scegliamo. Un messaggio
può essere composto da una piccola parola come “ciao” o da un insieme più o meno grande di parole, frasi o un testo di una lettera. Fino a qualche decennio fa il messaggio verbale veniva studiato solo a livello strutturale analizzandolo e
studiandolo fin nei suoi più piccoli termini (la famosa grammatica!). A partire dagli anni 50 con il contributo teorico di Noam Chomsky si cominciò a studiare il linguaggio anche sotto l’aspetto semantico e pragmatico e nacque cosi la
psicolinguistica e la grammatica trasformazionale. In pratica si è cominciato a pensare che il messaggio verbale, il veicolo tramite il quale vengono trasmesse
informazioni, non fosse composto attraverso la capacità inconsapevole di adottare regole grammaticali, ma dall’azione di strutture mentali innate. Queste strutture mentali sarebbero universali e si differenzierebbero solo superficialmente a seconda dell’ambiente nativo del parlante. Ci sarebbero perciò due livelli di produzione linguistica: la struttura profonda e la struttura superficiale. La struttura profonda è la rappresentazione sintattica completa di una frase, la struttura superficiale è la produzione linguistica che risulta sia attraverso i processi accennati prima di generalizzazione, cancellazione e deformazione e sia attraverso le proprie capacità innate e le proprie conoscenze. Secondo Chomsky le frasi si distinguono in grammaticali e non grammaticali, e ciò non dipende dal suo significato ma dal fatto che sia più o meno strutturata secondo le regole grammaticali della lingua utilizzata. 
La produzione di frasi si svolgerebbe prevalentemente a livello sintattico, secondo un processo orientato dall’alto verso il basso, partendo cioè da una struttura profonda, passando attraverso passaggi successivi, basati su regole di
trasformazione, si arriverebbe alla forma definitiva e comunicabile (la struttura superficiale). Prendiamo come esempio questa semplice frase:
la ragazza mangiò una mela. (ben formata e di senso compiuto) dove la ragazza è il sintagma nominale SN e mangiò una mela è il sintagma verbale
SV. Si possono ulteriormente scomporre i due sintagmi (il primo in articolo determinativo D e nome N il secondo in verbo transitivo VT e nome N).
La stessa frase, combinando i vari elementi, può formarne altre:
Mangiò la ragazza la mela? (ben formata e di senso compiuto) La mela mangiò la ragazza (ben formata ma priva di senso)
La mangiò ragazza mela una (mal formata)
Come si vede con 5 semplici parole è possibile comporre una serie di frasi ben
formate e con un vocabolario ben più vasto, come quello italiano, le combinazioni di frasi è infinito, anche se nella quotidianità lo si usa solo in parte.
Secondo una recente ricerca il “vocabolario di base della lingua italiana è di circa 6700 parole di cui 2000 sono quelle a più ampio uso (comprese cioè dalla maggior parte della popolazione). Nella comunicazione verbale quotidiana
diventa molto importante un processo di trasformazione chiamato cancellazione, cioè vengono omessi, per maggiore scorrevolezza e semplicità,
molti componenti della struttura originale, che in genere sono già stati menzionati in precedenza o dati per scontati. Le ultime ricerche hanno in parte
confermato questo tipo di concezione sulla formazione del linguaggio verbale e
cioè: a) l’unità minima di elaborazione di una frase è la proposizione e pertanto
le singole parole che la compongono, via via che sono percepite in sequenza vengono elaborate e interpretate; b) tale elaborazione si svolge in modo attivo e anticipatorio. Il ricevente ipotizzando che l’emittente dica cose sensate, si forma
in base alle esperienze precedenti e agli elementi contestuali aspettative specifiche sul significato di una proposizione prima ancora di averla percepita interamente. Tutto questo avviene a livello inconscio. c) il ricevente deve avere
una adeguata conoscenza dei codici e anche la conoscenza del contesto cui il messaggio si riferisce. d) in genere non ci si limita ad estrarre da un messaggio ricevuto il solo significato implicito o esplicito; la comprensione finale del
messaggio dipende anche da quel che emerge dai processi costruttivi che noi
elaboriamo inconsciamente. In sostanza, per comprendere un messaggio il
ricevente ricorre alle proprie conoscenze del mondo e alla propria struttura concettuale e non dipende solo dal testo e dalla competenza linguistica
dell’individuo: “la comprensione come un processo interattivo che implica sia il testo sia ciò che il lettore ne trae in base alle sue conoscenze di fondo. La
comunicazione non avviene attraverso semplici frasi isolate ma attraverso testi.
Si intende per testo un insieme di frasi di elevata coesione semantica interna,
devono cioè essere coreferenziali. Nella vita reale ci si trova ad emettere, ricevere e interpretare dei testi e non delle semplici frasi, ne tanto meno delle
semplici parole. Come abbiamo già fatto notare l’interpretazione di un testo è guidata dalle aspettative del ricevente e dalle conseguenti strategie che egli mette in atto per ricercare indicazioni che consentano di prevedere la struttura 
del testo prima ancora di averne completa la ricezione. Le modalità con cui avviene questa interpretazione non è ancora chiara anche se l’ipotesi è che si basi su schemi o modelli mentali, copioni o prototipi. Questa ipotesi riguarda sia la comunicazione che l’attività di percezione e conoscenza del mondo.

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